martedì 28 marzo 2017

MINIRUGBY 6NATIONS

Hanno ragione quelli che dicono che ti entra sotto pelle e dopo non puoi più farne a meno. Il Rugby. E' uno sport fantastico. Sabato i nostri Lupi hanno partecipato ad un torneo internazionale bellissimo, con squadre provenienti dalla Francia, Irlanda, Svizzera, persino dalla Repubblica Ceca.


Favoriti da una insperata giornata estiva (tutti tornati a casa con la faccia bruciacchiata), abbiamo passato 12 stupende ore di sport e amicizia (e salamelle e birra!)


Il torneo si chiamava Minirugby 6Nations ed era organizzato proprio come il suo "fratello maggiore". All'arrivo, squadre schierate e inni nazionali suonati dal vivo, dalla banda che era presente in campo con tanto di bandiere e gagliardetti. Come all'Olimpico.






Poi tutti in campo per le partite dei gironi "eliminatori", due campi, tre partite per ogni campo che i nostri meravigliosi combattenti dell'U10 hanno vinto a mani basse. Pensando che eravamo andati "per prenderle", consci di come l'Italia si collochi nel panorama rugbistico internazionale, i piccoli guerrieri hanno tenuto alto l'onore del tricolore giocando delle partite eccezionali per dinamica, tecnica, sportività e, soprattutto, correttezza. Francesi e Cecoslovacchi si inchinano rispettosi al  mio meraviglioso capitano Scheggia, a Guerriero, Caprone, Lebron, Gigante, Marchisio, Puffo &Co.






Guadagnata la finale, il Baffo ha tenuto una breve riunione motivazionale, come se ce ne fosse bisogno!! I ragazzi erano carichi come mine!!


Purtroppo nell'ultima partita è toccato a  noi cedere il passo ai bravissimi atleti del CARF di Fréjus (Francia) che ci hanno fermati 4-2 senza comunque avere vita facile! Medaglia d'argento, Baffo entusiasta, genitori in estasi ed atleti.... incazzati come caimani. Perchè si sa... in queste circostanze ci rimane peggio chi arriva secondo di chi arriva ultimo, perché sei lì e giochi la finale, e ci credi, oh se ci credi, ci credi come non hai mai creduto a niente al mondo in quella medaglia d'oro. L'argento a quel punto ti sembra una cacchina spiaccicata.


Ma la competizione è anche questa, si vince e si perde e i bambini devono imparare a onorare e rispettare un avversario più forte. E comunque il rugby è così... dopo un'ora ragazzi di Fréjus hanno visto Scheggia sul prato del centro sportivo, sono andati a stringergli la mano e si sono abbracciati, prima di organizzare una veloce partitella di pallone. E come facevate a parlarvi? Eh, mamma, io gli ho detto tutto quello che sapevo in francese. E sarebbe?? Je suis italien. Ma cosa vuoi, farti fermare da un trascurabile dettaglio come parlare una lingua diversa? Siamo rugbisti! Ci vuol ben altro!!







martedì 21 marzo 2017

DI TRADIZIONI VICHINGHE

Insomma, facendo un po' di ricerca per i miei vichinghi, mi sono imbattuta in una storia carina.

A quanto sembra la tradizione della Luna di Miele risale al rito dei matrimoni norreni.

Dopo la cerimonia vera e propria, che comprendeva nell'ordine:

- un sacrificio animale in onore degli dei della fertilità
- lo scambio delle spade (lui dona a lei la spada dei suoi antenati che lei darà poi al primo figlio, lei dona a lui una spada nuova, che simboleggia il passaggio dell'onere di protezione dal padre al marito)
- lo scambio degli anelli (che poggiavano sull'elsa delle spade)


sposi e invitati si recavano come oggi presso una sala o uno spazio allestito per la veizla, la festa. Qui, i due bevevano idromele dalla stessa coppa, recitando preghiere lei a Freyja (o Frigga non è
chiaro) e lui a Odino (o Thor). Questa pratica di bere idromele dalla stessa coppa durava poi per tutto il primo mese di matrimonio, con lo scopo di rafforzare l'unione e creare intimità (teniamo presente che i matrimoni erano concordati dalle famiglie e non è detto che i due fossero innamorati, o che si conoscessero quanto a questo).


E quindi, ecco qui: un mese, cioè una luna, a bere insieme un liquore di miele...  il periodo veniva chiamato la Luna del Miele.


Carino no? :-)





lunedì 13 marzo 2017

DI CONTRATTAIZIONE

Ahhh si?


Vuoi che la tua morosa si fermi a dormire a casa nostra DI NUOVO?


Mmmm... bene, e dimmi: cosa sei disposto a fare in cambio??







Vivere è un'arte piena di compromessi.

venerdì 10 marzo 2017

DI INGRATI


Io sono una donna disordinata e distratta. Mi dimentico le cose.
Mi piacerebbe essere come quelle che hanno sempre tutto sotto controllo, sanno cosa succede, quello che devono fare e come con settimane di anticipo. Ma niente da fare.
Orde di scadenze mi sfilano davanti come i Pompieri di Viggiù sbeffeggiandomi come scimmie allo zoo. "Mi hai mancata, mi hai mancata" cantano. 'Ste stronze.


Nonostante questo, sono rappresentante di classe alle elementari e assistente dell'U10 di rugby.


Perché sono anche distratta, però sono disponibile.
Tutti gli anni a settembre la stessa storia: lo fai ancora tu, vero? Ma anche no, se qualcun altro vuole proporsi cedo il posto volentieri... Ma nooooooooooo tu sei cosìììììì brava.


E #sticazzi!


Ieri sera al campo dovevo consegnare le pettorine nuove. Le ho consegnate ai genitori che accompagnavano gli atleti all'allenamento ma non avevo carta e penna sotto mano quindi non ho segnato chi l'ha presa e chi no. Voglio dire, i bambini sono 14 in tutto incluso Lore, quanto casino mai si potrà fare? E niente, c'è stato chi ha detto che volevano darmi il premio di peggior assistente dell'anno. Scherzando, certo. Ridendo. Però intanto.......


Bene, signori miei, ora vi spiego il mio punto di vista.
Intanto, col lavoro che arriva gratis et amore dei bisognerebbe semplicemente dire grazie e non fare tanto gli schizzinosi. E poi, scusate, neh? ma io vi avevo avvertiti. Non è che abbia millantato chissà quali straordinarie capacità organizzative o precisione mentale o che altro.
Ragazzi questo lavoro non fa per me!
Queste precise parole ho detto, a settembre. Chiare e tonde.
Avete trovato comodo comunque? Embé lamentarsi ora è tardi e meriterebbe un bel calcio in culo!


E che cavolo!
Ma l'anno prossimo col fischio che mi ribeccano.
Finirò il mi quinquiennio come rappresentante di classe, perché nessun altro vuole farlo, ma al rugby no, proprio no. Mi sono rotta. Torno a sedere sugli spalti signore e signori, a godermi le partite con i tifosi, bere birra in compagnia ed incitare il mio bel capitano scatenandomi finchè mi pare, invece che stare in campo in piedi, a rovinare le scarpe nel fango, contenere il tifo e spaccarmi genericamente los cojones.


Così sia scritto, e così sia fatto.

martedì 7 marzo 2017

AGGIORNAMENTI E NUOVO PROGETTO

Negli scorsi giorni non ci sono stati avvenimenti di particolare rilievo.


Il Nin si è ammalato per 24 ore perecise, dalla notte tra venerdì e sabato alla notte tra sabato e domenica. Un cecchino: ha beccato il centro rosso del bersaglio con una precisione infallibile, rovinandosi i festeggiamenti di carnevale. Niente Jack Sparrow quest'anno, e niente Assassin's Creed (i due travestimenti in ballottaggio).


Il Ric si è tagliato i capelli. Improvvisamente ha deciso che era stufo. Domenica ha chiesto a suo
padre di accompagnarlo al centro commerciale per procedere con la tosatura. Avendogli fatto notare che la domenica a mezzogiorno non era proprio il momento più adatto, la sua risposta è stata: bisogna che vada ora che sono convinto, se aspetto domani non lo faccio più


Invece la cosa folle è che il progetto "Gente del Nord" di cui avevo pubblicato qualche paginetta qui, sta continuando. E' successo che ho conosciuto una ragazza di Roma che scrive e pubblica, e quando ha saputo che stavo scribacchiando anche io qualcosina ha cominciato a istigarmi... e di cosa parla.... e come si chiamano i protagonisti... e fammi leggere due paginette..... e niente, ci ho preso gusto. Non ho ancora finito di scrivere, ho al momento un centinaio di pagine ancora tutte da editare, ma per portarmi avanti ho già la pagina facebook del libro e anche un profilo fake a nome del mio protagonista... nonché fresca fresca una pagina dedicata qui sul blog (guardate in alto) con qualche indicazione. Che dirvi. E' pura follia ma mi sto divertendo un mondo. Il problema è che non so nulla della cultura dei popoli tra cui la vicenda si svolge, e devo fare un po' di ricerca. Per non parlare della lingua. Ve lo raccomando, l' antico norreno: ogni parola sembra un colpo di tosse rauco!!  Sto cercando di farmelo amico, con incursioni nell' Islandese moderno che è la lingua attuale più simile.


E quindi niente... auguratemi in bocca al lupo and stay tuned.

mercoledì 1 marzo 2017

SONDAGGIO, EVVAI! SI RICOMINCIA. (POST V.M.18)

Una volta lo facevo spesso... nel mio ruolo di (volontaria o meno) confidente di un sacco di persone - mi sa che ispiro fiducia, vai a capire - sono sempre venuta a conoscenza di un'infinità di situazioni anche singolari o inaspettate e avevo preso l'abitudine di sottoporre alla valutazione popolare un certo numero di questioni sotto forma di sondaggio. Magari qualcuno se lo ricorda. Poi, beh, avendo le mie personali situazioni da gestire, ho smesso. Ma oggi vorrei riprendere questa bella tradizione perché mettendo insieme alcune cose mi resta sottomano uno scottante argomento di sesso che si discute meglio quando non ci si deve mettere la faccia. Sempre nel massimo rispetto e tutela della privacy.

Dunque.
Quando ero piccola e tornavo a casa dal pomeriggio in cortile senza avere fame, mia nonna si arrabbiava moltissimo, perché capiva che m'ero ammazzata di schifezze durante il pomeriggio. Tirava su il dito indice e con aria grave come se stessimo parlando di un efferato omicidio mi accusava perentoria::  gallina che non becca, ha già beccato. Questo discorso del mangime della gallina rivestiva per la nonna la massima importanza, e io in tutta onestà non sono mai arrivata a capire quale problema fosse se avevo mangiato fuori e non cenavo a casa. Certo non rischiavo di morir di fame!
Finché non ho cominciato a prendere confidenza con il lato metaforico della vita. Li ho capito che il senso era che se non ti va di fare (mangiare, bere, guardare, toccare, comprare....) qualcosa che mediamente hai sempre fatto o ti è sempre piaciuto fare, significa che hai già "evaso la pratica" (eh? la fine metafora...)


E veniamo al punto.
Prendiamo una persona qualunque, in salute, mediamente anche piacente da un punto di vista fisico, in una relazione fissa. Questa persona fa del sesso, come tutti.
Ad un certo punto inizia a farne sempre meno. Non una cosa grave, cioè non di botto.
Ma lentamente e gradualmente, e sembra che non se ne accorga nemmeno, o che non gli/le importi.


Ed ecco la domanda: quanto è probabile che il detto della gallina sia applicabile a questo tipo di situazione? La vostra risposta cambierebbe a seconda che questa persona fosse uomo o donna?

Un uomo che si diverte col sesso, per esempio scambiando goliardicamente con gli amici filmini di dubbia provenienza (certo solo per scherzo!!)  e poi la sera ha sempre sonno, è sospettato qualcosa?

Se questa persona, uomo o donna che sia, fosse un compagno/a invidiabile nella vita quotidiana ma manifestasse poco desiderio fisico, i sospetti di cui sopra sarebbero aggravati o attenuati?
La vostra risposta cambierebbe se la relazione fissa fosse di vecchia data? E se invece fosse nuova?
Quale è il "ritmo" che si può considerare accettabile? La diminuzione della frequenza è da considerare sempre un problema? E se la persona si rifiuta di ammettere tale diminuzione, può considerarsi in cattiva fede sulla base del fatto che non è possibile che non se ne sia accorta? Essere distratti o "abituati" è una aggravante oppure una attenuante?

Se una delle due parti della coppia non è soddisfatta della vita intima, è sempre giusto farlo presente fino a risoluzione ? Il problema E' risolvibile?  Il desiderio può essere sempre ripristinato? Val la pena di farlo? Se la persona insoddisfacente fosse un uomo, esiste il rischio che mettere in dubbio la sua abilità possa aggravare la situazione? In una tale circostanza, quanto è biasimevole che la parte insoddisfatta (dopo vari e tanti tentativi di dialogo infruttuosi nel corso di alcuni anni) vada a soddisfarsi altrove?


Vabbè il discorso lo avete capito smetto di porre domande dirette che ne ho già fatte troppe.


Vi do un'idea del mio pensiero in argomento.
Si, se una persona dimostra un calo del desiderio è un problema, ed in special modo se è un uomo. Questo perché gli uomini hanno questa propensione a parlare e comportarsi come se fossero tutti grandi latin lovers e poi sotto le coperte della vita vera casca l'asino. Io non li tollero quelli solo chiacchiere e distintivo. E' più forte di me. Il buon sesso è FONDAMENTALE e come tutto nella vita si costruisce con l'impegno. E non si fa solo tra le lenzuola. Al sesso si pensa, il sesso si pianifica.
Specialmente se hai una certa età ed una relazione da lungo tempo. La routine è la morte, e chi non capisce questo, è già cadavere. La mancanza di consapevolezza rispetto a un eventuale insoddisfazione del proprio/della propria compagna è gravissima. Ancora più grave quando ci si rifiuta di accettare l'evidenza. L'unica medicina è il dialogo e una coppia che non parla di sesso, è già finita. Si, penso che sia probabile che se una persona che ha sempre trombato con entusiasmo a un certo punto smette o cambia, sia una gallina che ha già beccato.A questo punto, mangime per mangime, non incoraggerei ma non biasimerei nemmeno troppo la compagna/il compagno che andassero per la propria strada a vedere com'è fatto il mondo.


In sostanza, a me piace un uomo per il quale tutte le scuse siano buone per farlo, non per non farlo! Si era capito?


A voi.

martedì 28 febbraio 2017

E VENNE IL GIORNO - #EQUIVOCI

E venne il giorno.


Il giorno in cui il ragazzo andò da sua madre e le fece la richiesta che, probabilmente, tutte le madri temono in cuor loro anche se assumono l'aria delle donne emancipate e delle mamme progressiste. Un #equivoco comune: progressista e indifferente non sono sinonimi.
Era un bel giorno di primavera inoltrata, con un cielo terso e un'aria frizzantina di quelle che scherzando si dice che "conservano". Le finestre della camera erano spalancate, e probabilmente fu un bene perché alla madre in questione fu molto utile poter respirare a pieni polmoni quell'aria fresca e corroborante.
La domanda arrivò a bruciapelo, senza preavviso, come capita sempre in quelle circostanze. Avrebbe dovuto esserci abituata ormai, perché da “mamma ma le femmine hanno il pisello?” a “ma cos’è un vibratore?” aveva negli anni sviscerato tutti i più scottanti temi psicofisici possibili e immaginabili, e sempre in modalità fulmine a ciel sereno.
- Mamma, volevo chiederti, ho detto a Sabrina di fermarsi a dormire qui stanotte, per te va bene vero?
Come avrebbe detto il Maestro Shifu: SCADUSC. 
16 anni di vita scorsero in un istante davanti agli occhi di quella povera mamma allibita.
Dal momento in cui aveva avvertito le prime avvisaglie di quello che si sarebbe rivelato un lungo e doloroso travaglio, peraltro senza buon esito, fino alla sera precedente quando aveva rimboccato come al solito le coperte posando un bacio veloce e leggero sulla fronte del figlio addormentato, tutto si snodò impietoso ed implacabile davanti a lei. Un topolino coi boccoli biondi che piange per un'iniezione a tradimento. Un bambino con il kimono di judo e la sua cintura gialla annodata fieramente. Un capriccio per un passato di verdura che proprio non c'era verso di mangiare. I precoci ma fruttuosi tentativi con i lacci delle scarpe. Il viaggio in metropolitana verso l'iscrizione alla prima liceo. La partenza per la prima vacanza senza genitori. Un giovanotto volenteroso col suo fratellino appena nato in braccio. La decisione per un'improbabile acconciatura. Carnevale vestito da Assassin's Creed.
E ora questo. La morosa a dormire con lui. Insieme. Nel medesimo letto. Contemporaneamente. Il cervello le si chiuse subitaneamente, la madre ragionevole scomparve fagocitata  dalla pantera che difende i suoi cuccioli.
- No che non mi va bene! Come ti salta in mente?? Hai 16 anni accidenti, non sono cose che si fanno a 16 anni!
- Mamma...
- Mamma un fico secco... ma ti pare? Ma figuriamoci!
- Mamma...
- No smettila, non c'è verso, scordatelo! Oggi questo, e domani cosa mi chiederai? No e poi no, basta.
- Mamma...
- Finiscila ti ho detto di no!
- Mamma, mi avevi promesso che non sarebbe mai stato un problema.
Ecco, chiedo perdono per il turpiloquio ma... oh, cazzo!
Era vero. La madre si rese conto immediatamente che il ragazzo aveva ragione. Glie lo aveva promesso. Io non farò mai finta di non sapere. Non ti costringerò a mentire per non dirmi qualcosa che so già benissimo solo per salvaguardare le apparenze. Tu parlami. Spiegami. Dimmi. Non fare le cose di nascosto. Ti prometto che non sarà mai un problema. Eh, quanta saggezza. E quanta differenza tra la bella teoria e la fredda pratica.
- No no figliolo mio, questo è un #equivoco!! Io non ho mai detto che... cioè non intendevo... insomma....
- Si?
- Non è che.... insomma si, io ti avevo detto... però capisci.....
- Siii?
Odore di sconfitta. Si sedette sul letto del figlio guardandolo spassionatamente. Un metro e 70 di fisico sportivo, grandiosi occhi di un colore indefinibile tagliati chissà come leggermente a mandorla, mascella quadrata con un vago accenno di barba bionda, bicipiti esplosivi e un'aria di prefigurazione sul viso che le fece venire la tremarella. Uno dei più grandi amori della sua vita.
- Niente. Hai ragione porca miseria. Te lo avevo promesso, vero?
- Eh già!
- Daccordo allora. Ma ehi! Criterio, ci siamo capiti?
- Certo mamma, grazie.
Tutto qui. Uno dei momenti più catartici della sua intera esistenza e si concludeva così, un sorriso e un bacetto veloce e poi via verso nuove mirabolanti avventure in un turbinio di jeans, magliette con disegni di strana foggia, riccioli biondi e profumo di ormoni.
Ci deve essere stato un grave #equivoco amore mio. Io non ti ho mai dato il permesso di CRESCERE!

Questo post partecipa al progetto #aedidigitali per il tema #equivoci




domenica 26 febbraio 2017

E PER LA GIOIA DI VEDETTA....


Le mazzulate in gabbia. La prima persa per un pelo


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La seconda vinta


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Una soddisfazione l'ha comunque portata a casa...




anche se non è soddisfatto del risultato. Dice che avrebbe potuto vincere. Il tipo con cui ha perso è una sorta di campioncino della federazione che organizzava la gara, e il  Ric ieri sera ha dichiarato con molta convinzione che il campione dovrebbe essere lui. Del resto visto i dissesti scolastici si è allenato tipo 4 volte negli ultimi due mesi, non poteva certo pretendere di spaccare il mondo.  Ha anche cominciato a capire chela vita sportiva è fatta di disciplina e sacrificio. Non si esce al sabato sera, per esempio, quando la domenica mattina si gareggia. Inoltre è sua responsabilità stare attento al peso: la sua categoria è fino a 65 kg e lui ieri è arrivato che ne pesava 65,500. Se non fosse rientrato nei limiti entro una certa ora lo avrebbero squalificato. Il suo allenatore lo ha fatto correre e saltare la corda mezz'ora con addosso 4 giubbotti. Alla pesata ufficiale dopo 40 minuti era sceso a 64,800 kg. Ovviamente tutto reintegrato subito grazie a una bevanda miracolosa ultimo ritrovato della tecnologia: una bottiglietta d'acqua da mezzo litro.

Tutto sommato, è esperienza.

Credo che la prossima gara sarà a fine aprile (mamma, non ti preoccupare, tanto lo ribecco quello lì ad aprile, oh se lo ribecco!), vedremo come saprà gestirsi.







venerdì 24 febbraio 2017

DI GIOVANI PADRI


E' successo che un vecchio compagno di asilo del Ric è diventato papà la settimana scorsa.
Una storia di quelle che si leggono sui giornali e non ci si crede: nessuno sapeva della gravidanza, nemmeno la mammina incinta. Vi giuro che è vero, risparmio i dettagli per tutela dei due minorenni coinvolti ma credetemi: da un punto di vista medico, non è così incredibile che non si fosse accorta.


La notizia si è diffusa nel nostro paesello non vi posso spiegare le facce sconvolte, i commenti acidi, la cattiveria, i malauguri e non so più che altro. E come si fa (che, non lo sai?) e ma dai, ma non hanno testa (e no, è insito nell'età) e ma si rovinano la vita (raccontalo alla bimba sana e florida), e ma non è possibile (evidentemente ti sbagli) e via di questo passo. Uno che abbia detto "Oh toh, congratulazioni e auguri" ancora non l'ho trovato.


Allora mi sono messa a pensare alla più frequente delle reazioni, che è "si rovinano la vita".
Cosa vuol dire "rovinare la vita"? Rovinare rispetto a cosa? E' inutile: ci penso e ci ripenso ma non riesco a considerarla una tragedia, come sembrano fare praticamente tutti.
E' indubbio che un figlio a 16 anni mediamente non è quello che uno spera per se stesso o per i propri figli. Però, diceva una anziana signora che conoscevo, un fioeu l'é no una malatia.
Ora dirò qualcosa che scatenerà le ire dei più: tra tutto quello che potrebbe capitare a un adolescente e tra tutti i rischi che un adolescente può correre, quello li mi sembra ancora il meno grave ed il più gestibile.


Abbiamo l'abitudine di dire che una persona "si rovina" se prende dei binari che non sono quelli che noi abbiamo pensato o desideriamo per lui. Lo faccio anche io col Ric: se non studi ti rovini. Questo perché io ho - anche se giuro sempre di lasciarlo libero di scegliere - un progetto per lui, un programma. Ho un idea di come dovrebbe vivere e di quello che dovrebbe fare secondo me. Non sono mai stata una di quelle che i figli devono essere avvocati o dottoroni, anzi sarei stata contenta per lui anche se avesse espresso il desiderio di girare il mondo facendo l'artista di strada, ma devo ammettere che ultimamente me lo sono immaginato varie volte al Cern, con un bel camice bianco da ricercatore, possibilmente in fisica. In questo senso si: se non studia, rovina quella possibilità, che è però una mia idea, un mio desiderio, un mio progetto. Non suo. E nei miei progetti sicuramente non c'è l'idea di diventare nonna almeno per un'altra decina di anni.


Ma se capitasse? Certo un figlio ti cambia la vita, lo fa anche quando hai 30 anni, un lavoro, un compagno o una compagna stabili e lo hai cercato e desiderato. Quindi figuriamoci se  capita per caso, e per di più in una fase della vita in cui già uno fa fatica a badare a sé stesso.
Però cambiare e rovinare sono concetti molto differenti. Un figlio non ti rovina la vita, un figlio - in qualunque circostanza e a qualunque età - ti fa prendere una strada magari diversa da quella che ti eri immaginato, ma se qualcuno o qualcosa può rovinarci la vita, quello siamo solo noi stessi, in prima persona.


Come recita il detto, life is10% what happens to you, and 90% how you react to it


Se Ric avesse un figlio oggi, io non mi dispererei. Lo giuro.
Innanzitutto vorrei che si prendesse le sue giuste responsabilità. Non gli permetterei di lavarsene le mani, anche se sono al cento per cento sicura che non ci penserebbe nemmeno, a farlo. Prenderei atto della cosa, mi impegnerei per dargli una mano e cercherei di fare tutto quello che posso per renderlo il più ed il prima possibile autonomo nei confronti della sua nuova vita. Si, gli consentirei di terminare gli studi. Si, lo aiuterei. E no: non accetto critiche del tipo che se è abbastanza grande per trombare lo è anche per arrangiarsi. Tutte noi abbiamo ricevuto aiuto dalle nostre madri ed avevamo ben più di 16 anni quando abbiamo avuto il primo figlio. Perché diventi improvvisamente sbagliato che un ragazzino lo riceva, mi resta oscuro.


Sarei persino lieta, ma segretamente, perché una persona sana di mente non può mostrare contentezza davanti ad una cosa del genere, specialmente se desidera continuare ad essere considerata sana di mente. Ora che ci penso... non sarei stata disperata nemmeno se fosse capitato a me a 16 anni. Anzi. Quasi quasi mi sarebbe piaciuto. Certo ho fatto di tutto per evitarlo ma essenzialmente perché avevo paura di tornare a casa incinta. Ma ammetto di averci pensato con tenerezza in più di una occasione. Forse sono davvero matta.... ma io preferisco pensare di essere alquanto resiliente. Continuo ad essere d'accordo con quella vecchina saggia e simpatica. Che si gioisca: dopotutto un figlio non è una malattia!






mercoledì 22 febbraio 2017

#INIZIO - ogni viaggio inizia col primo passo

L'alba. Un nuovo #inizio.
La donna, malamente raggomitolata su se stessa nel tentativo di proteggersi dai pericoli della sua stessa oscurità, si alzò faticosamente a sedere. Il sole faceva capolino dietro le foglie dei faggi e dei tigli e le illuminava fiocamente il volto, ed era quasi insopportabile dopo i lunghi mesi di buio in cui aveva vissuto. Che cosa vuoi adesso, sole? Lasciami nelle mie tenebre, lasciami alla mia rabbia e al mio dolore. Vattene, è troppo tardi.
Ma il richiamo della luce diventava ogni momento più irresistibile.
Il calore dei primi raggi pizzicava la pelle e asciugava le lacrime che non avevano mai smesso di solcarle il viso.
Guardò avanti, per la prima volta in molto tempo. La strada sulla quale era rimasta accasciata per lunghi giorni e notti ancora più lunghe procedeva dritta fino a dove l'occhio poteva vedere. Il terreno non era perfettamente liscio, non era perfettamente piano. In certi punti c'erano profonde buche, in altri si intravvedevano faticose salite. Ma gli alberi ai lati del viale erano fioriti, odorosi, luccicanti di sole e promesse.
La donna si mise faticosamente in piedi. le tremavano le gambe, non aveva più provato a camminare da quella maledetta sera in cui tutto il castello che aveva costruito si era rivelato fatto di carte. Strizzò gli occhi accecata dal bagliore che filtrava tra i rami e respirò. Semplicemente, respirò. L'aria che entrava ed usciva, frizzante, aveva un effetto benefico, rinvigorente. Si sentì leggermente meglio. Voci le giungevano da lontano, voci che le parvero famigliari, ma non aveva tempo di occuparsi di nulla in questo momento, solo di se stessa. Cos'era quel pizzicore alle mani? Cos'era quella smania che sentiva nelle gambe? Non poteva semplicemente tornare in terra, avvolta su se stessa, ed essere lasciata in pace? No, capì. Ormai non poteva più. Ormai aveva aperto gli occhi e la strada era davanti a lei. Era tempo di guarire. Prese una decisione d'impulso, e cominciò a spogliarsi freneticamente. Gettò gli abiti della sua vecchia vita dietro di se e con essi lanciò, poco per volta, tutto ciò che la ancorava al passato. Era urgente, ma non c'era fretta. Con la camicia si liberò della rabbia. Con la gonna della sfiducia. Con le scarpe del dolore. Con la biancheria dell'umiliazione. Si girò a guardare quel patetico mucchietto dietro le sue spalle e vide la strada dietro di lei, buia ed irta di rovi come in un vecchio racconto di principesse addormentate. Ringraziò dal profondo di se stessa quell'oscurità perché le aveva insegnato una importante lezione sulla sua forza ed il suo coraggio. Poi, la lasciò andare per sempre. Si voltò nuovamente verso la strada, guardando avanti col volto sorridente, gli occhi luminosi ed il corpo spogliato, nudo come all'#inizio di tutto, il giorno in cui era venuto al mondo. Finalmente e completamente se stessa, finalmente consapevole, finalmente scarica di pesi inutili, la donna alzò risolutamente il piede e compì fiera il primo, decisivo passo sulla sua nuova strada.








Questo post partecipa al progetto #aedidigitali
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