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mercoledì 15 novembre 2017

PIGIAMA PARTY - sono sopravvissuta

No, vabbè, tutta un'altra storia!
Se avete letto il post di tanti anni fa sul pigiama party, scordatevelo.
Sarà che i bambini di allora erano in prima e questi invece sono in quinta?
Scema io a non pensarci prima.


Dunque la truppa è arrivata attorno alle 20.
Appello: Lore + E, C, M, R e S
Tutti regolarmente pervenuti.
M unica bambina.


Si sono scatenati un po' in cameretta, giocando con spade e attrezzi contundenti vari (ho sequestrato in extremis una mazza da baseball che al di la di tutto, pesa come un camion ed è uno strumento adatto ad aprire le capocce come meloni) ma verso le 20.30 era previsto l'arrivo della pizza.
Prima nota, sulla scelta delle pizze.
Lore e C i due "sfigonzi" scelgono la margherita. Ma il menù prevede anche due diavole (= salame piccante), una salsiccia e addirittura una 4 formaggi + salsiccia. Mica cotica. Le pizze arrivano debitamente tagliate nei loro bravi cartoni, li siedo a tavola e distribuisco il rancio. il giovane R (perché non posso dire piccolo a un undicenne alto 1.60) tira su la sua prima fetta, che cola inesorabilmente sui calzoni sfilacciando la mozzarella e mandando schizzetti di unto tutto in giro.
Mi guarda afflitto "ehm scusa, ma io non la so mangiare così... non hai forchetta e coltello?"
Ma che, perdavero?? :-O
Fornisco gli attrezzi e la cena continua.


M che ha portato iPad provvede al dj set durante il pasto, che comprende essenzialmente Rovazzi e un sacco di roba simile a quella. Tra un boccone e l'altro si fanno pure una cantatina.
Finita la cena continuano ad ascoltare musica guardando youtube in tv e poi si danno al peggio del peggio, il male assoluto, la tragedia dei nostri tempi... i video di Minecraft.


Mi piazzo davanti a loro con le mani sui fianchi e le gambe divaricate, stile lavandaia (o Peter Pan se preferite...) e li guardo severamente uno a uno. Poi sbotto:


"Ma dico, ma io non lo so... ma vi pare possibile stare li come tanti ebeti a guardare uno che gioca a un gioco elettronico per ore ed ore? E pure brutto peraltro! Ancora ancora se giocaste voi.. ma così.. io veramente non......"


Non termino la frase.


Improvvisamente nella mia testa parte Vamos A La Playa e io piombo di schianto nel 1983. Un minuscolo e francamente orrendo barettino vicino alla casa di villeggiatura. Nel retro c'è un videogioco che noi chiamiamo semplicemente il Serpentone. Io, la Sa, il Simo, il Roby e la Ste siamo tutti ammassati dietro al Cla che sta giocando. Supera schemi su schemi, ormai ha i suoi giri predeterminati che gli consentono di passare gli sbarramenti più duri senza che la faccia del suo serpente impatti contro la coda. Una partita costa tipo 200 lire e con 1000 lire tra tutti ci passiamo il pomeriggio a guardarci l'un l'altro.


Quindi parliamoci chiaro: di cosa mi sto lamentando, esattamente?
Incasso l'autogol e passiamo oltre.
Verso le 23.30 tra un "si però io ho ancora fame" (se avessi mangiato tutta la pizza, mannaggiattè!) e un "sono avanzati i Ferrero Rocher?" si fa l'ora di metterli a dormire. Tiro giù il divano letto metto le lenzuola e via. Sul mio divano ci hanno dormito 5 adolescenti nerboruti la scorsa estate, quindi 6 bambini di quinta elementare non prevedo costituiscano un problema. Consegno il telecomando nelle mani di Lore e consiglio la visione di un film.
Mezz'ora per decidere perché tutti volevano vedere un Horror ma non c'è stato verso di convincere mio figlio "che dopo ce lo sognamo". La scelta cade su Hotel Transilvania 2 che mi pare un buon compromesso. Tra una risatina e l'altra si sistemano e - quasi - tacciono. Luci spente in sala.


Vado a letto ma non dormo mica.
Ogni 5/6 minuti sento rumori sospetti provenire dalla sala.
Uno si alza e va a bere
Un altro si alza e cerca le patatine
Verso le due tutti vogliono i biscotti
M si sente a disagio perché non ha mai dormito a casa mia. "Vorrei tanto salutare mammina" dice con gli occhioni sgranati. Bella te lo scordi che mandiamo un messaggio a mammina a quest'ora che come minimo le piglia un infarto. Fattela passare e torna a letto.


Alla fine del cartone gli sgarzolini decidono di vederne un altro.
Perché sai, al pigiama party delle femmine, sono state sveglie fino alle 4! Mica possiamo dormire prima. Oh, Gesù.......


Verso le 2:30 mettono il secondo film
il GG russa
Io rassegnata ad una notte in bianco chatto con un amico beccato online per puro caso, appena tornato ubriaco da un Terzo Tempo piuttosto movimentato, e almeno passo mezz'ora.
Alle 3:30 il marito apre un occhio e decide di prendere in mano la situazione. Si dirige marzialmente verso la sala e spegne la TV d'imperio.
Tutti si zittiscono... quasi.
M continua a prendere in giro E (sono grandi amici) e a farlo ridere
C si lamenta e le dice di tacere
Lore sbotta che ha sonno e li minaccia tutti di mandarli a casa
Come Dio vuole alle 4 cala il silenzio.


La mattina resistiamo fino a ben le 9:30
I bambini sono belli operativi.
Mi alzo e propongo la colazione, accolta con salti e grida di giubilo.
Alle 10:30 tutti fuori dai maroni.


Note: tutti incredibilmente bravi, educati, cortesi, sempre per favore e grazie... insomma tanta di quella grazia che sant'Antonio se la sogna.

In tutto ciò, il Ric era alla sua prima esperienza da BabySitter, a casa di una vicina di casa i cui figli sarebbero stati invitati al pigiama party se uno dei due non avesse un braccio ingessato. Andato alle 19 tornato alle 3. Esperienza positiva, bambini bravi (sono due conosciuti terremoti), primi 40 euro guadagnati.


Sipario.

venerdì 28 ottobre 2016

GESTIONE DELLA RABBIA

Ieri pomeriggio bello soleggiato, all'uscita della scuola ci siamo fermati in cortile dove alcune mamme con figli al seguito avevano avuto la medesima idea.
Sedute sul muretto chiacchieranti, guardiamo - distrattamente, diciamolo - i figlioli giocare a ce l'hai. Durante un inseguimento, il Nin spinge o sgambetta (non saprei dire) per errore un amichetto caloroso che girava in maniche corte, il quale casca rovinosamente sul cemento. Apriti o cielo. Urla e strepiti e pianti e lacrime tipo cartone giapponese, zampilli d'acqua fuori dagli occhi come se fosse stato operato a cuore aperto senza anestesia. Il piccolo G è un attore nato, e si offende subito!


Mi avvicino, il bimbo era in cortile senza la mamma, e verifico che nemmeno una minima sbucciatura si era prodotta sul gomito che il piccolo G (piccolo per modo di dire, è il doppio del Nin) si teneva ostinatamente stretto al petto. Il Nin si scusa dichiarando di non averlo fatto apposta, io sedo un momemtino gli animi - sottolineando che a correre capita pure di inciampare e a giocare a ce l'hai capita pure di spintonarsi e non facciamone una tragedia, grazie - e i giochi ricominciano.

Due minuti dopo, G e il Nin giocavano con dei giornalini pubblicitari arrotolati presi dalla portineria. Ad un certo punto, per errore, il G fa un movimento strano e il giornaletto arrotolato gli sfugge di mano, colpendo il Nin nella zona dello stomaco. Apriti o cielo, parte seconda. Il Nin piegato in due dal dolore (cioè, un giornaletto di carta lanciato da un bambino di 9 anni e atterrato su un Nin equipaggiato con maglia, felpa e smanicato..... capite quanto male potrà avergli fatto....) urla e piange e strepita e, soprattutto, si arrabbia. Dopodichè parte il delirio. Se il G è uno che si offende, il Nin è la sua ennesima potenza. Grida furibonde, l'onta reclamava di essere lavata nel sangue. Perchè anche lui non lo aveva fatto apposta prima, e il G ha fatto tante scene, e quindi ora era il suo turno di vendicarsi. A nulla sono valse le mie blandizie. Alla fine il G si è beccato una debole pacchetta sulla spalla col giornalino arrotolato medesimo e l'abbiamo dichiarata pari e patta.

Recupero il mio rabbioso figliolo che intanto berciava "noooo io oggi non ci vado a rugbyyyyyyyyyyy sono troppo arrabbiatoooooooo" (ma che c'azzecca?) e salgo in casa. Siccome ho deciso per un approccio diverso dal solito per gestire queste situazioni di eccessi di rabbia, mi siedo e lo prendo sulle ginocchia parlandogli con calma. Lo induco a smettere di piangere, è già qualcosa, poi cerco di fargli capire l'assurdità della situazione. Quando scema la parte esplosiva dell'arrabbiatura, diventa piuttosto ragionevole. Lui sa, si rende conto, di avere un "problema con la gestione della rabbia" come dice lui. la verità è che nei primi minuti davvero gli si annebbia il cervello. Non riesco a farlo ragionare. Così dopo avergli spiegato con calma (chiaramente per la milionesima volta) il concetto di "piccolo incidente che può capitare giocando" sono passata al dirgli che la rabbia è un sentimento lecito, che arrabbiarsi è normale, che lui ha assolutamente tutti i diritti di farlo, ma che non deve farsi dominare dalla rabbia. Che è lui che deve dominare lei, e non il contrario. Metafora rugbistica: fai finta che la rabbia sia il tuo avversario che scappa con la palla, tu cosa fai? Lo placco. Bravo, quindi fai lo stesso: placca la rabbia, mettila a terra e siediti sopra la sua schiena. Non lasciarla vincere. Mamma, non ce la posso fare. Oh figurati se non ce la puoi fare, hai placcato il L. in allenamento, no?? Beh, si (compiaciuto). E quindi se puoi placcare lui, non c'è niente che tu non possa fare. Placca la rabbia.


Mah. Li per li mi pare di aver fatto breccia, tanto che si è vestito per il rugby e si è regolarmente allenato nonostante giurasse e spergiurasse di non volerne sapere niente.
Il punto è come ricordargli questo bel ragionamento durante i prossimi 5 minuti esplosivi che capiteranno.

Per dovere di cronaca, L. è un nuovo compagno di squadra, 9 anni, 152 cm x 60 kg (almeno)
Il Nin 137 cm x 32 kg
E lo placca.

venerdì 11 marzo 2016

MEMORIE A LUNGO TERMINE

Io non so perchè, giuro che davvero non lo so, ma in questo periodo sto rimuginando parecchio sul passato.
Bella bazza.

Ieri c'è stata un'occasione da nulla, chiacchierando con una mia amica si parlava di mariti, lei si lamentava del suo che è poco collaborativo, e a mo' di giustificazione aggiungeva "si però preferisco comunque così di quelli coi segretucci che occultano il cellulare".

Ecco basta una cosa da poco come questa per riattivare i miei neuroni mnemonici i quali non sanno mai dove cazzo sta il mio dannato cellulare, ma quanto ad avvenimenti di 3-4-5-6 anni fa sono sul pezzo come il capitano Flint abbarbicato al cannone prima dell'abbordaggio della Urca. Sti stronzi.

E così mi sovvengono episodi e conversazioni che per quanto innegabilmetne appartenenti al passato, ancora allungano le loro ossute scheletriche maledettissime ombre verso il presente. E parlo di un presente connesso soprattutto con la mia testa, con quello che succede dentro (e non fuori) di me ogni qualvolta uno sprazzo di ricordo si fa strada fino all'avanguardia, superando la masnada di blocchi psichici che mi sono imposta al fine di trattenerli nelle retovie.

Tutte metafore guerrafondaie, oggi.
Interessante.

La prima cosa che sento montare è la rabbia, immagino perchè è la prima che ho soppresso a suo tempo, per fini pratici e strategici. Una rabbia che sento radicata e profonda, per aver permesso ad una persona esterna, a qualcun "altro" di mentirmi e umiliarmi, di farmi sentire inadeguata, piccola ed inutile. Per aver abdicato a me stessa ed aver messo il mio benessere in mano ad altri.
Rabbia verso me stessa, oggi, per aver accettato giustificazioni, per aver creduto ad una buona fede molto dubbia, per non aver avuto i "coglioni" di fare allora quello che onestamente andava fatto.

Intendiamoci: non sono pentita. Assolutissimamente no.
Sono tuttora convinta che le mie scelte siano state quelle giuste e non le rinnego, anzi le abbraccio ogni giorno.

Ma quando il mio sguardo volge all'interno, quando sono sola con me stessa, quando bado solamente a quel che provo davvero nel nocciolo più profondo di me, beh, in quei momenti penso che avrei dovuto avere più coraggio. Che se lo avessi avuto probabilmente avrei sofferto meno, in un modo o nell'altro. Mi viene il pensiero di essere stata guidata dalla paura più che dal buon senso, dal dolore più che dalla coerenza. Mi sento spinta a dubitare, non delle scelte compiute (come ho detto, le riconfermo quotidianamente), ma delle motivazioni dietro di esse.
L'idea di avere (forse) agito per paura mi atterrisce, anche se il risultato è stato comunque positivo.

Ripenso alle cose che sono state dette e fatte e mi domando: ma come cazzo hai potuto sopportarlo? Ma cosa sei, una patetica donnetta lacrimosa?

Poi però penso che no, non sono una donnetta lacrimosa, e che se non lo sono oggi forse parte del merito è anche del lavoro su me stessa che quegli avvenimenti mi hanno spinta a fare. Sono cambiata in modi che in parte sono completamente nascosti, ho dovuto scendere a tremendi compromessi che non mi saerei mai immaginata di poter gestire, ho cambiato il mio approccio alla vita, ai sentimenti, alla famiglia, al matrimonio e all'amore. Sono diventata meno egocentrica, più consciamente comprensiva, ovvero: ho imparato a comprendere il mio prossimo in maniera attiva, in maniera consapevole - che è molto diverso sia dal giustificare e via, sia dal condannare e via.

Di questo sono lieta.

Tuttavia spesso mi sento ancora ferita e umiliata come allora.
Non ho percezione di quanto e come l'altra parte dell'equazione sia realmente cambiata rispetto agli atteggiamenti che ci hanno portato a suo tempo sull'orlo del baratro. Non so, nei fatti, se lo sia davvero. Sospetto però che ancora manchi una comprensione profonda di quanto avvenuto, dei sentimenti ad esso correlati, anche se devo ammettere che potrebbe essere soltanto una mia paranoia. Vero è che una ammissione di responsabilità non c'è mai veramente stata: quello che ho avuto sono state generiche giustificazioni e allusioni a quanto io fossi esagerata.

E poichè, così si dice, chi non comprende i propri errori è generalmente destinato a ripeterli, devo ammettere che non riesco più ad essere completamente tranquilla. E bisogna che io me ne faccia una ragione.

Alla faccia di "non posso mica pagare per tutta la vita".







venerdì 3 ottobre 2014

LA FREGATURA DELLE TRILOGIE

No perché io son fatta così
non posso farci niente

quando comincio un libro, non c'è verso, può farmi schifissimo all'ennesima potenza, ma devo vedere come va a finire. Ho finito La Solitudine dei Numeri Primi odiandolo con tutta me stessa, per dire.

Ora a me piace - anche -  la letteratura cosiddetta Yung Adult.
Harry Potter (anche se fa un po' caso a se), Divergent, Hunger Games, Twilight, quel genere li.
I motivi li ho spiegati in un vecchio post e hanno a che fare con la rappresentazione di un mondo che è "come dovrebbe essere" dove amicizia, lealtà, fedeltà, amore, devozione, coraggio non "hanno" ma danno  non "un" ma  il significato alla vita.

Ormai ho fatto outning, non faccio nemmeno più finta di leggerli per tenermi informata e casomai passarli al PG.

Insomma com'è come non è qualche giorno fa il mio e-reader mi propone una trilogia di questo genere, chiamata "The Awakening Series" basata sulla antica mitologia greca.
La cosa mi intriga parecchio, perché la mitologia è, si può dire, il mio primo amore (insieme a Giacomo Leopardi e poi ditemi che non sono una schizofrenica letteraria), quindi acquisto il primo libro della trilogia, Starcrossed. E successivamente avendolo terminato, il secondo, Dreamless. Questa storia delle trilogie è una fregatura!

Dunque c'è questa bellissima ragazza, Helen, che vive sola col padre in una cittadina piccina picciò.
In questa cittadina arriva una famiglia molto numerosa composta da genitori, zii, cugini ecc.... tutti bellissimi e tutti con qualche potere speciale. Una di loro, Cassandra, vede il futuro (essendo l'Oracolo come il nome stesso suggerisce).  Un altro, Hector, è un energumeno gigantesco esperto di lotta corpo a corpo. Helen - discendente di Elena di Troia ed amata da Afrodite -  cozza contro uno di questa famiglia a scuola,  Lukas - discendente di Apollo come i suoi famigliari -  e dopo averlo praticamente odiato a morte per qualche giorno, si innamora perdutamente di lui, ricambiata.
Solo che il destino è contro di loro e non possono stare insieme, così lui per proteggerla e salvarla, la lascia malamente facendole credere che la detesta. Lei si dispera e non solo: è costantemente in pericolo di vita, perchè deve compiere una certa tremenda missione, e mentre  Lukas fa finta di odiarla ma in realtà la segue in silenzio, lei incontra un altro tipo, figone, gentile, amicone-ma-non-solo e inizia ad interrogarsi sulla natura dei propri sentimenti. Vista la situazione pericolosa in cui Helen si trova, ad un bel momento Lukas e quest'altro tipo (Orion, discendente di Enea) pur odiandosi stipulano un traballante accordo per proteggerla. Lei ama Lukas ma passa tutto il suo tempo con Orion e i due diventano vieppù intimi. Sono arrivata a questo punto.

Ora.
Non so quanti di voi abbiano famigliarità con le trame dei titoli citati sopra.
Ma questa storia, semi-divinità greche a parte, non vi pare di averla già sentita???

E nonostante questo, io DEVO sapere come andrà a finire.
DEVO.

 
 
 

martedì 17 giugno 2014

MA QUALE KARMA!!

A volte mi chiedo se sia il destino che si accanisce con certe persone, o se non siano invece le persone che si tirano addosso le sfighe.

E come sempre più spesso mi accade, mi rispondo.... dipende (se sia segno di saggezza o senilità non è chiaro).

Per esempio c'è una mamma della scuola del Nin, che tutto quello che può succedere di male a livello di rapporti coi compagni, coi professori, con gli amici all'oratorio, succede ai suoi figli (uno compagno del Nin, l'altro in prima media). Persone che sono sempre vittima di qualche ingiustizia, di qualche prevaricazione. Vessati, eternamente. Forse perché è più facile, quando ti vedi tornare a casa un figliolo pestato come una zampogna, dire "poverino lo perseguitano, se li becco...." piuttosto che ammettere che le prende perché è uno stronzo che provoca fino a quando gli altri non ce la fanno più.

Come nota personale aggiungerei che certe mamme se stessero un po' più nel loro invece che intromettersi, farebbero un gran bene. Ma questo esula dalla nostra trattazione odierna.

Poi invece ci sono persone che vuoi per le esperienze passate, vuoi per l'educazione ricevuta, vuoi per il carattere che hanno, vanno inconsciamente sempre a ficcarsi in qualche situazione troppo complicata, troppo dura, troppo pesante da gestire con le sole due spalle che Dio-o-chi-volete-voi ci ha dato. Persone che magari sono abituate non dico necessariamente a subire, ma quantomeno ad adattarsi e che si appiattiscono in una situazione non congeniale, e somatizzano. Non dormono, non mangiano, piangono, sono infinitamente infelici quando dovrebbero solo godersi la vita.

No, non sto parlando in linea puramente teorica
e no, non sto parlando di me.

Ecco vorrei dire a queste persone... non fatevi schiacciare dalle contingenze, dalla situazione. Siate positive, anche se siete stanche, amareggiate, preoccupate. Impaurite. Avere paura è naturale, solo gli stolti non ne hanno. Ma non abbiate paura di aver paura! Accettatela, questa paura, imparate da essa!
Non giudicatevi, non abbattetevi, non siate le più impietose critiche di voi stesse. Accettatevi per quello che siete, e se avete delle debolezze,  ebbene e allora? Tutti ne abbiamo! Non è proprio il caso di farne un dramma!

E alla mia amica cui queste parole sono rivolte, se leggi mia cara...  non affidare la tua serenità all'esterno di te stessa. TU puoi costruirla la tua serenità, tu da sola, puoi farlo, lo sai che puoi farlo! Non delegarla, non farla dipendere da altre persone o da situazioni che sono contingenti. Cerca DENTRO di te, non fuori i motivi e gli stimoli per stare bene! E' anche il momento, no? E' il momento.

A volte penso che la mia vita sia in fondo infinitamente facile.



martedì 8 maggio 2012

PRETESE E PRETESE... MA CHE PRETENDI?

Io credo di avere delle pretese eccessive....
... ma non è colpa mia...

Considerate che....


Io faccio parte della cosiddetta Disney Generation. Schiere di ragazze venute su a principi azzurri e baci miracolosi. Cavalli bianchi con due passeggeri che cavalcano verso il sole che tramonta dietro il castello che si affaccia sul fiume della felicità perenne e il laghetto dell'amore imperituro. Molto realistico.








Mooolto molto prima del vecchio buon caro zio Walt, eserciti di poeti e drammaturghi ci avevano raccontato improbabilissime storie di giovani amanti sfortunati e passionali che sacrificavano la propria intera esistensa in nome di un amore impossibile ma ciò nonostante irrinunciabile (Romeo e Giulietta? Fosca? Le affinità elettive? Werther? continuo?)




Al giorno d'oggi le cose non vanno certo meglio.
Romanzi e film per giovani promettono di tirar su una generazione di donne insoddisfatte che praragoneranno sempre il proprio vero ed umano compagno ad un vampiro biondo con una volvo... trovandolo inevitabilmente, ahimè, pietosamente inadeguato. ("nessuna misura del tempo è sufficiente, con te... ma cominceremo con per sempre", vogliamo parlarne?)





E persino nei cartoni animati più insospettabili, è sempre l'amore che-tutto-travolge che la fa da padrone. Pensate solo a Rio.. che parla di due pappagalli....... alla fine il piccolo Blu imparerà a volare appunto e solo grazie all'amore della sua pappagalla........ no, dico.



Perciò, si....... credo di avere pretese eccessive.....
.... ma vedete?  Non è colpa mia............

martedì 24 aprile 2012

The LADY in Pink :)

... e in tutto questo (grazie ragazze grazie!) non ho ancora fatto ufficlialmente gli auguri alla Lady che ha allietato il mondo con una Ranocchietta tutta nuova.


Benvenuta bimba, e benvenuta Mamma!

venerdì 16 settembre 2011

lieto fine

Quando perdo le speranze di un mondo a lieto fine, ripenso a una storia avvenuta tanti anni fa.
Avevo 24 anni, ero appena laureata e lavoravo qui come educatrice.
In parole povere, si tratta di un posto dove i bambini tolti alle famiglie problematiche (droga, delinquenza, alcolismo....) cercavano faticosamente di rifarsi un'infanzia. Percentuale di successo? Circa 10%. Uno schifo.

Ma durante il mio periodo (ho lavorato li per un anno) c'era una piccola che chiameremo semplicemente Fiore (e lo era davvero!!) che ha risollevato le speranze un po' di tutti.

Sua mamma era una giovanissima straniera di nome  J. che si era scoperta incinta nel suo paese e non poteva tenere il bambino. Per canali non meglio specificati, si era messa in contatto con una famiglia italiana che desiderava adottare un bambino ma non riusciva. Si era trasferita da loro per l'ultimo periodo della gravidanza, aveva partorito in un ospedale italiano e la bimba, la piccola Fiore, era stata riconosciuta dall'uomo come sua figlia naturale. J. invece non l'aveva riconosciuta.
Questo, evidentemente, ha allertato l'assistenza sociale.
Fatti gli esami, scoperto che Fiore non era figlia naturale di quel tale, la bimba è stata tolta a J. e a 40 giorni di vita mandata al Villaggio.
Ma che succede?
Succede che J. si pente e decide che vuole sua figlia più di ogni altra cosa al mondo.

La riconosce, prima di tutto, ma la bimba resta in istituto.
Si ferma in Italia con grinta e determinazione, facendo 2-3 lavori, si trova un avvocato, avvia le pratiche per veder ristabilita la patria potestà.
La bimba era affidata all'educatrice P. (con la quale io a volte lavoravo) che aveva naturalmente sviluppato per lei un profondo affetto e un grande apprezzamento anche per J., che aveva si sbagliato, ma stava in tutti i modi cercando di rimediare.

J. aveva 19 anni, era molto molto simpatica. Si stava dando un gran daffare. Era sempre sorridente, piena di iniziativa e vitalità. Nel tempo che abbiamo condiviso (all'inizio J. non poteva portare fuori Fiore da sola, io le accompagnavo) siamo diventate quasi amiche. Adorava la bimba, e la veniva a trovare spesso, anche più spesso di quanto stabilito col tribunale, ma P. chiudeva un occhio perchè lei era sempre molto corretta, avvisava prima di arrivare, e poi si capiva lontano un miglio che non vedeva l'ora di passare un po' di tempo col suo piccolo Fiore.

Dopo circa un anno, il tribunale si convince dell'onestà delle intenzioni di J. e ristabilisce i suoi diritti e doveri di madre. Fiore non è più affidata al Villaggio. J. e Fiore passano una decina di giorni insieme in una casa del Villaggio per abituarsi l'una all'altra, e poi via, partono. J. torna a casa.

Tutti noi abbiamo sentito molto la mancanza di Fiore, perchè era stata affidata al villaggio fin da neonata e la tentazione di considerarla un po' figlia nostra naturalmente veniva da se. Specialmente l'educatrice P. era felice per la soluzione della cosa, ma tristissima per la perdita di Fiore, piangeva spesso e più di una volta l'ho trovata seduta sul letto col naso ficcato in uno dei vestitini della bimba, ad assaporarne l'odore. Però si è sempre comportata in maniera esemplare, non ha mai cercato di ostacolare J. per il suo desiderio di tenersi la piccola. Anzi, J. e P. hanno sempre lavorato insieme, di comune accordo, per il bene di Fiore.

E questo potrebbe già bastare come happy ending.
E invece c'è di meglio.

Quello che J. non aveva rivelato, per non complicare ulteriormente la situazione già complessa, è che nel periodo in cui era in Italia aveva conosciuto un ragazzo, un bravo giovane che abitava in un paese limitrofo al Villaggio, e se ne era innamorata. E così un bel giorno che accade???

Accade che J un bel giorno bussa alla porta del Villaggio con Fiore e racconta che quel ragazzo l'ha chiesta in moglie. E così loro stanno per trasferirsi nuovamente in Italia, formare una famiglia, e andare ad abitare in quel paesino proprio a un passo dal Villaggio e dunque dalla casa famiglia gestita dall'educatrice  P.
Che diventa in quel momento, inaspettatamente e con infinita gioia,  zia a tutti gli effetti.

E vissero tutti felici e contenti.
Fine.