A seguito delle precedenti esternazioni.... la riflessione giunge spontanea.
Questo post non fa più parte del tema del mese delle StorMoms, ma del personale programmino di seghe mentali della Puffola.
Un giorno mi inventerò un logo e un # e lo farò diventare virale :-D
Stay tuned.
Orbene, eravamo arrivati ad "arrangiati".
Arrangiati mi piace, arrangiati è bello, arrangiati è nostro amico.
Arrangiati vuol dire "ehi! non sono mica sempre qui a pulirti il culo (francesismo caro al Leopardi) ad un bel momento bisogna che tu impari a pulirtelo da te"
Questo può avere vari significati alle diverse età e se vogliamo con un bambino è più facile, perchè le richieste a cui puoi rispondere arrangiati sono di natura squisitamente pratica: dal mangiare da solo (1-2 anni) al "maaaaaaamma non trovo i calzini" (dai 3 ai 99 anni). Se mio figlio ha un cassetto pieno di calzini e non li trova, non mi sento per niente in colpa nel rispondergli "sono lì, se non li trovi ARRANGIATI vai a piedi nudi"
Vi pare?
Altro discorso è quando le richieste - e intendo le richieste educative, i bisogni educativi - si fanno meno pratici e più emotivi. Questo ovviamente con l'avanzare dell'età (quando i calzini non li trovano lo stesso ma almeno hanno il buon gusto di non strillartelo da una stanza all'altra).
Partiamo dall'esempio: Il Ric.
Il Ric sta facendo il coglione con la scuola, e questo oramai lo sanno anche i muri.
E' in grossi guai, un giorno sembra volerne uscire il giorno dopo sembra sbattersene altamente i sacrosanti. Ha studiato forte (espressione cara a Christian Gray) per un'interrogazione negli scorsi giorni e ha avuto un buon risultato, ma domani ha un compito in classe e pare che improvvisamente abbia "smesso di capire" che se non studia prende 4 e rovina anche il buon risultato di ieri.
Ora per come sono fatta io, il mio primo istinto sarebbe il famoso "arrangiati"
No, il primo è ammazzarlo, arrangiati è il secondo.
Arrangiati che vuol dire: ti ho spiegato, ti ho parlato, abbiamo discusso, ti ho incoraggiato, ti ho punito e non è servito, ti sei messo ugualmente nei casini, mo' ti gestisci e se ti costa l'estate o l'anno affari tuoi.
Benissimo, no?
Corerente.
Ma.
Ma come la mettiamo col fatto che gli adolescenti vanno guidati?
Col fatto che hanno bisogno di un riferimento, di paletti saldi e di qualcuno che gli dia una direzione?
Guidati come, guidati dove?
Guidati esattamente cosa vuol dire?
Arrangiati e guidati non vanno mica daccordo.
Quand'è che smetto di guidare e inizio ad arrangiarlo?
Se io lo chiudo in casa, gli levo il cellulare e lo guardo a vista mentre studia, lo sto guidando o sto levando io le sue castagne dal fuoco obbligandolo per forza di cose a fare quello che in autonomia non farebbe? E se anche fosse il secondo caso, avendo lui solo 15 anni, non sarebbe comunque in certo qual modo giusto farlo?
E se al contrario gli dico che mi sono rotta di corrergli dietro, lo sto educando ad assumersi la responsabilità delle sue azioni o lo sto abbandonando a se stesso nel momento in cui ha più bisogno di me?
Dove sta il confine?
Idee?
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venerdì 29 aprile 2016
giovedì 28 aprile 2016
#EduchiAMO - brainstorming del mese di Aprile.
Educare è difficile.
Va detto.
E' faticoso.
E anche questo va detto.
Educare "bene" secondo me è addirittura impossibile, perchè non si può umanamente sempre arrivare ovunque, essere sempre presente, avere sempre la parola giusta al momento giusto, essere amorevoli, giusti, autorevoli, compassionevoli, onesti, generosi, e moralmente impeccabili il 100% del tempo.
Perciò, diciamocelo pure chiaramente: qualche cazzata, o prima o poi, la si fa.
Il turpiloquio, per esempio :-)
Dovendo dunque scegliere dove puntare l'attenzione, la mia opinione è che la cosa più importante sia educare all'autonomia e alla responsabilità che questa comporta. Pare brutto da dire, mi rendo conto, ma secondo me il compito principale che come genitori dovremmo svolgere è insegnare ai figli, dal momento in cui si staccano dalla tetta, ad allontanarsi da noi. Allontanarsi in sicurezza, a volte cautamente e sempre al momento giusto, ma ANDARE.
Ogni età ha le sue sfide e per me educare non significa affrontarle per loro, ma al limite "con" loro. E se possibile nemmeno quello, lasciarli fare, lasciarli anche sbattere il muso (dai 3 anni in su, metaforicamente, prima... beh....).
Esempi pratici ne ho millemila.
Tutti tratti dall'esperienza personale e rimangono parte della mia propria opinione, non vogliono certamente essere verità assoluta.
Però, per dire.... Un bambino di 2 anni che vuole salire le scale da solo, secondo me andrebbe lasciato fare pure se barcolla. Con qualcuno dietro pronto ad afferrarlo al volo, al limite... ma impedirglielo perchè "se no cadi" significa innanzitutto minarne l'autostima, e poi secondo me passare un concetto del tipo "senza di me non ce la fai". E secondo me questo è sbagliato... e subdolo, perchè si radica. Senza di te non ce la faccio.
Due bambini di 8 anni che litigano in cortile, andrebbero lasciati fare.
Dei due, sicuramente uno ha ragione e uno torto, ma altrettanto sicuramente entrambi stanno crescendo e imparando: uno magari a farsi valere, l'altro a gestire il litigio, ad ammettere la colpa o a prendere un cazzotto sul naso se esagera. Le mamme che intervengono indignate a favore del proprio piccino, che messaggio passano? Senza di me non ce la fai.
Arriva un momento in cui poi uno ci crede, che non ce la può fare da solo.
Nel rapporto con la scuola noi dovremmo fare i genitori e lasciare gli insegnanti fare il loro mestiere. Interferenze tese a tutelare il "povero bambino" che deve fare i compiti, che la meastra ce l'ha con lui, che il compagno lo prende in giro lasciano uno spiacevole retrogusto amaro in bocca, perchè sempre quello che stiamo dicendo ai nostri figli è "se non ci fossi io.... "
Quando un bambino poi diventa ragazzo, questo lo sconta.
Lo vedo con il mio figlio maggiore, in seconda superiore.
Un branco di ragazzetti immaturi ed irresponsabili! Pure il mio, neh, mica no.
Ad esempio, la scorsa settimana sono stati in gita scolastica. La sera si è scatenata una ridda di messaggi nel gruppo whattsapp (il male.. il male assoluto...) dei genitori perchè alcune erano restie a mandare a scuola i figli il giorno dopo, che erano stanchi.
Ma benedette mamme, ma se a 15 anni sono troppo stanchi per andare a scuola dopo una gita, portateli da un buon medico immediatamente! oppure provate a proporre loro di andare a Gardaland e valutate se la stanchezza è reale.
Io credo che noi stiamo troppo tutelando i nostri figli.
Tutelandoli nella maniera sbagliata, togliendo loro da davanti ai piedi ogni inciampo, risolvendo i loro problemi, evitando loro le conseguenze delle loro azioni. Lo facciamo perchè vorremmo sempre vederli sereni e felici, oppure perchè ci piace averli sempre vicini e ci spiace vederli "spiccare il volo"... lo facciamo per amore, ma sbagliamo.
Ai figli, secondo me, ogni tanto va detto "arrangiati" e se combinano un casino: "bello, mo' sono tutti cavoli tuoi". Educarli a camminare con le proprie gambe senza stare sempre dietro di loro come quando salivano le scale a 2 anni, spiegando che camminando da soli si può cadere ma poi bisogna essere in grado di rialzarsi e ricominciare daccapo, perchè questa è la vita, oh yeah.
Insomma, combatti le tue battaglie e sopporta le conseguenze delle tue azioni.
Mamma è qui..... ti guarda, ti incoraggia, ti incita, ma non agisce al posto tuo.
Questo post partecipa al brainstorming mensile delle Stormoms; questo mese il tema è: “Educazione, la nostra sfida”, hashtag #EduchiAMO. Sei ancora in tempo per partecipare! Scrivi un post su questo tema e pubblicalo sulla pagina Facebook delle StorMoms!
Va detto.
E' faticoso.
E anche questo va detto.
Educare "bene" secondo me è addirittura impossibile, perchè non si può umanamente sempre arrivare ovunque, essere sempre presente, avere sempre la parola giusta al momento giusto, essere amorevoli, giusti, autorevoli, compassionevoli, onesti, generosi, e moralmente impeccabili il 100% del tempo.
Perciò, diciamocelo pure chiaramente: qualche cazzata, o prima o poi, la si fa.
Il turpiloquio, per esempio :-)
Dovendo dunque scegliere dove puntare l'attenzione, la mia opinione è che la cosa più importante sia educare all'autonomia e alla responsabilità che questa comporta. Pare brutto da dire, mi rendo conto, ma secondo me il compito principale che come genitori dovremmo svolgere è insegnare ai figli, dal momento in cui si staccano dalla tetta, ad allontanarsi da noi. Allontanarsi in sicurezza, a volte cautamente e sempre al momento giusto, ma ANDARE.
Ogni età ha le sue sfide e per me educare non significa affrontarle per loro, ma al limite "con" loro. E se possibile nemmeno quello, lasciarli fare, lasciarli anche sbattere il muso (dai 3 anni in su, metaforicamente, prima... beh....).
Esempi pratici ne ho millemila.
Tutti tratti dall'esperienza personale e rimangono parte della mia propria opinione, non vogliono certamente essere verità assoluta.
Però, per dire.... Un bambino di 2 anni che vuole salire le scale da solo, secondo me andrebbe lasciato fare pure se barcolla. Con qualcuno dietro pronto ad afferrarlo al volo, al limite... ma impedirglielo perchè "se no cadi" significa innanzitutto minarne l'autostima, e poi secondo me passare un concetto del tipo "senza di me non ce la fai". E secondo me questo è sbagliato... e subdolo, perchè si radica. Senza di te non ce la faccio.
Due bambini di 8 anni che litigano in cortile, andrebbero lasciati fare.
Dei due, sicuramente uno ha ragione e uno torto, ma altrettanto sicuramente entrambi stanno crescendo e imparando: uno magari a farsi valere, l'altro a gestire il litigio, ad ammettere la colpa o a prendere un cazzotto sul naso se esagera. Le mamme che intervengono indignate a favore del proprio piccino, che messaggio passano? Senza di me non ce la fai.
Arriva un momento in cui poi uno ci crede, che non ce la può fare da solo.
Nel rapporto con la scuola noi dovremmo fare i genitori e lasciare gli insegnanti fare il loro mestiere. Interferenze tese a tutelare il "povero bambino" che deve fare i compiti, che la meastra ce l'ha con lui, che il compagno lo prende in giro lasciano uno spiacevole retrogusto amaro in bocca, perchè sempre quello che stiamo dicendo ai nostri figli è "se non ci fossi io.... "
Quando un bambino poi diventa ragazzo, questo lo sconta.
Lo vedo con il mio figlio maggiore, in seconda superiore.
Un branco di ragazzetti immaturi ed irresponsabili! Pure il mio, neh, mica no.
Ad esempio, la scorsa settimana sono stati in gita scolastica. La sera si è scatenata una ridda di messaggi nel gruppo whattsapp (il male.. il male assoluto...) dei genitori perchè alcune erano restie a mandare a scuola i figli il giorno dopo, che erano stanchi.
Ma benedette mamme, ma se a 15 anni sono troppo stanchi per andare a scuola dopo una gita, portateli da un buon medico immediatamente! oppure provate a proporre loro di andare a Gardaland e valutate se la stanchezza è reale.
Io credo che noi stiamo troppo tutelando i nostri figli.
Tutelandoli nella maniera sbagliata, togliendo loro da davanti ai piedi ogni inciampo, risolvendo i loro problemi, evitando loro le conseguenze delle loro azioni. Lo facciamo perchè vorremmo sempre vederli sereni e felici, oppure perchè ci piace averli sempre vicini e ci spiace vederli "spiccare il volo"... lo facciamo per amore, ma sbagliamo.
Ai figli, secondo me, ogni tanto va detto "arrangiati" e se combinano un casino: "bello, mo' sono tutti cavoli tuoi". Educarli a camminare con le proprie gambe senza stare sempre dietro di loro come quando salivano le scale a 2 anni, spiegando che camminando da soli si può cadere ma poi bisogna essere in grado di rialzarsi e ricominciare daccapo, perchè questa è la vita, oh yeah.
Insomma, combatti le tue battaglie e sopporta le conseguenze delle tue azioni.
Mamma è qui..... ti guarda, ti incoraggia, ti incita, ma non agisce al posto tuo.
Questo post partecipa al brainstorming mensile delle Stormoms; questo mese il tema è: “Educazione, la nostra sfida”, hashtag #EduchiAMO. Sei ancora in tempo per partecipare! Scrivi un post su questo tema e pubblicalo sulla pagina Facebook delle StorMoms!
venerdì 15 gennaio 2016
UNO PIU' UNO FA DUEMILA
Questo post partecipa al tema del mese #unopiùunofaduemila delle #StorMoms!
Quando ebbi il mio primo figlio, per molto tempo non mi venne più nessunissima voglia di maternità.
Inspiegabilmente, aggiungerei, perchè avevo avuto una gravidanza stupenda, un parto un po' difficile ma dopotutto son cose che capitano... il bimbo era perfetto e bellissimo, dormiva come un ghiro e mangiava come un lupo. Non faceva capricci, era vivace ma disciplinato, dimostrava una vivace intelligenza e curiosità, insomma una mamma non avrebbe potuto chiedere di meglio.
Ma invece che sentirmi spronata a riprovarci, hai visto mai che mi andasse di nuovo così di lusso, niente. Nella mia pancia e nella mia testa non c'era alcun progetto, nemmeno un po'.
A chi me lo chiede oggi, rispondo ridendo che ci ho pensato su un po', prima di fare il secondo, perchè volevo essere proprio ben sicura... sta di fatto che tra il Ric ed il Nin ci sono 7 anni giusti giusti.
In verità era da quando aveva 5 anni che il Ric mi chiedeva a gran voce un fratello (se è una femmina però la restituiamo, eh?) e dopo un po' anche il marito aveva iniziato ad accarezzare l'idea... e così un giorno mi sono lasciata convincere. Evidentemente i tempi erano maturi.
Avere due figli così distanti per età ha i suoi pro e i suoi contro.
Le cose negative secondo me sono essenzialmente di due tipi.
Il primo, è che devi ricominciare tutto daccapo quando ormai ti sei tolta patelli, biberon, ciucci, vomitini e pappette da torno da molto tempo. Questo aspetto - che tutti sottolineavano quando ero incinta, va detto.... - non mi ha mai preoccupata prima ne' mi ha infastidito in fase di svolgimento, anzi... ero molto contenta di avere di nuovo un neonato in braccio. Le maternità sono spesso molto diverse tra loro, al mio primo giro ero inesperta come tutte le neomamme e anche abbastanza giovane, molto attenta alle "regole" almeno da principio (non tenerlo troppo in braccio, non viziarlo, non farlo dormire con te, non, non, non.....) e temo quindi di essermi persa qualcosa. Diciamo che col secondo non ho fatto questo errore...... inoltre vista l'età è stata una maternità direi più consapevole, più matura. Meno "sull'onda del sentimento" e più pacata, diciamo.
La seconda cosa negativa è che i due fratelli perdono la possibilità di crescere insieme.
Questo mi impensierisce un po', specialmente quando vedo fratelli distanti solo 1-2 anni che giocano e interagiscono come migliori amici, mentre i miei si menano dalla mattina alla sera da quando il Nin ha l'età per stare dritto sulle gambe.... però devo dire, cautamente, che questo aspetto sembra diminuire di importanza con l'avanzare dell'età e ora che sono grandi (15 e 8 anni), ben lungi dallo smettere di infastidirsi e farsi dispetti a vicenda, almeno sembrano essere un po' più in grado di gestirsi il loro rapporto in autonomia. Inoltre iniziano a comparire momenti di autentica tenerezza ed affetto, da parte del grande verso il piccolo, che benchè non frequentissimi sono comunque preziosi come perle incastonate nell'oro.
Sul lato positivo devo dire che ci sono molti aspetti.
Avere già un figlio relativamente autonomo quando hai il secondo neonato è di grandissimo aiuto.
Proprio nelle piccole cose pratiche... ad esempio... il Ric la mattina si preparava già da solo x la scuola, si vestiva e faceva colazione senza troppo bisogno che gli si corresse dietro (a parte rischiare di uscire tutti i giorni senza cartella...) ed io avevo tempo da dedicare a poppare, cambiare, vestire il Nin in relativa serenità.
Un 'altra cosa che mi ha molto aiutato è stata poterglielo "affidare" per qualche minuto ogni tanto, che so...... mentre il Nin dormiva poter dire al Ric "vado a fare una doccia, se si sveglia chiamami" mi dava la certezza di potermi prendere quei 10 minuti (comunque non più di quelli....) tranquillamente, senza il pensiero di non sentire il piccolo piangere. Io, che quando il Ric era neonato frequentavo il bagno solo dopo le 18, a marito rincasato... e non solo per la doccia.......
Queste piccole cose ti consentono di occuparti del secondo quasi come se fosse il primo, di dedicargli più tempo di quello che faresti se il fratello maggiore avesse, che so, 3 anni, e di farlo in modo più rilassato perchè comunque l'altro figlio ha meno bisogno di essere seguito "fisicamente" e quindi di lascia un filo più di spazio e di tranquillità. Sicuramente si è meno vittime dello stress!
Il rischio, naturalmente, è quello di eccedere nell'altra direzione, di considerare il primogenito orma "grande" (ma a 7 anni non si è grandi!) e togliergli anche le attenzioni di cui avrebbe bisogno. Ma penso che, almeno nei primissimi tempi, stia un po' nell'ordine delle cose quando la famiglia si deve riassestare per un nuovo arrivo. Ognuno deve ridefinire i propri spazi. Forse a 7 anni lo puoi fare più facilmente che a 4. Forse.
L'altro rischio, nel quale io sono cascata con tutte le scarpe, è quello di fare paragoni.
Tutti sappiamo che ogni figlio è a se, che ognuno ha i suoi tempi che vanno rispettati ecc ecc ecc, ma quando hai un solo esempio pratico a cui riferirti, ossia il tuo primogenito, è ovvio che qualunque cosa la paragoni a quello. Per me questo aspetto è stato particolarmente difficile da gestire, perchè come accennavo il Ric era veramente un bambino fuori dal comune per maturità, ed a paragone il Nin sembrava un po'.. come dire... un po' troppo patatone.
Invece naturalmente non è così, è solo un bambino diverso, che privilegia diciamo nella crescita aspetti diversi rispetto a suo fratello. Ric appariva maturo ed intelligentissimo, il Nin è più bravo nei rapporti, è più solare e canterino. E' anche più intraprendente rispetto al Ric, si butta di più, fa amicizia più facilmente (non che Ric sia timido...... beh, però forse un pochino si).
La cosa difficile quando sono due è incoraggiarli adeguatamente, perchè molto probabilmene richiedono incoraggiamenti di tipo diverso.... e li diventa un po' un casino.
Ad esempio, il Ric è dispettoso, il Nin è un po' frigna.
Quando Ric fa un dispetto al Nin - anche innocente senza fargli male - il Nin si mette subito a gridare come se lo stessero scannando. Lì io idealmente dovrei insegnare ad uno a non rompere i maroni e all'altro a non frignare, ma se dico "Ric piantala di fare i dispetti" il Nin ne ricava l'insegnamento che frignare paga; se dico al Nin "piantala di frignare" il Ric ne ricava l'insegnamento che fare i dispetti è giusto. Quindi li devo riprendere entrambi, nello stesso momento, ma per motivi diversi, il che non solo non è agevole, non solo richiede il doppio del tempo (con conseguente calo di attenzione) ma viene anche difficilmente recepito.
E questo, ahimè, vale ancora oggi.......
Ma al di la di questo, non tornerei mai indietro, e non mi sono mai pentita della mia scelta.
Anche perchè, per chi se lo stesse chiedendo, si: mi è andata di lusso anche la seconda volta, il Nin come suo fratello ha dormito come un ghiro e mangiato come un lupo fin da subito e senza problemi, il che è un bell'aiuto. Sono una mamma molto fortunata.
Quando ebbi il mio primo figlio, per molto tempo non mi venne più nessunissima voglia di maternità.
Inspiegabilmente, aggiungerei, perchè avevo avuto una gravidanza stupenda, un parto un po' difficile ma dopotutto son cose che capitano... il bimbo era perfetto e bellissimo, dormiva come un ghiro e mangiava come un lupo. Non faceva capricci, era vivace ma disciplinato, dimostrava una vivace intelligenza e curiosità, insomma una mamma non avrebbe potuto chiedere di meglio.
Ma invece che sentirmi spronata a riprovarci, hai visto mai che mi andasse di nuovo così di lusso, niente. Nella mia pancia e nella mia testa non c'era alcun progetto, nemmeno un po'.
A chi me lo chiede oggi, rispondo ridendo che ci ho pensato su un po', prima di fare il secondo, perchè volevo essere proprio ben sicura... sta di fatto che tra il Ric ed il Nin ci sono 7 anni giusti giusti.
In verità era da quando aveva 5 anni che il Ric mi chiedeva a gran voce un fratello (se è una femmina però la restituiamo, eh?) e dopo un po' anche il marito aveva iniziato ad accarezzare l'idea... e così un giorno mi sono lasciata convincere. Evidentemente i tempi erano maturi.
Avere due figli così distanti per età ha i suoi pro e i suoi contro.
Le cose negative secondo me sono essenzialmente di due tipi.
Il primo, è che devi ricominciare tutto daccapo quando ormai ti sei tolta patelli, biberon, ciucci, vomitini e pappette da torno da molto tempo. Questo aspetto - che tutti sottolineavano quando ero incinta, va detto.... - non mi ha mai preoccupata prima ne' mi ha infastidito in fase di svolgimento, anzi... ero molto contenta di avere di nuovo un neonato in braccio. Le maternità sono spesso molto diverse tra loro, al mio primo giro ero inesperta come tutte le neomamme e anche abbastanza giovane, molto attenta alle "regole" almeno da principio (non tenerlo troppo in braccio, non viziarlo, non farlo dormire con te, non, non, non.....) e temo quindi di essermi persa qualcosa. Diciamo che col secondo non ho fatto questo errore...... inoltre vista l'età è stata una maternità direi più consapevole, più matura. Meno "sull'onda del sentimento" e più pacata, diciamo.
La seconda cosa negativa è che i due fratelli perdono la possibilità di crescere insieme.
Questo mi impensierisce un po', specialmente quando vedo fratelli distanti solo 1-2 anni che giocano e interagiscono come migliori amici, mentre i miei si menano dalla mattina alla sera da quando il Nin ha l'età per stare dritto sulle gambe.... però devo dire, cautamente, che questo aspetto sembra diminuire di importanza con l'avanzare dell'età e ora che sono grandi (15 e 8 anni), ben lungi dallo smettere di infastidirsi e farsi dispetti a vicenda, almeno sembrano essere un po' più in grado di gestirsi il loro rapporto in autonomia. Inoltre iniziano a comparire momenti di autentica tenerezza ed affetto, da parte del grande verso il piccolo, che benchè non frequentissimi sono comunque preziosi come perle incastonate nell'oro.
Sul lato positivo devo dire che ci sono molti aspetti.
Avere già un figlio relativamente autonomo quando hai il secondo neonato è di grandissimo aiuto.
Proprio nelle piccole cose pratiche... ad esempio... il Ric la mattina si preparava già da solo x la scuola, si vestiva e faceva colazione senza troppo bisogno che gli si corresse dietro (a parte rischiare di uscire tutti i giorni senza cartella...) ed io avevo tempo da dedicare a poppare, cambiare, vestire il Nin in relativa serenità.
Un 'altra cosa che mi ha molto aiutato è stata poterglielo "affidare" per qualche minuto ogni tanto, che so...... mentre il Nin dormiva poter dire al Ric "vado a fare una doccia, se si sveglia chiamami" mi dava la certezza di potermi prendere quei 10 minuti (comunque non più di quelli....) tranquillamente, senza il pensiero di non sentire il piccolo piangere. Io, che quando il Ric era neonato frequentavo il bagno solo dopo le 18, a marito rincasato... e non solo per la doccia.......
Queste piccole cose ti consentono di occuparti del secondo quasi come se fosse il primo, di dedicargli più tempo di quello che faresti se il fratello maggiore avesse, che so, 3 anni, e di farlo in modo più rilassato perchè comunque l'altro figlio ha meno bisogno di essere seguito "fisicamente" e quindi di lascia un filo più di spazio e di tranquillità. Sicuramente si è meno vittime dello stress!
Il rischio, naturalmente, è quello di eccedere nell'altra direzione, di considerare il primogenito orma "grande" (ma a 7 anni non si è grandi!) e togliergli anche le attenzioni di cui avrebbe bisogno. Ma penso che, almeno nei primissimi tempi, stia un po' nell'ordine delle cose quando la famiglia si deve riassestare per un nuovo arrivo. Ognuno deve ridefinire i propri spazi. Forse a 7 anni lo puoi fare più facilmente che a 4. Forse.
L'altro rischio, nel quale io sono cascata con tutte le scarpe, è quello di fare paragoni.
Tutti sappiamo che ogni figlio è a se, che ognuno ha i suoi tempi che vanno rispettati ecc ecc ecc, ma quando hai un solo esempio pratico a cui riferirti, ossia il tuo primogenito, è ovvio che qualunque cosa la paragoni a quello. Per me questo aspetto è stato particolarmente difficile da gestire, perchè come accennavo il Ric era veramente un bambino fuori dal comune per maturità, ed a paragone il Nin sembrava un po'.. come dire... un po' troppo patatone.
Invece naturalmente non è così, è solo un bambino diverso, che privilegia diciamo nella crescita aspetti diversi rispetto a suo fratello. Ric appariva maturo ed intelligentissimo, il Nin è più bravo nei rapporti, è più solare e canterino. E' anche più intraprendente rispetto al Ric, si butta di più, fa amicizia più facilmente (non che Ric sia timido...... beh, però forse un pochino si).
La cosa difficile quando sono due è incoraggiarli adeguatamente, perchè molto probabilmene richiedono incoraggiamenti di tipo diverso.... e li diventa un po' un casino.
Ad esempio, il Ric è dispettoso, il Nin è un po' frigna.
Quando Ric fa un dispetto al Nin - anche innocente senza fargli male - il Nin si mette subito a gridare come se lo stessero scannando. Lì io idealmente dovrei insegnare ad uno a non rompere i maroni e all'altro a non frignare, ma se dico "Ric piantala di fare i dispetti" il Nin ne ricava l'insegnamento che frignare paga; se dico al Nin "piantala di frignare" il Ric ne ricava l'insegnamento che fare i dispetti è giusto. Quindi li devo riprendere entrambi, nello stesso momento, ma per motivi diversi, il che non solo non è agevole, non solo richiede il doppio del tempo (con conseguente calo di attenzione) ma viene anche difficilmente recepito.
E questo, ahimè, vale ancora oggi.......
Ma al di la di questo, non tornerei mai indietro, e non mi sono mai pentita della mia scelta.
Anche perchè, per chi se lo stesse chiedendo, si: mi è andata di lusso anche la seconda volta, il Nin come suo fratello ha dormito come un ghiro e mangiato come un lupo fin da subito e senza problemi, il che è un bell'aiuto. Sono una mamma molto fortunata.

giovedì 5 novembre 2015
TIENIMI VICINO MAMMA
Questo post partecipa all' #tienimivicinomamma delle #Stormoms
Quando nacque il mio primo figlio io ero giovane.
Oddio, non giovanissima, ma giovane diciamo per la media attuale.
Anche se non ero completamente priva di esperienza, comunque sentivo che l'esperienza che stavo per/ stavo vivendo era qualcosa di completamente diverso ed "altro" da qualsiasi altra cosa io avessi sperimentato fino a quel momento.
Non vedevo l'ora di tenere in braccio il mio bimbo, ero un po' intimorita dall'enormità del compito ma confidavo che il mio istinto mi sarebbe venuto in aiuto.
In ospedale io come tutte non vedevamo l'ora che ci portassero i bambini per coccolarli, abbracciarli, riscaldarli, nutrirli, annusarli, solleticarli.. arli... arli... arli.... ma c'era un'infermiera della nursery che mirava a impedircelo.
"Non dovete prenderli in braccio" - ci diceva perentoria - "dovete lasciarli dormire nella loro culla perché poi si abituano e vogliono stare in braccio anche di notte"
Noi ci guardavamo stranite, ma in camera eravamo tutte primipare e dopo tutto il terrorismo psicologico che nei 9 precedenti mesi avevamo subito circa le notti brave dei neonati che scambiano il giorno per la notte, capite....... ci adeguavamo alle istruzioni.
Per fortuna la permanenza in ospedale dura solo pochi giorni.
Non ci ho messo molto, una volta tornata a casa, a capire l'assurdità della pretesa di quell'infermiera.
Un bambino ha estremo bisogno di contatto di pelle-a-pelle, di calore, di sentire un cuore che batte.
Un bambino non ha bisogno di imparare a stare buono nel suo letto.... o quantomeno non nelle prime 48 ore della sua vita! Un bambino ha bisogno di imparare che è amato. E' questa la cosa più importante che insegnamo loro in quelle meravigliose prime settimane con noi.
Li stringiamo (delicatamente...) li guardiamo negli occhi e ci lasciamo guardare, conoscere, annusare. Li accarezziamo e ci godiamo beatamente tutte le loro smorfiette, bausciatine, ciucciatine di guancia e collo, e così costruiamo insieme a loro un castello meraviglioso fatto di tutte le nostre emozioni, che saranno la base, il pilastro, le fondamenta di tutto il nostro futuro.
Così al diavolo l'infermiera Rottermehier, ho adottato il metodo opposto - e col secondo figlio probabilmente l'ho adottato in maniera anche più massiccia! Il mio bel topino era sempre con me, andavamo a spasso col marsupio anche per ore e ore, fino a quando la mia schiena ha retto.... ci siamo fatti delle fantastiche dormite sul divano, con lui spalmato completamente addosso a me, bocca aperta e bolla al naso tipo cartoni giapponesi che non ci avrebbero svegliati nemmeno le bombe (e questa abitudine il furbetto l'ha mantenuta in età più avanzata col papà... pisolini pomeridiani della durata di un sonno notturno... #tienimivicinopapà!!!)... ho sempre accolto i figlioli nel lettone di buon grado secondo necessità dopo un brutto sogno, durante un temporale o semplicemente quando nel lettino comparivano delle spine tremende che proprio no no no non si riusciva ad addormentarsi con quel fastidio improvviso che spuntava dal materasso.. dai mamma... lettone, posso??? Ma certo che puoi, al diavolo tutto. I cartoni non si guardavano se non abbracciati sul divano, la nanna non si faceva se non dopo una sana sessione di coccole e lettura, il sole non si prendeva se non di schiena abbandonati sulla mamma (che infatti aveva sempre la pancia bianca...)
Ho cominciato a fregarmene di chi diceva che "li viziavo troppo", perché i vizi secondo me, quelli davvero dannosi, sono altri. Sono il dire di si a tutto, il comprare tutto quello che chiedono, il non porre regole. Non sono certo gli abbracci le carezze le coccole. Tenerli il più possibile con se non è un vizio è una meravigliosa esperienza che aiuta a crescere, e non solo i figlioli....
Il mio motto da allora è stato "io intanto lo vizio, poi casomai quando cresce i vizi li toglieremo"
E così è stato davvero e non posso spiegarvi quanto sono stata felice di aver capito questa cosa nonostante i tanti pareri contrari.
A quella infermiera, se la incontrassi oggi, vorrei dire....... mia cara, cambia lavoro. sono sicura che sei una persona bravissima e degnissima, ma cambia lavoro perché tu derubi le mamme dei primi momenti di magia insieme ai loro bambini. Tu purtroppo credi di fare il bene, ma non lo fai, tu privi dei neonati del contatto di cui hanno bisogno e le mamme della gioia infinita di tenere vicino il proprio bimbo non solo nei momenti di necessità (tipo allattamento) ma anche quando non serve, quando lo si fa solo perché è bello.
I miei figli ad oggi sono/sono stati entrambi dei coccoloni.
Oddio il Ric ormai ha 15 anni, quindi il termine "coccolone" va preso con le pinze.... ma lo è stato di sicuro a lungo. Il Nin non vi sto a dire, un idillio continuo di baci abbracci e carezze e paroline dolci.
E io penso che arriverà un giorno in cui dovremo lanciare l' #tienimivicinofigliomio e in quel momento, magari i ricordi felici che abbiamo costruito con loro tenendoli vicini riaffioreranno e renderanno la vita più bella e piacevole e gioiosa e serena.
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