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lunedì 20 febbraio 2017

E' UFFICIALE.

Ok è ufficiale.
Ieri abbiamo prenotato i voli per Edimburgo.


Oddio che emozione!


Sentendomi un pochino in colpa (ma poco eh?) nei confronti dei figli, mi sono assicurata che a loro andasse bene non partecipare al viaggio. Il Ric mi ha guardata come se fossi pazza :-D dichiarando che avrebbe preferito di gran lunga stare a casa 4 gg da solo (cosa che non farà: andrà a dormire regolarmente dalla nonna) e il Nin si è scandalizzato all'idea di avere 4 giorni di scuola da recuperare (ovvero da fare a casa quello che fanno a scuola durante la sua assenza + tenersi in pari con le lezioni del giorno) e ha dichiarato con convinzione che non ci pensa nemmeno, a perdere tutti quei giorni, che poi deve lavorare il doppio.


Perciò sapete che c'è??


BYE BYE BABIES, parto col marito e tanti saluti, 3 giorni pieni pieni (+ viaggio) di disintossicazione dalla vita quotidiana non possono che essere una manna dal cielo!! Specialmente perché saremo in ferie anche nei 2-3 giorni precedenti e nei 2-3 successivi al viaggio. La perfezione.


Ora non mi resta che mettere la mani sulla più figherrima guida di Edimburgo, perfezionare il piano d'azione (il che significa ottimizzare i tempi visto che voglio vedere anche qualche cosetta fuori dalla città...) e prenotare un albergo che soddisfi la mia follia, e che probabilmente sarà uno di questi tre:








... lo so lo so, sono una pazza nerd sedicenneinside senza speranza.


Pace :-)




lunedì 9 gennaio 2017

DI REGALI MOLTO APPREZZATI!


Ebbene, ieri sera ho ricevuto il mio sospirato regalo, come vi raccontavo qui 

E' improprio chiamarlo regalo: diciamo piuttosto una sorpresa.


Ebbene, non posso per motivi di decenza scendere troppo nei dettagli, sappiate solo che il mio favoloso marito ieri ha realizzato una delle mie fantasie e sogni ricorrenti.


Mi attendeva in camera da letto indossando un kilt di tartan.


E non aggiungo altro!






**Nota: mi rendo conto che la maggior parte dei miei lettori non capiranno il perché del mio entusiasmo (tolte quelle due o tre....), ma per me la Scozia è una passione totale, da sempre, da quando ero piccola, non sono ancora riuscita ad andarci ma con un po' di fortuna, forse a primavera... quindi ... uaoooooooooooo!





giovedì 5 gennaio 2017

POST SEMISERIO SULLA FOLLIA DI CERTO FANDOM

Il 2017 non prevedo che mi porterà ad aumentare la mia età interiore.
Sixteen-inside sono e sixteen-inside conto di restare.
In qualità di adolescente interiore, frequento alcuni gruppi di fan della mia saga/serie televisiva preferita (al momento) ovvero, come tutti sanno, Outlander. Gruppi che riguardano questo argomento credo che ce ne siano qualche migliaio. Ne ho identificati due o tre che mi parevano simpatici, e uno molto serio, molto ufficiale... ma in realtà avevo cominciato a seguirli essenzialmente per tenere d'occhio i link delle puntate in streaming e le novità sulla produzione. Un mese fa una ragazza appartenente a uno di questi è "fuoriuscita" e ha creato un gruppo nuovo, invitando solo alcune (selezionatissime ahahahahah) persone. Perchè ve lo devo dire: c'è in giro della gente che sta VERAMENTE MALE, ma MOLTO MOLTO PEGGIO di me!!!!!


Noi, in questo gruppo nuovo, siamo molto (ed esclusivamente!) goliardiche, ci deliziamo nel commentare sagacemente (per non dire trucidamente) le foto dei belloni della serie, con particolare interesse alle immagini in cui compaiono in kilt, o seminudi, o magari con quel paio di pantaloncini da corsa che, diamine, tra le pieghe lasciano intuire la presenza di un Sacro Bastone di entità rilevante. Si fa per ridere, solo ed esclusivamente per ridere.


Negli altri gruppi, o almeno in alcuni di questi, invece, regna una cattiveria che non avrei mai potuto immaginare, se non l'avessi vista coi miei occhi. L'attore innanzitutto sembra venir accomunato, quando non proprio confuso, con il personaggio che interpreta e gli vengono appiccicati gli attributi televisivi. Ad esempio, Se Jamie ama Claire, allora Sam DEVE amare Cait, non c'è proprio storia. E' così e basta. Spuntano due foto dove loro ridacchiano insieme o si tengono abbracciati e bum! parte il delirio. Ho visto toto-data per il giorno del loro (immaginario, ovviamente) matrimonio e qualcuna ha addirittura combinato le foto dei due per vedere il possibile aspetto dei futuri figlioli. E fin qui, oddio, è un po' inquietante, ma siamo ancora nel tranquillo.


Peccato che però il nostro Sam abbia, a quanto pare, una morosa che non è affatto quella che le fan
più scatenate vorrebbero. E' una ragazza bionda, semi-sconosciuta, che fa l'attrice, molto molto carina, bionda, occhioni, gambe lunghe, beata lei.


Io non vi posso spiegare gli insulti che questa povera Crista (si fa per dire, ovviamente, dato il gran
manzo scozzese
bel manzo scozzese che si è trovata!) deve leggere sui social quotidianamente. Una cosa pazzesca. Qualunque cosa pubblichi (sui SUOI account di Istagram e Twitter, beninteso, non su quelli di qualcun altro) sono palate di merda sulla testa. Cose pesanti, che arrivano anche a mettere in dubbio la sua integrità di persona che, voglio dire, io non la conosco e magari è la peggio stronza del mondo, ma mica lo puoi stabilire guardando una foto di lei in casa sua che decora l'albero di natale!

Certo poi uno dice: se pubblichi, ti esponi. E' vero. Però lo facciamo tutti. Io pubblico foto che mi sbaciuzzo mio marito e tutti a farmi gli occhietti a forma di cuore. Questa pubblica foto di spalle, in lontananza, in mezzo ai fumi dei fuochi d'artificio di fine anno, di qualcuno che potrebbe, forse, con un po' di fantasia, esser il suo moroso-famoso-manzo-scozzese e prende della puttana arrivista.


C'è qualcosa che non va. Ma decisamente!


L'ultima è di ieri: compare una foto di lei sulle piste da sci.
Ci credete che qualcuno si è preso la briga di ingrandire la foto per vedere chi c'era nel riflesso degli occhiali da sole?


No ma davvero, fatevi una vita.
Fatevi una vita vostra invece di provare a vivere quella di qualcun altro, e ricordatevi che stiamo parlando di una persona, non di un personaggio televisivo, una persona che magari vi sembra di conoscere perchè lo stalkerate virtualmente dalla mattina alla sera alla ricerca di foto, notizie, gossip, ma che comunque NON è il vostro vicino di casa, è un tale - che per sua fortuna è molto figo - che non vedrete mai e non conoscerete mai di persona se non, a dir proprio che vi va di lusso, per il tempo di un autografo.


Io non so nemmeno come definirle, queste cose.
Davvero ci sono persone convinte di poter... non so, in qualche modo condizionare la vita dei propri beniamini televisivi? Pensano che la vita di un personaggio famoso appartenga ai fan e non a lui, solo perchè è famoso? Si dimenticano che è fatto di carne ed ossa e non solo di carta e cellulosa?  A questo siamo arrivati, che la vita virtuale di un divo televisivo è più importante della nostra vita reale e quotidiana? Qualcosa è andato storto, ultimamente, mi sa.


Che poi per carità, i fan pazzi ci sono sempre stati.
Vedi John Lennon, per dire.
Però ormai tutto è alla portata di tutti, tutti sanno tutto di tutti, io non mi sono mossa da Milano, ma se volessi potrei dirvi dove trascorrono le vacanze praticamente tutti gli attori che mi piacciono, ma anche musicisti, giornalisti, politici (no di questi non me ne piace nessuno!).


Quanti Mark David Chapman ci saranno in giro che attendono solo il momento giusto?

giovedì 22 dicembre 2016

ARRIVA PUNTUALE IL NATALE......

... e con pari puntualità giungono gli indovinelli del GG sul regalo per me.


Allora la sciarada di quest'anno dice così:


E' per me, ma lo deve usare lui, perché io non posso
è un accessorio di un attrezzo che abbiamo in casa
si può usare in tutte le stanze
e glie l'ho già visto usare molto tempo fa,
ma quello era un fake, questo invece è figo.
Giura e spergiura che non mi sta fuorviando, che le indicazioni sono vaghe ma veritiere.


Ok.
Io sono al buio totale.
A voi.






 

venerdì 16 dicembre 2016

DI DELIRI GRANGENIESCHI

Le conversazioni dell'ultimo minuto.


Puff all GG:
- Amore quando il Nin va a letto facciamo un po' di shopping in Amazon?
- Dobbiamo proprio? Non possiamo farlo domani?
- Ehmmmm... no, vorrei che arrivassero per natale è già tardi
- Vabbè ma perchè dobbiamo farlo assieme
- Perchìè tu hai l'account Prime
- E fattelo anche tu, no?
- Si beh, ce l'hai già tu, è vero che costa una cazzata però perchè pagare due volte?
- Eh insomma... è anche questione di autonomia................


Vabbè.
Mi faccio il mio account prime, e procedo con i miei acquisti.
Alle 21.30 il Nin va a dormire.


GG alla Puff:
- Allora, adesso facciamo shopping?
- No, ho fatto.
- Come hai fatto?
- Ho seguito il tuo consiglio mi sono fatta l'account e ho risolto.
- Ma come! IO VOLEVO CHE LO FACESSIMO INSIEME!! TI AVEVO GIA' DETTO DI SI!!!!
- .......................................

Per la cronaca alla fine non mi ha detto mica tanto bene, comunque.
Ho preso il Cacciavite Sonico dell' undicesimo Dottor Who per il Nin, ma arriva dopo Natale.
Ho preso una maglia di Conor McGregor per il Ric, ma arriva dopo Natale
L'unica cosa che arriva prima di Natale è una maglia da nerd (Agents of Shield) presa estemporaneamente per il GG chenemmenoselameriterebbe.

venerdì 25 novembre 2016

CARTA VS CELLULOSA

Oggi dovevo scegliere tra scrivere un post serio e un post cazzaro e ho scelto quello cazzaro.
Diciamocelo, di serietà ne abbiamo già avuta abbastanza con l'ultimo, no ragazzi? :-)


Bene. Modalità "zero utilità sociale": ON


Mi sono sempre chiesta come e secondo quali criteri i romanzi vengono trasposti per il cinema o la tv (e qui, come minimo Marie Claire e Emily hanno già capito dove vado a parare).


Si dice sempre: il libro è meglio, nel film mancano spesso tante cose. Verissimo, e lo posso capire e concepire senza grosse difficoltà quando devi concentrare 800 pagine in due orette scarse di film. In parte. Voglio dire, alla fine basterebbe fare un film più lungo. Tipo, che so, Peter Jackson non è che si sia fatto fermare dalla complessità, ha cacciato fuori 6 film, due saghe da tre ciascuno, in cui si sfiorano le 3 ore a film. E che film, voglio dire!!! (per i non addetti, parlo delle trilogie del Signore degli Anelli e Lo Hobbit).






Il primo esempio contrario che mi viene in mente è Harry Potter.
Si, lo so, sto svelando la mia anima nerd, abbiate pazienza. Sixteen inside, ricordate?
Ad esempio nel terzo film della saga, Il Prigioniero di Azkaban, diciamocelo: se non hai letto il libro non ci capisci un H della storia del patronus a forma di cervo. Non dico di piazzarci una spiegazione di un'ora e tre quarti... ma due paroline per gli analfabeti? Faceva brutto? O anche nel sesto film, Il Principe Mezzosangue... sono state inserite scene che nel libro mancano totalmente, che non sono mai state scritte, poi.... zac, tagliata totalmente la battaglia di Hogwarts - preludio di quella finale - in cui peraltro alcuni personaggi vengono anche gravemente feriti. E perché??? Cioè io personalmente non vedevo l'ora di vederla, quella battaglia. La professoressa McGonagall (toh! un cognome scozzese!) se la vede brutta, e persino il mezzo gigante prende un sacco di saccagnate.  Invece niente nemmeno un accenno.






Altro esempio, un filo più hot, è le 50 Sfumature. Premetto che ho letto i libri un estate al mare e che ho visto il film lo scorso anno e mi ha fatto schifo. Ad ogni modo, il tormentone della saga è la frase che il nostro buon Christian dice alla povera verginella quando lei gli chiede qualcosa come "vuoi fare l'amore?". Lui risponde "io non faccio l'amore, io fotto senza pietà".  Questo è quello che tutte le fan invasate di Christian Gray attendevano di sentire. Invece nel film lui dice "io scopo forte". Ora lasciamo stare che le frasi esprimono il medesimo concetto... ma visto che la scena la inserisci, perché cambi la battuta?






Io non ho idea di come funzioni la sceneggiatura di un romanzo, ma sono piuttosto portata a pensare che chi si mette a un lavoro del genere, specialmente se parliamo di libri di grande successo (meritato o meno....) abbiano come minimo letto il romanzo originario. Inoltre hanno sicuramente i loro gruppi di controllo, faranno l'equivalente cinematografico di una ricerca di marketing immagino... e comunque basta fare un giro sui social per capire cosa i fan si aspettano di vedere e di sentire. E quindi perché non accontentarli? Voglio dire anche solo da un punto di vista utilitaristico, se i fan sono contenti tu guadagni, altrimenti the show must not go on!


Non sto parlando di fare una trasposizione precisa alla virgola e tirar fuori da ogni libricino una Corazzata Potiomkin di 7 ore, ma  insomma.... dove si può.....


Altro esempio (e ci siamo): Outlander. E' arcinoto che il nostro idolo delle folle aka figoatomico Jamie Fraser si rivolge alla sua amata viaggiatrice del tempo chiamandola Sassenach. Questo soprannome è diventato un mantra, nei gruppi su Facebook, con le fan si chiamano così tra loro, reciprocamente. Nella prima stagione, il doppiaggio italiano gli fa dire Sassone. Ora, Sassenach significa straniera, e trattandosi di scozia, dire straniero e dire sassone sono disposta a capire che sia praticamente la stessa cosa... però insomma, è sassenach! Se nella traduzione dei libri è lasciato invariato, perché il doppiaggio deve scombinare le carte?


Ieri sera ho visto l'ultima puntata della seconda stagione. Puntata che tutte noi povere fan attendevamo con ansia, sia per la carica emotiva che porta con se sia per le aspettative che avevamo avendo letto il libro da cui è tratta.
La puntata, va detto è stupenda. Veramente. Bellissima.
Ma quasi del tutto stravolta rispetto al libro.
Per quale ragione? Perché ambientarla in un luogo invece che in un altro? Cosa sarebbe cambiato? E c'è questa scena descritta nel romanzo, la scena del marchio, che è allucinante, pazzesca, incredibile, magistrale, una cosa da cominciare a piangere adesso e finire a Natale. Del 2018. Tutte noi ce l'aspettavamo. Ma  non c'è. Tolta. Tagliata. E perché mai di grazia? Per quale insita ragione, per quale nascosto motivo quella scena, che sarebbe durata un minuto e mezzo, non è stata girata?




Gli sceneggiatori sono stati oggetto di critiche per questa scelta, e hanno risposto che siccome la scena implicava del sangue (oh, ma due gocce!), la cosa non era fattibile perché si rischiava di sporcare i vestiti di scena e di ritardare quindi la produzione. Ma che minchia dici? A parte il fatto che pure se Claire avesse attraversato le pietre con l'abito macchiato non sarebbe stato un grave danno (e Jamie stava scendendo in battaglia, quindi....), ma te lo ricordi, si, che state filmando in ambientazione giacobita e che solo due puntate prima la battaglia di Prestonpans ha visto teste spiccate e spade infilzate? Che cazzo significa? E la zia Diana? Coma ha potuto avallare questo stravolgimento?


Ecco io non voglio criticare eccessivamente cose che non conosco, ma se qualcuno mi spiegasse l'arcano sarei grata.





giovedì 13 ottobre 2016

CHE SI APRANO LE DANZE

Sono anni che desidero iscrivermi a un corso.
Siccome non sono tipo da palestra, zumba, GAG, superstepcyclospinkickfitness cazzi e mazzi, la mia idea è sempre stata un corso di ballo di qualche tipo, che ti diverti e nel frattempo fai anche un po' di fatica.


Anni fa mi iscrissi a danza del ventre, che diciamolo, mi viene pure bene essendo abbondantemente dotata di materia prima utilizzabile. Niente, qualche lezione, poi inziamo col GG che è via per lavoro, col Nin malato col freddobuiogeloneve... e ciao.
Quest'anno che i figli sono sufficientemente cresciuti per cavarsela da soli per un oretta e mezza, avevo convinto il GG ad iscriverci insieme a un corso di balli caraibici, che li prendi due piccioni con una fava: fai una fatica dell'ostia, e contemporaneamente fai qualcosa di bello col marito, in particolar modo una attività che prevede tra le altre cose un certo livello di strusciamenti, che voglio dire,  non fa mai male. E niente, tra una balla e l'altra non siamo riusciti manco a fare la lezione di prova, non parliamo di iscriversi al corso che sarebbe di martedì, giorno preferito per le trasferte professionali.


Bocciato.
Ma non demordo.


Sono lieta di informarvi che seguendo l'appassionato spirito di sperimentazione che mi contraddistingue e con un occhio alla mia Highlands Soul, mercoledì prossimo con una amica parteciperò alla lezione di prova di danze scozzesi. Tamburi, cornamuse e dimenare i piedi.


Per sdebitarmi la settimana successiva la accompagnerò a una lezione di prova di balli country.


Cioè, mica bau bau micio micio.







giovedì 8 settembre 2016

FILOSOFIA SEMISERIA DELL'UOMO PERFETTO


Un paio di giorni fa ho letto su Facebook una vignetta che recitava più o meno:


Donne! Smettetela di leggere che poi noi
 non riusciamo a reggere il confronto
coi vostri personaggi preferiti"


Si trattava chiaramente di uno scherzo, una sana risata e niente di più, ma com'è come non è è da due giorni che ci penso. Beh, ovviamente io sono tra quelle non solo che legge un sacco (Madonna, Kobo santo subito!) ma anche che si è sempre fatta prendere un sacco dai personaggi fino ad avere delle vere e proprie infatuazioni temporanee.


Heathcliff
Voglio dire.
Certi veramente non puoi amarli... per esempio, Renzo? Romeo? Ma quanto bisogna essere scemi?
Ma come non legarsi alla tragica disperazione di Jacopo Ortis, o dello stesso Leopardi? Come non amare la lieve decadenza di Mr Darcy o la lucida follia di Heathcliff? E la allegra spensieratezza di Lorenzo il Magnifico? Chi vuol esser lieto, sia, signore mie. Suvvia, siamo lieti insieme. Par quasi di vederlo!
In tempi più recenti, chi non è rimasta colpita dall'abnegazione di Severus Snape o dalla dedizione totale e dalla passione di James Fraser?


Senza contare che noi ragazze di una certa età (ma non dirò quale) ci hanno cresciute a Principi della Disney. Perchè ora si comincia un po' a ragionare, con personaggi un po' più articolati e complessi,

il Principe Filippo
(la Bella Addormentata)
anche donne forti, ma 20-30 anni fa cari miei la musica era tutta diversa! Arrivavano lancia in resta su magnifici destrieri bianchi e ti salvavano, mica cozze. Ed erano pure belli gentili e ricchi.
Quindi ognuna di noi, pure le femministe, pure quelle che io ballo da sola, ci siamo fatte giocoforza un'idea di quello che volevamo in un uomo sulla base di un campionario di carta e cellulosa totalmente distorto in un momento della nostra vita - e qui sta il punto - in cui l'unico esempio vero di maschio che conoscevamo davvero era il nostro papà, tutto bello infiorettato dal Complesso di Edipo. Non c'erano confronti, non c'era nella nostra vita un esempio che potesse farci dire eh no! qui mi stanno coglionando! riportandoci sulla giusta via. Capite, non avevamo scampo! Cioè noi non lo sapevamo che gli uomini non sono davvero così! Ci hanno fregate con tutte le scarpe!

Poi è ovvio, arriva qualcuno che scrive uno o due buoni romanzi, ti mette li un personaggio che è la summa di tutto quello che fin da bambina hai sempre pensato di desiderare in un uomo, e poi tutto insieme nello stesso uomo (non faccio nomi ma Emily e Marie Claire hanno capito) e qualche pseudointellettuale tutto Umberto Eco e Fedor Dostoevskij (ma con DYD sul comodino, ci scommetterei!) ha pure il coraggio di criticare se resti li con la bocca spalancata e le mosche che entrano!


Ma figuriamoci!


Però a quel punto... arrivano le dolenti note.
Perchè in fondo siamo spostate/fidanzate/accompagnate/trombate/friendzonate con uomini veri, mica di carta. E gli uomini veri non sono mica perfetti. Adesso lo sappiamo anche noi, grazie tante.
Quindi tu sei li che cerchi di trovare la quadra, e magari ti ci vuol del tempo, mica è una roba immediata, quando ad un bel momento vieni seppellita da tutta una serie di psicologi, terapisti, amici volenterosi, esperti di vario genere, che ti dicono no, ehhh bella mia, no no no no. Te non hai mica capito un accidente. Ma zero proprio.
Lo sai perché ci si separa? eh? eh?
Lo sai?
Perché non si riesce a conciliare la fantasia con la realtà. (Ma pensa!)
Perché non si sa superare la fase dell'idillio, quella in cui il tuo uomo vero e quello di carta coincidono, e nel momento in cui si vede la realtà bum! Disastro.
Oh cazzo, ma guarda tu, mio marito non è mica appassionato come Heathcliff! E non gli lava nemmeno gli stivali a Tom Lefroy. Diamine, persino quello stronzo bigotto di Settimo Cielo trombava la moglie una sera si e una no pure con 7 figli! E quindi??? Quindi, signor giudice, prego, quale considera una cifra adeguata per il mantenimento? 


Eh già.

E qui mi sale la parte seria del post.
A quel punto li, cosa devi fare?
Ne parlavo giusto ieri sera con una amica.
Lei molto pratica, donna diciamo "pane al pane", io più nelle nuvole, più sogni e voli pindarici.
E lei sosteneva che devi dare un taglio alle fantasie, perché tanto sono irraggiungibili, e gestire quello che hai per le mani.
Giusto, no? E' quello che dicono anche gli psicologi, esperti ecc... di prima.
Questo implica abbassare il livello delle proprie aspettative.
Che da un punto di vista pratico è giustissimo: come si diceva tempo fa, tiri giù l'asticella e vivi meglio. Ma io ancora mi domando: si tratta di saggezza? o di rinuncia?


Perché dovrebbe essere più saggio modificare i propri obiettivi, piuttosto che lavorare per raggiungerli, anche con fatica? Beh, perché magari non ha senso sbattersi per l'impossibile? Ma è davvero impossibile? E chi lo dice? Chi stabilisce cosa esiste e cosa no, cosa è possibile e cosa no, cosa puoi ottenere e cosa no? In ultima analisi, chi è che ti dice cosa devi volere?
E' un po' come se tu volessi andare in America. Risparmi, ma alla fine hai fondi solo per arrivare fino a Barcellona. Che fai? Abbassi l'asticella e vai a Barcellona oppure stai a casa e continui a risparmiare fino a quando potrai sbarcare a NY? E se qualcuno ti dice che non ce la farai mai, che è troppo costosa, e tu povero operaio cosa pensi di ottenere, che fai? Perseveri, o rinunci?
Lei, la mia amica,  da buon commerciale, dice: un obiettivo deve essere ragionevole e raggiungibile 
Si, ma sfidante, dico io. Sfidante. Altrimenti è solo piattume, e non vedrai mai l'Empire State Building.


Insomma, abbiamo discusso per una bella mezz'ora nella quale io ho preso della Pollon che vive tra le
La Puff
nuvole :-D perchè ho dichiarato senza mezzi termini che, ragionevole o no, la perfezione* E' il mio obiettivo, e che non sono propensa ad accettare niente di meno. Almeno, non passivamente, non di default. Non perché "così è la vita".

A quel punto i nostri figli hanno cominciato ad accapigliarsi e abbiamo dovuto interrompere l'incontro di wrestling, nonché le nostre filosofie.


E il dubbio, comunque, mi resta. E' più saggio Barcellona o New York?






* precisazione del giorno dopo. Quando dico PERFEZIONE intendo la perfezione nella relazione, non l'Uomo Perfetto. Questo significa essenzialmente che sono consapevole che ho il mio ruolo da giocare. Il concetto di perfezione non è univoco: ognuno ha il suo. A me piace il concetto di Olivia Pope (di Scandal, abbiate pazienza sono drogata di serie televisive):


«I don’t want normal, and easy, and simple. I want painful, difficult,
devastating, life-changing, extraordinary love.»

Anche se magari soprassiederei sul "devasting".

venerdì 29 luglio 2016

E ANCHE QUESTA E' FATTA


Ecco il pancino nuovo di Ric
direttamente dal profilo Istagram
del tatuatore





E questo è il mio Micio,
tutti i mici che sono uno
(con le iniziali L Q B A sotto la coda)


Molto contenti entrambi, io di aver completato la decorazione corporea con la fetta pelosa della famiglia e - incidentalmente - di aver passato un pomeriggio rilassato, tranquillo, scherzoso, allegro e gratificante con mio figlio, per una volta tanto.


Lui orgogliosissimo della sua scritta, di come è venuta, di quanto è figa (!) di aver gestito il dolore, che per lui è stato davvero tanto, talmente bene da aver consentito ad un attonito tatuatore di finire un lavoro da tre ore in metà del tempo. "Oh ma sei una roccia, non ho mai visto una roba del genere in vita mia!" continuava a dirgli, complice secondo me anche il fatto che essendo Ric un ragazzino probabilmente il tatuatore era partito con aspettative di frignate e continue interruzioni.


Insomma. Devo dirvelo?
Tutti e due stiamo già pensando al prossimo :-D





mercoledì 27 luglio 2016

SESSO OPPOSTO



Stamattina un amico mi ha mandato questa:







Ecco.

Io scriverei il mio nome nella neve facendo pipì!


Voi?

:-D



mercoledì 20 luglio 2016

UN AMORE STRAORDINARIO

Sono sempre stata affascinata dall'amore in ogni sua forma, fin da bambina.
Nel periodo delle elementari, per me "amore" sigificava qualcosa che vedevo in tv e al cinema.
Ero vagamente consapevole che in tutte le storie che si rappresentavano sullo schermo prima o poi i due protagonisti sperimentavano "un qualchecosa" che inevitabilmente sfociava in un bacio appassionato o in una (casta, ai tempi) scena di sesso. 

L'amore per me era qualcosa che succedeva intanto che i due erano impegnati in altro, vuoi a inseguire una pietra verde, vuoi a combattere un Impero Galattico, vuoi a impedire che i nazisti entrassero in possesso di qualche sacra reliquia dai poteri esoterici.

Ad un certo punto, ma non saprei dire a che età di preciso, mi resi conto (credo in parte anche guardando i miei genitori che si sono sempre voluti bene) che l'amore non era semplicemente un aspetto della vita come mangire o dormire,  separato da tutto il resto, come mi era sembrato fin li, 
ma ne impregnava ogni aspetto. Ricordo come fosse oggi che pensai: "Ma se ti innamori e ti sposi, poi vivi con quella persona sempre, e quindi l'amore rimane sempre li, mentre fai tutto il resto"
Lasciando perdere l'ingenuità di quel "sempre", potevo avere 12-13 anni, questa fu una vera rivelazione per me, un colpo veramente grosso.
Credo che in quel momento gettai le basi di quella che sono oggi, emotivamente parlando, perchè in quel preciso fatidico momento diventai una romantica, e cominciai a fare sogni per il futuro.

E quello che ho sempre sognato da allora è un amore straordinario.
Niente altro: un amore straordinario.

Certo, ho sempre saputo di volere dei figli, un bel lavoro, qualche disponibilità economica per poter viaggiare, come penso più o meno tutti.
Per un certo periodo, affascinata dal femminismo, sperai in una carriera brillante e luminosa e mi dissi che potevo farcela da sola, che ero una donna forte, che non avevo bisogno di nessuno. Me la raccontavo, specie se considerate che ho conosciuto mio marito poco dopo aver compiuto 19 anni
Il centro, il fulcro, non è mai stata la carriera, ne la ricchezza.
Era un amore straordinario.

«Non voglio una cosa normale, facile e semplice. Voglio un amore doloroso, difficile, devastante, straordinario, che ti cambia la vita.» -cit

Non un amore ad ogni costo, no.
Non un amore malato o sbagliato.
Ma un amore pazzesco, inarrivabile, ineluttabile, inesorabile e fatale, strepitoso e indescrivibile.
Naturalmente nei miei sogni di tredicenne, il "lui" della situazione era esattamente questo: non un principe azzurro bellissimo, non un cavaliere coraggioso, non un intrepido agente segreto. Era uno qualunque, ma che mi amava esattamente così. Con urgenza, follemente. Passionale ai limiti della violenza. Uno che avrebbe rischiato la vita per avermi, che avrebbe pianto nel perdermi e che avrebbe fatto qualunque cosa per tenermi. Già. Proprio così. Utopico piuttosto e anzichenò!

Ora, beh, non ho più tredici anni, e nemmeno diciannove, ma non sono tanto cambiata, nell'essenza della questione. Solo mi domando cosa significhi "amore straordinario" nella vita vera.
Ah si, perchè viviamo nella vita vera, sapete? Eh, già. Che fregatura.
Uomini come quelli che sognavo, ne esistono?
C'è un angioletto sulla mia spalla destra che mi dice "ma dai, sono solo fantasie, riprenditi!" (riprenditi sassenach, dice, a dire il vero, lo stronzo, il che mi fa pensare che sia un dannato amico del giaguaro, ndP)
E un diavoletto sulla spalla sinistra che dice "se può essere sognato, può essere fatto"

E indovinate un po'? Sono d'accordo col diavolo.
Che sorpresa, eh?
Se può essere sognato, può essere fatto.
E questo significa che non si fa da se, ma bisogna farlo.
Bisogna dargli una manina, al destino... lui magari ci fa incontrare ma dopo sta a noi far diventare straordinario il resto della vita.


Naturalmente, in due.


Ma guarda! E io che pensavo di scrivere un post originale.



venerdì 1 luglio 2016

DI HIGHLANDS E FUTURI VIAGGI

Dritta al seguito della mia infatuazione per la saga di Outlander, viene la mia rinnovata passione per le Highlands. Rinnovata perchè la Scozia è il mio sogno da sempre, anche se era stato incassettato.
Ora ho deciso di programmare un viaggio per la prossima (tarda) primavera, un tour di quelli con tutti i sacrissimi crismi, che mi porti in almeno una decina di giorni a visitare la Scozia in lungo e in largo. Angolo di te stessa :-)  amica viaggiatrice, non dubitare che ti chiederò qualche dritta...

La Scozia è, in parte, incontaminata e selvaggia.




Vanta alcune delle più belle città d'Europa, Edimburgo e Glasgow, e molti straordinari castelli
In rappresentanza ecco Castel Fraser :-)



E per una nerd senza speranza come me ha anche attrattive legate ad altre mie passioni, come per esempio il "vero" treno per Hogwarts, come vedete qui sotto, nei dintorni della cittadina di Glenfinnan - dove pare peraltro che l'antico cimitero abbia ospiti dai nomi sospettosamente simili a quelli che la zia JK ha utilizzato per i suoi romanzi.



La Scozia, non chiedetemi perchè, è per me sempre stato sinonimo di libertà, aria, spazio infinito, bellezza selvaggia e - vi sembrerà strano - punto di contatto con la Natura e col Divino.

Finanche la musica celtica, anche se l'ascolto nel salotto di casa, mi trasporta immediatamente in una sorta di dimensione altra dove ghirlande di fiori si posano sui miei capelli e campanelli tintinnano alle mie caviglie, mentre danzo dentro un cerchio di pietre per onorare la Vergine, la Madre e l'Anziana.



E non è che io ne conosca la storia, anzi.
Ne so poco e nulla. E peraltro dubito che i Clan fossero quel meraviglioso luogo di lealtà e coraggio e che la ribellione Giacobita quel disinteressato anelito di libertà che le mie recenti letture vorrebbero in qualche modo presentare Tuttavia una sosta al campo di battaglia di Culloden non potrà mancare, perchè comunque chi combatte per il diritto all'autodeterminazione va onorato.

E' più, non so, una cosa di pelle.
Come se sentissi che in qualche modo quella terra mi appartiene... o meglio, io a lei.

Chissà forse in un'altra vita ero la moglie di un laird.
Spiegherebbe perchè ho sposato un uomo che il 100% delle persone che incontriamo fuori dall'Italia scambia per scozzese :-)

lunedì 13 giugno 2016

FORUM ARENA ESTIVA, 12-06-2016

Have you had your dinner tonight?
IS-ANYBODY-HUNGRYYYY?  (cit.)

Ebbene, si.

Ieri sera all'arena estiva del forum di assago è andata in scena (di nuovo) la mia gioventù. E poichè la fortuna arride a chi sa attendere, sottopalco a guardare Simon, John, Nick Roger e Dom c'ero anche io.

I Duran Duran a Milano, li attendevo dal 1984!


Che dire signore e signori?
La perfezione. La bellezza. L'emozione. I ricordi.
Io mi aspettavo qualcosa di meno coinvolgente rispetto al concerto degli Spands dello scorso anno, perchè i Duran hanno continuato a suonare insieme anche dopo che io ho smesso di ascoltarli quindi hanno un sacco di repertorio nuovo che io non conosco (mentre gli Spandau no) ma mi sbagliavo.. oooohhhhh se mi sbagliavo!

Primo brano, Paper Gods, quello che da il titolo al tour. OK è nuovo, ma è bello, ci sta. Poi... secondo brano, Wild Boys. L'inno di una generazione. Il canto di ribellione degli anni '80. Scenografia rossa demoniaca e lingue di fuoco sul palco. Come non ricordare Simon che canta attaccato alle pale di un mulino? Wild boys always shine!

E poi via, un'alternanza di nuovo e vecchio, incalzante, rockeggiante, senza una sbavatura nella voce, pulito, autoritario.  Grande spettacolo oltre che musica e splendida voce, giochi di luci, continui e stroboscopici, del tipo "oramivieneunacrisiconvulsiva", video... insomma un allestimento scenico curato e accattivante.

Simon e John hanno giocato tra loro spesso, avvicinandosi per cantare testa a testa, a beneficio delle fan in delirio, chiacchierando tra loro fuori onda, arrivando finanche a scambiarsi un bacio sul palco, ridendo, come se non fosse programmato...

Anche ieri sera si sono visti chiaramente i 30 anni di mestiere che i ragazzi di Birmingham hanno alle spalle. Simon è maestro sul palco, mischia spontaneità e teatro, si concede e si ritrae, guarda il pubblico con uno sguardo truccato un po' da matto, a voler essere completamente onesti, ma magnetico, ipnotico come non mai. Lui, John e Dom Brown (il nuovo chitarrista) saltano ballano ammiccano ed in una parola, stregano completametne tutto il pubblico. Uomini compresi.
Non dovrei stupirmi, no?




Salutano il pubblico non senza aver reso tributo ad uno dei loro ispiratori, David Bowie, e tornano per il bis, le due canzoni che tutti aspettavamo, Rio e Save a Prayer. Magia.



Insomma ero andata emozionata ma temendo una piccola delusione, sono tornata scatenata ed esaltata come una quattordicenne in crisi ormonale.

Con me la solita amica Sa., la compagna degli anni dell'adolescenza in cui si piangeva davanti alle foto di un Simon molto più biondo e un John molto meno rugoso...  oddio, lei piangeva, io in tutta sincerità la guardavo stranita chiedendomi cosa diavolo avesse... :-) Lei che Sposerò Simon Le Bon tutta la vita, lei che "non poteva salutarmi, non può fare preferenze dal palco, però adesso mi sta messaggiando, mi ha riconosciuta"

So please please tell me now, is thre something I should know?
Certamente che c'è: la prossima data italiana quando sarà?


martedì 7 giugno 2016

DI GIOVENTU'

Magari non si direbbe, ma io ho avuto genitori piuttosto severi.

Venivo controllata a vista in ogni cosa, fino ad un'età che considero piuttosto avanzata:  i primi anni di università. Mio padre aveva il mio orario delle lezioni stampato e appeso in cucina e ogni volta che entravo o uscivo controllava che gli orari fossero compatibili. Una volta gli ho cacciato palle per saltare le lezioni e accompagnare un amico inglese in aeorporto, tornava a casa. Lui se n'è accorto e gli ho spiegato ben benino cosa pensavo del suo tentacolare controllo, a 20 anni. Ci è rimasto malissimo - perchè probabilmente non è riuscito a darmi torto - e li deve aver capito che era ora di mollare il colpo.

Ogni cosa, finchè ero piccola, era sempre "troppo da grandi". Anche le cose più assurde o banali.
Il nero? E' un colore da grandi. Ho avuto il mio primo capo di vestiario nero (un cappotto, che era di gran moda) tipo in seconda media. E lo chiamavamo blu scuro.
Gli orecchini? Sono accessori da grandi. Non avevo il buco e mettevo di nascosto quelli con la clip quando uscivo con le amiche. Il buco è arrivato a 15 anni.
Truccarsi? non ne parliamo. Sono andata avanti a farlo fuori casa fin penso alle superiori avanzate. E se mi truccavo per uscire il sabato pomeriggio, dovevo passare il vaglio di mio padre.
Non parliamo dei vari permessi di fare cose fuori casa. A  8 anni ero troppo piccola per scendere in cortile a giocare da sola, a 12 per andare in giro in bici, a 15 per andare a ballare il sabato pomeriggio, a 17 per uscire la sera.
Ma anche arrabbiarsi era da grandi, io che ero piccola non potevo permettermi la rabbia. Una sera, avrò avuto 15 anni, dopo un controllo dal dentista sono tornata tutta contenta di non avere nemmeno una carie, e mio padre mi ha risposto "ci mancherebbe, alla tua età". Non ero abbastanza cresciuta nemmeno per ammalarmi. Li credo di aver sbroccato di brutto.

Una fatica immensa, peraltro, per manenere uno straccio di vita sociale senza sembrare una sfigata di proporzioni bibliche e senza farmi beccare dai miei a fare cose proibite. Cosa che per dirla tutta non mi riusciva proprio sempre sempre.

E dire che non ero nemmeno una scapestrata scavezzacollo senza buon senso.
Per fortuna sono una discreta bugiarda ;-) ma chi può dire se sia indole o necessità...

Ora che sono madre mi interrogo.
Io prendevo sempre ad esempio i miei amici, quando ricevevo un no come risposta, chiedendo ma se loro lo fanno perchè io non posso? Dopotutto uscivo con gente della mia età, quindi secondo il mio punto di vista avremmo dovuto essere tutti uguali. Mia madre invariabilmente mi rispondeva che a lei quello che facevano gli altri non interessava, potevano fare quel che gli pareva, lei era mia madre non la loro.

Giusto, per carità.

Però io dico, non viviamo in cima al monte Everest. Siamo animali sociali, viviamo in branco cazzo. Io mi confronto con le altre mamme. Qualche anno fa quando i ragazzi dell'età del Ric hanno cominciato a crescere, era tutto uno scambio di idee e opinioni. I ragazzi vogliono andare all'oratorio sabato sera, che dite? Li lasciamo? Fino a che ora? Le 21.30? Le 22? Beh dai basta che tornino tutti insieme.... Insomma avevamo una piattaforma comune, ci davamo manforte a vicenda, se uno dei figlioli era in odore di raccontare cose strane, magari anche solo perchè non aveva ben chiaro un certo progrmama o progetto, ci si sentiva e si mettevano le informazioni in comune.

A me sembra giusto così.
Certo, finisce che perdi un po' di autorità, perchè far accettare un "no, ho detto di no e non torno sulla mia decisione" è infinitamente più produttivo da un punto di vista puramente disciplinare di "fammici pensare, sento le altre e poi decidiamo".

Però lo trovo comunque più ragionevole di: tu torni alle 23 e se tutti gli altri tornano alle 23.30 non mi interessa, ho detto che tu torni alle 23... quando questo significa fare 500 metri in un vicolo buio e semideserto da sola, ogni sera d'estate che dio manda in terra, coi prati da un lato da cui provengono peraltro rumori di animaletti selvatici che magari di giorno sono pure carini ma col buio francamente uno preferirebbe non incontrare.







Perchè dico tutto ciò?
Beh sto "ripassando" i Duran Duran in vista del concerto a Milano domenica 12 giugno, ed ero in modalità anni 80 :-D

mercoledì 1 giugno 2016

DIALOGHI IMMAGINARI - un finale alternativo (racconto)

Finalmente è giunta l'ora.
Dovrei avere paura, ma quello che sento è solo sollievo.

Credevo che avrei provato almeno un brivido, un po' di tensione, ma non c'è nulla di tutto ciò. Ci penso da così tanto tempo, a questo momento, che non mi è rimasto niente da provare. Sono già passato attraverso tutto lo spettro delle emozioni umane, come direbbe il mio psicologo. La negazione, la rabbia, il lutto, l'accettazione.  Vorrei solo che si sbrigassero. La cosa più fastidiosa è questa ulteriore attesa. Sono due anni che aspetto.  Ora che finalmente sto per avere pace, vorrei averla in fretta. Pace. Questo pensiero mi fa sorridere come se stessi per andare a una festa attesa da tanto. Filtra una luce pallida dalla finestra, piccoli soli ricamati danzano sulle pareti, riflessi dalle candide tende ed illuminati dal sole di tarda estate. Tutto è candido qui, mi domando perchè. Siamo in un ospedale, ma doppotutto non vi è alcuna necessità che tutto sia sterile, no? A chi importa? Che differenza farebbe se l'ago che mi pungerà tra poco fosse infettato dalla peste bubbonica? Potrei morire di più? Una bella infezione post mortem, magari? Già, sono un tipo divertente, non riesco a smettere di sorridere. Il mondo perde oggi un grande umorista.

Mi guardo intorno, muovo gli occhi e poco altro e ancora una volta mi rallegro che questa tortura stia per avere termine. Sono impaziente di cominciare. O di finire, secodo i punti di vista. Mia madre e mio padre si tengono per mano, sono in piedi accanto alla porta, dritti come fusi, immobili, non sembrano nemmeno vivi. Respirano a stento, ora che ci faccio caso. Quanto tempo è che non li vedo più sfiorarsi, nemmeno per sbaglio? Anni, ad occhio e croce. Ed oggi addirittura sono mano nella mano. Evidentemente la situazione richiede una speciale gestione. Mia madre serra la mascella e un muscolo compare e scompare velocemente in mezzo al suo viso. E' tesa, ma non è solo questo. Sembra spenta. I suoi occhi dovrebbero essere verdi, ma da qui sembrano di un brutto color del fango, senza vita, senza movimento. Persino le palpebre sono bloccate nella fissità del suo sguardo. Ad un tratto sembra che stia per muoversi, e ho l'impressione che se lo facesse la sua superficie si screpolerebbe come un vaso di argilla lasciato troppo a lungo nel forno, che si sgretolerebbe pezzo dopo pezzo fino a rimanere solo un mucchietto di sabbia raccogliticcio, dove fino a poco prima c'erano i suoi piedi. Non merita questo dolore, lo so bene. Non è colpa sua. Ma dopotutto, non è nemmeno mia.

Mio padre invece ha l'aria di chi vorrebbe trovarsi ovunque tranne qui. Non è uomo da addii, lui. Quando ero bambino mi salutava sempre frettolosamente prima che partissi per il campeggio, ed in seguito ha sempre fatto lo stesso, quando partivo per il college, o per uno dei miei viaggi di prima. Potevo stare via un giorno o un anno, lui allungava la mano e stringeva la mia, mi dava una pacca sulla spalla ed invariabilmente diceva "buona fortuna, figliolo", e questo era tutto. Ora che sto partendo per un viaggio molto più lungo, a quanto pare non ci sarà nemmeno questo. Beh, la stretta di mano certamente no. Ma dov'è la mia pacca, e il mio buona fortuna? Le sue rughe di espressione sembrano essersi accentuate molto durante gli ultimi giorni. Il viaggio ed i preparativi sono stati pesanti per tutti, tranne me ovviamente, ma di certo c'è anche altro. Come per mia madre,immagino che la vera battaglia si stia svolgendo dentro di lui. Per cosa combatte, non saprei dire. Se per sopportare la mia partenza, per tollerare la mano di mia madre nella sua o semplicemente per avere la forza di non scappare fuori dalla stanza perdendosi gli ultimi istanti della vita di suo figlio.

Mia sorella è sprofondata nella poltrona vicino alla finestra e piange senza ritegno, senza curarsi di mostrarsi ne' di inondare di lacrime la sua bella maglia di cachemire. Se va avanti così, sarà da buttare prima che sia tutto finito. Ci siamo salutati già da qualche ora, lei è assolutamente contraria alla mia scelta e ha cercato di convincermi fino all'ultimo a cambiare la mia risoluzione. Ha usato persino Lou per farlo, per provare a convincermi. Ma la verità che nessuno comprende è che la presenza di Lou nella mia vita mi rende se possibile ancora più certo della mia decisione.

Desiderare disperatamente qualcosa che non si può avere è tremendo. Ma le persone normali hanno sempre la possiblità di provarci. Di agire, di tentare di arrivare esattamente dove vogliono essere. Io no. Io non ho nulla, nemmeno la speranza. Lo so da tempo ormai. All'inizio mi ero illuso, ma ormai mi è perfettamente chiaro. Amare una donna così tanto, e non poterla toccare, è insopportabile. Sentire il desiderio nel cervello, così prepotente che ti sembra di svenire, mentre il tuo corpo giace inerme ed immobile... è insopportabile. Sapere di non poterla rendere felice, è una tortura. Guardarla mentre si limita, si comprime, rinuncia a tutto per restarti accanto... no, non è per me. Non potrei vivere così, non potrei farle questo. Lei ha diritto di vivere, di trovare la sua strada. Ma non se io resto. Se io resto, lei è in trappola. La verità è che amarla mi ha reso ancora più determinato. Non se l'aspettava, questo, mia madre.

Naturalmente lei è qui. Lou. E' coraggiosa la mia piccola ape, mi guarda fisso, è seria ma mi sorride. Tiene la mia mano buona, e l'unica senzazione che provo è quella delle sue dita che mi accarezzano senza sosta. Ha una piccola ruga in mezzo agli occhi, quella che le viene sempre quando è preoccupata. Ma sorride. Ha i capelli arruffati come al solito ed è in grandissimo contrasto con il resto dell'ambiente, così colorata e stravagante. Al confronto la mia famiglia sembra uscita da una rivista di moda per becchini.  Ma bisogna ammettere che Lou sarebbe in contrasto con qualunque ambiente. Sembra stranamente inadatta e contemporanamente perfettamente in tono con qualunque luogo. E' una caratteristica sorprendente. Cambia l'atmosfera di una stanza solo entrandoci. Vorrei dire che porta allegria, ma sarebbe riduttivo. E' tutto il complesso emotivo che si respira in una certa situazione che si modifica grazie alla sua sola presenza. Beh, è quello che è successo a me, comunque. Chi poteva immaginarlo. Non ho mai incontrato una persona come lei, e anche questo è sorprendente perchè nella mia vita di prima, frequentavo gente in tutti i continenti. Vorrei averla conosciuta per tempo. Mi piace immaginare tutte le cose che avremmo potuto fare insieme, i posti dove l'avrei portata. L'avrei sorpresa, sempre. Ma la verità è che se l'avessi incrociata prima dell'incidente, non le avrei dedicato un secondo sguardo, così originale e stravagante come appare. Sarei passato oltre i suoi capelli neri, oltre le sue improbabili giacche fatte a mano e le scarpe colorate come se lei non esistesse. Si, ero un vero idiota.

Sento un piccolo scatto metallico e percepisco, più che vederla, la maniglia della porta muoversi. I miei occhi sono incatenati a quelli di  Lou, anche lei sente la porta aprirsi ed emette un piccolo sospiro. Il dottore entra. Indossa il solito camice bianco, impeccabile, inamidato, senza un alone. Ha lo stetoscopio di rito attorno al collo e in mano un piccolo vassoio di metallo, con una siringa, una laccio emostatico, un batuffolo di cotone e del disinfettante. Ancora questa mania della sterilità! I suoi occhi sono calmi, rassicuranti. Richiude la porta e si ferma un istante, mi guarda con una domanda senza voce. Annuisco appena, e sento la mano di Lou stringersi più forte alla mia. Mia sorella emette un singhiozzo rumoroso e spezza la perfezione del momento. Mia madre e mio padre assumono un'aria se possibile ancora più spaurita.  Come lepri inchiodate al centro di una strada trafficata, ipnotizzate dai fari dell'auto che si avvicina, fissano il vassoio e la siringa senza riuscire a distogliere gli occhi.

Il dottore si accosta al mio letto, mi scopre il braccio, e vagamente sento il laccio emostatico stringersi dove una volta avevo un invidiabile bicipite da free climber. Continuo a fissare Lou, voglio che sia lei l'ultima cosa che vedrò in questo mondo. Lei mi sta ancora sorridendo, e di nuovo mi sorprendo del suo coraggio, della sua forza. Non c'è una lacrima sul suo viso, tiene lo sguardo fisso nel mio come se volesse imprimere questa immagine nella sua mente per non scordarla.

Poi accade tutto in una frazione di secondo.
Sono bravo a notare i minimi dettagli, quando gli occhi sono praticamente l'unica parte del tuo corpo che funizona impari a sfruttarli al massimo. Vedo le sue palpebre abbassarsi impercettibilmente, le sue pupille dilatarsi e restringersi improvvisamente. Sento la sua mano lasciare la presa sulla mia ed in un istante, Lou esce dal mio campo visivo. La vedo scivolare a terra, scossa da brividi forti come spasmi.

Il mio cuore si ferma. Mi volto verso il dottore,  ma l'ago non ha ancora bucato la mia pelle. Perchè allora il mio cuore si sta fermando, perchè non sto respirando? Per una frazione di secondo, penso che Lou si sia avvelenata per morire con me. Una minuscola parte del mio cervello si congratula con lei per la perfetta scelta dei tempi, ma tutto il resto è in preda a un panico cieco e assoluto, una sensazione di puro terrore, che non ho provato nemmeno quando mi sono risvegliato in un letto senza poter muovere nulla al di sotto della quinta vertebra cervicale. Nel tempo di un battito di ciglia vedo nella mia mente Lou fredda e immobile, circondata da fiori e penso stupidamente che non può morire, perchè non le piace stare al buio. Immagino di dover vivere senza di lei, immagino come sarebbe la mia vita ora, ora che l'ho incontrata, se dovessi perderla. Mi vedo immobile davanti alla sua tomba con un mazzo di fiori in grembo. Non deve essere passato più di mezzo secondo da quando ho sentito la sua mano scivolare via dalla mia, ma il tempo sembra rallentato, il dottore è ancora li, con la siringa a mezz'aria, che fissa la scena come se non capisse cosa sta accadendo. Ritrovo la voce e urlo "la soccorra!"

Il dottore si ridesta. Mi guarda per un istante e posa la siringa di nuovo sul vassoio. Preme il pulsante di emergenza sopra il mio letto e si affretta verso Lou che è ancora scossa da spasmi accanto al mio letto. La sensazione di impotenza che provo è devastante. Il mio istinto ed il mio cervello comandano al mio corpo di precipitarmi da lei ma come sempre nulla si muove se non i miei occhi. Posso solo guardare. Arrivano alcuni infermieri con una barella, sollevano Lou che si contorce e la portano via a passo di corsa. Mi domando se in un posto come questo siano in grado di prendersi cura dei vivi bene quanto dei morti, e sento come se mi stessero strappando le viscere fuori dal corpo.

I miei genitori sono inebetiti, mia sorella ha smesso finalmente di singhiozzare e ha gli occhi arrossati e fuori dalle orbite. Ci guardiamo in silenzio per un attimo senza sapere cosa dire o cosa fare. Beh, loro, perchè io saprei esattamente cosa fare anche se naturalmente non posso. Con tutta la calma che riesco a racimolare dico "Aiutatemi a mettermi sulla sedia" ma dalla gola esce un rantolo quasi incomprensibile e infatti nessuno si muove. Dopo un attimo, il dottore rientra. "Mi dispiace Will per questo terribile contrattempo" dice. Cerca di mantenere un contegno e quel suo sguardo rassicurante che deve essergli costato anni di pratica, ma si vede che è scosso. "La tua amica viene assistita al meglio" Esita per un istante, poi: "Ora desideri che portiamo a termine la procedura?"
La procedura. Deve essere difficile sviluppare la capacità di parlare con tanta naturalezza della morte, senza mai nominarla. E' molto delicato da parte sua, e sospetto che sia una delicatezza destinata più ai parenti che al paziente. Ha la siringa in mano, attende un mio cenno. Che non arriva.
"No" rispondo.
I miei e mia sorella si voltano di scatto a guardarmi.
"Vorrei che qualcuno mi aiutasse a mettermi sulla mia sedia, in modo che io possa andare da Lou, per favore" dico con quanta più gentilezza possibile. Quello che vorrei dire in realtà è muovetevi stronzi, ma temo che non sarebbe di aiuto.

Il dottore sorride. Preme di nuovo il bottone sopra il mio letto e due infermieri si materializzano in un istante sulla porta, con quella che suppongo debba essere la barella destinata al mio corpo senza vita. Mi guardano, evidentemetne stupiti di vedermi vivo, poi si rivolgono al dottore in attesa di istruzioni. Il dottore li istruisce e loro eseguono velocemente quanto richiesto. In pochi minuti sono vestito, pettinato e seduto sulla mia sedia a rotelle accanto al letto dove Lou è stata ricoverata. I miei genitori e mia sorella sono ammutoliti, seguono ogni mia mossa restando un po' a distanza, straniti. Non capisco se siano sollevati perchè dopotutto oggi non morirò, oppure se abbiano ancora più paura di dover riaffrontare tutto daccapo domani. Non accadrà, ma loro ancora non lo sanno.

Resto immobile a guardare Lou per molto tempo, sono allenato a fare questo. Le è stato somministrato un lieve sedativo e ora dorme. Dopotutto, non aveva cercato di avvelenarsi, mi vergogno di averlo pensato. E' soltanto svenuta, è stata così forte e composta per tutto il tempo che alla fine non ha retto la tensione degli ultimi istanti. Mia povera piccola ape, cosa ti ho fatto? A mia discolpa posso dire che il terrore aveva completamente ottenebrato il mio cervello.

Quando finalmente apre gli occhi e mi vede, sembra sul punto di svenire di nuovo. Io le sorrido e lei da sfogo finalmente a tutte le sue emozioni piangendo disperatamente. Dio come vorrei poterla abbracciare. Mi assale una rabbia cieca, furibonda. Penso per la milionesima volta che questa non è vita ed io non voglio viverla, che avrei dovuto dar corso alla procedura e farla finita quando il dottore me l'ha chiesto. Penso che sono un povero illuso. Ma poi la guardo piangere e sento un'eco del terrore che ho provato quando è svenuta. E la rabbia, improvvisamente e forse per la prima volta dopo l'incidente, svanisce. La stanza in cui ci troviamo è identica alla mia, è la stanza di qualcuno che desidera morire. Questo acuisce il senso di panico nel mio stomaco. Non mi piace che lei sia qui.

"Lou, vieni qui, per favore" le dico.

Lei si alza cautamente, un po' malferma sulle gambe. Si asciuga il viso e mi si siede in braccio, circondandosi con le mie braccia e tenendomi la mano. Indossa soltanto una maglietta bianca e gli slip e nonostante il momento, la desidero con tutto me stesso. Si abbandona sulla mia spalla e lentamente smette di piangere. Tengo il mio viso appoggiato sui suoi capelli, è tutto l'abbraccio che mi è concesso darle. Non è molto, ma è qualcosa. "Sei qui" mi dice. "Sei..." Esita. "Sei vivo".

Già. Sono vivo. Le sorrido.
Lei sembra titubante. Le si accende un barlume negli occhi.
"Significa che... Will, significa che hai cambiato idea?"
Ed eccola, la domanda da un milione di sterline. La madre di tutti i quesiti.
Significa che ho cambiato idea? Ho davvero cambiato idea? Ho la vista annebbiata e un ronzio nelle orecchie. Mi sembra di galleggiare, come se solo il peso di Lou sulle mie ginocchia mi tenesse attacato a terra. Lei è la mia ancora.
Ho perseguito l'obiettivo di mettere fine alla mia esistenza per un tempo molto lungo, ho pensato praticamente solo a questo negli ultimi due anni - tranne quando pensavo a Lou naturalmente. Sono veramente pronto ad accantonare tutto e a provare a vivere di nuovo nonostante tutto? Che strano destino. Quando nemmeno l'amore di Lou mi ha dato la forza di andare avanti, l'ho trovata nel terrore della sua morte.
Chiudo gli occhi per un momento e quando li riapro lei mi sta fissando con i suoi ancora arrossati di pianto. "Si, ho cambiato idea" dico.

Dietro di me sento del trambusto, una specie di rantolo soffocato, immagino che sia mia madre, o mia sorella, o entrambe, che assimilano la notizia. Non me ne curo, ho occhi solo per Lou. Ci sarà tempo per il resto. Lou lancia un grido, poi mi abbraccia strettissimo e mi bacia. Questa è una cosa che possiamo fare insieme. Ci baciamo a lungo, sento le sue mani sul mio viso e il sapore delle sue lacrime sulle mie labbra.
Il momento più perfetto della mia vita.
Penso che se potessi restare così per i prossimi 40 anni sarei un uomo felice.
Si stacca da me dopo un tempo infinito e mi domanda perchè.

E' la giornata delle domande difficili. Rifletto un istante se rispondere solo "perchè ti amo" o se dirle la verità. Opto per la verità.
"Lou... sono stato un egoista. Quando ti ho vista cadere, accanto al mio letto... ho pensato che stessi morendo. Io... perdonami, Dio, perdonami ma per un momento ho pensato che ti fossi uccisa. E' stato... non so spiegartelo. Per una frazione di secondo ho provato quello che devi aver provato tu per tutti questi mesi, sapendo quel che avevo in mente.  E' stato poco più di un attimo, ma l'ho trovato completamente intollerabile. Il mio cuore ha smesso di battere Lou. E anche se era proprio per questo che ero li, improvvisamente non l'ho più desiderato. E l'ho capito solo in quel momento, solo quando l'ho provato. Ho capito che non posso farti questo, non voglio causarti una tale sofferenza. Perdonami per esserci arrivato così tardi"

Lou mi guarda. E' incredula. Attende che io prosegua con un "ma nonostante ciò..." e quando questo non avviene, improvvisamente diventa raggiante. Si alza e batte le mani saltellando come una bambina. Piange e ride insieme, dice frasi senza senso su quello che faremo e quanto saremo felici. Eccola, la mia Lou. La mia piccola ape mi ronza intorno tutta felice.

Detesto farlo ma ci sono ancora delle cose che devo dirle. Le chiedo di fermarsi, lei fa il broncio. Dio quanto amo quell'espressione, vorrei non staccarmene mai. Qui, in una clinica della buona morte, in una sera qualunque di settembre, io un tetraplegico che ha desiderato per anni solo di morire, ho trovato tutto quel che si può desiderare dalla vita. Sono incredulo io stesso.
Lou si siede sul letto davanti a me, mi guarda e attende. Ho avuto tempo per pensarci, mentre la guardavo dormire.
"Ok, ascoltami. Ti ho detto che ho cambiato idea ed è la verità. Ma ci sono due condizioni. Ti chiedo di rispettarle" E' sospettosa, le si forma la ruga in mezzo agli occhi. "Quali condizioni?"

"La prima è questa: se arriverà il giorno in cui troverai troppo gravoso restarmi accanto, dovrai dirmelo e andare via. Io lo capirò Lou, davvero. Non ce l'avrò con te, te lo giuro. Tutto il tempo che mi darai è tempo rubato alla morte, è tempo in più per me. Devi promettermi che quando non ce la farai più te ne andrai." Sembra più rilassata. Ridacchia. "E' tutto qui? Non accadrà mai" dice convinta. Sapevo che avrebbe risposto così, ma insisto e alla fine lei promette. So che prende seriamente le sue promesse, e questo un po' mi tranquillizza. Tenerla intrappolata a vita accanto a un paralitico mi appare ancora come una soluzione egoista e terribile.
"E la seconda?" mi chiede.

Questa è più difficile. So che sarà più difficile anche per lei. Mi prendo il mio tempo per mettere insieme le parole giuste. Le dico che so che le mie condizioni non potranno migliorare, e che anzi probabilmente peggioreranno. So che abbiamo davanti pochi anni nei quali starò bene, ovvero starò come adesso, ma che poi poco alla volta il mio corpo comincerà a cedere, un pezzo per volta. Sono volutamente crudo, violento nel dirle questo. Scendo in dettagli raccapriccianti. Deve sapere cosa la aspetta. Vedo il suo viso rabbuiarsi, ma la sua determinazione non vacilla. Le chiedo di promettermi che quando questo avverrà, quando la mia condizione non mi consentirà più una vita dignitosa, lei mi riaccompagnerà qui e metteremo insieme fine a tutto. La nostra è una storia con data di scadenza, scherzo, ma in fondo agli occhi sono serissimo e lo è anche lei. Riflette un secondo, uno solo. Ha di nuovo il viso rigato di lacrime ma sono lacrime silenziose e composte. I piccoli soli ricamati danzano ancora sulle pareti e mi sorprendo che sia passato così poco tempo da quando il dottore è entrato dalla porta con la siringa per me. Il sole è ancora alto. La mia vita è cambiata in una frazione di secondo tre anni fa, e di nuovo una frazione di secondo è bastata per cambiarla oggi. Devo ammettere che sono colpito. Forse anche solo per questo vale la pena resistere.

"Prometto" risponde Lou. Poi si asciuga il viso e mi rivolge il più speranzoso dei sorrisi. "E adesso, possiamo andare a casa, per favore?"

mercoledì 25 maggio 2016

SAY COULD THAT LASS BE I? (spoiler alert)

Beh, non è che sto copiando, avevo in mente di fare definitivamente outing in questi giorni ma la mia cara Emily mi ha preceduto.

Qualcuno avrà intuito dal titolo che stiamo parlando di Outlander, saga letteraria e recente serie televisiva di strepitoso successo, non senza qalche buona ragione.

Orbene.

Si tratta di una storia ovviamente di fantasia, ambientata in epoca storica e tra personaggi (alcuni) realmente esistiti. Per prima cosa dirò che almeno fino al punto in cui sono arrivata (9 libri) si capisce perfettamente che c'è dietro una accurata ricerca storica. Il periodo presentato è affascinante, specialmente quando si parla di Highlands: un viaggio tra le tradizioni, le usanze, i costumi, la lingua degli antichi Clan che sbucano qui e la nella narrazione con precisione di dettagli e diciamo esuberanza folkloristica senza pari. I libri, va detto, sono molto ben scritti (e io sono una nota cagacazzi su questo punto quando leggo!), dettagliati ma non noiosi, ricchi di particolari e descrizioni ma non al punto di essere pedanti. Un buon equilibrio, direi. Lo sfondo storico è preciso e le vicende umane abbastanza plausibili (se escludiamo la premessa :-D ) benchè naturalmente romanzate. I personaggi sono ben costruiti, ognuno ha un suo carattere e una sua plausibilità, finanche i protagonisti che potrebbero essere Mr e Miss perfezione ma che in realtà non lo sono, palesando difetti e manchevolezze comuni a tutti noi oggi come, immagino, nel XVIII secolo.

Le vicende si svolge a cavallo di vari continenti ed eccezion fatta per un singolo momento (la parte riguardante Gillis in America, per chi conosce) sono molto reali, dalla descrizione delle lunghe traversate per mare alle prime avvisaglie rivoluzionarie nelle colonie. Storie nella storia vengono raccontate, come la vicenda di Lord John Gray (personaggio meraviglioso!) che compare qua e là a spot, ma che se si mettesse insieme sarebbe sufficiente a farne un romanzo di per se. Lo stesso dicasi per Roger McKenzie Wakefield.

Inizialmente devo dirlo: mi ha colpito tantissimo il personaggio di Claire.
Questo tipo di narrazioni (cioè quando un personaggio viene messo di colpo in una situazione normalmente impossibile e deve uscirne) di solito sono il regno del "vorrei ma non posso" come lo chiamo io, ovvero di situazioni in cui uno o più personaggi sono indecisi, non sanno che fare, non si parlano, non si capiscono, si fraintendono... capitoli interi di rimuginamenti e seghe mentali che, diciamolo, non è che diano snellezza e dinamismo al racconto. Claire no. Lei parte a cavallo dei suoi calzoni (per modo di dire, essendo stretta in gonne sottogonne e corsetti) fin da pagina 1 e FA quello che c'è da fare per sopravvivere. Magari non le piace, magari non ne è felice, ma non ci mette 350 pagine a decidere se deve sposarsi per salvarsi la pelle oppure no. Decide, e punto.
+10 per Mrs Claire Elisabeth Beauchamp Randall Fraser.

Ma naturalmente la maggior parte di noi pur magari valutando anche altri aspetti, apprezza la saga
per lui, per il personaggio principale, il protagonista indiscusso, ovvero Mr James Malcom Alexander McKenzie Fraser, Red Jamie per gli amici e per gli inglesi.
Gingerino per le fan della serie televisiva :-D

Per lui, e per la sua relazione con Claire.

Ora. Anche qui spezzerei una lancia in favore della zia Diana, che ha fatto secondo me un ottimo lavoro. Perchè è pur vero che nei primi romanzi tutto è abbastanza incentrato sulla storia d'amore straordinaria tra i due protagonisti, ma bisogna sottolineare che non stiamo scadendo nell' "effetto Harmony" come potrebbe sembrare dicendolo. Si tratta di una relazione che conosce un andamento preciso, che all'inizio semplicemente "non è", ma che poi si costruisce un po' per volta, un passo avanti e due indietro come accade normalmente anche nella vita reale. I due condividono una invidiabilissima relazione fisica, di cui ci viene dato ampiamente conto sia nel romanzo che nella serie tv, ma commettono anche molti errori, litigano, soffrono, a un certo punto persino si separano come una qualunque normalissima coppia. Certo si amano in modo forse un po' stucchevole ed eccessivo, ma è un romanzo, se fosse tutto davvero e solo come nella vita allora sarebbe il telegiornale.

E' inoltre piacevole nel proseguimento della vicenda vedere come la relazione cambia, passando i due da avere meno di 30 anni ad essere cinquantenni e nonni. La storia tra loro resta presente ma si sposta, lentamente, sullo sfondo, dando spazio ad altre vicende meno romantiche e più pratiche, diciamo.

Così come Claire mi aveva colpito per la sua decisione e tenacia, anche il personaggio di Jamie è degno di nota. Non è, come dicevamo, descritto come un uomo perfetto, ma di fatto è il personaggio perfetto. Perfetto nella sua disperata imperfezione, lui che per ira ha infranto una promessa fatta,  combattendo un duello dalle tragiche conseguenze;  lui che per un fatale errore ha consegnato il fidanzato della figlia nelle mani di indiani sanguinari; lui che alle volte davvero non sembra combinarne una giusta... ma ha la grazia di ammetterlo, e di chiedere scusa.

Perciò, ecco qui:
Ciao, sono Andretta, e son una fan di Outlander.
Ero sobria da 2 mesi, ma ieri ci sono ricaduta.
E amen!

martedì 15 marzo 2016

SIIIIII.... LA VITA E' TUTTA UN FILM




Io credo di essre la perfetta esemplificazione del significato dell'espresisone "vivere in un sogno".

Ho la singolare (e a volte spiacevole) tendenza a considerare la vita come un film. Avete presente quando in un film tutto porta inesorabilmente verso una certa conclusione e voi dite "ma no non è possibile, non può finire così, succederà cosà di sicuro..."? Che poi trattandosi di un film (o di un romanzo) normalmente succede davvero quanto preventivato, le cose prendono i binari "che devono".

Ecco il punto è che io lo faccio anche per la vita vera.

E' una versione fantasiosa del non accettare un no come risposta. Se una cosa "deve" andare in un certo modo, cazzo ci deve andare sia dentro che fuori dalla cellulosa, e al diavolo la logica.

Mi rifugio dietro i "Ma non è giusto!!" come una bambina e non demordo finchè non ce l'ho avuta vinta. Cosa che peraltro accade assai di rado, perchè appunto questa è la vita vera e non un film e la vita vera si sa va come vuole lei mica come diciamo noi.

E tuttavia non riesco a liberarmi di questa inclinazione.

Non mi rassegno alla vita reale. Voglio essere un personaggio di un romanzo epico, voglio essere visionaria e lungimirante come Eleanor Guthrie, coraggiosa e sprezzante e ironica come Anita Blake, amata come Claire Fraser, intelligente come Hermione Granger, irresistibile come Elise Clifton-Ward, caparbia come Morgana del Lago.

Immagino che questo significhi che non ho ancora superato l'adolescenza, giusto?














mercoledì 20 gennaio 2016

BEL BA-DA-BUM

Dunque ieri mattina il GG stava radendosi nello splendore del suo petto nudo (!) davanti allo specchio del bagno (solo io trovo sexy un uomo che si fa la barba?) e io gli stavo dicendo non-so-piu-cosa.
Lui mi rispondeva e mi guardava, ma senza occhiali.
- Puff - mi dice - io ti guardo ma mica ti sto vedendo tanto bene........
- Oh, non ti preoccupare - rispondo - tanto son poi sempre uguale...

BUM.
BA-DA-BUM-BUM-BUM
Proprio un bel BA-DA-BUM

Ocio che arriva l'elucubrazione del martedì mattina alle 7:30 (vi avevo ben avvisati

Come sarebbe a dire "io sono sempre uguale"??
Che diamine dell'accidentaccio boia vorrebbe significare?
No no, non ci siamo.
Non voglio essere sempre uguale! Ma ci mancherebbe altro!
Ma che scherziamo?
Rinnovamento ci vuole nei rapporti, novità, ci vogliono le bollicine (nel senso del frizzante)!!!

Propio io, poi, che giusto un paio di giorni prima mi ero lasciata andare ad un pippone allucinante (e anche un po' scortese) proprio sull'argomento "rinnovarsi, annessi e connessi, in ogni ambito" davanti ad un GG un filo perplesso ed alquanto attonito... proprio io me ne esco con una cosa di questo genere?

Eh no Puffola hai toppato.
Stavolta devi proprio ammetterlo, hai toppato alla grande.

Che poi si dice... il matrimonio uccide la spontaneità, la passione... quante volte si sentono queste trite e ritrite baggianate?  No, io dico che è la pigrizia la tomba dell'amore, non il matrimonio.
La pigrizia (che diventa routine) è il principio di ogni male!

Quindi, ok.
Mi voglio rinnovare.
Essere nuova, diversa.
Essere interessante e non scontata

Essere sempre in divenire
Benissimo, perfetto.
Si accettano consigli.
Anche fuori di testa (anzi specialmente quelli)

A voi.