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martedì 28 febbraio 2017

E VENNE IL GIORNO - #EQUIVOCI

E venne il giorno.


Il giorno in cui il ragazzo andò da sua madre e le fece la richiesta che, probabilmente, tutte le madri temono in cuor loro anche se assumono l'aria delle donne emancipate e delle mamme progressiste. Un #equivoco comune: progressista e indifferente non sono sinonimi.
Era un bel giorno di primavera inoltrata, con un cielo terso e un'aria frizzantina di quelle che scherzando si dice che "conservano". Le finestre della camera erano spalancate, e probabilmente fu un bene perché alla madre in questione fu molto utile poter respirare a pieni polmoni quell'aria fresca e corroborante.
La domanda arrivò a bruciapelo, senza preavviso, come capita sempre in quelle circostanze. Avrebbe dovuto esserci abituata ormai, perché da “mamma ma le femmine hanno il pisello?” a “ma cos’è un vibratore?” aveva negli anni sviscerato tutti i più scottanti temi psicofisici possibili e immaginabili, e sempre in modalità fulmine a ciel sereno.
- Mamma, volevo chiederti, ho detto a Sabrina di fermarsi a dormire qui stanotte, per te va bene vero?
Come avrebbe detto il Maestro Shifu: SCADUSC. 
16 anni di vita scorsero in un istante davanti agli occhi di quella povera mamma allibita.
Dal momento in cui aveva avvertito le prime avvisaglie di quello che si sarebbe rivelato un lungo e doloroso travaglio, peraltro senza buon esito, fino alla sera precedente quando aveva rimboccato come al solito le coperte posando un bacio veloce e leggero sulla fronte del figlio addormentato, tutto si snodò impietoso ed implacabile davanti a lei. Un topolino coi boccoli biondi che piange per un'iniezione a tradimento. Un bambino con il kimono di judo e la sua cintura gialla annodata fieramente. Un capriccio per un passato di verdura che proprio non c'era verso di mangiare. I precoci ma fruttuosi tentativi con i lacci delle scarpe. Il viaggio in metropolitana verso l'iscrizione alla prima liceo. La partenza per la prima vacanza senza genitori. Un giovanotto volenteroso col suo fratellino appena nato in braccio. La decisione per un'improbabile acconciatura. Carnevale vestito da Assassin's Creed.
E ora questo. La morosa a dormire con lui. Insieme. Nel medesimo letto. Contemporaneamente. Il cervello le si chiuse subitaneamente, la madre ragionevole scomparve fagocitata  dalla pantera che difende i suoi cuccioli.
- No che non mi va bene! Come ti salta in mente?? Hai 16 anni accidenti, non sono cose che si fanno a 16 anni!
- Mamma...
- Mamma un fico secco... ma ti pare? Ma figuriamoci!
- Mamma...
- No smettila, non c'è verso, scordatelo! Oggi questo, e domani cosa mi chiederai? No e poi no, basta.
- Mamma...
- Finiscila ti ho detto di no!
- Mamma, mi avevi promesso che non sarebbe mai stato un problema.
Ecco, chiedo perdono per il turpiloquio ma... oh, cazzo!
Era vero. La madre si rese conto immediatamente che il ragazzo aveva ragione. Glie lo aveva promesso. Io non farò mai finta di non sapere. Non ti costringerò a mentire per non dirmi qualcosa che so già benissimo solo per salvaguardare le apparenze. Tu parlami. Spiegami. Dimmi. Non fare le cose di nascosto. Ti prometto che non sarà mai un problema. Eh, quanta saggezza. E quanta differenza tra la bella teoria e la fredda pratica.
- No no figliolo mio, questo è un #equivoco!! Io non ho mai detto che... cioè non intendevo... insomma....
- Si?
- Non è che.... insomma si, io ti avevo detto... però capisci.....
- Siii?
Odore di sconfitta. Si sedette sul letto del figlio guardandolo spassionatamente. Un metro e 70 di fisico sportivo, grandiosi occhi di un colore indefinibile tagliati chissà come leggermente a mandorla, mascella quadrata con un vago accenno di barba bionda, bicipiti esplosivi e un'aria di prefigurazione sul viso che le fece venire la tremarella. Uno dei più grandi amori della sua vita.
- Niente. Hai ragione porca miseria. Te lo avevo promesso, vero?
- Eh già!
- Daccordo allora. Ma ehi! Criterio, ci siamo capiti?
- Certo mamma, grazie.
Tutto qui. Uno dei momenti più catartici della sua intera esistenza e si concludeva così, un sorriso e un bacetto veloce e poi via verso nuove mirabolanti avventure in un turbinio di jeans, magliette con disegni di strana foggia, riccioli biondi e profumo di ormoni.
Ci deve essere stato un grave #equivoco amore mio. Io non ti ho mai dato il permesso di CRESCERE!

Questo post partecipa al progetto #aedidigitali per il tema #equivoci




martedì 14 febbraio 2017

CRONACA DI UN WEEKEND ANNUNCIATO

Vabbè che vi devo dire.
Alla fine non mi sono mica dimessa.
Come dice mio marito, la carogna mi passa abbastanza in fretta, faccio fuoco e fiamme per un po' ma l'eruzione finisce sempre piuttosto velocemente. Fino alla prossima, ovviamente.


Sabato siamo stati a Roma per Italia-Irlanda del #6Nazioni di rugby.
Che dire, il rugby è sempre una gran festa. Siamo partiti in 16 dalla Stazione Centrale all'indecentissimo orario delle 7.15 del mattino per arrivare poco dopo le 10. Entrando in stazione, ci accoglie questo cartello:




e già li capisci che sarà un bel weekend. I ragazzi rigorosamente in divisa e i genitori - o la maggior parte -  con la felpa della società, abbiamo invaso la capitale insieme a altre decine di migliaia di tifosi,  chi in maglia verde e cappello da leprechaun, chi nei colori delle proprie squadre. Alcuni tifosi irlandesi erano travestiti da San Patrizio, coi cappelli da vescovo in testa e il mantello verde trifoglio, e facevano abbastanza ridere :-)


Ci siamo concessi un lauto pasto a base di arancini di riso, pizze, focacce e birra in un posticino vicino allo stadio Flaminio e poi siamo partiti a piedi alla volta dell'Olimpico. Come, che strada abbiamo fatto? E che ne so... abbiamo seguito la folla!!! I bambini (pardon, gli atleti) erano piuttosto sovreccitati, ma comunque sportivamente abbiamo comprato una sciarpa anche coi colori degli avversasri.





SUL VISO LA BANDIERA ITALIANA
E IL SIMBOLO DELL'IRLANDA
Allo stadio è stato un vero dramma. Gli irlandesi ci hanno rifilato una batosta di quelle storiche, la partita non è stata nemmeno malvagia fino a un certo punto, diciamo che segnavano praticamente solo loro ma almeno glie la facevamo sudare, la meta.... ma a una ventina di minuti dalla fine i nostri ragazzi in azzurro sono defunti. O per stanchezza o per depressione, hanno completamente perso qualunque tipo di mordente. E' finita 10-63. Una débâcle! Questo non ha impedito comunque ai nostri prodi Lupetti di ingaggiare battaglia a suon di passaggi con un gruppo di tifosi irlandesi che hanno scaturito un pallone da rugby da non so dove proprio all'uscita dello stadio,  dimostrando così se ce ne fosse bisogno che le tifoserie avversarie non sono il nemico e che il rugby è uno sport (bestiale) giocato da gentiluomini.
Il giorno successivo ci siamo concessi quattro passi in città in attesa dell'ora di ripartire per le nebbie della bassa padana, passando da Piazza di Spagna, Fontana di Trevi, Fori, Colosseo. E un giro in via Condotti, in un orario in cui i negozi erano ancora tutti chiusi ma tanto anche se fossero stati aperti non sarebbe cambiato un bel niente.

Il discorso qui si complica, perché a un certo punto siamo entrati in un negozio di cianfrusaglieria varia, di quelli che vendono piccoli complementi per il bagno, la cucina ecc... tutti belli colorati e di design. C'erano in esposizione degli occhiali pre-graduati come quelli che si trovano in farmacia, e ne ho inforcati un paio per provarli soltanto perché erano carini. Avevo in mano una scatolina di un acquisto che avevo appena effettuato, e mi sono accorta che... ecco. Come posso dire. Le scritte sulla scatolina erano molto piccoline e.... con gli occhiali le leggevo perfettamente. Senza, un fico secco. E così... che devo dirvi. Li ho comprati. Perché esiste una gran differenza tra essere giovanili ed essere giovani.


lunedì 5 settembre 2016

RIENTRO!

... ed eccoci.
Ben ritrovati a tutti.
Passate bene le ferie? Divertiti? Rilassati? ... Ingrassati?


Noi bene, dai!
Nonostante le perplessità della vigilia, non è andata male.
Come i più sanno siamo rimasti a casina causa grave caso di esami di riparazione occorso al Ric (fatti venerdì, scrutini oggi, esiti domani) ma devo dire che ci siamo divertiti.
Una coppia di amici, con figli amici del Nin, erano anche loro a casa quindi abbiamo fatto parecchia comunella. Sono due ragazzi un po' più giovani di noi, molto easy, del tipo:


Ehi Puff, ma tu hai voglia di cucinare stasera?
No, io no, tu?
Nemmeno. Aperitivo?
Andata!



La quantità di birra e spriz che mi sono calata in corpo negli ultimi 15 gg è francamente imbarazzante, infatti sono già a dieta detox da oggi... una bella mela rossa mi sta guardando accusatoria dalla scrivania... mangiami, ubriacona! mi sta dicendo.
La giornata tipo comprendeva sveglia con comodo, passeggiata col GG la mattina mentre i ragazzi facevano i compiti, pranzo, film post prandiale (o puntate di serie TV da Netflix, abbiamo iniziato Vikings... fiiiigo), cortile verso le 17 e a seguire serata-aperitivo o pizza o concerto, o simili. Oh insomma dopotutto ero in ferie no? Se fossi stata in villaggio avrei fatto pure meno di così per cui che nessuno provi a farmi sentire in colpa per l'accumulo di polvere o l'esplosività della cesta dei panni da lavare!


Ric ha gestito ultimamente le cose abbastanza bene.
Ha studiato direi con più impegno (la proporzione diretta tra l'approssimarsi della data e lo stringersi del cu...), ha avuto più cura in casa, ha persino passato l'aspirapolvere in cameretta senza farselo dire, ha tenuto relativamente in ordine. Ha accettato senza colpo ferire la mia proposta di una tabella di compiti settimanali condivisi da svolgere (per lui e per il Nin anche, la tabella ve la posto prossimamente). Ha fatto quel che gli veniva chiesto senza protestare troppo e non ha battuto ciglio quando gli ho detto che andavamo al mare lo scorso we... il primo we dopo gli esami nonchè unico prima dell'inizio della scuola... pensavo che per portarlo via avrei dovuto legarlo sul tetto dell'auto.. invece non ha fatto una piega.
Purtroppo ha ancora delle difficoltà a gestire il rapporto con suo fratello... perchè lo considera un perfetto idiota :-( Il Nin, ormai lo sapete, non è il più maturo dei bambini, e il Ric, forte del fatto che invece lui lo è stato, lo tormenta di continuo... e non riesco a passargli il concetto che urlargli in testa "pirla svegliati" non è il modo di aiutarlo a venir fuori.... Ma insomma, ci stiamo lavorando. Una cosa per volta.


Il we di mare è andato bene, c'è stato tempo bello e ce lo siamo goduto, anche se solo per due giorni. Meglio di niente. Naturalmente ho un sacchetto di conchiglie nuovo di zecca che aspetta di essere sterilizzato... e una stitica abbronzatura acchiappata a rischio ustione perché diamine, il poco tempo a disposizione andava sfruttato a più non posso.....


Questa settimana ricominceremo una vita normale... il Ric inizia la scuola l'8 e lo stesso giorno riprendono gli allenamenti di Rugby. Le elementari cominciano lunedì prossimo. Stiamo valutando, col Ric, un cambio di attività (previa promozione): vuole smettere Judo di cui si è stufato, e darsi all' MMA. Madonna che ansia. Comunque la pratica di sport a livello agonistico da crediti scolastici per la maturità quindi speriamo di trovare una palestra comoda dove facciano qualche gara. Il Nin invece sempre fedele alla tradizione, rugby e circo.


Io sono bella in carne, florida per il buon cibo, il buon bere ed il tanto dormire, e ora iniziano davvero le dolentissime note.

Che ve lo dico a fare.

mercoledì 3 agosto 2016

22 LUGLIO - 3 AGOSTO.

I giorni sono venuti e andati, o quasi,  e mi sembra il caso di prendere coscienza della cosa.


Si, sono ufficialmente la madre orgogliosa di un adolescente di 16 anni e un bambino di 9.


Ric li ha compiuti qualche giorno fa, ha avuto come Vedetta sa bene il suo regalo :-) e pure la sua festa di compleanno. Li abbiamo accompagnati, lui ed alcuni amici, a un aperitivo in un locale vicino a casa (ma non tanto vicino da andarci a piedi), poi sono venuti a casa e in 5 incluso il festeggiato hanno dormito da noi. Ormai è uso, e devo dire che non mi dispiace. Durante queste feste succede un po' di tutto, anche che una madre con la passione degli uomini in kilt si trovi con un figlio in gonna (!!!). Diciamo che essendo in casa è un po' l'occasione per mollare gli ormeggi. Svegli fino a tutte le ore, non voglio nemmeno provare a cominciare a immaginare quali peccaminosi segreti si consumino dietro la porta della sala. Un po' come avere Peyton Place dentro casa, per dire.
Ehm no, mettete giù il telefono, non serve chiamare i servizi sociali. Sto scherzando :-)
So perfettamente cosa accade: ridono, scherzano, bevono una birra o due e guardano film di paura,
che in ogni tempo e luogo resta una valida scusa per abbracciare una ragazza che non ti competerebbe, con la scusa di proteggerla dai morti viventi e dalle maligne dame nere. Qualche lamentela dai vicini, qualche scusa di circostanza, ma sempre pensando "ehhhh che sarà mai, mica festeggia tutte le sere, esagerati!" e la giornata passa. 16 anni compiuti. Che impressione.


Il Nin in compenso, lui beh.... normalmente non lo tiro giù dal letto manco con le cannonate, ma stamattina 6.30 era già sveglio. E' pronta la colazione mamma? Ho fame!!! Certamente il fatto che normalmente noi ci si scambi i regali durante la colazione non ha avuto il minimo peso in questo suo improvviso attacco di appetito fulminante mattutino! Beh, l'ho fatto penare un po'... ma alla fine ha avuto la sua colazione ed anche i suoi pacchetti, ed è stato ovviamente molto contento. Ha schifato il bombolone alla crema in cui era infilata la candelina di rappresentanza (le brioches mamma non sono fatte per essere mangiate a colazione!!! Convinto lui...) e ha ricominciato tutto daccapo, colazione e regali, dopo nemmeno un'ora, arrivato a casa di mia mamma.


E pensare che ci sono persone a cui i compleanni non piacciono!!!!

venerdì 29 luglio 2016

E ANCHE QUESTA E' FATTA


Ecco il pancino nuovo di Ric
direttamente dal profilo Istagram
del tatuatore





E questo è il mio Micio,
tutti i mici che sono uno
(con le iniziali L Q B A sotto la coda)


Molto contenti entrambi, io di aver completato la decorazione corporea con la fetta pelosa della famiglia e - incidentalmente - di aver passato un pomeriggio rilassato, tranquillo, scherzoso, allegro e gratificante con mio figlio, per una volta tanto.


Lui orgogliosissimo della sua scritta, di come è venuta, di quanto è figa (!) di aver gestito il dolore, che per lui è stato davvero tanto, talmente bene da aver consentito ad un attonito tatuatore di finire un lavoro da tre ore in metà del tempo. "Oh ma sei una roccia, non ho mai visto una roba del genere in vita mia!" continuava a dirgli, complice secondo me anche il fatto che essendo Ric un ragazzino probabilmente il tatuatore era partito con aspettative di frignate e continue interruzioni.


Insomma. Devo dirvelo?
Tutti e due stiamo già pensando al prossimo :-D





venerdì 15 luglio 2016

EH OGNI TANTO MI PIGLIA COSI'

Eggià.
Per me scrivere è sempre stata fonte di incommensurabile salvezza.
Quando ero ragazzina avevo dei quadernetti per i pensieri e le piccole poesie che mi venivano in mente, o anche per le frasi che leggevo in giro e trovavo in qualche modo congruenti con la mia vita.
In seguito, le Smemoranda la fecero da padrone per anni.
Poi, dopo un periodo "buio" - intendo senza scrivere - apporodai a Splinder, e quando Splinder defunse, a Blogger.


Scrivere è anche un hobby per me, non solo una necessità.
Anni fa sviluppai la passione di riscrivere cose già trite e ritrite cambiandone il punto di vista. Cominciai in grande, modificando i Vangeli (!), poi soprattutto favole. In seguito cominciai a aggiungere pezzi a libri che mi erano piaciuti. Oggi mi diletto anche di serie televisive famose :-)


Tutto questo per dire che si, sono attualmente in quella fase lì... e perciò sto scrivendo alcune personalissime reinterpretazioni.


Un paio le ho pubblicate, qualcos'altro magari verrà.
Non lo faccio per autocompiacimento o per ricevere complimenti a tutti i costi.
Anzi, se vi fanno schifo e me lo dite, almeno aggiusto il tiro :-D


Le pubblico essenzialmente per essere sicura di averle tutte in un unico posto, in attesa che questo diventi il genere letterario più di moda di tutti i tempi e io possa rispolverare quegli scritti e diventare finalmente ricca e famosa.











venerdì 1 luglio 2016

DI HIGHLANDS E FUTURI VIAGGI

Dritta al seguito della mia infatuazione per la saga di Outlander, viene la mia rinnovata passione per le Highlands. Rinnovata perchè la Scozia è il mio sogno da sempre, anche se era stato incassettato.
Ora ho deciso di programmare un viaggio per la prossima (tarda) primavera, un tour di quelli con tutti i sacrissimi crismi, che mi porti in almeno una decina di giorni a visitare la Scozia in lungo e in largo. Angolo di te stessa :-)  amica viaggiatrice, non dubitare che ti chiederò qualche dritta...

La Scozia è, in parte, incontaminata e selvaggia.




Vanta alcune delle più belle città d'Europa, Edimburgo e Glasgow, e molti straordinari castelli
In rappresentanza ecco Castel Fraser :-)



E per una nerd senza speranza come me ha anche attrattive legate ad altre mie passioni, come per esempio il "vero" treno per Hogwarts, come vedete qui sotto, nei dintorni della cittadina di Glenfinnan - dove pare peraltro che l'antico cimitero abbia ospiti dai nomi sospettosamente simili a quelli che la zia JK ha utilizzato per i suoi romanzi.



La Scozia, non chiedetemi perchè, è per me sempre stato sinonimo di libertà, aria, spazio infinito, bellezza selvaggia e - vi sembrerà strano - punto di contatto con la Natura e col Divino.

Finanche la musica celtica, anche se l'ascolto nel salotto di casa, mi trasporta immediatamente in una sorta di dimensione altra dove ghirlande di fiori si posano sui miei capelli e campanelli tintinnano alle mie caviglie, mentre danzo dentro un cerchio di pietre per onorare la Vergine, la Madre e l'Anziana.



E non è che io ne conosca la storia, anzi.
Ne so poco e nulla. E peraltro dubito che i Clan fossero quel meraviglioso luogo di lealtà e coraggio e che la ribellione Giacobita quel disinteressato anelito di libertà che le mie recenti letture vorrebbero in qualche modo presentare Tuttavia una sosta al campo di battaglia di Culloden non potrà mancare, perchè comunque chi combatte per il diritto all'autodeterminazione va onorato.

E' più, non so, una cosa di pelle.
Come se sentissi che in qualche modo quella terra mi appartiene... o meglio, io a lei.

Chissà forse in un'altra vita ero la moglie di un laird.
Spiegherebbe perchè ho sposato un uomo che il 100% delle persone che incontriamo fuori dall'Italia scambia per scozzese :-)

lunedì 13 giugno 2016

FORUM ARENA ESTIVA, 12-06-2016

Have you had your dinner tonight?
IS-ANYBODY-HUNGRYYYY?  (cit.)

Ebbene, si.

Ieri sera all'arena estiva del forum di assago è andata in scena (di nuovo) la mia gioventù. E poichè la fortuna arride a chi sa attendere, sottopalco a guardare Simon, John, Nick Roger e Dom c'ero anche io.

I Duran Duran a Milano, li attendevo dal 1984!


Che dire signore e signori?
La perfezione. La bellezza. L'emozione. I ricordi.
Io mi aspettavo qualcosa di meno coinvolgente rispetto al concerto degli Spands dello scorso anno, perchè i Duran hanno continuato a suonare insieme anche dopo che io ho smesso di ascoltarli quindi hanno un sacco di repertorio nuovo che io non conosco (mentre gli Spandau no) ma mi sbagliavo.. oooohhhhh se mi sbagliavo!

Primo brano, Paper Gods, quello che da il titolo al tour. OK è nuovo, ma è bello, ci sta. Poi... secondo brano, Wild Boys. L'inno di una generazione. Il canto di ribellione degli anni '80. Scenografia rossa demoniaca e lingue di fuoco sul palco. Come non ricordare Simon che canta attaccato alle pale di un mulino? Wild boys always shine!

E poi via, un'alternanza di nuovo e vecchio, incalzante, rockeggiante, senza una sbavatura nella voce, pulito, autoritario.  Grande spettacolo oltre che musica e splendida voce, giochi di luci, continui e stroboscopici, del tipo "oramivieneunacrisiconvulsiva", video... insomma un allestimento scenico curato e accattivante.

Simon e John hanno giocato tra loro spesso, avvicinandosi per cantare testa a testa, a beneficio delle fan in delirio, chiacchierando tra loro fuori onda, arrivando finanche a scambiarsi un bacio sul palco, ridendo, come se non fosse programmato...

Anche ieri sera si sono visti chiaramente i 30 anni di mestiere che i ragazzi di Birmingham hanno alle spalle. Simon è maestro sul palco, mischia spontaneità e teatro, si concede e si ritrae, guarda il pubblico con uno sguardo truccato un po' da matto, a voler essere completamente onesti, ma magnetico, ipnotico come non mai. Lui, John e Dom Brown (il nuovo chitarrista) saltano ballano ammiccano ed in una parola, stregano completametne tutto il pubblico. Uomini compresi.
Non dovrei stupirmi, no?




Salutano il pubblico non senza aver reso tributo ad uno dei loro ispiratori, David Bowie, e tornano per il bis, le due canzoni che tutti aspettavamo, Rio e Save a Prayer. Magia.



Insomma ero andata emozionata ma temendo una piccola delusione, sono tornata scatenata ed esaltata come una quattordicenne in crisi ormonale.

Con me la solita amica Sa., la compagna degli anni dell'adolescenza in cui si piangeva davanti alle foto di un Simon molto più biondo e un John molto meno rugoso...  oddio, lei piangeva, io in tutta sincerità la guardavo stranita chiedendomi cosa diavolo avesse... :-) Lei che Sposerò Simon Le Bon tutta la vita, lei che "non poteva salutarmi, non può fare preferenze dal palco, però adesso mi sta messaggiando, mi ha riconosciuta"

So please please tell me now, is thre something I should know?
Certamente che c'è: la prossima data italiana quando sarà?


giovedì 9 giugno 2016

DI INGLESE (PURTROPPO NON) MACCHERONICO

Perché io sono una purista, mica no.

Con la mia ex collega che parlava inglese con l'accento californiano (aveva un marito di quelle parti) erano lotte continue... Ehh ma come sei British... Nooo se tu che sei troppo american non ti si può sentire....  io dicevo "that's correct" con una tale perfezione stilistica che mi appariva il fantasma di una tazza di Breakfast Tea al latte in mano ogni volta,  lei diceva "allright" strascicando la r che diventava una parola di 10 sillabe. Io dicevo "brilliant" lei diceva "cool".  Io avevo passato anni a studiare la perfetta fonetica, lei aveva imparato sulla spiaggia di Santa Cruz di California.

Che detto così.... come dire, meglio lei....

Comunque il mio fanatismo per la bella pronuncia londinese mi deriva dall' aver avuto una prof di inglese molto speciale, che purtroppo non è più tra noi da molti anni (qui) e dall'aver passato molto tempo in Inghilterra, a studiare e...altro...

Avevo sempre considerato gli insegnamenti della prof come sacri e inviolabili.

Poi trovo questo:

 
E ricordo che sui libri di scuola media del Ric, tutti i verbi avevano magicamente perso il loro sacrosantissimo "to".  La prima volta che mio figlio mi ha chiesto una mano con il paradigma del "verbo see" volevo volarlo giù dal quinto piano. Dell'ignorante, gli ho dato, poveretto. Invece ho dovuto arrendermi all'evidenza. Chissà se in Inghilterra hanno una accademia della crusca.
 
 
E niente, la mia povera Corinna l'abbiamo ammazzata una seconda volta.
 


martedì 7 giugno 2016

DI GIOVENTU'

Magari non si direbbe, ma io ho avuto genitori piuttosto severi.

Venivo controllata a vista in ogni cosa, fino ad un'età che considero piuttosto avanzata:  i primi anni di università. Mio padre aveva il mio orario delle lezioni stampato e appeso in cucina e ogni volta che entravo o uscivo controllava che gli orari fossero compatibili. Una volta gli ho cacciato palle per saltare le lezioni e accompagnare un amico inglese in aeorporto, tornava a casa. Lui se n'è accorto e gli ho spiegato ben benino cosa pensavo del suo tentacolare controllo, a 20 anni. Ci è rimasto malissimo - perchè probabilmente non è riuscito a darmi torto - e li deve aver capito che era ora di mollare il colpo.

Ogni cosa, finchè ero piccola, era sempre "troppo da grandi". Anche le cose più assurde o banali.
Il nero? E' un colore da grandi. Ho avuto il mio primo capo di vestiario nero (un cappotto, che era di gran moda) tipo in seconda media. E lo chiamavamo blu scuro.
Gli orecchini? Sono accessori da grandi. Non avevo il buco e mettevo di nascosto quelli con la clip quando uscivo con le amiche. Il buco è arrivato a 15 anni.
Truccarsi? non ne parliamo. Sono andata avanti a farlo fuori casa fin penso alle superiori avanzate. E se mi truccavo per uscire il sabato pomeriggio, dovevo passare il vaglio di mio padre.
Non parliamo dei vari permessi di fare cose fuori casa. A  8 anni ero troppo piccola per scendere in cortile a giocare da sola, a 12 per andare in giro in bici, a 15 per andare a ballare il sabato pomeriggio, a 17 per uscire la sera.
Ma anche arrabbiarsi era da grandi, io che ero piccola non potevo permettermi la rabbia. Una sera, avrò avuto 15 anni, dopo un controllo dal dentista sono tornata tutta contenta di non avere nemmeno una carie, e mio padre mi ha risposto "ci mancherebbe, alla tua età". Non ero abbastanza cresciuta nemmeno per ammalarmi. Li credo di aver sbroccato di brutto.

Una fatica immensa, peraltro, per manenere uno straccio di vita sociale senza sembrare una sfigata di proporzioni bibliche e senza farmi beccare dai miei a fare cose proibite. Cosa che per dirla tutta non mi riusciva proprio sempre sempre.

E dire che non ero nemmeno una scapestrata scavezzacollo senza buon senso.
Per fortuna sono una discreta bugiarda ;-) ma chi può dire se sia indole o necessità...

Ora che sono madre mi interrogo.
Io prendevo sempre ad esempio i miei amici, quando ricevevo un no come risposta, chiedendo ma se loro lo fanno perchè io non posso? Dopotutto uscivo con gente della mia età, quindi secondo il mio punto di vista avremmo dovuto essere tutti uguali. Mia madre invariabilmente mi rispondeva che a lei quello che facevano gli altri non interessava, potevano fare quel che gli pareva, lei era mia madre non la loro.

Giusto, per carità.

Però io dico, non viviamo in cima al monte Everest. Siamo animali sociali, viviamo in branco cazzo. Io mi confronto con le altre mamme. Qualche anno fa quando i ragazzi dell'età del Ric hanno cominciato a crescere, era tutto uno scambio di idee e opinioni. I ragazzi vogliono andare all'oratorio sabato sera, che dite? Li lasciamo? Fino a che ora? Le 21.30? Le 22? Beh dai basta che tornino tutti insieme.... Insomma avevamo una piattaforma comune, ci davamo manforte a vicenda, se uno dei figlioli era in odore di raccontare cose strane, magari anche solo perchè non aveva ben chiaro un certo progrmama o progetto, ci si sentiva e si mettevano le informazioni in comune.

A me sembra giusto così.
Certo, finisce che perdi un po' di autorità, perchè far accettare un "no, ho detto di no e non torno sulla mia decisione" è infinitamente più produttivo da un punto di vista puramente disciplinare di "fammici pensare, sento le altre e poi decidiamo".

Però lo trovo comunque più ragionevole di: tu torni alle 23 e se tutti gli altri tornano alle 23.30 non mi interessa, ho detto che tu torni alle 23... quando questo significa fare 500 metri in un vicolo buio e semideserto da sola, ogni sera d'estate che dio manda in terra, coi prati da un lato da cui provengono peraltro rumori di animaletti selvatici che magari di giorno sono pure carini ma col buio francamente uno preferirebbe non incontrare.







Perchè dico tutto ciò?
Beh sto "ripassando" i Duran Duran in vista del concerto a Milano domenica 12 giugno, ed ero in modalità anni 80 :-D

lunedì 9 maggio 2016

80 E NON SENTIRLI...

... proprio nel senso che l'udito ormai... come dire....

Beh, questo sabato abbiamo festeggiato gli 80 anni di mio papà.
Mia mamma con la sua consueta energia e dose di ottimismo (meglio festeggiare questa volta perchè tra due anni alle nozze d'oro chissà tuo padre come ci arriva...) ha organizzato un evento in piena regola. Invitato gli amici ed i parenti più intimi, prenotato UN INTERO agriturismo, gestito catering, disposizione stanze, aperitivo, cena colazione della mattina dopo, insomma da fare invidia ai migliori professionisti del settore.

Ha fatto tutto da sola, gli inviti, i cartoncini di benvenuto in ogni camera, personalizzati a seconda di chi l'avrebbe ordinata, i segnaposti con una frase a tema "il tempo che passa" diversa per ogni commensale, e un regalino da portare a casa, i menù da mettere sui tavoli, tutti con fotografie e frasi adatte al festeggiamento.
Ci ha lavorato per due mesi, più o meno.
Per questo motivo quando venerdì pomeriggio ci siamo sentite e mi ha rivolto la consueta domanda... i ragazzi tutto bene?? Io ho risposto "si si!!" senza esitare, tacendo il fatto che Ric aveva il mal di stomaco e il Nin era tornato da scuola con la febbre a trentotto e passa. Miracolosamente sabato mattina stavano tutti bene.

La location era una dimora di charme in mezzo alle risaie novaresi, la Torre dei Canonici che vi consiglio caldamente in caso voleste passare un we romantico o rilassante con o senza figlioli al seguito.






Prima reazione del Ric: Quanto costa una notte qui?? Ci devo tornare con M.
Ah! Essere giovani e sentire il morso pungente dell'amore! (cit.)

Gli ospiti sono arrivati dalle 17 in avanti, c'erano i più vecchi e cari amici dei miei che conosco da quando sono nata, i miei tre "finti cugini": uno da solo, uno con la famiglia, uno con il suo compagno, c'eravamo noi ed i miei suoceri.
E' stato bello ritrovarli tutti, specie gli amici dei miei genitori che non vedevo da molto tempo e l'ultima occasione era tutto meno che lieta. Li ho trovati tutti bene, tutti ovviamente un po' invecchiati ma sorridenti e in vena di festeggiare come li ricordo fin da quando erano solo i tempi ad essere vecchi.

L'unica differenza percepibile oltre all'incanutirsi delle chiome è stato il livello di decibel. La compagnia dei miei è sempre stata chiamata "la sporca dozzina", sei coppie ridanciane e affiatate che ho sempre pensato, se invece che 50-60-70 anni ne avessero avuti 20 o 30, ai loro bei tempi li avrebbero sbattuti fuori dai locali per il casino che facevano. Sabato sera, un po' che erano 6 su 12 (l'età ha raggiunto alcuni prima di altri) un po' che comunque ognuno ha la sua storia alle spalle e ultimamente piuttosto incasinata, non c'è stata la baraonda che mi aspettavo.


La serata, aperitivo e cena, sono stati comunque piacevolissime, chiacchiere e buon vino (!!) accompagnati da un po' di sottofondo fornito dal Ric, che avevo insistito portasse la chitarra e ha fatto, come di consueto, la figura del giovanotto intelligente maturo e talentuoso. Ho ricevuto un sacco di complimenti :-) anche perchè mia mamma ha fatto vedere a tutti coloro che desiderassero compiacerla i video delle sue ultime esibizioni acrobatiche...


Per quanto riguarda strettamente la Puff-famiglia strettamente detta, abbiamo approfittato per un po' di relax, e abbiamo anche approfittato per un passettino sulla via dell'autonomia del Nin, che dormiva in una doppia con suo fratello separata dalla nostra. Il GG ne ha approfittato, non dovendo guidare, per non contare fanaticamente i ml di vino che beve come fa di solito quando usciamo, ed in generale siamo stati un po' insieme tranquilli senza le consuete incombenze casalinghe di compiti, pasti da preparare, polveri da togliere.







Peccato sia finito subito!!!!!

lunedì 2 maggio 2016

martedì 12 aprile 2016

DI CORTILE

E' ufficialmente iniziato il periodo in cui passo una considerevole parte del mio tempo in cortile, luogo magico e meraviglioso dove si svolge anche contestualmente quasi tutta la mia attività sociale.

I bambini usciti da scuola quasi - no senza quasi - non si danno il tempo di salire in casa a posare la cartella: merenda al panettiere sotto il portico e zaino abbandonato sulla panchina. Spuntano palle di gommapiuma, biciclette, skateboard e monopattini (le MAMME salgono a prenderli.....) e via verso nuove avventure che non comprendano lo stare seduti 6 ore ad un banco dentro un'aula.

Ve lo immaginate l'energia residua, si? Quanto carburante da utilizzare?

Il Nin di solito contribuisce al pomeriggio con la palla di gommapiuma. Si gioca a rigori contro il muro del palazzo, o si fa la partitella se i bambini sono in numero sufficiente. La preoccupazione maggiore è far loro capire che no, una bici stravaccata per terra non è il massimo per segnare la porta, che se qualcuno ci casca sopra come minimo si cava un occhio. Quando nel gruppo iniziano a spuntare le ragazze, magari il calcio viene sostituito - su proposta di una di queste ultime - da palla prigioniera che voglio dire, fa molto più principessa.

Nel frattempo qualche temerario sfreccia cercando di calciare la palla coi roller ai piedi e procurandosi lividi e sbucciature di vario ordine e grado -  per la maggior parte sulle chiappe. Altri girano in bicicletta succhiando un ghiacciolo e facendo male entrambe le cose: la bici sbanda pericolosamente evitando di un soffio i poveri ignari bimbi più piccoli che caracollano in giro in precario equilibrio, e il ghiacciolo si spalma su mano, avambraccio, gomito, maglietta, pantaloni, alle volte persino capelli e scarpe. Una volta ho ripulito uno fin dentro le orecchie con una salvietta umidificata.

Le mamme chiacchierano sedute (alcune...) sulle panchine inframmezzando soavi richiami sul genere di "alloraaaa!! cosa stai facendo!!! Se vengo li ti mischio le ossa!!!!" a ricette di cucina e alle ultime notizie sui saldi di Privalia.

In cortile i bambini sono di tutti, come i giocattoli: tutte abbiamo la delega a sgridare se necessario e soprattutto tutte buttiamo un occhio a tutti i figli, nostri o meno, accorrendo in caso di rovinosa caduta con sbucciatura sanguinolenta, o in caso di rissa incipiente. Cose che mediamente capitano 4 volte ogni pomeriggio. Ciascuna.

Indicativamente sul farsi delle sette di sera, iniziamo cautamente a informare la prole che probabilmente, entro non troppo tempo, si verificherà la necessità di dirigersi verso casa. La risposta più gettonata in questo caso è "ma come di già?!?!?!?" perchè il tempo è notoriamente relativo e la lunghezza di 3 ore dipende da quale lato del cortile ti trovi.

La nota dolente è che ti trovi in casa, passate le sette, con un figlio sporco da buttare via, con ancora la lavatrice da fare e il bucato di ieri da piegare, e senza uno straccio di niente pronto per cena.

In sostanza, la primavera richiede una dose di organizzazione che va al di la delle mie possibilità.



martedì 5 aprile 2016

16 INSIDE AGAIN.

In giorno non meglio specificato del 1986
la (futura)Puff: mamma mamma!! settimana prossima c'è il concerto degli Spandau a San Siro! Posso andare eh eh? posso eh? posso?
la mamma: ma figuriamoci, li in mezzo a farti schiacciare ma non se ne parla nemmeno e poi chissà cosa succede con tutta quella gente che fuma e beve.....

Un altro giorno non meglio specificato del 1986
la (futura)Puff: mamma mamma!! settimana prossima c'è il concerto dei Duran a San Siro! Posso andare eh eh? posso eh? posso?
la mamma: ma figuriamoci, li in mezzo a farti schiacciare ma non se ne parla nemmeno e poi chissà cosa succede con tutta quella gente che fuma e beve.....

Altri giorni non meglio specificati tra il 1984 e il 1990
la (futura)Puff: mamma mamma!! settimana prossima c'è il concerto di XXX a San Siro! Posso andare eh eh? posso eh? posso?
la mamma: ma figuriamoci, li in mezzo a farti schiacciare ma non se ne parla nemmeno e poi chissà cosa succede con tutta quella gente che fuma e beve.....


Ma la ruota gira, oh yeah.

Ha iniziato a girare lo scorso anno, e a giugno completerà il suo giusto e doveroso percorso all' Arena Estiva di Assago. Perché le cose belle accadono a chi sa attendere, uno si siede sulla sponda del fiume ed attende soddisfazione, la speranza è l'ultima a morire, quando il gatto non c'è i topi ballano e aspetta e spera che poi si avvera. 


12-06-16

 
Bum!




giovedì 31 marzo 2016

30 MARZO

Qualche notte fa ho fatto un sogno.

Il GG ed io dovevamo uscire per una serata tipo aperitivo, festa, ricchi premi e cotillons con i suoi vecchi colleghi. Ad un certo punto il programma, e così M. una simpatica ex collega, mi propone di uscire io e lei per un sano pomeriggio di shopping. Accetto volentierissimo, e..... telefono alla collega S. per invitare anche lei. Così allegre e gaudenti, siamo andate tutte e tre insieme in giro per negozi come grandi amiche

Quando mi sono svegliata ho sperato per un attimo che fosse un sogno catartico tipo quelli del tornado della Spetti, ma niente.

Mi duole informarvi che la S. mi sta ancora sui coglioni uguale come prima.

Pace.








venerdì 11 marzo 2016

MEMORIE A LUNGO TERMINE

Io non so perchè, giuro che davvero non lo so, ma in questo periodo sto rimuginando parecchio sul passato.
Bella bazza.

Ieri c'è stata un'occasione da nulla, chiacchierando con una mia amica si parlava di mariti, lei si lamentava del suo che è poco collaborativo, e a mo' di giustificazione aggiungeva "si però preferisco comunque così di quelli coi segretucci che occultano il cellulare".

Ecco basta una cosa da poco come questa per riattivare i miei neuroni mnemonici i quali non sanno mai dove cazzo sta il mio dannato cellulare, ma quanto ad avvenimenti di 3-4-5-6 anni fa sono sul pezzo come il capitano Flint abbarbicato al cannone prima dell'abbordaggio della Urca. Sti stronzi.

E così mi sovvengono episodi e conversazioni che per quanto innegabilmetne appartenenti al passato, ancora allungano le loro ossute scheletriche maledettissime ombre verso il presente. E parlo di un presente connesso soprattutto con la mia testa, con quello che succede dentro (e non fuori) di me ogni qualvolta uno sprazzo di ricordo si fa strada fino all'avanguardia, superando la masnada di blocchi psichici che mi sono imposta al fine di trattenerli nelle retovie.

Tutte metafore guerrafondaie, oggi.
Interessante.

La prima cosa che sento montare è la rabbia, immagino perchè è la prima che ho soppresso a suo tempo, per fini pratici e strategici. Una rabbia che sento radicata e profonda, per aver permesso ad una persona esterna, a qualcun "altro" di mentirmi e umiliarmi, di farmi sentire inadeguata, piccola ed inutile. Per aver abdicato a me stessa ed aver messo il mio benessere in mano ad altri.
Rabbia verso me stessa, oggi, per aver accettato giustificazioni, per aver creduto ad una buona fede molto dubbia, per non aver avuto i "coglioni" di fare allora quello che onestamente andava fatto.

Intendiamoci: non sono pentita. Assolutissimamente no.
Sono tuttora convinta che le mie scelte siano state quelle giuste e non le rinnego, anzi le abbraccio ogni giorno.

Ma quando il mio sguardo volge all'interno, quando sono sola con me stessa, quando bado solamente a quel che provo davvero nel nocciolo più profondo di me, beh, in quei momenti penso che avrei dovuto avere più coraggio. Che se lo avessi avuto probabilmente avrei sofferto meno, in un modo o nell'altro. Mi viene il pensiero di essere stata guidata dalla paura più che dal buon senso, dal dolore più che dalla coerenza. Mi sento spinta a dubitare, non delle scelte compiute (come ho detto, le riconfermo quotidianamente), ma delle motivazioni dietro di esse.
L'idea di avere (forse) agito per paura mi atterrisce, anche se il risultato è stato comunque positivo.

Ripenso alle cose che sono state dette e fatte e mi domando: ma come cazzo hai potuto sopportarlo? Ma cosa sei, una patetica donnetta lacrimosa?

Poi però penso che no, non sono una donnetta lacrimosa, e che se non lo sono oggi forse parte del merito è anche del lavoro su me stessa che quegli avvenimenti mi hanno spinta a fare. Sono cambiata in modi che in parte sono completamente nascosti, ho dovuto scendere a tremendi compromessi che non mi saerei mai immaginata di poter gestire, ho cambiato il mio approccio alla vita, ai sentimenti, alla famiglia, al matrimonio e all'amore. Sono diventata meno egocentrica, più consciamente comprensiva, ovvero: ho imparato a comprendere il mio prossimo in maniera attiva, in maniera consapevole - che è molto diverso sia dal giustificare e via, sia dal condannare e via.

Di questo sono lieta.

Tuttavia spesso mi sento ancora ferita e umiliata come allora.
Non ho percezione di quanto e come l'altra parte dell'equazione sia realmente cambiata rispetto agli atteggiamenti che ci hanno portato a suo tempo sull'orlo del baratro. Non so, nei fatti, se lo sia davvero. Sospetto però che ancora manchi una comprensione profonda di quanto avvenuto, dei sentimenti ad esso correlati, anche se devo ammettere che potrebbe essere soltanto una mia paranoia. Vero è che una ammissione di responsabilità non c'è mai veramente stata: quello che ho avuto sono state generiche giustificazioni e allusioni a quanto io fossi esagerata.

E poichè, così si dice, chi non comprende i propri errori è generalmente destinato a ripeterli, devo ammettere che non riesco più ad essere completamente tranquilla. E bisogna che io me ne faccia una ragione.

Alla faccia di "non posso mica pagare per tutta la vita".







martedì 8 marzo 2016

GUERRA E PACE


E' un periodo fin troppo tranquillo.
A parte i voti del Ric, che se vogliamo sono un peccato veniale, tutto procede sui propri binari, liscio liscio, senza increspature.

Che culo, direte voi.
Eggià.

Solo che a me questa tranquillità eccessiva come dire, mette un filo d'ansia. E che, vogliamo farcela mancare, l'ansia? Giammai!

Due ordini di pensieri mi salgono spontanei in queste circostanze. Il primo, breve e conciso: dove sta la
fregatura? Certo, perchè quando va tutto bene deve per forza esserci una fregatura da qualche parte no? Tipo: abbiamo avuto un inverno davvero mite, dove sta la fregatura? Che l'estate farà schifo, come minimo. Non so se sia scaramanzia, superstizione, carattere o educazione ma sta il fatto che quando le cose sembrano andare troppo bene,  io sto sempre li in attesa che mi caschi un ramo nodoso di quercia sulla testa. Beh ieri ho fatto i miei soliti controlli cardiologici e vanno benissimo dunque direi che almeno quel ramo lì lo abbiamo schivato :-)





Il secondo pensiero deriva dal fatto che io sono un mago in tempo di guerra, e una persona terribile in tempo di pace. Triste ma vero. La pace non so godermela, non c'è niente da fare. E
anche peggio: scalo le montagne in guerra, ma in tempo di pace un sassolino mi sembra un insopportabile affronto. Una scaramuccia di niente col marito, una sgridata banale ai figli sono capaci di mettermi di cattivo umore per ore. Io, che ho gestito l'ingestibile per mesi, anni a fila, cado miseramebnte davanti a un capriccetto di nulla. Anche nella postura si vede, persino mentre sto sdraiata nel letto: spalle rilassate? E che vuol dire? E così friggo, sfrigolo e rosolo come i friarielli in padella. Mi vien voglia di stortarle un filo, le cose che van così dritte, giusto per il gusto di rimetterle a posto. Almeno avrei qualcosa da fare!



E' inutile, non sono fatta per la gestione ordinaria.
In nessun campo ed ambito.
O straordinario, o niente.


mercoledì 24 febbraio 2016

AL MIO SEGNALE.......

Questo post partecipa alla rassegna "Seghe mentali, come farsele al meglio" iniziata qualche giorno fa col post sull'acqua.

Sentitevi liberi di scatenare l'inferno (Vedetta... eheheh)

Dunque vi racconto una breve conversazione avuta un paio di sere fa col GG, in macchina, mentre andavamo a una cena con amici. Parlavamo della giornata trascorsa come facciamo di solito, ci raccontiamo anche piccoli eventi privi di grandi significati cosmologici, così giusto per chiacchierare.

Ad un certo punto mi dice:
GG: ah sai, oggi mi ha chiamato quella mia amica che mi organizza le fiere
Puff: mmmmhhh si?
GG: si, mi ha detto "prima che mi chiami per dirmi che vuoi fare la prossima fiera ti avviso che non lavoro più per XXX" E allora ho chiesto "e cosa vai a fare?" e lei: "risorse umane, poi ti spiego".
Puff: Ah.

Ora li per li, ovviamente, è una qualsiasi conversazione tra persone che collaborano a livello professionale, niente da eccepire no?
Però io ho una certa memoria, un cervello funzionante ai limiti della paranoia (diciamolo) e una pancia che ogni tanto si mette a parlare. Altre volte urla.

Quindi le mie considerazioni sono le seguenti:

1) perchè me ne parli? questa persona non la conosco, non l'ho mai vista, l'ho sentita nominare tipo tre volte nella vita, perchè mi stai raccontando questa cosa? Va bene "piccoli eventi senza significati cosmologici" ma questo non rientra nemmeno nella categoria. Quale è il vero motivo per cui mi stai nominando così, di sfuggita, questa "amica"??

2) soffermiamoci appunto su questo termine, amica. Dunque questa persona organizza fiere. Quante fiere può fare un'azienda in un anno? Beh, dove il GG lavorava prima, ne ha fatta tipo 1 in due anni. Prima ancora, forse 2-3 l'anno, esagerando. Quindi diciamo che è qualcuno con cui parli circa questo numero di volte, diciamo 3 volte all'anno. Amica? Amica una persona con cui lavori e parli 3 volte l'anno? Qui i casi sono due, o non ci intendiamo sui termini (ma fidatevi, non è così, il GG non è uno che parla a vanvera) oppure i contatti sono maggiori di quelli dovuti alle fiere.

3) Questo nominare una persona "come per caso" quando apparentemente non c'entra niente è un filmino già visto. Era quel che capitava anni fa, con la famosa collega. Piazzata una volta qui e una li nel discorso, così senza dar troppo peso. Poi non so come dire, ma il modo, il tono, l'atteggiamento del viso, non si tratta di nulla che potrei razionalmente spiegare, ma ho avuto la netta impressione che fosse in imbarazzo. Certo, potrei sbagliarmi. Però...

4) 'sto giro la mia pancia si è messa a strillare come un'ossessa.

Ora.
Ho già probabilmente detto in altre occasioni che attualmente mio marito ed io stiamo davvero bene. Tolto un solo argomento di cui discutiamo ogni tanto, la situazione potrei definirla quasi idilliaca.
Ma proprio per questo mi trovo spiazzata e perplessa.
Davvero sto per cascarci dentro un'altra volta, a questo casino? Oppure sono solo io che sono troppo paranoica? Me le cerco? O mi trovano?

Ne ho parlato con lui, subito, ovviamente, e beh... nulla, praticamente non ha detto niente tranne "ma Puff, dai....". E' rimasto zitto e pensoso.

Boh. Se dicessi che non so cosa pensare mentirei, diciamo che sto cercando di non sapere cosa pensare per non pensare male.

Però sono incredibilmente rilassata.
Oserei dire che mi vien quasi da ridacchiare.

giovedì 18 febbraio 2016

LA COSA DELL'ACQUA



Si va bene, però questa storia dell'acqua calda e di quella fredda è una solenne fregatura no?

Adesso, a uno gli può capitare pure di mettere il ditino per errore sotto il rubinetto sbagliato, ci sta, diamine, che sarà mai! Ti curi la scottatura, un po' di olio d'oliva come diceva la nonna, al limite una spalmatina di Foille e in qualche giorno sei a posto.

'sta cosa che poi ti devi portare appresso la paura dell'acqua, e non solo di quella calda ma pure di quella fredda, è una clausola vessatoria intollerabile! Come dire cornuti e mazziati.

Questo per dire che il passato non ci abbandona mai completamente.

Certe cose possono essere metabolizzate, superate, masticate tritate e vivisezionate, puoi fartene una ragione, puoi accettarle ed andare avanti... ma dimenticare è altra cosa.

Dimenticare, o ti viene l'alzheimer, o ciccia.

Se hai vissuto in passato situazioni dolorose il rischio che non ti abbandonino mai è concreto e reale, per quanto tu faccia. Anche se ne sei uscita (o quanto meno ne sei convinta), anche se ne sei uscita a testa alta, anche se sei fiera del lavoro compiuto e del fatto che non ti sei lasciata sopraffarre, come si dice? A volte ritornano.

Ed è davvero seccante perchè quando lo fanno, non riesci più a goderti come dovresti la tua conquistata meritata stupenda acqua fresca per paura che possa farti di nuovo male.

Dopotutto è già successo no?
Ti sei già lasciata cogliere impreparata e magari non una sola volta, ingenuotta che non sei altro. Quindi chi ti dice che non possa accadere ancora? Specialmente se - diciamo così - i rubinetti sono sotto il tuo controllo soltanto parzialmente?

Questo non va decisamente bene.
Decisamente.
Come se ne esce? Idee?










giovedì 5 novembre 2015

TIENIMI VICINO MAMMA



Questo post partecipa all' #tienimivicinomamma delle #Stormoms


Quando nacque il mio primo figlio io ero giovane.
Oddio, non giovanissima, ma giovane diciamo per la media attuale.
Anche se non ero completamente priva di esperienza, comunque  sentivo che l'esperienza che stavo per/ stavo vivendo era qualcosa di completamente diverso ed "altro" da qualsiasi altra cosa io avessi sperimentato fino a quel momento.


Non vedevo l'ora di tenere in braccio il mio bimbo, ero un po' intimorita dall'enormità del compito ma confidavo che il mio istinto mi sarebbe venuto in aiuto.


In ospedale io come tutte non vedevamo l'ora che ci portassero i bambini per coccolarli, abbracciarli, riscaldarli, nutrirli, annusarli, solleticarli.. arli... arli... arli.... ma c'era un'infermiera della nursery che mirava a impedircelo.


"Non dovete prenderli in braccio" - ci diceva perentoria - "dovete lasciarli dormire nella loro culla perché poi si abituano e vogliono stare in braccio anche di notte"


Noi ci guardavamo stranite, ma in camera eravamo tutte primipare e dopo tutto il terrorismo psicologico che nei 9 precedenti mesi avevamo subito circa le notti brave dei neonati che scambiano il giorno per la notte, capite....... ci adeguavamo alle istruzioni.


Per fortuna la permanenza in ospedale dura solo pochi giorni.


Non ci ho messo molto, una volta tornata a casa, a capire l'assurdità della pretesa di quell'infermiera.
Un bambino ha estremo bisogno di contatto di pelle-a-pelle, di calore, di sentire un cuore che batte.
Un bambino non ha bisogno di imparare a stare buono nel suo letto.... o quantomeno non nelle prime 48 ore della sua vita! Un bambino ha bisogno di imparare che è amato. E' questa la cosa più importante che insegnamo loro in quelle meravigliose prime settimane con noi.


Li stringiamo (delicatamente...) li guardiamo negli occhi e ci lasciamo guardare, conoscere, annusare. Li accarezziamo e ci godiamo beatamente tutte le loro smorfiette, bausciatine, ciucciatine di guancia e collo, e così costruiamo insieme a loro un castello meraviglioso fatto di tutte le nostre emozioni, che saranno la base, il pilastro, le fondamenta di tutto il nostro futuro.


Così al diavolo l'infermiera Rottermehier, ho adottato il metodo opposto - e col secondo figlio probabilmente l'ho adottato in maniera anche più massiccia!  Il mio bel topino era sempre con me, andavamo a spasso col marsupio anche per ore e ore, fino a quando la mia schiena ha retto.... ci siamo fatti delle fantastiche dormite sul divano, con lui spalmato completamente addosso a me, bocca aperta e bolla al naso tipo cartoni giapponesi che non ci avrebbero svegliati nemmeno le  bombe (e questa abitudine il furbetto l'ha mantenuta in età più avanzata col papà... pisolini pomeridiani della durata di un sonno notturno... #tienimivicinopapà!!!)... ho sempre accolto i figlioli nel lettone di buon grado secondo necessità dopo un brutto sogno, durante un temporale o semplicemente quando nel lettino comparivano delle spine tremende che proprio no no no non si riusciva ad addormentarsi con quel fastidio improvviso che spuntava dal materasso.. dai mamma... lettone, posso??? Ma certo che puoi,  al diavolo tutto. I cartoni non si guardavano se non abbracciati sul divano, la nanna non si faceva se non dopo una sana sessione di coccole e lettura, il sole non si prendeva se non di schiena abbandonati sulla mamma (che infatti aveva sempre la pancia bianca...)


Ho cominciato a fregarmene di chi diceva che "li viziavo troppo", perché i vizi secondo me, quelli davvero dannosi,  sono altri. Sono il dire di si a tutto, il comprare tutto quello che chiedono, il non porre regole.  Non sono certo gli abbracci le carezze le coccole. Tenerli il più possibile con se non è un vizio è una meravigliosa esperienza che aiuta a crescere, e non solo i figlioli....


Il mio motto da allora è stato "io intanto lo vizio, poi casomai quando cresce i vizi li toglieremo"
E così è stato davvero e non posso spiegarvi quanto sono stata felice di aver capito questa cosa nonostante i tanti pareri contrari.


A quella infermiera, se la incontrassi oggi, vorrei dire....... mia cara, cambia lavoro. sono sicura che sei una persona bravissima e degnissima, ma cambia lavoro perché tu derubi le mamme dei primi momenti di magia insieme ai loro bambini. Tu purtroppo credi di fare il bene, ma non lo fai, tu privi dei neonati del contatto di cui hanno bisogno e le mamme della gioia infinita di tenere vicino il proprio bimbo non solo nei momenti di necessità (tipo allattamento) ma anche quando non serve, quando lo si fa solo perché è bello.


I miei figli ad oggi sono/sono stati entrambi dei coccoloni.
Oddio il Ric ormai ha 15 anni, quindi il termine "coccolone" va preso con le pinze....  ma lo è stato di sicuro a lungo. Il Nin non vi sto a dire, un idillio continuo di baci abbracci e carezze e paroline dolci.


E io penso che arriverà un giorno in cui dovremo lanciare l' #tienimivicinofigliomio e in quel momento, magari i ricordi felici che abbiamo costruito con loro tenendoli vicini riaffioreranno e renderanno la vita più bella e piacevole e gioiosa e serena.