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lunedì 13 marzo 2017

DI CONTRATTAIZIONE

Ahhh si?


Vuoi che la tua morosa si fermi a dormire a casa nostra DI NUOVO?


Mmmm... bene, e dimmi: cosa sei disposto a fare in cambio??







Vivere è un'arte piena di compromessi.

martedì 24 gennaio 2017

DIPARTIRE O NON DIPARTIRE...

Prendo spunto dalla Rachele per proporvi - solo ai più coraggiosi di voi - un giochino che sembra un po' macabro ma che alla fine è piuttosto divertente.


Se per infinita sfiga del mondo intero, dipartissimo prematuramente verso gli azzurri pascoli del cielo ... come sarebbe il nostro necrologio??


Io ci ho pensato su un pochino ed ecco il mio:


E' mancata all'affetto dei suoi cari la Puffola, madre affezionata e amorevole, ma purtroppo semi-isterica e moglie devota ed appassionata. Di lei si ricordano gli improbabili tentativi culinari, l'ineluttabile disorganizzazione, l' incrollabile fiducia nel prossimo e nel futuro, e la convinzione che l'amore conta sempre e comunque più di tutto. Ci mancheranno i suoi vestiti un po' troppo colorati e scollati, i suoi capelli sempre arruffati e la sua anima infinitamente nerd. Conosceva a memoria Harry Potter e Via col Vento e non aveva mai deciso quale genere musicale preferisse.


Aspetto i vostri nei commenti :-D

lunedì 9 gennaio 2017

DI REGALI MOLTO APPREZZATI!


Ebbene, ieri sera ho ricevuto il mio sospirato regalo, come vi raccontavo qui 

E' improprio chiamarlo regalo: diciamo piuttosto una sorpresa.


Ebbene, non posso per motivi di decenza scendere troppo nei dettagli, sappiate solo che il mio favoloso marito ieri ha realizzato una delle mie fantasie e sogni ricorrenti.


Mi attendeva in camera da letto indossando un kilt di tartan.


E non aggiungo altro!






**Nota: mi rendo conto che la maggior parte dei miei lettori non capiranno il perché del mio entusiasmo (tolte quelle due o tre....), ma per me la Scozia è una passione totale, da sempre, da quando ero piccola, non sono ancora riuscita ad andarci ma con un po' di fortuna, forse a primavera... quindi ... uaoooooooooooo!





venerdì 23 dicembre 2016

ED IN TREPIDANTE ATTESA...

... di svelare l'arcano del post di ieri, la qui presente Puffola fortunella ieri sera ha ricevuto una sorpresina di compleanno extra.....


Il GG, che quando si mette ci sa davvero fare, mi ha portato a fare un tour di Milano in Limousine (bollicine incluse). Molto bello, molto romantico... molto truzzo :-) ma io sono kitch inside quindi va benissimo!!!

il potente mezzo
interno al buio con lucine cangianti.
Truzzo che nemmeno la villa californiana
di 50cents :-)
interno illuminato con GG

E niente ragazze, mi spiace, l'ho sposato io. Ciaone.



giovedì 22 dicembre 2016

ARRIVA PUNTUALE IL NATALE......

... e con pari puntualità giungono gli indovinelli del GG sul regalo per me.


Allora la sciarada di quest'anno dice così:


E' per me, ma lo deve usare lui, perché io non posso
è un accessorio di un attrezzo che abbiamo in casa
si può usare in tutte le stanze
e glie l'ho già visto usare molto tempo fa,
ma quello era un fake, questo invece è figo.
Giura e spergiura che non mi sta fuorviando, che le indicazioni sono vaghe ma veritiere.


Ok.
Io sono al buio totale.
A voi.






 

martedì 13 dicembre 2016

QUELLO CHE VORREI PER NATALE....


... non si può comprare.


Prima di tutto, caro Babbo Natale, vorrei la capacità di non soffermarmi sempre ai difetti ma di vedere pregi che nessun altro percepisce. Lo dico soprattutto in relazione a mio figlio maggiore. Sono stufa di pensare che è svogliato, che è pigro, che è arrogante, che non si impegna ecc ecc.... vorrei pensare cose belle su di lui. Vorrei percepire il buono che c'è dietro a questi difetti. Per esempio: è arrogante? Bene, significa che è sicuro di se. Questo è un pregio. E' svogliato, pigro? Forse non è svogliatezza ma desiderio di altro, forse sono sogni (se non fosse che purtroppo non è un sognatore). E' disordinato che di più non si potrebbe? Significa che è creativo. Pensa solo alla morosa? Sarà un uomo sincero e fedele.
Non ne posso più di sgridarlo, di urlare, di riprenderlo, di predicare. Non ne posso più. Sono alla frutta, davvero. Anzi, dopo la frutta. Al caffè. Al grappino dopo il caffè!! Stiamo sempre col coltello tra i denti, stiamo sempre a questionare e a discutere. Mi dico: è giusto. L'adolescenza è l'età in cui ci si DEVE scontrare contro i propri genitori, per trovare la propria via. Da un punto di vista pedagogico, lo scontro frontale è un bene. Ed è un bene che se non fa il proprio dovere fino in fondo,  trovi limiti e paletti e muri che non può superare, come accadrà presumibilmente di qui a un paio di settimane. Anche questo è educativo, va promesso e una volta promesso va mantenuto. Che si tratti di premi o punizioni, va mantenuto con calma e fermezza e autorevolezza.
See. Ciaone proprio.


Caro Babbo Natale, vorrei smettere di sentirmi sempre in colpa ed inadeguata. Vorrei guardarmi allo specchio e piacermi, dentro soprattutto, e darmi una bella pacca sulla spalla e dirmi Oh brava, ottimo lavoro. Vorrei essere sicura dei miei affetti.


Caro Babbo Natale, vorrei vivere in un mondo appassionato. Un mondo dove la passione conta. E se non c'è un mondo così, vorrei crearlo. O almeno vorrei non essere derisa se ci provo. Basterebbe. Un mondo in cui le persone fanno l'amore e non la guerra. Un mondo dove l'amore conta più dei soldi, dove la passione vale più della professione. Vorrei fare di più l'amore, e con maggior trasporto. Vorrei esser sicura di me. Vorrei chiudere tutto fuori dalla porta e tenere in casa solo la gioia, l'affetto, l'amore, la serenità. E la passione, appunto. Vorrei un mondo dove la passione è tutto.


Caro Babbo Natale, vorrei che i miei figli avessero dei sogni. Dei sogni grandi, enormi, assurdi e assolutamente non ponderati. E vorrei che ci credessero. E che ci provassero nonostante tutto. E che si scornassero con la dura realtà, cascassero a chiappe per terra e si rialzassero più caparbi e determinati di prima. Perché è solo così che si costruiscono grandi vite e si fanno grandi cose. Vorrei saperglielo insegnare.


Caro Babbo Natale, vorrei essere serena e certa delle mie scelte. Vorrei essere una di quelle mamme sempre con una torta nel forno e una di quelle mogli che accolgono i mariti in casa la sera con un sorriso, un aperitivo e la casa pulita e in ordine. Vorrei avere sempre la parola giusta per ogni occasione e vorrei non doverla dire gridando, vorrei non arrabbiarmi più, non urlare più, non sgridare più, non punire più.


Alla fine, caro Babbo Natale, cosa sto chiedendo mai?





mercoledì 23 novembre 2016

DI GG

Oggi vi ammorbo coi miei soliti vecchi problemi.
Vedo già il buon Vedetta che alza gli occhi al cielo :-)
Sappi caro mio che mi occorri in modalità Ex tredicenne oggi :-D


Dunque qualcuno di voi sa già che alcuni anni fa il GG ed io abbiamo avuto qualche problemuccio a causa di una sua (ora ex) collega.
Ovvio che non vi rispiego la rava e la fava, non preoccupatevi. Solo i fatti salienti:
1. un qualcosa c'è stato - innegabilmente
2. cosa esattamente fosse questo qualcosa non è mai stato chiarito ma io ho accettato di credere che fosse un qualcosa platonico (benchè fossero coinvolti chiaramente dei sentimenti che onestamente non andrebbero indirizzati ad una "amica")
3. abbiamo ricostruito il nostro rapporto (in anni) e ora stiamo - oserei dire - invidiabilmente bene. Quasi sempre.
4. il problema di questo qualcosa è stato certamente il qulacosa in se, ma anche la gestione "post-qualcosa" da parte sua, che ha continuato a difendere le sue posizioni sostenendo che non aveva fatto niente di male, che questa persona era una amica importante a cui non poteva rinunciare e non vedeva peraltro perchè avrebbe dovuto farlo, dal momento che non aveva fatto niente di male ecc.... sorvolando nei fatti (benchè dicesse il contrario con le parole) sulla mia sofferenza estrema ed evidente. Le mie richieste di interrompere i rapporti con lei sono stati coronati da una serie infinita di "non posso" di vario genere. Ad oggi che non sono più colleghi non so nulla di ufficiale ma sono pronta a scommettere che non abbiano smesso di sentirsi.


Il post di oggi non riguarda le mie scelte passate, che sono state fatte e pertanto immutabili.


Ora tenendo presente queste premesse, il GG ha cambiato lavoro un annetto fa e ora è a capo della filiale italiana di una azienda danese. Come tale ha effettuato e dovrà effettuare alcune assunzioni. Quando ha cominciato a fare colloqui io senza pudore ne peli sulla lingua gli ho chiaramente chiesto di non assumere una donna, perchè  non ero certa che sarei riuscita a gestire la situazione - visto il pregresso.
Ora, io lo so che è una pretesa del cazzo. Una mia amica mi ha detto che è stata una richiesta da ragazzina, e posso anche concordare che sia non proprio illuminato da parte mia cheidere una cosa del genere.

Però... però io avevo bisogno di questo, per stupido o infantile che possa sembrare. Non ho il diritto, io, di essere illogica qualche volta? Quando sono coinvolti eventi e sentimenti che a volte ancora mi aprono una voragine sotto i piedi solo a ripensarci? Non ho diritto di pestarli, quei piedi e di pretendere quello che mi serve? Devo essere sempre quella calma pacata e ragionevole? Avevo bisogno di vedere che benchè irragionevole (e non lo sono mai cazzo, non lo sono mai!!!) lui per una volta mi avrebbe assecondata, non avrebbe opposto la sua serie infinita di "non posso" e avrebbe fatto il MIO bene, che poi è il bene della famiglia. Avevo bisogno di vedere che avrebbe messo ME davanti a tutto il resto per una cazzo di volta nella vita, magari anche davanti a se stesso, davanti alla sua "integrità professionale" o alla sua etica, e che se ne sarebbe sbattuto di tutto il resto. PER ME. Avevo necessità estrema di sentire parole come "ascolta, questa è una stronzata enorme, ma se per te è così importante, va bene" Sono tua moglie, sono quella che dici che amerai per sempre. Non puoi fare questo per me? Non puoi farlo anche se non capisci e non condividi? Per me, perché sono tua moglie? Beh, ha assunto una donna, quindi, a quanto pare, NO.


Invece io ho bisogno di sentirmi al primo posto non solo quando va tutto bene ed è facile, ma anche quando è difficile, quando costa. Se mi guardo indietro, io ho fatto la mia parte, ho rinunciato alla mia carriera a un certo punto per stare di più in famiglia, ho accettato e cercato di superare determinate cose per amore suo (e dei figli naturalmente, ma principalmente suo) ho "pagato" le mie scelte con la paura, l'insicurezza, l'insonnia anche. Coi compromessi, che ho fatto con me stessa. Non è che io voglia la medaglia, sia ben chiaro: sono state scelte mie, completamente mie e non le rinnego ne le rimpiango. Però insomma mi piacerebbe che la cosa fosse reciproca. Ripeto, non nella quotidianità - in cui è veramente splendido - ma anche quando è difficile.




Tutto qui.
Non so se sia una cosa troppo difficile da fare, ma sicuramente non mi sembra difficile da capire, se uno lo vuole.
Sono veramente avvilita.

Cosa ne pensate?

lunedì 26 settembre 2016

SE IL NOSTRO MATRIMONIO FOSSE UNA PERSONA....

...  da oggi sarebbe responsabile delle proprie azioni.

Potrebbe votare, guidare, acquistare alcolici.

Potrebbe affittare un appartamento, lavorare senza il consenso di un tutore, sposarsi (!) e compiere il servizio militare.

Eh, si, crescono così in fretta.... oggi il nostro matrimonio diventa maggiorenne.






Buon Diciottesimo!







giovedì 22 settembre 2016

BRANGELINA

No, ma seriamente, il mio primo pensiero è stato: "basta, è finita: se non ce l'hanno fatta loro, non c'è speranza per nessuno"


Davvero, ma come? I perfetti innamorati, i genitori da Oscar, la coppia più bella del mondo... ma com'è possibile?

Chiaro: le coppie ricche e famose raramente sono come appaiono e naturalmente nessuno si sognerebbe di prenderle ad esempio. Ci sono tuttavia alcune eccezioni nell'immaginario collettivo... che so, Grace Kelly e il Principe Ranieri? Dai, chi a suo tempo non ha sognato con questa bella favola? Paul Newman e Joanne Woodward... Sposati dal 1958, mai un gossip. Paul Newman, che voglio dire, Paul Newman... uno degli uomini più belli e corteggiati di tutti i tempi..... in una intervista dichiarò: perché dovrei andare fuori a mangiare un hamburger quando ho una bistecca al sangue a casa? E non è che non ci saranno stati hamburger che gli giravano attorno invitanti....
Sarà per via che erano "altri tempi"? O solo perché Paul era un gentiluomo come si deve?

Ecco, Brad e Angelina facevano parte di questa categoria, o almeno così ci hanno lasciato credere.
E invece no! Ciccia.


Ora partirà tutta la campagna mediatica sul perché e il percome, su chi baderà a tutta quella figliolanza, ci faranno sapere con dovizia di dettagli esattamente quando Brad potrà passare a prendere i suoi figli per il week end, su quale cifra passerà all'ex moglie per il mantenimento, ed esattamente dopo quanti mesi, giorni, minuti e secondi ognuno dei due si consolerà tra le braccia di qualche altro attore o attrice, possibilmente molto figo (anche se trovarlo meglio Angelina farà un po' fatica) distruggendo pezzo per pezzo questa coppia che magari definire iconica è troppo, ma che è stata comunque una bella coppia fatta di persone vere, non solo di attori famosi, che si sono amati, hanno costruito qualcosa che poi è inesorabilmente crollato.


Persone che, nonostante tutti i loro soldi e le loro ville e il lavoro più bello del mondo, soffriranno il distacco, il fallimento, saranno preoccupati per il benesseri dei figli, passeranno tutte le fasi della separazione, inclusa quella in cui desidereranno passarsi reciprocamente sopra con uno schiacciasassi, ma non lo faranno per il bene dei bambini. Piangeranno in tribunale, saranno in ansia quando dovranno rivedersi per ragioni ufficiali, cercheranno di mostrarsi sereni davanti all'altro, persino brillanti, anche se magari dentro hanno un buco nero che li inghiotte.
Si pentiranno mille volte e mille altre penseranno che il divorzio era l'unica soluzione. Saranno incerti e tristi e depressi e insicuri. Come tutti.


Speriamo che la macchina mediatica - o l'entourage stesso dei due - non cerchi di sfruttare questa occasione biecamente per pubblicità o visibilità, e che li lascino in pace a superare questa crisi.



giovedì 8 settembre 2016

FILOSOFIA SEMISERIA DELL'UOMO PERFETTO


Un paio di giorni fa ho letto su Facebook una vignetta che recitava più o meno:


Donne! Smettetela di leggere che poi noi
 non riusciamo a reggere il confronto
coi vostri personaggi preferiti"


Si trattava chiaramente di uno scherzo, una sana risata e niente di più, ma com'è come non è è da due giorni che ci penso. Beh, ovviamente io sono tra quelle non solo che legge un sacco (Madonna, Kobo santo subito!) ma anche che si è sempre fatta prendere un sacco dai personaggi fino ad avere delle vere e proprie infatuazioni temporanee.


Heathcliff
Voglio dire.
Certi veramente non puoi amarli... per esempio, Renzo? Romeo? Ma quanto bisogna essere scemi?
Ma come non legarsi alla tragica disperazione di Jacopo Ortis, o dello stesso Leopardi? Come non amare la lieve decadenza di Mr Darcy o la lucida follia di Heathcliff? E la allegra spensieratezza di Lorenzo il Magnifico? Chi vuol esser lieto, sia, signore mie. Suvvia, siamo lieti insieme. Par quasi di vederlo!
In tempi più recenti, chi non è rimasta colpita dall'abnegazione di Severus Snape o dalla dedizione totale e dalla passione di James Fraser?


Senza contare che noi ragazze di una certa età (ma non dirò quale) ci hanno cresciute a Principi della Disney. Perchè ora si comincia un po' a ragionare, con personaggi un po' più articolati e complessi,

il Principe Filippo
(la Bella Addormentata)
anche donne forti, ma 20-30 anni fa cari miei la musica era tutta diversa! Arrivavano lancia in resta su magnifici destrieri bianchi e ti salvavano, mica cozze. Ed erano pure belli gentili e ricchi.
Quindi ognuna di noi, pure le femministe, pure quelle che io ballo da sola, ci siamo fatte giocoforza un'idea di quello che volevamo in un uomo sulla base di un campionario di carta e cellulosa totalmente distorto in un momento della nostra vita - e qui sta il punto - in cui l'unico esempio vero di maschio che conoscevamo davvero era il nostro papà, tutto bello infiorettato dal Complesso di Edipo. Non c'erano confronti, non c'era nella nostra vita un esempio che potesse farci dire eh no! qui mi stanno coglionando! riportandoci sulla giusta via. Capite, non avevamo scampo! Cioè noi non lo sapevamo che gli uomini non sono davvero così! Ci hanno fregate con tutte le scarpe!

Poi è ovvio, arriva qualcuno che scrive uno o due buoni romanzi, ti mette li un personaggio che è la summa di tutto quello che fin da bambina hai sempre pensato di desiderare in un uomo, e poi tutto insieme nello stesso uomo (non faccio nomi ma Emily e Marie Claire hanno capito) e qualche pseudointellettuale tutto Umberto Eco e Fedor Dostoevskij (ma con DYD sul comodino, ci scommetterei!) ha pure il coraggio di criticare se resti li con la bocca spalancata e le mosche che entrano!


Ma figuriamoci!


Però a quel punto... arrivano le dolenti note.
Perchè in fondo siamo spostate/fidanzate/accompagnate/trombate/friendzonate con uomini veri, mica di carta. E gli uomini veri non sono mica perfetti. Adesso lo sappiamo anche noi, grazie tante.
Quindi tu sei li che cerchi di trovare la quadra, e magari ti ci vuol del tempo, mica è una roba immediata, quando ad un bel momento vieni seppellita da tutta una serie di psicologi, terapisti, amici volenterosi, esperti di vario genere, che ti dicono no, ehhh bella mia, no no no no. Te non hai mica capito un accidente. Ma zero proprio.
Lo sai perché ci si separa? eh? eh?
Lo sai?
Perché non si riesce a conciliare la fantasia con la realtà. (Ma pensa!)
Perché non si sa superare la fase dell'idillio, quella in cui il tuo uomo vero e quello di carta coincidono, e nel momento in cui si vede la realtà bum! Disastro.
Oh cazzo, ma guarda tu, mio marito non è mica appassionato come Heathcliff! E non gli lava nemmeno gli stivali a Tom Lefroy. Diamine, persino quello stronzo bigotto di Settimo Cielo trombava la moglie una sera si e una no pure con 7 figli! E quindi??? Quindi, signor giudice, prego, quale considera una cifra adeguata per il mantenimento? 


Eh già.

E qui mi sale la parte seria del post.
A quel punto li, cosa devi fare?
Ne parlavo giusto ieri sera con una amica.
Lei molto pratica, donna diciamo "pane al pane", io più nelle nuvole, più sogni e voli pindarici.
E lei sosteneva che devi dare un taglio alle fantasie, perché tanto sono irraggiungibili, e gestire quello che hai per le mani.
Giusto, no? E' quello che dicono anche gli psicologi, esperti ecc... di prima.
Questo implica abbassare il livello delle proprie aspettative.
Che da un punto di vista pratico è giustissimo: come si diceva tempo fa, tiri giù l'asticella e vivi meglio. Ma io ancora mi domando: si tratta di saggezza? o di rinuncia?


Perché dovrebbe essere più saggio modificare i propri obiettivi, piuttosto che lavorare per raggiungerli, anche con fatica? Beh, perché magari non ha senso sbattersi per l'impossibile? Ma è davvero impossibile? E chi lo dice? Chi stabilisce cosa esiste e cosa no, cosa è possibile e cosa no, cosa puoi ottenere e cosa no? In ultima analisi, chi è che ti dice cosa devi volere?
E' un po' come se tu volessi andare in America. Risparmi, ma alla fine hai fondi solo per arrivare fino a Barcellona. Che fai? Abbassi l'asticella e vai a Barcellona oppure stai a casa e continui a risparmiare fino a quando potrai sbarcare a NY? E se qualcuno ti dice che non ce la farai mai, che è troppo costosa, e tu povero operaio cosa pensi di ottenere, che fai? Perseveri, o rinunci?
Lei, la mia amica,  da buon commerciale, dice: un obiettivo deve essere ragionevole e raggiungibile 
Si, ma sfidante, dico io. Sfidante. Altrimenti è solo piattume, e non vedrai mai l'Empire State Building.


Insomma, abbiamo discusso per una bella mezz'ora nella quale io ho preso della Pollon che vive tra le
La Puff
nuvole :-D perchè ho dichiarato senza mezzi termini che, ragionevole o no, la perfezione* E' il mio obiettivo, e che non sono propensa ad accettare niente di meno. Almeno, non passivamente, non di default. Non perché "così è la vita".

A quel punto i nostri figli hanno cominciato ad accapigliarsi e abbiamo dovuto interrompere l'incontro di wrestling, nonché le nostre filosofie.


E il dubbio, comunque, mi resta. E' più saggio Barcellona o New York?






* precisazione del giorno dopo. Quando dico PERFEZIONE intendo la perfezione nella relazione, non l'Uomo Perfetto. Questo significa essenzialmente che sono consapevole che ho il mio ruolo da giocare. Il concetto di perfezione non è univoco: ognuno ha il suo. A me piace il concetto di Olivia Pope (di Scandal, abbiate pazienza sono drogata di serie televisive):


«I don’t want normal, and easy, and simple. I want painful, difficult,
devastating, life-changing, extraordinary love.»

Anche se magari soprassiederei sul "devasting".

martedì 2 agosto 2016

TRIC TRAC TRIC TRAC


Giornate complicate in ufficio.
Uno dei nostri fornitori è fallito e siamo in pieno marasma.
Perchè ovviamente se un fornitore alberghiero va gambe per aria, quando vuoi che lo faccia? A fine ottobre? Sia mai! il 15 luglio, giusto per gradire, perchè altrimenti non ci divertiamo abbastanza. Quindi via, saltare i fossi per il lungo.
Oh!! Io-non-c'ho-più-l'età-cazzarola!!


Sul fronte casalingo abbiamo gestito (...) una piccola emergenza dovuta al fatto che il GG ha sbagliato a prendere le ferie e si trovava una settimana sfasato rispetto alle mie. Non che sia grave ma questa roba mi ha precipitata in un fottutisismo circolo vizioso di tristezza, rabbia, brutti ricordi nonchè una fastidiosa infestazione di fantasmi di vario genere.
Cazzi miei, va bene, mica dico di no.
Però insomma... la cosa era già successa, diversi anni fa, e lui aveva inizialmente sostenuto di essersi sbagliato. Poi messo alle strette aveva ammesso di averlo fatto apposta per "mettersi alla prova" passando del tempo solo coi figli (che potevano avere 3 e 10 anni, o 4 e 11). Ai tempi, la mia netta impressione fu (ed è ancora ripensandoci) che fosse una gran bella balla fatta e finita, e che lui avesse programmato le ferie diciamo concordandosi con qualcuno che non ero io. O magari, non volendo proprio scadere nel complottismo più bieco, anche solo che non avesse voglia di stare due settimane
con me tra i piedi.


Ora per carità è passato tanto tempo e la situazione non è la stessa di allora, però purtroppo il mio cervello è ancora lo stesso, che volete farci.

Tric trac tric trac, gira rotola rimugina e saltella, non ti scordar che la vita è bella
Tric trac tric trac, ragiona sobbalza ballonzola e zampetta, avrà mai fine questa scenetta?

Comunque ha parzialmente risolto e ora ci troviamo solo con un paio di giorni di sfasamento il che tutto sommato va bene. Dai, va bene. Ora ho da gestire gli strascichi emotivi che, ve lo sto dicendo, sono una gran rottura di palle.

mercoledì 20 luglio 2016

UN AMORE STRAORDINARIO

Sono sempre stata affascinata dall'amore in ogni sua forma, fin da bambina.
Nel periodo delle elementari, per me "amore" sigificava qualcosa che vedevo in tv e al cinema.
Ero vagamente consapevole che in tutte le storie che si rappresentavano sullo schermo prima o poi i due protagonisti sperimentavano "un qualchecosa" che inevitabilmente sfociava in un bacio appassionato o in una (casta, ai tempi) scena di sesso. 

L'amore per me era qualcosa che succedeva intanto che i due erano impegnati in altro, vuoi a inseguire una pietra verde, vuoi a combattere un Impero Galattico, vuoi a impedire che i nazisti entrassero in possesso di qualche sacra reliquia dai poteri esoterici.

Ad un certo punto, ma non saprei dire a che età di preciso, mi resi conto (credo in parte anche guardando i miei genitori che si sono sempre voluti bene) che l'amore non era semplicemente un aspetto della vita come mangire o dormire,  separato da tutto il resto, come mi era sembrato fin li, 
ma ne impregnava ogni aspetto. Ricordo come fosse oggi che pensai: "Ma se ti innamori e ti sposi, poi vivi con quella persona sempre, e quindi l'amore rimane sempre li, mentre fai tutto il resto"
Lasciando perdere l'ingenuità di quel "sempre", potevo avere 12-13 anni, questa fu una vera rivelazione per me, un colpo veramente grosso.
Credo che in quel momento gettai le basi di quella che sono oggi, emotivamente parlando, perchè in quel preciso fatidico momento diventai una romantica, e cominciai a fare sogni per il futuro.

E quello che ho sempre sognato da allora è un amore straordinario.
Niente altro: un amore straordinario.

Certo, ho sempre saputo di volere dei figli, un bel lavoro, qualche disponibilità economica per poter viaggiare, come penso più o meno tutti.
Per un certo periodo, affascinata dal femminismo, sperai in una carriera brillante e luminosa e mi dissi che potevo farcela da sola, che ero una donna forte, che non avevo bisogno di nessuno. Me la raccontavo, specie se considerate che ho conosciuto mio marito poco dopo aver compiuto 19 anni
Il centro, il fulcro, non è mai stata la carriera, ne la ricchezza.
Era un amore straordinario.

«Non voglio una cosa normale, facile e semplice. Voglio un amore doloroso, difficile, devastante, straordinario, che ti cambia la vita.» -cit

Non un amore ad ogni costo, no.
Non un amore malato o sbagliato.
Ma un amore pazzesco, inarrivabile, ineluttabile, inesorabile e fatale, strepitoso e indescrivibile.
Naturalmente nei miei sogni di tredicenne, il "lui" della situazione era esattamente questo: non un principe azzurro bellissimo, non un cavaliere coraggioso, non un intrepido agente segreto. Era uno qualunque, ma che mi amava esattamente così. Con urgenza, follemente. Passionale ai limiti della violenza. Uno che avrebbe rischiato la vita per avermi, che avrebbe pianto nel perdermi e che avrebbe fatto qualunque cosa per tenermi. Già. Proprio così. Utopico piuttosto e anzichenò!

Ora, beh, non ho più tredici anni, e nemmeno diciannove, ma non sono tanto cambiata, nell'essenza della questione. Solo mi domando cosa significhi "amore straordinario" nella vita vera.
Ah si, perchè viviamo nella vita vera, sapete? Eh, già. Che fregatura.
Uomini come quelli che sognavo, ne esistono?
C'è un angioletto sulla mia spalla destra che mi dice "ma dai, sono solo fantasie, riprenditi!" (riprenditi sassenach, dice, a dire il vero, lo stronzo, il che mi fa pensare che sia un dannato amico del giaguaro, ndP)
E un diavoletto sulla spalla sinistra che dice "se può essere sognato, può essere fatto"

E indovinate un po'? Sono d'accordo col diavolo.
Che sorpresa, eh?
Se può essere sognato, può essere fatto.
E questo significa che non si fa da se, ma bisogna farlo.
Bisogna dargli una manina, al destino... lui magari ci fa incontrare ma dopo sta a noi far diventare straordinario il resto della vita.


Naturalmente, in due.


Ma guarda! E io che pensavo di scrivere un post originale.



mercoledì 29 giugno 2016

QUOTE CHALLENGE, DAY TWO

Proseguiamo con il giochino delle citazioni, rubato alla Slog
Ricordo le regole:
3 giorni
3 citazioni al giorno
3 inviti a partecipare al giorno.

Come al solito può partecipare chi lo desidera
ma oggi vorrei nominare: La Emily (sei già al secondo invito cara, non puoi sottrarti!), la Eu (coraggio tesoro con i tuoi provEUrbi hai il lavoro praticamente già fatto :-D) e L'Angolo di me stessa.

Oggi vorrei redimermi dal post di ieri citando qualche cosina di più colto.

Per primo, il mio Giacomo, il primo grande amore della mia fanciullezza (mi innamorai di lui quando mio padre mi raccontava la sua storia di giovane studioso triste e malaticcio, sempre innamorato di qualcuna che non se lo filava per niente. Ero attorno ai 4 anni)

"Garzoncello scherzoso,
 Cotesta età fiorita
 E' come un giorno d'allegrezza pieno,
 Giorno chiaro, sereno,
 Che precorre alla festa di tua vita.
 Godi, fanciullo mio; stato soave,
 Stagion lieta è cotesta
 Altro dirti non vo'; ma la tua festa
 Ch'anco tardi a venir non ti sia grave."


Giacomo Leopardi, Il Sabato del Villaggio.

Sebbene il pessimismo cosmico di Giacomo non mi appartenga, esso esercita su di me nondimeno un notevole fascino, se non altro nei momenti più grigi della mia vita. La strofa finale del Sabato è una splendida esortazione, per come la vedo io, a godersi la vita al massimo finchè si può, finchè gli impegni e "i fatti" della vita non distoglieranno la mente di ognuno di noi dalla gioia e dal piacere.
Quello che vorrei dire a tutti i ragazzi dell'età di mio figlio... godetevi la vostra età che è la migliore che avrete nella vita.

"L'amore deve tutto osare quando ha tutto da temere". - Kahlil Gibran
Questa tra le molte di Gibran mi piace particolarmente perchè, fatti i debiti rapporti, è un po' quel che ho fatto io quando se n'è presentata l'occasione.

"...Perché una realtà non ci fu data e non c'è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile." - Luigi Pirandello
In altre parole, tirarsi su le maniche e darsi da fare, grazie. Astenersi frignoni e perditempo. Il mio motto.

E fuori concorso, vi lascio la mia preferita in assoluto, ma proprio assoluto assoluto assoluto al punto che me la sono tatuata addosso. Si tratta di tre paroline facili facili, pronunciate da Virgilio.

 
L'amore vince ogni cosa.
Chi potrebbe mai negarlo?

martedì 28 giugno 2016

QUOTE CHALLANGE, DAY ONE

Oggi prendo spunto dagli ultimi post della Slog e partecipo a questa simpatica sfida, perchè non posso resistere: amo le citazoini.

Dunque le regole:
3 giormi
3 citazioni per giorno
3 inviti a partecipare per giorno.
Facile.

Può partecipare naturalmente chiunque lo desideri, ma oggi nomino espressamente
La Spetti, La Impe e il nostro buon Vedetta che si produrrà in interessantissimi commenti citatori (o almeno mi auguro!) non possedendo - almeno a quanto è dato sapere - un blog proprio. OK?

Bene, tutti conoscono la mia passione per la lettura ed anche se ho abbandonato i grandi classici da qualche anno ormai, mi diverto a trovare piccole perle di saggezza anche nelle narrazioni più insospettabili.
Le mie tre citazioni di oggi appartengono a questa categoria.
Vi risparmio "Luke, io sono tuo padre" :-)
Eccole.

"A VOLTE DOBBIAMO IMPARARE AD AMARE QUELLO CHE CI FA BENE"
Questo è un concetto semplicissimo ma infinitamente vero, e spesso e volentieri ce ne dimentichiamo. Pensiamo di dover sopportare qualunque cosa per amore (di un compagno, di un figlio, di un genitore, qualunque tipo di amore) ma non è vero: l'amore deve farci stare bene, non male.
La citazione è di Bill Swan, padre di Bella nella saga di Twilight. Praticamente il suocero d'un vampiro :-)

"NON SONO LE NOSTRE CAPACITA' CHE CI DEFINISCONO, SONO LE NOSTRE SCELTE"
E anche qui, non trovate che sia Vangelo? Una persona può essere intelligentissima, dotatissima, infinitamente equanime, ma quello che davvero conta è a servizio di cosa decide di mettere le sue capacità, geniali o banali che siano. Ognuno di noi deve fare il meglio con quello che la sorte gli ha dato, ed ognuno di noi può fare la differenza, nel bene oppure nel male.
Il saggio che pronuncia queste parole è il Professor Albus Silente, alla fine di HP e la Camera dei Segreti.

"IT SEEMS I CAN NOT POSSES YOUR SOUL WITHOUT LOOSING MY OWN"
Non poteva mancare, di questi tempi.
L'amore non va in una sola direzione, ma deve essere reciproco. Ogni cosa che fai all'altra persona, si riflette su di te, se ami. Come un incantesimo, che invischia chi lo lancia tanto quanto chi lo riceve.
Queste parole sono di Jamie Fraser, il protagonista maschile della saga di Outlander.

Fuori concorso vi lascio un'ultima citazione, che non è una citazione vera e propria ma una sola parola, che avrà un gran significato per chi la conosce.
"ALWAYS"
E non dico altro.

martedì 14 giugno 2016

DI SPERANZE ULTIME A MORIRE.

Insomma, sabato abbiamo ufficialmente detto al Ric che no, sorry, ma in vacanza coi suoceri a trovare la morosa non ci va.

Primo per i dissesti scolastici,e secondo perchè insomma.... ha 16 anni e io preferirei che si vivesse la sua età senza tutte queste menate. Non è un concetto semplice da spiegare razionalmente, mi rendo conto, e nemmeno da recepire. Però penso davvero che 16 anni siano un'età per avere una morosa (o magari più di una), per andare a spasso con gli amici, per studiare, per divertirsi.... ma non per una relazione esclusiva come quella che ha avuto lui in inverno con Mela, non per passare i sabati sera sul divano a casa dei suoceri a guardare la tv, e sicuramente non per stare una settimana in casa lui-e-loro in un villaggio turistico sperando di trombargli la figlia tra la baby dance e i balli di gruppo.

C'è stato qualche momento di reale tensione.

Alla fine quello che ha recepito è che gli è stato detto di no perchè è ancora "troppo piccolo" e io so bene come si sta ad esser trattati da piccoli quando non ci si sente più tali, perciò lo capisco. Però insomma, gli ho detto che si, è vero, pensiamo che sia anora troppo presto per una cosa del genere al di la di tutto, ma che l'età non è una colpa ne un merito, uno è nato quando è nato e bisogna vivere l'età che si ha.

Non so.

Due minuti dopo questo discorsetto si è offerto di accompagnare suo fratello in cortile a giocare con un amichetto, cosa mai successa in vita sua. Non ho ancora capito se era un modo per levarsi da torno ed evitare di commettere matricidio, o un atto di buona volontà porto come un ramoscello d'ulivo. Sta di fatto che CAUTAMENTE SEMBRA che l'emergenza sia FORSE PARZIALMENTE rientrata.

Nelle ore e giorni successivi è stato molto..... come posso dire? Piacevole?
Ragionevole, anche quando abbiamo parlato di scuola e di compiti delle vacanze, e di studio per settembre.

Io penso che sia anche merito del fatto che ha ritrovato tutte le amicizie che aveva perso da tempo, stando sempre e solo con la morosa.
Da qualche giorno ho sempre la casa invasa di ragazzi che vanno e che vengono, regolarmente muniti di birra, ma data la situazione mi sentirei di soprassedere.
Escono, vanno, fanno, brigano, forcano... sempre insieme, sempre in gruppo, con le sue amiche ed amici storici e, ora non vorrei dire, ma mi pare che ci sia pure una ex che ha ricominciato a girargli attorno. Mah!

Sono timorosa io stessa nel dirlo, ma lo vedo sereno, molto più sereno di quando lei era qui. Glie lo vedi proprio in faccia, non so, ha l'aria più rilassata. Penso che dopotutto, la storia con Mela sia piuttosto impegnativa.

Comunque.

Nel frattempo ci sono stati gli spettacoli di circo, abbiamo applaudito in piedi, esultato, chiesto bis e tutto il cucuzzaro. Ric è venuto, controvoglia, a vedere quello di suo fratello - sabato pom - ed essendo seduti in prima fila è stato "beccato" dal presentatore della manifestazione il quale lo ha riconosciuto e chiamato varie volte sul palco. E' stato molto bello e molto emozionante, come sempre.

Ora abbiamo davanti un mese di oratorio estivo, durante il quale mi ha detto magari butterà un occhio a suo fratello (l'anno scorso la risposta era stata una variante solo un filo più educata di "impiccati") e  dovrà comunque, diversamente dagli scorsi anni,  trovare il tempo per fare i compiti delle vacanze "ordinari" e leggere, perchè poi dal 15 luglio dovrà dedicarsi a preparare gli esami.. cosa che sembra aver accettato senza colpo ferire. Com'è che era? Ra...gio..nev......... dai non fatemelo dire che porta male.

Tutto sommato, se il mood sarà quello degli ultimi giorni, forse non sarà un'estate così difficile.

mercoledì 1 giugno 2016

DIALOGHI IMMAGINARI - un finale alternativo (racconto)

Finalmente è giunta l'ora.
Dovrei avere paura, ma quello che sento è solo sollievo.

Credevo che avrei provato almeno un brivido, un po' di tensione, ma non c'è nulla di tutto ciò. Ci penso da così tanto tempo, a questo momento, che non mi è rimasto niente da provare. Sono già passato attraverso tutto lo spettro delle emozioni umane, come direbbe il mio psicologo. La negazione, la rabbia, il lutto, l'accettazione.  Vorrei solo che si sbrigassero. La cosa più fastidiosa è questa ulteriore attesa. Sono due anni che aspetto.  Ora che finalmente sto per avere pace, vorrei averla in fretta. Pace. Questo pensiero mi fa sorridere come se stessi per andare a una festa attesa da tanto. Filtra una luce pallida dalla finestra, piccoli soli ricamati danzano sulle pareti, riflessi dalle candide tende ed illuminati dal sole di tarda estate. Tutto è candido qui, mi domando perchè. Siamo in un ospedale, ma doppotutto non vi è alcuna necessità che tutto sia sterile, no? A chi importa? Che differenza farebbe se l'ago che mi pungerà tra poco fosse infettato dalla peste bubbonica? Potrei morire di più? Una bella infezione post mortem, magari? Già, sono un tipo divertente, non riesco a smettere di sorridere. Il mondo perde oggi un grande umorista.

Mi guardo intorno, muovo gli occhi e poco altro e ancora una volta mi rallegro che questa tortura stia per avere termine. Sono impaziente di cominciare. O di finire, secodo i punti di vista. Mia madre e mio padre si tengono per mano, sono in piedi accanto alla porta, dritti come fusi, immobili, non sembrano nemmeno vivi. Respirano a stento, ora che ci faccio caso. Quanto tempo è che non li vedo più sfiorarsi, nemmeno per sbaglio? Anni, ad occhio e croce. Ed oggi addirittura sono mano nella mano. Evidentemente la situazione richiede una speciale gestione. Mia madre serra la mascella e un muscolo compare e scompare velocemente in mezzo al suo viso. E' tesa, ma non è solo questo. Sembra spenta. I suoi occhi dovrebbero essere verdi, ma da qui sembrano di un brutto color del fango, senza vita, senza movimento. Persino le palpebre sono bloccate nella fissità del suo sguardo. Ad un tratto sembra che stia per muoversi, e ho l'impressione che se lo facesse la sua superficie si screpolerebbe come un vaso di argilla lasciato troppo a lungo nel forno, che si sgretolerebbe pezzo dopo pezzo fino a rimanere solo un mucchietto di sabbia raccogliticcio, dove fino a poco prima c'erano i suoi piedi. Non merita questo dolore, lo so bene. Non è colpa sua. Ma dopotutto, non è nemmeno mia.

Mio padre invece ha l'aria di chi vorrebbe trovarsi ovunque tranne qui. Non è uomo da addii, lui. Quando ero bambino mi salutava sempre frettolosamente prima che partissi per il campeggio, ed in seguito ha sempre fatto lo stesso, quando partivo per il college, o per uno dei miei viaggi di prima. Potevo stare via un giorno o un anno, lui allungava la mano e stringeva la mia, mi dava una pacca sulla spalla ed invariabilmente diceva "buona fortuna, figliolo", e questo era tutto. Ora che sto partendo per un viaggio molto più lungo, a quanto pare non ci sarà nemmeno questo. Beh, la stretta di mano certamente no. Ma dov'è la mia pacca, e il mio buona fortuna? Le sue rughe di espressione sembrano essersi accentuate molto durante gli ultimi giorni. Il viaggio ed i preparativi sono stati pesanti per tutti, tranne me ovviamente, ma di certo c'è anche altro. Come per mia madre,immagino che la vera battaglia si stia svolgendo dentro di lui. Per cosa combatte, non saprei dire. Se per sopportare la mia partenza, per tollerare la mano di mia madre nella sua o semplicemente per avere la forza di non scappare fuori dalla stanza perdendosi gli ultimi istanti della vita di suo figlio.

Mia sorella è sprofondata nella poltrona vicino alla finestra e piange senza ritegno, senza curarsi di mostrarsi ne' di inondare di lacrime la sua bella maglia di cachemire. Se va avanti così, sarà da buttare prima che sia tutto finito. Ci siamo salutati già da qualche ora, lei è assolutamente contraria alla mia scelta e ha cercato di convincermi fino all'ultimo a cambiare la mia risoluzione. Ha usato persino Lou per farlo, per provare a convincermi. Ma la verità che nessuno comprende è che la presenza di Lou nella mia vita mi rende se possibile ancora più certo della mia decisione.

Desiderare disperatamente qualcosa che non si può avere è tremendo. Ma le persone normali hanno sempre la possiblità di provarci. Di agire, di tentare di arrivare esattamente dove vogliono essere. Io no. Io non ho nulla, nemmeno la speranza. Lo so da tempo ormai. All'inizio mi ero illuso, ma ormai mi è perfettamente chiaro. Amare una donna così tanto, e non poterla toccare, è insopportabile. Sentire il desiderio nel cervello, così prepotente che ti sembra di svenire, mentre il tuo corpo giace inerme ed immobile... è insopportabile. Sapere di non poterla rendere felice, è una tortura. Guardarla mentre si limita, si comprime, rinuncia a tutto per restarti accanto... no, non è per me. Non potrei vivere così, non potrei farle questo. Lei ha diritto di vivere, di trovare la sua strada. Ma non se io resto. Se io resto, lei è in trappola. La verità è che amarla mi ha reso ancora più determinato. Non se l'aspettava, questo, mia madre.

Naturalmente lei è qui. Lou. E' coraggiosa la mia piccola ape, mi guarda fisso, è seria ma mi sorride. Tiene la mia mano buona, e l'unica senzazione che provo è quella delle sue dita che mi accarezzano senza sosta. Ha una piccola ruga in mezzo agli occhi, quella che le viene sempre quando è preoccupata. Ma sorride. Ha i capelli arruffati come al solito ed è in grandissimo contrasto con il resto dell'ambiente, così colorata e stravagante. Al confronto la mia famiglia sembra uscita da una rivista di moda per becchini.  Ma bisogna ammettere che Lou sarebbe in contrasto con qualunque ambiente. Sembra stranamente inadatta e contemporanamente perfettamente in tono con qualunque luogo. E' una caratteristica sorprendente. Cambia l'atmosfera di una stanza solo entrandoci. Vorrei dire che porta allegria, ma sarebbe riduttivo. E' tutto il complesso emotivo che si respira in una certa situazione che si modifica grazie alla sua sola presenza. Beh, è quello che è successo a me, comunque. Chi poteva immaginarlo. Non ho mai incontrato una persona come lei, e anche questo è sorprendente perchè nella mia vita di prima, frequentavo gente in tutti i continenti. Vorrei averla conosciuta per tempo. Mi piace immaginare tutte le cose che avremmo potuto fare insieme, i posti dove l'avrei portata. L'avrei sorpresa, sempre. Ma la verità è che se l'avessi incrociata prima dell'incidente, non le avrei dedicato un secondo sguardo, così originale e stravagante come appare. Sarei passato oltre i suoi capelli neri, oltre le sue improbabili giacche fatte a mano e le scarpe colorate come se lei non esistesse. Si, ero un vero idiota.

Sento un piccolo scatto metallico e percepisco, più che vederla, la maniglia della porta muoversi. I miei occhi sono incatenati a quelli di  Lou, anche lei sente la porta aprirsi ed emette un piccolo sospiro. Il dottore entra. Indossa il solito camice bianco, impeccabile, inamidato, senza un alone. Ha lo stetoscopio di rito attorno al collo e in mano un piccolo vassoio di metallo, con una siringa, una laccio emostatico, un batuffolo di cotone e del disinfettante. Ancora questa mania della sterilità! I suoi occhi sono calmi, rassicuranti. Richiude la porta e si ferma un istante, mi guarda con una domanda senza voce. Annuisco appena, e sento la mano di Lou stringersi più forte alla mia. Mia sorella emette un singhiozzo rumoroso e spezza la perfezione del momento. Mia madre e mio padre assumono un'aria se possibile ancora più spaurita.  Come lepri inchiodate al centro di una strada trafficata, ipnotizzate dai fari dell'auto che si avvicina, fissano il vassoio e la siringa senza riuscire a distogliere gli occhi.

Il dottore si accosta al mio letto, mi scopre il braccio, e vagamente sento il laccio emostatico stringersi dove una volta avevo un invidiabile bicipite da free climber. Continuo a fissare Lou, voglio che sia lei l'ultima cosa che vedrò in questo mondo. Lei mi sta ancora sorridendo, e di nuovo mi sorprendo del suo coraggio, della sua forza. Non c'è una lacrima sul suo viso, tiene lo sguardo fisso nel mio come se volesse imprimere questa immagine nella sua mente per non scordarla.

Poi accade tutto in una frazione di secondo.
Sono bravo a notare i minimi dettagli, quando gli occhi sono praticamente l'unica parte del tuo corpo che funizona impari a sfruttarli al massimo. Vedo le sue palpebre abbassarsi impercettibilmente, le sue pupille dilatarsi e restringersi improvvisamente. Sento la sua mano lasciare la presa sulla mia ed in un istante, Lou esce dal mio campo visivo. La vedo scivolare a terra, scossa da brividi forti come spasmi.

Il mio cuore si ferma. Mi volto verso il dottore,  ma l'ago non ha ancora bucato la mia pelle. Perchè allora il mio cuore si sta fermando, perchè non sto respirando? Per una frazione di secondo, penso che Lou si sia avvelenata per morire con me. Una minuscola parte del mio cervello si congratula con lei per la perfetta scelta dei tempi, ma tutto il resto è in preda a un panico cieco e assoluto, una sensazione di puro terrore, che non ho provato nemmeno quando mi sono risvegliato in un letto senza poter muovere nulla al di sotto della quinta vertebra cervicale. Nel tempo di un battito di ciglia vedo nella mia mente Lou fredda e immobile, circondata da fiori e penso stupidamente che non può morire, perchè non le piace stare al buio. Immagino di dover vivere senza di lei, immagino come sarebbe la mia vita ora, ora che l'ho incontrata, se dovessi perderla. Mi vedo immobile davanti alla sua tomba con un mazzo di fiori in grembo. Non deve essere passato più di mezzo secondo da quando ho sentito la sua mano scivolare via dalla mia, ma il tempo sembra rallentato, il dottore è ancora li, con la siringa a mezz'aria, che fissa la scena come se non capisse cosa sta accadendo. Ritrovo la voce e urlo "la soccorra!"

Il dottore si ridesta. Mi guarda per un istante e posa la siringa di nuovo sul vassoio. Preme il pulsante di emergenza sopra il mio letto e si affretta verso Lou che è ancora scossa da spasmi accanto al mio letto. La sensazione di impotenza che provo è devastante. Il mio istinto ed il mio cervello comandano al mio corpo di precipitarmi da lei ma come sempre nulla si muove se non i miei occhi. Posso solo guardare. Arrivano alcuni infermieri con una barella, sollevano Lou che si contorce e la portano via a passo di corsa. Mi domando se in un posto come questo siano in grado di prendersi cura dei vivi bene quanto dei morti, e sento come se mi stessero strappando le viscere fuori dal corpo.

I miei genitori sono inebetiti, mia sorella ha smesso finalmente di singhiozzare e ha gli occhi arrossati e fuori dalle orbite. Ci guardiamo in silenzio per un attimo senza sapere cosa dire o cosa fare. Beh, loro, perchè io saprei esattamente cosa fare anche se naturalmente non posso. Con tutta la calma che riesco a racimolare dico "Aiutatemi a mettermi sulla sedia" ma dalla gola esce un rantolo quasi incomprensibile e infatti nessuno si muove. Dopo un attimo, il dottore rientra. "Mi dispiace Will per questo terribile contrattempo" dice. Cerca di mantenere un contegno e quel suo sguardo rassicurante che deve essergli costato anni di pratica, ma si vede che è scosso. "La tua amica viene assistita al meglio" Esita per un istante, poi: "Ora desideri che portiamo a termine la procedura?"
La procedura. Deve essere difficile sviluppare la capacità di parlare con tanta naturalezza della morte, senza mai nominarla. E' molto delicato da parte sua, e sospetto che sia una delicatezza destinata più ai parenti che al paziente. Ha la siringa in mano, attende un mio cenno. Che non arriva.
"No" rispondo.
I miei e mia sorella si voltano di scatto a guardarmi.
"Vorrei che qualcuno mi aiutasse a mettermi sulla mia sedia, in modo che io possa andare da Lou, per favore" dico con quanta più gentilezza possibile. Quello che vorrei dire in realtà è muovetevi stronzi, ma temo che non sarebbe di aiuto.

Il dottore sorride. Preme di nuovo il bottone sopra il mio letto e due infermieri si materializzano in un istante sulla porta, con quella che suppongo debba essere la barella destinata al mio corpo senza vita. Mi guardano, evidentemetne stupiti di vedermi vivo, poi si rivolgono al dottore in attesa di istruzioni. Il dottore li istruisce e loro eseguono velocemente quanto richiesto. In pochi minuti sono vestito, pettinato e seduto sulla mia sedia a rotelle accanto al letto dove Lou è stata ricoverata. I miei genitori e mia sorella sono ammutoliti, seguono ogni mia mossa restando un po' a distanza, straniti. Non capisco se siano sollevati perchè dopotutto oggi non morirò, oppure se abbiano ancora più paura di dover riaffrontare tutto daccapo domani. Non accadrà, ma loro ancora non lo sanno.

Resto immobile a guardare Lou per molto tempo, sono allenato a fare questo. Le è stato somministrato un lieve sedativo e ora dorme. Dopotutto, non aveva cercato di avvelenarsi, mi vergogno di averlo pensato. E' soltanto svenuta, è stata così forte e composta per tutto il tempo che alla fine non ha retto la tensione degli ultimi istanti. Mia povera piccola ape, cosa ti ho fatto? A mia discolpa posso dire che il terrore aveva completamente ottenebrato il mio cervello.

Quando finalmente apre gli occhi e mi vede, sembra sul punto di svenire di nuovo. Io le sorrido e lei da sfogo finalmente a tutte le sue emozioni piangendo disperatamente. Dio come vorrei poterla abbracciare. Mi assale una rabbia cieca, furibonda. Penso per la milionesima volta che questa non è vita ed io non voglio viverla, che avrei dovuto dar corso alla procedura e farla finita quando il dottore me l'ha chiesto. Penso che sono un povero illuso. Ma poi la guardo piangere e sento un'eco del terrore che ho provato quando è svenuta. E la rabbia, improvvisamente e forse per la prima volta dopo l'incidente, svanisce. La stanza in cui ci troviamo è identica alla mia, è la stanza di qualcuno che desidera morire. Questo acuisce il senso di panico nel mio stomaco. Non mi piace che lei sia qui.

"Lou, vieni qui, per favore" le dico.

Lei si alza cautamente, un po' malferma sulle gambe. Si asciuga il viso e mi si siede in braccio, circondandosi con le mie braccia e tenendomi la mano. Indossa soltanto una maglietta bianca e gli slip e nonostante il momento, la desidero con tutto me stesso. Si abbandona sulla mia spalla e lentamente smette di piangere. Tengo il mio viso appoggiato sui suoi capelli, è tutto l'abbraccio che mi è concesso darle. Non è molto, ma è qualcosa. "Sei qui" mi dice. "Sei..." Esita. "Sei vivo".

Già. Sono vivo. Le sorrido.
Lei sembra titubante. Le si accende un barlume negli occhi.
"Significa che... Will, significa che hai cambiato idea?"
Ed eccola, la domanda da un milione di sterline. La madre di tutti i quesiti.
Significa che ho cambiato idea? Ho davvero cambiato idea? Ho la vista annebbiata e un ronzio nelle orecchie. Mi sembra di galleggiare, come se solo il peso di Lou sulle mie ginocchia mi tenesse attacato a terra. Lei è la mia ancora.
Ho perseguito l'obiettivo di mettere fine alla mia esistenza per un tempo molto lungo, ho pensato praticamente solo a questo negli ultimi due anni - tranne quando pensavo a Lou naturalmente. Sono veramente pronto ad accantonare tutto e a provare a vivere di nuovo nonostante tutto? Che strano destino. Quando nemmeno l'amore di Lou mi ha dato la forza di andare avanti, l'ho trovata nel terrore della sua morte.
Chiudo gli occhi per un momento e quando li riapro lei mi sta fissando con i suoi ancora arrossati di pianto. "Si, ho cambiato idea" dico.

Dietro di me sento del trambusto, una specie di rantolo soffocato, immagino che sia mia madre, o mia sorella, o entrambe, che assimilano la notizia. Non me ne curo, ho occhi solo per Lou. Ci sarà tempo per il resto. Lou lancia un grido, poi mi abbraccia strettissimo e mi bacia. Questa è una cosa che possiamo fare insieme. Ci baciamo a lungo, sento le sue mani sul mio viso e il sapore delle sue lacrime sulle mie labbra.
Il momento più perfetto della mia vita.
Penso che se potessi restare così per i prossimi 40 anni sarei un uomo felice.
Si stacca da me dopo un tempo infinito e mi domanda perchè.

E' la giornata delle domande difficili. Rifletto un istante se rispondere solo "perchè ti amo" o se dirle la verità. Opto per la verità.
"Lou... sono stato un egoista. Quando ti ho vista cadere, accanto al mio letto... ho pensato che stessi morendo. Io... perdonami, Dio, perdonami ma per un momento ho pensato che ti fossi uccisa. E' stato... non so spiegartelo. Per una frazione di secondo ho provato quello che devi aver provato tu per tutti questi mesi, sapendo quel che avevo in mente.  E' stato poco più di un attimo, ma l'ho trovato completamente intollerabile. Il mio cuore ha smesso di battere Lou. E anche se era proprio per questo che ero li, improvvisamente non l'ho più desiderato. E l'ho capito solo in quel momento, solo quando l'ho provato. Ho capito che non posso farti questo, non voglio causarti una tale sofferenza. Perdonami per esserci arrivato così tardi"

Lou mi guarda. E' incredula. Attende che io prosegua con un "ma nonostante ciò..." e quando questo non avviene, improvvisamente diventa raggiante. Si alza e batte le mani saltellando come una bambina. Piange e ride insieme, dice frasi senza senso su quello che faremo e quanto saremo felici. Eccola, la mia Lou. La mia piccola ape mi ronza intorno tutta felice.

Detesto farlo ma ci sono ancora delle cose che devo dirle. Le chiedo di fermarsi, lei fa il broncio. Dio quanto amo quell'espressione, vorrei non staccarmene mai. Qui, in una clinica della buona morte, in una sera qualunque di settembre, io un tetraplegico che ha desiderato per anni solo di morire, ho trovato tutto quel che si può desiderare dalla vita. Sono incredulo io stesso.
Lou si siede sul letto davanti a me, mi guarda e attende. Ho avuto tempo per pensarci, mentre la guardavo dormire.
"Ok, ascoltami. Ti ho detto che ho cambiato idea ed è la verità. Ma ci sono due condizioni. Ti chiedo di rispettarle" E' sospettosa, le si forma la ruga in mezzo agli occhi. "Quali condizioni?"

"La prima è questa: se arriverà il giorno in cui troverai troppo gravoso restarmi accanto, dovrai dirmelo e andare via. Io lo capirò Lou, davvero. Non ce l'avrò con te, te lo giuro. Tutto il tempo che mi darai è tempo rubato alla morte, è tempo in più per me. Devi promettermi che quando non ce la farai più te ne andrai." Sembra più rilassata. Ridacchia. "E' tutto qui? Non accadrà mai" dice convinta. Sapevo che avrebbe risposto così, ma insisto e alla fine lei promette. So che prende seriamente le sue promesse, e questo un po' mi tranquillizza. Tenerla intrappolata a vita accanto a un paralitico mi appare ancora come una soluzione egoista e terribile.
"E la seconda?" mi chiede.

Questa è più difficile. So che sarà più difficile anche per lei. Mi prendo il mio tempo per mettere insieme le parole giuste. Le dico che so che le mie condizioni non potranno migliorare, e che anzi probabilmente peggioreranno. So che abbiamo davanti pochi anni nei quali starò bene, ovvero starò come adesso, ma che poi poco alla volta il mio corpo comincerà a cedere, un pezzo per volta. Sono volutamente crudo, violento nel dirle questo. Scendo in dettagli raccapriccianti. Deve sapere cosa la aspetta. Vedo il suo viso rabbuiarsi, ma la sua determinazione non vacilla. Le chiedo di promettermi che quando questo avverrà, quando la mia condizione non mi consentirà più una vita dignitosa, lei mi riaccompagnerà qui e metteremo insieme fine a tutto. La nostra è una storia con data di scadenza, scherzo, ma in fondo agli occhi sono serissimo e lo è anche lei. Riflette un secondo, uno solo. Ha di nuovo il viso rigato di lacrime ma sono lacrime silenziose e composte. I piccoli soli ricamati danzano ancora sulle pareti e mi sorprendo che sia passato così poco tempo da quando il dottore è entrato dalla porta con la siringa per me. Il sole è ancora alto. La mia vita è cambiata in una frazione di secondo tre anni fa, e di nuovo una frazione di secondo è bastata per cambiarla oggi. Devo ammettere che sono colpito. Forse anche solo per questo vale la pena resistere.

"Prometto" risponde Lou. Poi si asciuga il viso e mi rivolge il più speranzoso dei sorrisi. "E adesso, possiamo andare a casa, per favore?"

mercoledì 25 maggio 2016

SAY COULD THAT LASS BE I? (spoiler alert)

Beh, non è che sto copiando, avevo in mente di fare definitivamente outing in questi giorni ma la mia cara Emily mi ha preceduto.

Qualcuno avrà intuito dal titolo che stiamo parlando di Outlander, saga letteraria e recente serie televisiva di strepitoso successo, non senza qalche buona ragione.

Orbene.

Si tratta di una storia ovviamente di fantasia, ambientata in epoca storica e tra personaggi (alcuni) realmente esistiti. Per prima cosa dirò che almeno fino al punto in cui sono arrivata (9 libri) si capisce perfettamente che c'è dietro una accurata ricerca storica. Il periodo presentato è affascinante, specialmente quando si parla di Highlands: un viaggio tra le tradizioni, le usanze, i costumi, la lingua degli antichi Clan che sbucano qui e la nella narrazione con precisione di dettagli e diciamo esuberanza folkloristica senza pari. I libri, va detto, sono molto ben scritti (e io sono una nota cagacazzi su questo punto quando leggo!), dettagliati ma non noiosi, ricchi di particolari e descrizioni ma non al punto di essere pedanti. Un buon equilibrio, direi. Lo sfondo storico è preciso e le vicende umane abbastanza plausibili (se escludiamo la premessa :-D ) benchè naturalmente romanzate. I personaggi sono ben costruiti, ognuno ha un suo carattere e una sua plausibilità, finanche i protagonisti che potrebbero essere Mr e Miss perfezione ma che in realtà non lo sono, palesando difetti e manchevolezze comuni a tutti noi oggi come, immagino, nel XVIII secolo.

Le vicende si svolge a cavallo di vari continenti ed eccezion fatta per un singolo momento (la parte riguardante Gillis in America, per chi conosce) sono molto reali, dalla descrizione delle lunghe traversate per mare alle prime avvisaglie rivoluzionarie nelle colonie. Storie nella storia vengono raccontate, come la vicenda di Lord John Gray (personaggio meraviglioso!) che compare qua e là a spot, ma che se si mettesse insieme sarebbe sufficiente a farne un romanzo di per se. Lo stesso dicasi per Roger McKenzie Wakefield.

Inizialmente devo dirlo: mi ha colpito tantissimo il personaggio di Claire.
Questo tipo di narrazioni (cioè quando un personaggio viene messo di colpo in una situazione normalmente impossibile e deve uscirne) di solito sono il regno del "vorrei ma non posso" come lo chiamo io, ovvero di situazioni in cui uno o più personaggi sono indecisi, non sanno che fare, non si parlano, non si capiscono, si fraintendono... capitoli interi di rimuginamenti e seghe mentali che, diciamolo, non è che diano snellezza e dinamismo al racconto. Claire no. Lei parte a cavallo dei suoi calzoni (per modo di dire, essendo stretta in gonne sottogonne e corsetti) fin da pagina 1 e FA quello che c'è da fare per sopravvivere. Magari non le piace, magari non ne è felice, ma non ci mette 350 pagine a decidere se deve sposarsi per salvarsi la pelle oppure no. Decide, e punto.
+10 per Mrs Claire Elisabeth Beauchamp Randall Fraser.

Ma naturalmente la maggior parte di noi pur magari valutando anche altri aspetti, apprezza la saga
per lui, per il personaggio principale, il protagonista indiscusso, ovvero Mr James Malcom Alexander McKenzie Fraser, Red Jamie per gli amici e per gli inglesi.
Gingerino per le fan della serie televisiva :-D

Per lui, e per la sua relazione con Claire.

Ora. Anche qui spezzerei una lancia in favore della zia Diana, che ha fatto secondo me un ottimo lavoro. Perchè è pur vero che nei primi romanzi tutto è abbastanza incentrato sulla storia d'amore straordinaria tra i due protagonisti, ma bisogna sottolineare che non stiamo scadendo nell' "effetto Harmony" come potrebbe sembrare dicendolo. Si tratta di una relazione che conosce un andamento preciso, che all'inizio semplicemente "non è", ma che poi si costruisce un po' per volta, un passo avanti e due indietro come accade normalmente anche nella vita reale. I due condividono una invidiabilissima relazione fisica, di cui ci viene dato ampiamente conto sia nel romanzo che nella serie tv, ma commettono anche molti errori, litigano, soffrono, a un certo punto persino si separano come una qualunque normalissima coppia. Certo si amano in modo forse un po' stucchevole ed eccessivo, ma è un romanzo, se fosse tutto davvero e solo come nella vita allora sarebbe il telegiornale.

E' inoltre piacevole nel proseguimento della vicenda vedere come la relazione cambia, passando i due da avere meno di 30 anni ad essere cinquantenni e nonni. La storia tra loro resta presente ma si sposta, lentamente, sullo sfondo, dando spazio ad altre vicende meno romantiche e più pratiche, diciamo.

Così come Claire mi aveva colpito per la sua decisione e tenacia, anche il personaggio di Jamie è degno di nota. Non è, come dicevamo, descritto come un uomo perfetto, ma di fatto è il personaggio perfetto. Perfetto nella sua disperata imperfezione, lui che per ira ha infranto una promessa fatta,  combattendo un duello dalle tragiche conseguenze;  lui che per un fatale errore ha consegnato il fidanzato della figlia nelle mani di indiani sanguinari; lui che alle volte davvero non sembra combinarne una giusta... ma ha la grazia di ammetterlo, e di chiedere scusa.

Perciò, ecco qui:
Ciao, sono Andretta, e son una fan di Outlander.
Ero sobria da 2 mesi, ma ieri ci sono ricaduta.
E amen!

lunedì 23 maggio 2016

DI SCHIZZOFRENIE ESTETICHE

Allora vediamo... oggi sono in modalità filosofica.

Mi domandavo... ha senso per una donna "farsi bella"??
Mi spiego (o ci provo come al solito).
Io ho per esempio diverse amiche che si dichiarano femministe.
Soprattutto schierate contro la violenza contro le donne - e li non bisogna essere femministe per capire che le persone non si pestano ne si uccidono ne si minacciano, uomini o donne che siano - e contro il body shaming.

Ora io questo termine non lo conoscevo, perciò lo spiego per gli ignari come me: si tratterebbe della aberrante pratica di giudicare e/o discriminare e/o fare oggetto di scherno e dileggio una persona sulla base della sua stazza fisica. Dal chiamarlo "ciccione" al negargli per esempio un impiego o altro.

Io sono contro il body shaming.
E' ovvio, sia per una questione di generica giustizia, sia per una questione meramente egoistica essendo io sempre stata diciamo rotondetta (quando non proprio palesemente grassa). Io - e anche le mie amiche femministe, e anche tutte le donne che conosco o quasi se vogliamo essere precisi - siamo contro il body shaming e crediamo che una donna (anche un uomo ovviamente) vada apprezzato e considerato per ciò che è e non per ciò che appare.

Ottimo.
Quindi, ricordatemi: perchè stiamo sempre tutte a dieta?

Prendete me, giusto per dire.
Io sto con lo stesso uomo da 25 anni.
Mi ha vista più magra e più grassa di come sono ora, mi ha vista incinta, mi ha vista malata e vomitante, mi ha vista bionda, rossa, ramata, castana, liscia e riccia e tutte le possibili vie di mezzo, mi ha vista messa giù da gara per una serata in discoteca e in jeans stracciati e superga masticate per una scampagnata, mi ha vista truccata e struccata, vestita e nuda, mi ha vista in tutte le guise salse e maniere possibili ed immaginabili. Non dovrebbero essere queste le basi sulle quali si poggia il nostro amore coniugale, così come per parte mia me  ne frego se lui pesa 10 kg di più o ha qualche capello in meno. Giusto?

Quindi perchè, di grazia, perchè diavolo devo (dobbiamo) star li a farmi (farci) le seghe mentali davanti allo specchio? Io sono come sono, perchè mi devo preoccupare se ingrasso? Perchè devo mettere l'olio per far più belli i riccioli, la maglia che evidenzia di qua e nasconde di la, il mascara, che con gli occhi verdi scurire le ciglia fa tutta la differenza del mondo?

Dopotutto grasso è bello (abbasso il body shaming!!) e l'amore lo meritiamo per quello che siamo e non per come ci agghindiamo, no? Giusto?? GIUSTO?? E se non dovrei preoccuparmi di questa questione a riguardo del compagno della mia vita, meno che mai dovrei farlo in relazione ad estranei tipo la gente che incontro per strada, o i colleghi, no?

No.

Quindi qualcuno questa cosa me la spiega?
Perchè pressochè nessuna donna, nemmeno tra le femministe più radicali ed estreme, nemmeno quelle che ancora oggi brucerebbero il reggiseno in piazza (o magari gli attributi di qualche maschietto) accetterebbero di uscire brufolose e impataccate, ognuna cerca sempre di presentarsi al meglio, secondo i propri gusti. Teoricamente, non si dovrebbe no? Al rogo l'apparire! Ma invece qualunque cosa ci diciamo nella nostra testa, la verità è che l'apparire conta, eccome.

Dio che giramento di coglioni!


(per apprezzare meglio il mio livello di schizzofrenia, vi rendo noto che sono la stessa persona che ha scritto quel manifesto della gnocca che comapre alla sezione Marte Vs Venere  di questo blog)

lunedì 2 maggio 2016

IL SESSO DEGLI ANGELI - post lungo

Anche se non si tratta di angeli in senso letterale.

Premessa no. 1:
Anni fa pubblicai un post sul Ric - allora conosciuto come PG - nel quale parlavo del fatto che mi aveva confessato tra l'imbarazzo e le grasse risate di baciare in maniera affatto casta la sua morosina di allora. Lui 11 anni, lei 12. Quel post scatenò una ridda di commenti sull'opportunità che a 11 anni già si producesse in tali performancese e pure una mezza rissa... senza mezza va!... con l'amico Vedetta che ne disse di cotte e di crude :-) Ti ricordi Vedetta? Quanto mi facevi incazzare!!!! :-D
In seguito allo sviluppo e al protrarsi della love story, parlai con una psicologa dell'età evolutiva e lei mi disse che l'età era assolutamente adeguata, tantopiù se lui aveva sempre dimostrato una certa precocità nella crescita (cammninare, parlare ecc....) e pertanto non c'era nulla di cui allarmarsi. Siccome così era, non mi sono allarmata.

Premessa no. 2:
Io sto con il GG da quando avevo 19 anni. Lui viveva da solo e quindi ovviamente avevamo tempo e luoghi a disposizione per l'intimità. Passavamo parte delle vacanze insieme. Quando avevamo 20 anni per una serie di circostanze ci venne comodo passare un paio di giorni di vacanza a casa di una mia zia al mare, casa dove stavano in quel periodo anche i miei genitori e tutti i cugini (una casa molto grande....). Una tappa logistica in attesa del traghetto che ci avrebbe portati in Grecia. In quella circostanza mia madre ci preparò stanze separate: benchè stessimo andando in vacanza insieme, mio padre infatti non voleva avallare il fatto che dormissimo insieme "sotto il suo tetto". Faniente che il tetto in realtà non fosse il suo: lui è uomo di altri tempi (compie 80 anni oggi) e finchè sapeva ma poteva far finta di non sapere, andava tutto bene. La cosa allora mi infastidì tremendamente (anche se naturalmente da madre ho una visione più morbida, oggi) al punto che tempo fa parlando di argomenti seri col Ric gli promisi che non mi sarei mai comportata allo stesso modo, che non sarei mai stata ipocrita e che il sesso - se fatto con due dita di cervello in vari sensi - non sarebbe mai stato un problema.

E' quindi con queste due premesse ben chiare in mente che mi accingo a raccontarvi che sabato verso l'ora di cena,  il Ric mi si è palesato chiedendomi con (secondo me falsa) calma serafica se sarebbe stato un problema se M. si fosse faremata a dormire da noi per quella notte.

Primo istinto: altrochè se è un problema!!! E bello grosso anche!!!
Ho trattenuto le parole ma devo aver strabuzzato gli occhi fuori dalle orbite, perchè il Ric ha subito tenuto a precisare che, insomma, dove sta il punto: stanno soli a casa nostra e/o di lei un sacco di volte, quindi che differenza fa.

Eh.
Che differenza fa.
La verità è che fa differenza, nella mia testa almeno, ma non è una differenza logicamente spiegabile.
E se non è logicamente spiegabile... praticamente non esiste.

Naturalmente ho pensato subito di appellarmi ai due capisaldi dell'educazione di qualunque madre che si rispetti:
1) sei troppo piccolo
2) non finchè non vai bene a scuola

ma entrambe le soluzioni non mi sono sembrate praticabili in quanto la scuola non c'azzecca niente e se lui mi avesse chiesto "cosa c'entra?" non avrei avuto nulla di davvero razionale da rispondergli. E l'età, beh, come dicevo non è che sarebbe stata la classica scintilla vicino alla paglia, perchè occasioni di stare soli e comodi ne hanno comunque, e francamente dubito che aspettassero il mio divano come la manna dal cielo.

Inoltre un altro adagio delle mamme recita "meglio a casa che almeno so dove sono invece che dietro qualche cespuglio col rischio di incorrere oltretutto in qualche disavventura", e anche questo mi è passato per la mente.

Ma soprattutto mi è sovvenuto che dopotutto, nonostante io racconti in giro che il Ric è un malmostoso sempre imbronciato e che non racconta niente nemmeno a tirarglielo fuori con le tenaglie, alla fine della fiera è venuto da me, mi ha fatto una richiesta onesta, senza nascondermi nulla (nemmeno il fatto che avrebbero attinto al fondo di bottiglia di vodka alla menta nel mio frigo) parlandomi con la massima sincerità. Avrebbe potuto dirmi che andava a dormire da qualche suo amico ed andre da lei, o raccontarmi qualche altra cazzata, invece no: mamma, voglio dormire con M, penso che non ci sia niente di male per cui da brava, dammi il permesso.

Del resto, il permesso di cosa poi? Di fare sesso?
La libertà di fare sesso uno se la prende quando vuole, e le occasioni se le crea. Mio padre era molto severo, ma io ho sempre fatto quello che ho voluto, pur senza andare a dormire o invitare a dormire da me nessun moroso. E avevo solo 6 mesi più di Ric.

Certo, avrei potuto dirgli assolutamente no, senza dovermi giustificare o rendergli conto della mia decisione: dopotutto sono io la madre, se decido decido e non ti devo alcuna spiegazione. Ma come la mettiamo con la premessa no. 2? "Mamma avevi detto che non sarebbe mai stato un problema". Eh si, accidenti, l'avevo proprio detto.

L'ho spedito a chiedere il permesso a suo padre pro-forma, ma sapevo già che sarebbe stato un si (il GG: va bene, può restare, ma sappi che per tutta la notte, random, tua madre tuo fratello ed io verremo in sala a turno, a fare un giro... così, senza preavviso!).

E così sabato sera alle nove mi sono trovata ad aprire il divano letto davanti alla tv, metterci delle lenzuola pulite, impilarci cuscini e trapunte, riordinare un po' qua e la (mica fare brutta figura con la nuorina) rimurginando sul tempo che passa. E sulle decisioni prese. E se avevamo fatto bene. E se non è - dopotutto - davvero troppo piccolo. E se non sta bruciando le tappe (la psico diceva di no). E se fa tutto questo adesso poi a 20 cosa fa (ancora questo, direi) E quanto è bello avere 16 anni (quasi) ed essere innamorati.

E se devo essere onesta mi sono sentita bene, serena e felice per lui.
Io non sono certamente una di quelle che perchè adesso la morosa viene a casa, devono sposarsi e stare insieme tutta la vita. Però devo ammettere che avere una ragazza in giro per casa un po' impressione me la fa. Ma più che altro per me, per me e il GG che guardiamo questa cosa con una sorta di dejà vu.... eh, si, anche noi....qualche bugietta di più, qualche fuga di più, ma  nella sostanza....

Ieri mattina abbiamo dormito un po' più a lungo, abbiamo fatto colazione con il Nin, ma quando si son fatte le 10 embè, volevo riappropiarmi della mia sala! Ho tirato su le tapparelle trovandoli che dormivano tutti puccipucciosi vicini vicini, li ho sbrandati, colazionati, e la signorina è tornata a casina sua. Il Ric appena sveglio ha fatto una verticale perfetta di circa 3 minuti, quindi l'ho considerato sobrio, nonostante la vodka alla menta.

Ma in realtà non è tanto aver visto il Ric abbracciato ad una ragazza in un letto a due piazze. La cosa che mi ha fatto sentire veramente una vecchia balenga è stato il discorso del circo. Avevo i biglietti per il circo ieri pomeriggio, volevamo portarci il Nin ma alla fine sono venuti con noi anche il Ric e M.
Ritratto di famiglia con morosa.
Il tempo è davvero passato.
Chissà se anche io facevo quell'effetto alla mia suocerona i primi tempi che le giravo per casa. Dopotutto, avevo l'età di M.

PRIMO MAGGIO


1 maggio 1991 - 1 maggio 2016

(passando per il 26 settembre 1998)