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martedì 28 febbraio 2017

E VENNE IL GIORNO - #EQUIVOCI

E venne il giorno.


Il giorno in cui il ragazzo andò da sua madre e le fece la richiesta che, probabilmente, tutte le madri temono in cuor loro anche se assumono l'aria delle donne emancipate e delle mamme progressiste. Un #equivoco comune: progressista e indifferente non sono sinonimi.
Era un bel giorno di primavera inoltrata, con un cielo terso e un'aria frizzantina di quelle che scherzando si dice che "conservano". Le finestre della camera erano spalancate, e probabilmente fu un bene perché alla madre in questione fu molto utile poter respirare a pieni polmoni quell'aria fresca e corroborante.
La domanda arrivò a bruciapelo, senza preavviso, come capita sempre in quelle circostanze. Avrebbe dovuto esserci abituata ormai, perché da “mamma ma le femmine hanno il pisello?” a “ma cos’è un vibratore?” aveva negli anni sviscerato tutti i più scottanti temi psicofisici possibili e immaginabili, e sempre in modalità fulmine a ciel sereno.
- Mamma, volevo chiederti, ho detto a Sabrina di fermarsi a dormire qui stanotte, per te va bene vero?
Come avrebbe detto il Maestro Shifu: SCADUSC. 
16 anni di vita scorsero in un istante davanti agli occhi di quella povera mamma allibita.
Dal momento in cui aveva avvertito le prime avvisaglie di quello che si sarebbe rivelato un lungo e doloroso travaglio, peraltro senza buon esito, fino alla sera precedente quando aveva rimboccato come al solito le coperte posando un bacio veloce e leggero sulla fronte del figlio addormentato, tutto si snodò impietoso ed implacabile davanti a lei. Un topolino coi boccoli biondi che piange per un'iniezione a tradimento. Un bambino con il kimono di judo e la sua cintura gialla annodata fieramente. Un capriccio per un passato di verdura che proprio non c'era verso di mangiare. I precoci ma fruttuosi tentativi con i lacci delle scarpe. Il viaggio in metropolitana verso l'iscrizione alla prima liceo. La partenza per la prima vacanza senza genitori. Un giovanotto volenteroso col suo fratellino appena nato in braccio. La decisione per un'improbabile acconciatura. Carnevale vestito da Assassin's Creed.
E ora questo. La morosa a dormire con lui. Insieme. Nel medesimo letto. Contemporaneamente. Il cervello le si chiuse subitaneamente, la madre ragionevole scomparve fagocitata  dalla pantera che difende i suoi cuccioli.
- No che non mi va bene! Come ti salta in mente?? Hai 16 anni accidenti, non sono cose che si fanno a 16 anni!
- Mamma...
- Mamma un fico secco... ma ti pare? Ma figuriamoci!
- Mamma...
- No smettila, non c'è verso, scordatelo! Oggi questo, e domani cosa mi chiederai? No e poi no, basta.
- Mamma...
- Finiscila ti ho detto di no!
- Mamma, mi avevi promesso che non sarebbe mai stato un problema.
Ecco, chiedo perdono per il turpiloquio ma... oh, cazzo!
Era vero. La madre si rese conto immediatamente che il ragazzo aveva ragione. Glie lo aveva promesso. Io non farò mai finta di non sapere. Non ti costringerò a mentire per non dirmi qualcosa che so già benissimo solo per salvaguardare le apparenze. Tu parlami. Spiegami. Dimmi. Non fare le cose di nascosto. Ti prometto che non sarà mai un problema. Eh, quanta saggezza. E quanta differenza tra la bella teoria e la fredda pratica.
- No no figliolo mio, questo è un #equivoco!! Io non ho mai detto che... cioè non intendevo... insomma....
- Si?
- Non è che.... insomma si, io ti avevo detto... però capisci.....
- Siii?
Odore di sconfitta. Si sedette sul letto del figlio guardandolo spassionatamente. Un metro e 70 di fisico sportivo, grandiosi occhi di un colore indefinibile tagliati chissà come leggermente a mandorla, mascella quadrata con un vago accenno di barba bionda, bicipiti esplosivi e un'aria di prefigurazione sul viso che le fece venire la tremarella. Uno dei più grandi amori della sua vita.
- Niente. Hai ragione porca miseria. Te lo avevo promesso, vero?
- Eh già!
- Daccordo allora. Ma ehi! Criterio, ci siamo capiti?
- Certo mamma, grazie.
Tutto qui. Uno dei momenti più catartici della sua intera esistenza e si concludeva così, un sorriso e un bacetto veloce e poi via verso nuove mirabolanti avventure in un turbinio di jeans, magliette con disegni di strana foggia, riccioli biondi e profumo di ormoni.
Ci deve essere stato un grave #equivoco amore mio. Io non ti ho mai dato il permesso di CRESCERE!

Questo post partecipa al progetto #aedidigitali per il tema #equivoci




venerdì 24 febbraio 2017

DI GIOVANI PADRI


E' successo che un vecchio compagno di asilo del Ric è diventato papà la settimana scorsa.
Una storia di quelle che si leggono sui giornali e non ci si crede: nessuno sapeva della gravidanza, nemmeno la mammina incinta. Vi giuro che è vero, risparmio i dettagli per tutela dei due minorenni coinvolti ma credetemi: da un punto di vista medico, non è così incredibile che non si fosse accorta.


La notizia si è diffusa nel nostro paesello non vi posso spiegare le facce sconvolte, i commenti acidi, la cattiveria, i malauguri e non so più che altro. E come si fa (che, non lo sai?) e ma dai, ma non hanno testa (e no, è insito nell'età) e ma si rovinano la vita (raccontalo alla bimba sana e florida), e ma non è possibile (evidentemente ti sbagli) e via di questo passo. Uno che abbia detto "Oh toh, congratulazioni e auguri" ancora non l'ho trovato.


Allora mi sono messa a pensare alla più frequente delle reazioni, che è "si rovinano la vita".
Cosa vuol dire "rovinare la vita"? Rovinare rispetto a cosa? E' inutile: ci penso e ci ripenso ma non riesco a considerarla una tragedia, come sembrano fare praticamente tutti.
E' indubbio che un figlio a 16 anni mediamente non è quello che uno spera per se stesso o per i propri figli. Però, diceva una anziana signora che conoscevo, un fioeu l'é no una malatia.
Ora dirò qualcosa che scatenerà le ire dei più: tra tutto quello che potrebbe capitare a un adolescente e tra tutti i rischi che un adolescente può correre, quello li mi sembra ancora il meno grave ed il più gestibile.


Abbiamo l'abitudine di dire che una persona "si rovina" se prende dei binari che non sono quelli che noi abbiamo pensato o desideriamo per lui. Lo faccio anche io col Ric: se non studi ti rovini. Questo perché io ho - anche se giuro sempre di lasciarlo libero di scegliere - un progetto per lui, un programma. Ho un idea di come dovrebbe vivere e di quello che dovrebbe fare secondo me. Non sono mai stata una di quelle che i figli devono essere avvocati o dottoroni, anzi sarei stata contenta per lui anche se avesse espresso il desiderio di girare il mondo facendo l'artista di strada, ma devo ammettere che ultimamente me lo sono immaginato varie volte al Cern, con un bel camice bianco da ricercatore, possibilmente in fisica. In questo senso si: se non studia, rovina quella possibilità, che è però una mia idea, un mio desiderio, un mio progetto. Non suo. E nei miei progetti sicuramente non c'è l'idea di diventare nonna almeno per un'altra decina di anni.


Ma se capitasse? Certo un figlio ti cambia la vita, lo fa anche quando hai 30 anni, un lavoro, un compagno o una compagna stabili e lo hai cercato e desiderato. Quindi figuriamoci se  capita per caso, e per di più in una fase della vita in cui già uno fa fatica a badare a sé stesso.
Però cambiare e rovinare sono concetti molto differenti. Un figlio non ti rovina la vita, un figlio - in qualunque circostanza e a qualunque età - ti fa prendere una strada magari diversa da quella che ti eri immaginato, ma se qualcuno o qualcosa può rovinarci la vita, quello siamo solo noi stessi, in prima persona.


Come recita il detto, life is10% what happens to you, and 90% how you react to it


Se Ric avesse un figlio oggi, io non mi dispererei. Lo giuro.
Innanzitutto vorrei che si prendesse le sue giuste responsabilità. Non gli permetterei di lavarsene le mani, anche se sono al cento per cento sicura che non ci penserebbe nemmeno, a farlo. Prenderei atto della cosa, mi impegnerei per dargli una mano e cercherei di fare tutto quello che posso per renderlo il più ed il prima possibile autonomo nei confronti della sua nuova vita. Si, gli consentirei di terminare gli studi. Si, lo aiuterei. E no: non accetto critiche del tipo che se è abbastanza grande per trombare lo è anche per arrangiarsi. Tutte noi abbiamo ricevuto aiuto dalle nostre madri ed avevamo ben più di 16 anni quando abbiamo avuto il primo figlio. Perché diventi improvvisamente sbagliato che un ragazzino lo riceva, mi resta oscuro.


Sarei persino lieta, ma segretamente, perché una persona sana di mente non può mostrare contentezza davanti ad una cosa del genere, specialmente se desidera continuare ad essere considerata sana di mente. Ora che ci penso... non sarei stata disperata nemmeno se fosse capitato a me a 16 anni. Anzi. Quasi quasi mi sarebbe piaciuto. Certo ho fatto di tutto per evitarlo ma essenzialmente perché avevo paura di tornare a casa incinta. Ma ammetto di averci pensato con tenerezza in più di una occasione. Forse sono davvero matta.... ma io preferisco pensare di essere alquanto resiliente. Continuo ad essere d'accordo con quella vecchina saggia e simpatica. Che si gioisca: dopotutto un figlio non è una malattia!






lunedì 19 dicembre 2016

SUICIDE



La Puff al GG:


- Amore.. quand'è che passiamo tutta la domenica a letto?


- See... poi quando stiamo li a vegetare tutto il giorno mi diventi isterica.....


- Se mi dai da fare, non divento isterica...


- Ah. Intendevi quello?



martedì 13 dicembre 2016

QUELLO CHE VORREI PER NATALE....


... non si può comprare.


Prima di tutto, caro Babbo Natale, vorrei la capacità di non soffermarmi sempre ai difetti ma di vedere pregi che nessun altro percepisce. Lo dico soprattutto in relazione a mio figlio maggiore. Sono stufa di pensare che è svogliato, che è pigro, che è arrogante, che non si impegna ecc ecc.... vorrei pensare cose belle su di lui. Vorrei percepire il buono che c'è dietro a questi difetti. Per esempio: è arrogante? Bene, significa che è sicuro di se. Questo è un pregio. E' svogliato, pigro? Forse non è svogliatezza ma desiderio di altro, forse sono sogni (se non fosse che purtroppo non è un sognatore). E' disordinato che di più non si potrebbe? Significa che è creativo. Pensa solo alla morosa? Sarà un uomo sincero e fedele.
Non ne posso più di sgridarlo, di urlare, di riprenderlo, di predicare. Non ne posso più. Sono alla frutta, davvero. Anzi, dopo la frutta. Al caffè. Al grappino dopo il caffè!! Stiamo sempre col coltello tra i denti, stiamo sempre a questionare e a discutere. Mi dico: è giusto. L'adolescenza è l'età in cui ci si DEVE scontrare contro i propri genitori, per trovare la propria via. Da un punto di vista pedagogico, lo scontro frontale è un bene. Ed è un bene che se non fa il proprio dovere fino in fondo,  trovi limiti e paletti e muri che non può superare, come accadrà presumibilmente di qui a un paio di settimane. Anche questo è educativo, va promesso e una volta promesso va mantenuto. Che si tratti di premi o punizioni, va mantenuto con calma e fermezza e autorevolezza.
See. Ciaone proprio.


Caro Babbo Natale, vorrei smettere di sentirmi sempre in colpa ed inadeguata. Vorrei guardarmi allo specchio e piacermi, dentro soprattutto, e darmi una bella pacca sulla spalla e dirmi Oh brava, ottimo lavoro. Vorrei essere sicura dei miei affetti.


Caro Babbo Natale, vorrei vivere in un mondo appassionato. Un mondo dove la passione conta. E se non c'è un mondo così, vorrei crearlo. O almeno vorrei non essere derisa se ci provo. Basterebbe. Un mondo in cui le persone fanno l'amore e non la guerra. Un mondo dove l'amore conta più dei soldi, dove la passione vale più della professione. Vorrei fare di più l'amore, e con maggior trasporto. Vorrei esser sicura di me. Vorrei chiudere tutto fuori dalla porta e tenere in casa solo la gioia, l'affetto, l'amore, la serenità. E la passione, appunto. Vorrei un mondo dove la passione è tutto.


Caro Babbo Natale, vorrei che i miei figli avessero dei sogni. Dei sogni grandi, enormi, assurdi e assolutamente non ponderati. E vorrei che ci credessero. E che ci provassero nonostante tutto. E che si scornassero con la dura realtà, cascassero a chiappe per terra e si rialzassero più caparbi e determinati di prima. Perché è solo così che si costruiscono grandi vite e si fanno grandi cose. Vorrei saperglielo insegnare.


Caro Babbo Natale, vorrei essere serena e certa delle mie scelte. Vorrei essere una di quelle mamme sempre con una torta nel forno e una di quelle mogli che accolgono i mariti in casa la sera con un sorriso, un aperitivo e la casa pulita e in ordine. Vorrei avere sempre la parola giusta per ogni occasione e vorrei non doverla dire gridando, vorrei non arrabbiarmi più, non urlare più, non sgridare più, non punire più.


Alla fine, caro Babbo Natale, cosa sto chiedendo mai?





venerdì 18 novembre 2016

SEASON TWO


...... e meno male che in mezzo al delirio quotidiano ieri sono arrivati i DVD della seconda stagione di Outlander...  stagione che ho già visto in streaming ed in lingua originale (belli miei sarete fighi ma nun ve se po' sentì parlà!) ma della quale non ho avuto cuore di guardare il finale.


Si, esatto.
Non ho guardato il finale di stagione.
Tanto come va a finire lo so... e francamente mi son bastati i primi 5 minuti della prima puntata!!


E quindi bentornati Higlanders che rimangono tali anche nel cuore della sofisticata Versailles


Benvenuto vestito  più bello di tutti i tempi, forse persino meglio dell'abito verde di Rossella O'Hara fatto con le tende di Miz Elena




Bentornati miei cari guerrieri in gonnella e spadone (...)



Benvenuto Monsieur le Compte (fils d'un cochon!) a cui il parrucchino non rende ahimè la minima giustizia

 E un benvenuto speciale (e ben ritrovato per chi ha letto i libri) a Mastro Raymond, personaggio enigmatico e misterioso a cui la serie televisiva non da abbastanza spazio


MALtornato al redivivo BJR che forse, chissà, nel corso di questa o della prossima stagione avrà una sorta di redenzione... ma resta comunque un bastardo senza gloria...


...e benvenuti agli scheletri nell'armadio del ramo genealogico Randall, grazie ai quali renderemo un filo di giustizia al povero Frank... cornuto e mazziato...  ma almeno non figlio di.....


Ed infine bentornata bentornata bentornata Scozia, meravigliosa stupenda incantevole Scozia, magica incantata Scozia

E nell'attesa di conoscere la prossima generazione....



Un caldo, caloroso, vorrei quasi quasi dire HOT bentornato naturalmente a loro 


E si, sto messa male, sono una eterna sedicenne che ancora sogna ad occhi aperti davanti a un libro o a una bella storia. Si, mi piacciono gli uomini con la gonna, si piango davanti alla tv, si sogno la Scozia tutti i giorni (ma non per causa di Outlander) e si, vorrei danzare tra le pietre al solstizio.

No, non mi vergogno affatto
Ma proprio nemmeno un po'.

giovedì 8 settembre 2016

FILOSOFIA SEMISERIA DELL'UOMO PERFETTO


Un paio di giorni fa ho letto su Facebook una vignetta che recitava più o meno:


Donne! Smettetela di leggere che poi noi
 non riusciamo a reggere il confronto
coi vostri personaggi preferiti"


Si trattava chiaramente di uno scherzo, una sana risata e niente di più, ma com'è come non è è da due giorni che ci penso. Beh, ovviamente io sono tra quelle non solo che legge un sacco (Madonna, Kobo santo subito!) ma anche che si è sempre fatta prendere un sacco dai personaggi fino ad avere delle vere e proprie infatuazioni temporanee.


Heathcliff
Voglio dire.
Certi veramente non puoi amarli... per esempio, Renzo? Romeo? Ma quanto bisogna essere scemi?
Ma come non legarsi alla tragica disperazione di Jacopo Ortis, o dello stesso Leopardi? Come non amare la lieve decadenza di Mr Darcy o la lucida follia di Heathcliff? E la allegra spensieratezza di Lorenzo il Magnifico? Chi vuol esser lieto, sia, signore mie. Suvvia, siamo lieti insieme. Par quasi di vederlo!
In tempi più recenti, chi non è rimasta colpita dall'abnegazione di Severus Snape o dalla dedizione totale e dalla passione di James Fraser?


Senza contare che noi ragazze di una certa età (ma non dirò quale) ci hanno cresciute a Principi della Disney. Perchè ora si comincia un po' a ragionare, con personaggi un po' più articolati e complessi,

il Principe Filippo
(la Bella Addormentata)
anche donne forti, ma 20-30 anni fa cari miei la musica era tutta diversa! Arrivavano lancia in resta su magnifici destrieri bianchi e ti salvavano, mica cozze. Ed erano pure belli gentili e ricchi.
Quindi ognuna di noi, pure le femministe, pure quelle che io ballo da sola, ci siamo fatte giocoforza un'idea di quello che volevamo in un uomo sulla base di un campionario di carta e cellulosa totalmente distorto in un momento della nostra vita - e qui sta il punto - in cui l'unico esempio vero di maschio che conoscevamo davvero era il nostro papà, tutto bello infiorettato dal Complesso di Edipo. Non c'erano confronti, non c'era nella nostra vita un esempio che potesse farci dire eh no! qui mi stanno coglionando! riportandoci sulla giusta via. Capite, non avevamo scampo! Cioè noi non lo sapevamo che gli uomini non sono davvero così! Ci hanno fregate con tutte le scarpe!

Poi è ovvio, arriva qualcuno che scrive uno o due buoni romanzi, ti mette li un personaggio che è la summa di tutto quello che fin da bambina hai sempre pensato di desiderare in un uomo, e poi tutto insieme nello stesso uomo (non faccio nomi ma Emily e Marie Claire hanno capito) e qualche pseudointellettuale tutto Umberto Eco e Fedor Dostoevskij (ma con DYD sul comodino, ci scommetterei!) ha pure il coraggio di criticare se resti li con la bocca spalancata e le mosche che entrano!


Ma figuriamoci!


Però a quel punto... arrivano le dolenti note.
Perchè in fondo siamo spostate/fidanzate/accompagnate/trombate/friendzonate con uomini veri, mica di carta. E gli uomini veri non sono mica perfetti. Adesso lo sappiamo anche noi, grazie tante.
Quindi tu sei li che cerchi di trovare la quadra, e magari ti ci vuol del tempo, mica è una roba immediata, quando ad un bel momento vieni seppellita da tutta una serie di psicologi, terapisti, amici volenterosi, esperti di vario genere, che ti dicono no, ehhh bella mia, no no no no. Te non hai mica capito un accidente. Ma zero proprio.
Lo sai perché ci si separa? eh? eh?
Lo sai?
Perché non si riesce a conciliare la fantasia con la realtà. (Ma pensa!)
Perché non si sa superare la fase dell'idillio, quella in cui il tuo uomo vero e quello di carta coincidono, e nel momento in cui si vede la realtà bum! Disastro.
Oh cazzo, ma guarda tu, mio marito non è mica appassionato come Heathcliff! E non gli lava nemmeno gli stivali a Tom Lefroy. Diamine, persino quello stronzo bigotto di Settimo Cielo trombava la moglie una sera si e una no pure con 7 figli! E quindi??? Quindi, signor giudice, prego, quale considera una cifra adeguata per il mantenimento? 


Eh già.

E qui mi sale la parte seria del post.
A quel punto li, cosa devi fare?
Ne parlavo giusto ieri sera con una amica.
Lei molto pratica, donna diciamo "pane al pane", io più nelle nuvole, più sogni e voli pindarici.
E lei sosteneva che devi dare un taglio alle fantasie, perché tanto sono irraggiungibili, e gestire quello che hai per le mani.
Giusto, no? E' quello che dicono anche gli psicologi, esperti ecc... di prima.
Questo implica abbassare il livello delle proprie aspettative.
Che da un punto di vista pratico è giustissimo: come si diceva tempo fa, tiri giù l'asticella e vivi meglio. Ma io ancora mi domando: si tratta di saggezza? o di rinuncia?


Perché dovrebbe essere più saggio modificare i propri obiettivi, piuttosto che lavorare per raggiungerli, anche con fatica? Beh, perché magari non ha senso sbattersi per l'impossibile? Ma è davvero impossibile? E chi lo dice? Chi stabilisce cosa esiste e cosa no, cosa è possibile e cosa no, cosa puoi ottenere e cosa no? In ultima analisi, chi è che ti dice cosa devi volere?
E' un po' come se tu volessi andare in America. Risparmi, ma alla fine hai fondi solo per arrivare fino a Barcellona. Che fai? Abbassi l'asticella e vai a Barcellona oppure stai a casa e continui a risparmiare fino a quando potrai sbarcare a NY? E se qualcuno ti dice che non ce la farai mai, che è troppo costosa, e tu povero operaio cosa pensi di ottenere, che fai? Perseveri, o rinunci?
Lei, la mia amica,  da buon commerciale, dice: un obiettivo deve essere ragionevole e raggiungibile 
Si, ma sfidante, dico io. Sfidante. Altrimenti è solo piattume, e non vedrai mai l'Empire State Building.


Insomma, abbiamo discusso per una bella mezz'ora nella quale io ho preso della Pollon che vive tra le
La Puff
nuvole :-D perchè ho dichiarato senza mezzi termini che, ragionevole o no, la perfezione* E' il mio obiettivo, e che non sono propensa ad accettare niente di meno. Almeno, non passivamente, non di default. Non perché "così è la vita".

A quel punto i nostri figli hanno cominciato ad accapigliarsi e abbiamo dovuto interrompere l'incontro di wrestling, nonché le nostre filosofie.


E il dubbio, comunque, mi resta. E' più saggio Barcellona o New York?






* precisazione del giorno dopo. Quando dico PERFEZIONE intendo la perfezione nella relazione, non l'Uomo Perfetto. Questo significa essenzialmente che sono consapevole che ho il mio ruolo da giocare. Il concetto di perfezione non è univoco: ognuno ha il suo. A me piace il concetto di Olivia Pope (di Scandal, abbiate pazienza sono drogata di serie televisive):


«I don’t want normal, and easy, and simple. I want painful, difficult,
devastating, life-changing, extraordinary love.»

Anche se magari soprassiederei sul "devasting".

mercoledì 10 agosto 2016

CICCIOTTELLE, KILT E LA SOCIETA' MASCHILISTA

ok, cambiamo discorso.
Ieri ho scatenato un mezzo vespaio in facebook ma vorrei comunque proporre i miei 2 centesimi di ragionamento anche qui.


L'argomento è la polemica suscitata dall'ormai famigerato titolo di QS sulle "cicciottelle" del tiro con l'arco.




Ora. Premettendo che chi mi conosce sa che sono piuttosto attiva nel tentare di arginare tutta questa mentalità becera e biacamente sessista che vuole le donne considerate soltanto per il loro aspetto fisico, così come qualunque tipo di mercificazione e discriminazione su qualunque base.... ora, dicevo, mi domando: ma non è che 'sta cosa la stiamo gestendo un po' male?
Perchè si, è indubbio: il titolo è infelice e chi l'ha pensato e/o autorizzato un coglione, e non si discute. Ma in tutto ciò, non rischiamo di fare body shaming anche noi, considerando la parola "cicciottella" come un insulto e dandole quindi noi per prime, noi "attiviste", proprio quel connotato negativo che cerchiamo in altri ambiti di scoraggiare?


No, mi si risponde, perchè questo è il solito vecchio modo di giudicare una donna - qualunque donna e qualunque siano i suoi meriti - solo in base all'aspetto fisico. Vero. Infatti ho detto: quello li è un coglione. Ma io ho il dubbio che sollevando il polverone che è stato sollevato non si sia fatto altro che dare importanza e visibilità a qualcosa che meglio sarebbe stato ignorare sdegnosamente e lasciar scemare. Anche perchè ora si che quelle povere tre atlete, che si sono fatte il mazzo per anni per raggiungere il loro risultato, saranno ricordate per quel titolo e non per le loro gesta atletiche.


L'indifferenza, la vecchia cara indifferenza, intesa non come menefreghismo di quanto ci succede intorno, ma come lo sguardo sdegnato di superiorità con cui ci si approccia agli ignoranti e si passa oltre, senza soffermarsi il tempo sufficiente per far loro credere di avere una qualche minima rilevanza nel grande disegno cosmico che tutti ci accomuna.
Altrimenti detto: non sei degno nemmeno di uno sputo, pirla.


Ciò premesso vorrei spingermi anche oltre, a rischio di strali e maledizioni, e sempre rivendicando il mio "attivismo" in argomento.
Ho scritto: questo è il solito vecchio modo di giudicare una donna (...) solo in base all'aspetto fisico
E lo ripeto: è una pratica orrenda e sessista che andrebbe in ogni modo soppressa.
Ma siamo sicuri che riguardi solo le donne?
Perchè io ho letto anche un articolo, ad esempio, sugli attributi dei nuotatori in Speedo, con tanto di foto di pacchi in primo piano ben ben evidenti, ma non ho sentito cori di protesta ne assistito a insurrezioni popolari. Qualche sorrisetto scaltro, tuttalpiù, una o due esperte valutazioni volumetriche.
Se avessero fotografato la patata della Pellegrini saremmo tutti in piazza coi forconi e le torce.


Vero è che la situazione comunque riguarda più le donne che gli uomini, è un dato di fatto che abbiamo vissuto e viviamo in una società ancora molto maschilista ma tanto per fare un esempio... a me piacciono gli uomini in kilt. Fatevi un giro sulla mia pagina Facebook. Mi piacciono, che devo dirvi. Pubblico ludicamente e con gran soddisfazione fotografie di questi manzi mezzi nudi con la gonna (e sotto presumibilmente niente) e non è che mi soffermi a pensare se siano professori con un dottorato in fisica quantistica o pionieri della cardiochirurgia.
Al limite, mi soffermo a contargli i muscoli addominali, se proprio devo.
E non sono sessista io in quel momento?
Non sto mercificando il corpo maschile per il mio bieco tornaconto?


E aggiungo: io faccio questo, ma se mio marito si azzarda a "likare" una foto di una gnocca in bikini mi riservo di dargli dello sporco maschio sciovinista e di incazzarmi come una pantera con lui, con quello che l'ha pubblicata, con tutti quelli che l'hanno commentata e con il signor Facebook che lo consente.
E non è doppio standard anche questo?


Quindi, venendo al sodo, tutto questo per dire che ci sono questioni e questioni, momenti e momenti.
Alcune volte si può farsi una risata - o rilustrarsi gli occhi - senza per questo minare le fondamenta stesse della dignità umana.


Resta che quel titolo fa cacare, e le dimissioni del direttore di QS ci stanno giusto bene.



venerdì 22 luglio 2016

ARIA DEPRESSA

Ieri sera mio marito mi ha detto qualcosa che mi ha lasciata di stucco.
Mi ha detto che ho sempre l'aria depressa.
Ma chi, io?
Ma davvero?
Impossibile! Io sono conosciuta per spargere gioia a piene mani attorno, sono sempre sorridente, in ufficio mi dicono che metto allegria.
Sono raramente di cattivo umore senza motivo (SPM a parte!) ma anche quando lo sono di solito cerco di sorridere lo stesso. Poi come mi basta poco per essere contenta, a volte mi basta anche poco per intristirmi, e questo è vero.

Ma insomma, ma sul serio ho l'aria depressa?
Mi sono messa a ragionarci su.


La verità è che in questo periodo non riesco a star serena.
Sono sempre preoccupata per qualcosa, arrabbiata per qualcosa, o triste per qualcosa.
In parte è dovuto al Ric, come dicevo giorni fa, e anche se devo dire che il suo comportamento sta lentamente migliorando, continua a essere fonte di tensione. Immagino che ci voglia tempo ma non sono più pessimista come due settimane fa. Cioè... non voglio dare la COLPA a Riccardo. Non lo voglio colpevolizzare per essere come è o per avere l'età che ha. Però è innegabile che abbia un impatto.


Altra parte è dovuta a un... come posso dire.
Una preoccupazione che ho circa la relazione con mio marito.
C'è un punto, una cosa, che non mi torna, che non mi fa stare serena.
Glie ne ho parlato, varie e varie volte, nel corso direi degli ultimi due anni circa - uno e mezzo via - ma purtroppo finora non sembra che io sia riuscita a fare breccia. Che sia questo? Ammetto che potrebbe, il non riuscire a trasmettere quello che penso solitamente mi mette in una disposizione
d'animo piuttosto funerea.
Poi chiaro: la sera, nel letto, accanto al marito ronfante, quando è tutto silenzio e posso sentire le mie rotelle che girano, la cosa appare più grossa di come mi sembri ora, alla luce del giorno, con un sacco di cose da fare e a cui pensare. Tuttavia la domanda è sempre quella: cosa devo fare?


Sposto di nuovo l'asticella?

mercoledì 20 luglio 2016

UN AMORE STRAORDINARIO

Sono sempre stata affascinata dall'amore in ogni sua forma, fin da bambina.
Nel periodo delle elementari, per me "amore" sigificava qualcosa che vedevo in tv e al cinema.
Ero vagamente consapevole che in tutte le storie che si rappresentavano sullo schermo prima o poi i due protagonisti sperimentavano "un qualchecosa" che inevitabilmente sfociava in un bacio appassionato o in una (casta, ai tempi) scena di sesso. 

L'amore per me era qualcosa che succedeva intanto che i due erano impegnati in altro, vuoi a inseguire una pietra verde, vuoi a combattere un Impero Galattico, vuoi a impedire che i nazisti entrassero in possesso di qualche sacra reliquia dai poteri esoterici.

Ad un certo punto, ma non saprei dire a che età di preciso, mi resi conto (credo in parte anche guardando i miei genitori che si sono sempre voluti bene) che l'amore non era semplicemente un aspetto della vita come mangire o dormire,  separato da tutto il resto, come mi era sembrato fin li, 
ma ne impregnava ogni aspetto. Ricordo come fosse oggi che pensai: "Ma se ti innamori e ti sposi, poi vivi con quella persona sempre, e quindi l'amore rimane sempre li, mentre fai tutto il resto"
Lasciando perdere l'ingenuità di quel "sempre", potevo avere 12-13 anni, questa fu una vera rivelazione per me, un colpo veramente grosso.
Credo che in quel momento gettai le basi di quella che sono oggi, emotivamente parlando, perchè in quel preciso fatidico momento diventai una romantica, e cominciai a fare sogni per il futuro.

E quello che ho sempre sognato da allora è un amore straordinario.
Niente altro: un amore straordinario.

Certo, ho sempre saputo di volere dei figli, un bel lavoro, qualche disponibilità economica per poter viaggiare, come penso più o meno tutti.
Per un certo periodo, affascinata dal femminismo, sperai in una carriera brillante e luminosa e mi dissi che potevo farcela da sola, che ero una donna forte, che non avevo bisogno di nessuno. Me la raccontavo, specie se considerate che ho conosciuto mio marito poco dopo aver compiuto 19 anni
Il centro, il fulcro, non è mai stata la carriera, ne la ricchezza.
Era un amore straordinario.

«Non voglio una cosa normale, facile e semplice. Voglio un amore doloroso, difficile, devastante, straordinario, che ti cambia la vita.» -cit

Non un amore ad ogni costo, no.
Non un amore malato o sbagliato.
Ma un amore pazzesco, inarrivabile, ineluttabile, inesorabile e fatale, strepitoso e indescrivibile.
Naturalmente nei miei sogni di tredicenne, il "lui" della situazione era esattamente questo: non un principe azzurro bellissimo, non un cavaliere coraggioso, non un intrepido agente segreto. Era uno qualunque, ma che mi amava esattamente così. Con urgenza, follemente. Passionale ai limiti della violenza. Uno che avrebbe rischiato la vita per avermi, che avrebbe pianto nel perdermi e che avrebbe fatto qualunque cosa per tenermi. Già. Proprio così. Utopico piuttosto e anzichenò!

Ora, beh, non ho più tredici anni, e nemmeno diciannove, ma non sono tanto cambiata, nell'essenza della questione. Solo mi domando cosa significhi "amore straordinario" nella vita vera.
Ah si, perchè viviamo nella vita vera, sapete? Eh, già. Che fregatura.
Uomini come quelli che sognavo, ne esistono?
C'è un angioletto sulla mia spalla destra che mi dice "ma dai, sono solo fantasie, riprenditi!" (riprenditi sassenach, dice, a dire il vero, lo stronzo, il che mi fa pensare che sia un dannato amico del giaguaro, ndP)
E un diavoletto sulla spalla sinistra che dice "se può essere sognato, può essere fatto"

E indovinate un po'? Sono d'accordo col diavolo.
Che sorpresa, eh?
Se può essere sognato, può essere fatto.
E questo significa che non si fa da se, ma bisogna farlo.
Bisogna dargli una manina, al destino... lui magari ci fa incontrare ma dopo sta a noi far diventare straordinario il resto della vita.


Naturalmente, in due.


Ma guarda! E io che pensavo di scrivere un post originale.



lunedì 27 giugno 2016

L'AMARA VERITA'

Ed eccoci di rientro dalle vacanze.
La verità amara è che in ferie io non mi rilasso mica.
Non in 6 giorni, comunque.

Certo per grossa parte è colpa mia, principalmente per due motivi:
il primo è che purtroppo mi occorrono un paio di giorni di "adattamento" alla nuova situazione, e quindi avendone 6 in tutto, per il relax non resta mica tanto tempo. Il secondo è che mi faccio delle aspettative irrealistiche che finiscono sempre per cozzare contro la dura realtà dei fatti della vita.

Esempio.
Aspettativa: passare del tempo di qualità col marito e fare parecchio sesso
Realtà: a me servono due giorni di adattamento come dicevo, durante i quali sono purtroppo piuttosto irritabile ed incline al litigio, il che è già un cattivo inizio. L'unico momento di "solitudine" col GG era la passeggiata mattutina sulla spiaggia durante la quale siccome abbiamo passi diversi, io stavo 3 metri avanti e lui 3 metri dietro. Se mi fermavo ad aspettarlo lui rallentava e mi chiedeva perchè mi fossi fermata, invitandomi a fare io l'andatura che lui mi avrebbe raggiunto, ma di fatto stava sempre 3 metri dietro. Se glielo facevo notare, litigavamo. Il bagno in mare si svolgeva la maggior parte delle volte con me che giocavo con il Nin e GG con le CAVIGLIE in mare che ci guardava di lontano. Se glie lo facevo notare, litigavamo. Avevamo una camera quadrupla, con i figli in letto a castello, quindi intimità zero. Avendo figli di età diverse e quindi con esigenze diverse, a volte ci si separava, io stavo col Nin e lui magari andava a spasso col Ric.

Partendo da quanto fin qui esposto, se dovessi dire che sono stata da Dio, ecco, non lo direi. Metteteci pure che il Ric è in piena tempesta ormonale, un minuto tutto contento il minuto dopo ringhiante come un mastino incazzato e tenuto a digiuno da una settimana. Siamo arrivati domenica, lunedì mattina ha cominciato a dire "portatemi alla stazione che voglio tornare a casa". Purtroppo, e non si può dargli tutti i torti, giugno non è il mese migliore per la gente della sua età, la maggior parte delle persone presenti erano nonni con nipotini piccoli, età attorno a quella del Nin. Quindi per lui non c'era granchè da fare tranne annoiarsi e ciondolare sotto la sdraio o in riva al mare, cercando di prendere la miglior tintarella possibile (cosa che peraltro gli è ben riuscita). Sperare che approfittasse per rilassarsi e fare il pieno di riposo e sonno, magari pure un po' contento, fa parte delle aspettative irrealizzabili.



A parte questi dettagli comunque non fatevi l'idea che siamo stati male.
Il tempo è stato clmente, a parte un giorno, la spiaggia era vicina, il mare caldo, il cibo buono e l'alcol diciamo q.b.

Inoltre il Nin è uno che da soddisfazione, è sempre entusiasta di tutto e contento e canterino tutto il giorno, ovunque andiamo è sempre "il posto più bello del mondo mamma vorrei stare qui tutta la vita". La compagnia per lui era abbondante e lui è rapidamente diventato il re del calcio balilla in hotel. Si, esiste ancora, e si, io lo chiamo ancora calcio balilla.


Abbiamo scoperto che a 200 metri dal nostro albergo c'erano un paio di amiche comuni dei tempi dell'adolescenza, che non vedevamo da 20 anni, e che un terzo amico con la famiglia sarebbe arrivato durante la settimana. Abbiamo organizzato un paio di serate per rivederci... durante la prima il bimbo treenne di una delle due amiche è scappato via dalle mani della mamma e ha rischiato seriamente di essere investito... e per la seconda sempre lo stesso bimbo aveva la febbre a 39... però insomma gli altri figli stavano tutti bene, neh, belli vivaci e simpatici.
Il Ric - in quanto maggiore tra i figli presenti - se li è caricati tutti quanti (4 piccoli incluso il Nin + un quasi quindicenne) in una delle 2 occasioni e li ha portati in sala giochi, diventando immediatamente l'idolo dei più piccini, come di consueto. Quel ragazzo ha un dono coi bambini, chissà se prima o poi se ne renderà conto.

Morale, proprio quando avevo cominciato a rilassarmi per bene, è arrivato il giorno della partenza. E così rieccomi qui, in città, a soffrire il caldo per strada e il freddo (polare) in ufficio, senza marito che sta partendo per un viaggio di lavoro fino a sabato, e oggi pomeriggio devo pure andare a fare la spesa.

Bon, pace.

giovedì 26 maggio 2016

AMORE SESSO, SESSO, SESSO, SONO UN AFFAMAAAAAAATO....

Apriamo un dibattito.
Sapete che ho sempre basi reali per questo tipo di seghe mentali, essendo confidente per varie ragioni di molte persone, uomini e donne, e partecipando a vari gruppi di discussione, ma consideriamo questo semplicemente un post teorico-filosofico, OK?

Allora mi chiedevo... è possible secondo voi migliorare la vita intima di una coppia?
E come?

Mi spiego. Mettiamo il caso di una coppia in cui fatte salve tutte le altre caratteristiche (si amano, vanno daccordo, non hanno grossi problemi economici o altro ecc....) il sesso langue un po'. Lui lavora tanto, lei è incasinata coi figli. Arrivano a sera stanchi. Si accoccolano sul divano e si addormentano. Vita normale. Vanno a letto e niente, la voglia non sale e l'ormone russa. Si tromba poco.

Io che sono sempre per il dialogo a tutti i costi mi chiedo... ma in questo caso, è produttivo? L'argomento è delicato e si sa che per fare bene l'amore bisogna essere rilassati e a proprio agio. Quindi tirare fuori il carico da 11 non potrebbe minare la serenità di uno dei due o entrambi peggiorando la situazione?
Io per esempio, se mi dicessero che non va bene come faccio, mi monterebbe un'ansia che levati. Sarebbe finita.
Mi immagino un uomo, dal momento che l'ansia maschile, come dire... può anche palesarsi chiaramente.

D'altra parte se una coppia vuol restare tale anche l'aspetto fisico ha la sua importanza e se uno dei due (o entrambi) non sono pienamente soddisfatti dei tempi, del modo o della frequenza, non si può - o non si dovrebbe - lasciare che le cose vadano come vogliono oggi, pena un guaio più grande domani.

La cosa potrebbe poi avere varie sfaccettature.
Ad esempio i due potrebbero essere daccordo di aver trascurato la relazione fisica e mettersi "di buona lena" per rimediare insieme. Perfetto.
Oppure uno dei due potrebbe non essere daccordo.
Magari a uno basta e all'altro no.
In questo caso potrebbe essere molto difficile ad esempio parlarne senza far sentire l'altro inadeguato - e d'altra parte l'altro potrebbe essere tentato di minimizzare le istanze del/della partner (per pigrizia, per inerzia, per difesa, per non essersi accorto/a di nulla.... per varie ragioni) innescando una situazione di "tu non mi trombi/no sei tu che esageri" dalla quale difficilmente si esce indenni.

Inoltre c'è il discorso del "perchè", ovvero: se a uno dei due basta davvero (cioè dando per scontato che non trombi fuori casa, che li diventa un problema di altro tipo), se uno dei due desidera meno dell'altro, ha meno "bisogno" diciamo, hai voglia parlarne.... il desiderio così come qualunque altra emozione non si può mica forzare.
In questo caso uno resterebbe con l'idea di essere comunque  inadeguato e l'altro rischierebbe di avere sempre la sensazione che "glie lo sta facendo fare per forza".

Insomma se vi chiedessero consiglio su questa cosa, cosa rispondereste?

Altra domanda, dati i rischi elevati di litigio o peggio in una situazione come questa, secondo voi vale la pena di rischiare di rovinare il resto della relazione (che va bene) soltanto per volere di più in ambito sessuale? O non sarebbe meglio "accontentarsi?

A voi.






lunedì 2 maggio 2016

IL SESSO DEGLI ANGELI - post lungo

Anche se non si tratta di angeli in senso letterale.

Premessa no. 1:
Anni fa pubblicai un post sul Ric - allora conosciuto come PG - nel quale parlavo del fatto che mi aveva confessato tra l'imbarazzo e le grasse risate di baciare in maniera affatto casta la sua morosina di allora. Lui 11 anni, lei 12. Quel post scatenò una ridda di commenti sull'opportunità che a 11 anni già si producesse in tali performancese e pure una mezza rissa... senza mezza va!... con l'amico Vedetta che ne disse di cotte e di crude :-) Ti ricordi Vedetta? Quanto mi facevi incazzare!!!! :-D
In seguito allo sviluppo e al protrarsi della love story, parlai con una psicologa dell'età evolutiva e lei mi disse che l'età era assolutamente adeguata, tantopiù se lui aveva sempre dimostrato una certa precocità nella crescita (cammninare, parlare ecc....) e pertanto non c'era nulla di cui allarmarsi. Siccome così era, non mi sono allarmata.

Premessa no. 2:
Io sto con il GG da quando avevo 19 anni. Lui viveva da solo e quindi ovviamente avevamo tempo e luoghi a disposizione per l'intimità. Passavamo parte delle vacanze insieme. Quando avevamo 20 anni per una serie di circostanze ci venne comodo passare un paio di giorni di vacanza a casa di una mia zia al mare, casa dove stavano in quel periodo anche i miei genitori e tutti i cugini (una casa molto grande....). Una tappa logistica in attesa del traghetto che ci avrebbe portati in Grecia. In quella circostanza mia madre ci preparò stanze separate: benchè stessimo andando in vacanza insieme, mio padre infatti non voleva avallare il fatto che dormissimo insieme "sotto il suo tetto". Faniente che il tetto in realtà non fosse il suo: lui è uomo di altri tempi (compie 80 anni oggi) e finchè sapeva ma poteva far finta di non sapere, andava tutto bene. La cosa allora mi infastidì tremendamente (anche se naturalmente da madre ho una visione più morbida, oggi) al punto che tempo fa parlando di argomenti seri col Ric gli promisi che non mi sarei mai comportata allo stesso modo, che non sarei mai stata ipocrita e che il sesso - se fatto con due dita di cervello in vari sensi - non sarebbe mai stato un problema.

E' quindi con queste due premesse ben chiare in mente che mi accingo a raccontarvi che sabato verso l'ora di cena,  il Ric mi si è palesato chiedendomi con (secondo me falsa) calma serafica se sarebbe stato un problema se M. si fosse faremata a dormire da noi per quella notte.

Primo istinto: altrochè se è un problema!!! E bello grosso anche!!!
Ho trattenuto le parole ma devo aver strabuzzato gli occhi fuori dalle orbite, perchè il Ric ha subito tenuto a precisare che, insomma, dove sta il punto: stanno soli a casa nostra e/o di lei un sacco di volte, quindi che differenza fa.

Eh.
Che differenza fa.
La verità è che fa differenza, nella mia testa almeno, ma non è una differenza logicamente spiegabile.
E se non è logicamente spiegabile... praticamente non esiste.

Naturalmente ho pensato subito di appellarmi ai due capisaldi dell'educazione di qualunque madre che si rispetti:
1) sei troppo piccolo
2) non finchè non vai bene a scuola

ma entrambe le soluzioni non mi sono sembrate praticabili in quanto la scuola non c'azzecca niente e se lui mi avesse chiesto "cosa c'entra?" non avrei avuto nulla di davvero razionale da rispondergli. E l'età, beh, come dicevo non è che sarebbe stata la classica scintilla vicino alla paglia, perchè occasioni di stare soli e comodi ne hanno comunque, e francamente dubito che aspettassero il mio divano come la manna dal cielo.

Inoltre un altro adagio delle mamme recita "meglio a casa che almeno so dove sono invece che dietro qualche cespuglio col rischio di incorrere oltretutto in qualche disavventura", e anche questo mi è passato per la mente.

Ma soprattutto mi è sovvenuto che dopotutto, nonostante io racconti in giro che il Ric è un malmostoso sempre imbronciato e che non racconta niente nemmeno a tirarglielo fuori con le tenaglie, alla fine della fiera è venuto da me, mi ha fatto una richiesta onesta, senza nascondermi nulla (nemmeno il fatto che avrebbero attinto al fondo di bottiglia di vodka alla menta nel mio frigo) parlandomi con la massima sincerità. Avrebbe potuto dirmi che andava a dormire da qualche suo amico ed andre da lei, o raccontarmi qualche altra cazzata, invece no: mamma, voglio dormire con M, penso che non ci sia niente di male per cui da brava, dammi il permesso.

Del resto, il permesso di cosa poi? Di fare sesso?
La libertà di fare sesso uno se la prende quando vuole, e le occasioni se le crea. Mio padre era molto severo, ma io ho sempre fatto quello che ho voluto, pur senza andare a dormire o invitare a dormire da me nessun moroso. E avevo solo 6 mesi più di Ric.

Certo, avrei potuto dirgli assolutamente no, senza dovermi giustificare o rendergli conto della mia decisione: dopotutto sono io la madre, se decido decido e non ti devo alcuna spiegazione. Ma come la mettiamo con la premessa no. 2? "Mamma avevi detto che non sarebbe mai stato un problema". Eh si, accidenti, l'avevo proprio detto.

L'ho spedito a chiedere il permesso a suo padre pro-forma, ma sapevo già che sarebbe stato un si (il GG: va bene, può restare, ma sappi che per tutta la notte, random, tua madre tuo fratello ed io verremo in sala a turno, a fare un giro... così, senza preavviso!).

E così sabato sera alle nove mi sono trovata ad aprire il divano letto davanti alla tv, metterci delle lenzuola pulite, impilarci cuscini e trapunte, riordinare un po' qua e la (mica fare brutta figura con la nuorina) rimurginando sul tempo che passa. E sulle decisioni prese. E se avevamo fatto bene. E se non è - dopotutto - davvero troppo piccolo. E se non sta bruciando le tappe (la psico diceva di no). E se fa tutto questo adesso poi a 20 cosa fa (ancora questo, direi) E quanto è bello avere 16 anni (quasi) ed essere innamorati.

E se devo essere onesta mi sono sentita bene, serena e felice per lui.
Io non sono certamente una di quelle che perchè adesso la morosa viene a casa, devono sposarsi e stare insieme tutta la vita. Però devo ammettere che avere una ragazza in giro per casa un po' impressione me la fa. Ma più che altro per me, per me e il GG che guardiamo questa cosa con una sorta di dejà vu.... eh, si, anche noi....qualche bugietta di più, qualche fuga di più, ma  nella sostanza....

Ieri mattina abbiamo dormito un po' più a lungo, abbiamo fatto colazione con il Nin, ma quando si son fatte le 10 embè, volevo riappropiarmi della mia sala! Ho tirato su le tapparelle trovandoli che dormivano tutti puccipucciosi vicini vicini, li ho sbrandati, colazionati, e la signorina è tornata a casina sua. Il Ric appena sveglio ha fatto una verticale perfetta di circa 3 minuti, quindi l'ho considerato sobrio, nonostante la vodka alla menta.

Ma in realtà non è tanto aver visto il Ric abbracciato ad una ragazza in un letto a due piazze. La cosa che mi ha fatto sentire veramente una vecchia balenga è stato il discorso del circo. Avevo i biglietti per il circo ieri pomeriggio, volevamo portarci il Nin ma alla fine sono venuti con noi anche il Ric e M.
Ritratto di famiglia con morosa.
Il tempo è davvero passato.
Chissà se anche io facevo quell'effetto alla mia suocerona i primi tempi che le giravo per casa. Dopotutto, avevo l'età di M.

martedì 29 marzo 2016

LE VACANZE PASQUALI - con una conclusione V.M.18

Benritrovati a tutti, sopravvissuti alla settimana pasquale? Io si... a stento :-)

Le ferie sono andate bene, non abbiamo fatto gran che ma visto il tempo buono e caldo ci siamo concessi qualche bella passeggiata e qualche pomeriggio di cortile che finalmente ricomincia a popolarsi dopo la tristitudine infinita dell'inverno.

La love story del Ric continua ad essere - a quanto pare - bella avviata. La donzella avrebbe dovuto partire per la montagna ed essere quindi indisponibile per tutte le vacanze ma ehi! il diavolo deve averci messo lo zampino perchè dopo che suo papà ha improvvisamente invitato il Ric ad andare con loro (giovedì sera, partenza prevista venerdì mattina... permesso negato da noi al Ric che era incazzato come una pantera) un improvvido litigio tra il suddetto papà e la donzella ha fatto si che la famiglia partisse senza di lei.

Tradotto: la morosa è rimasta a casa, da sola, per diversi giorni. Argh.

La cosa più... strana? è accaduta ieri sera.
Il Nin era a dormire dalla nonna, il GG ed io abbiamo approfittato per andare al cinema, e il Ric per invitare la morosa a cena a casa. Durante la proiezione del film il GG ha mandato un messaggio al Ric, per sapere se fossero a casa e se Ric fosse "passato in farmacia".

Capite, no?

Il Ric, senza troppi giri di parole, ha risposto indicando che la signorina si trova in quei giorni del mese che rendono se non impossibile quanto meno disagevole per prodursi in capriole spregiudicate sul (mio) divano, cosa che ha provocato a mio marito una crisi respiratoria, uno pneumotorace, un ischemia coronarica e un ictus, tutto allo stesso tempo. ("Non sono pronto non sono pronto non sono pronto non sono pronto...").

Al rientro dal cinema li abbiamo quindi trovati amorevolmente puccipucciosi sul divano che guardavano Lie To Me. Non saprei dire in che stato fossero perchè  nonostante la temperatura più che primaverile stavano affondati sotto una bella trapuntona pesante......

Abbiamo salutato, ci siamo cortesemente informati sulla loro serata e ci siamo ritirati nelle nostre stanze, a farci beatamente gli affaracci nostri. E che, loro si e noi no? Dico, chi è l'adulto, qui?
- Chi lo avrebbe detto... - dico io, alla fine della fiera - ...20 anni fa trombavamo di nascosto da mio papà che stava nell'altra stanza... ora lo facciamo col figlio.....
- Beh, l'importante è che trombiamo, chi c'è nell'altra stanza non ha nessuna importanza.

VANGELO, non trovate?

mercoledì 24 febbraio 2016

AL MIO SEGNALE.......

Questo post partecipa alla rassegna "Seghe mentali, come farsele al meglio" iniziata qualche giorno fa col post sull'acqua.

Sentitevi liberi di scatenare l'inferno (Vedetta... eheheh)

Dunque vi racconto una breve conversazione avuta un paio di sere fa col GG, in macchina, mentre andavamo a una cena con amici. Parlavamo della giornata trascorsa come facciamo di solito, ci raccontiamo anche piccoli eventi privi di grandi significati cosmologici, così giusto per chiacchierare.

Ad un certo punto mi dice:
GG: ah sai, oggi mi ha chiamato quella mia amica che mi organizza le fiere
Puff: mmmmhhh si?
GG: si, mi ha detto "prima che mi chiami per dirmi che vuoi fare la prossima fiera ti avviso che non lavoro più per XXX" E allora ho chiesto "e cosa vai a fare?" e lei: "risorse umane, poi ti spiego".
Puff: Ah.

Ora li per li, ovviamente, è una qualsiasi conversazione tra persone che collaborano a livello professionale, niente da eccepire no?
Però io ho una certa memoria, un cervello funzionante ai limiti della paranoia (diciamolo) e una pancia che ogni tanto si mette a parlare. Altre volte urla.

Quindi le mie considerazioni sono le seguenti:

1) perchè me ne parli? questa persona non la conosco, non l'ho mai vista, l'ho sentita nominare tipo tre volte nella vita, perchè mi stai raccontando questa cosa? Va bene "piccoli eventi senza significati cosmologici" ma questo non rientra nemmeno nella categoria. Quale è il vero motivo per cui mi stai nominando così, di sfuggita, questa "amica"??

2) soffermiamoci appunto su questo termine, amica. Dunque questa persona organizza fiere. Quante fiere può fare un'azienda in un anno? Beh, dove il GG lavorava prima, ne ha fatta tipo 1 in due anni. Prima ancora, forse 2-3 l'anno, esagerando. Quindi diciamo che è qualcuno con cui parli circa questo numero di volte, diciamo 3 volte all'anno. Amica? Amica una persona con cui lavori e parli 3 volte l'anno? Qui i casi sono due, o non ci intendiamo sui termini (ma fidatevi, non è così, il GG non è uno che parla a vanvera) oppure i contatti sono maggiori di quelli dovuti alle fiere.

3) Questo nominare una persona "come per caso" quando apparentemente non c'entra niente è un filmino già visto. Era quel che capitava anni fa, con la famosa collega. Piazzata una volta qui e una li nel discorso, così senza dar troppo peso. Poi non so come dire, ma il modo, il tono, l'atteggiamento del viso, non si tratta di nulla che potrei razionalmente spiegare, ma ho avuto la netta impressione che fosse in imbarazzo. Certo, potrei sbagliarmi. Però...

4) 'sto giro la mia pancia si è messa a strillare come un'ossessa.

Ora.
Ho già probabilmente detto in altre occasioni che attualmente mio marito ed io stiamo davvero bene. Tolto un solo argomento di cui discutiamo ogni tanto, la situazione potrei definirla quasi idilliaca.
Ma proprio per questo mi trovo spiazzata e perplessa.
Davvero sto per cascarci dentro un'altra volta, a questo casino? Oppure sono solo io che sono troppo paranoica? Me le cerco? O mi trovano?

Ne ho parlato con lui, subito, ovviamente, e beh... nulla, praticamente non ha detto niente tranne "ma Puff, dai....". E' rimasto zitto e pensoso.

Boh. Se dicessi che non so cosa pensare mentirei, diciamo che sto cercando di non sapere cosa pensare per non pensare male.

Però sono incredibilmente rilassata.
Oserei dire che mi vien quasi da ridacchiare.

venerdì 5 febbraio 2016

CASO IPOTETICO - modalità filolsofica on

Vi mancavano i miei post filosofici?
Scommetto di no eh? :-)
Ve lo cuccate lo stesso!!!

Questo post scaturisce dall'unione di vari casi reali cui mi è capitato di assistere.
Non parla di nessuno in particolare, e parla di tutti in generale.

Poniamo il caso di una coppia collaudata, che so, insieme sldamente da 10 anni.
Casa, figli, vita normale. Una coppia qualunque.Prima domanda: considerate normale che dopo un po' la passione diminuisca? E per normale intendo: a) succede sempre? b) è inevitabile? Seconda domanda: quando secondo voi questo diventa un problema? E' una questione di frequenza? di qualità? di entrambe? di cambiamento di abitudini?

Mettiamo che uno dei due della coppia si accorga di questo affievolimento.
Ribalsiamo i ruoli tradizionalmente accettati.
Facciamo che sia la moglie quella "vogliosa"qui, e che sia dunque lei a rendersi conto della cosa.

Insomma questa moglie inizia cautamente a dire che... insomma.... le sembra che le cose non vadano tanto bene... con delicatezza perchè si sa che per i maschietti son argomenti difficili.
Mettiamo che non sortisca alcun effetto (tranne far magari leggermente alterare il marito) e che quindi dopo un po' cominci ad essere pià chiara. Molto chiara. Massimamente chiara, diciamo.

Terza domanda: cosa farà secondo voi il marito a questo punto?
Accetterà la critica?
Cadrà preda di impotenza emotiva da insicurezza?
Inizierà a sbatterla contro il muro una sera si e quella dopo pure?

Facciamo che questo marito non accetti la critica.
Dica che no che non è mica vero, che il suo desiderio di lei non è affatto calato.
Però mettiamo che le cose non cambino.

Quarta domanda: la moglie cosa dovrà fare a questo punto? 
Dovrà insistere?
Dovrà trovare modi per riaccendere l'interesse del marito anche a costo di sentirsi umiliata?
Dovrà trovarsi un amante?
Dovrà accettare la situazione come inevitabile e non pensarci più, perdendo anche lei il desiderio per "il bene supremo" altrimenti conosciuto come quieto vivere?

Dopo uno "scazzo" sul sesso - che non è mai una bella cosa, quali saranno gli scenari possibili per questa coppia?

Io, per come la vedo, ne immagino uno in particolare, senza lieto fine.

Eccolo:

la moglie accetta la cosa e smette di insistere.
però, come conseguenza, le scappa un filo la poesia e anche lei inizia a provare sempre meno desiderio.
passa un po' di tempo - 6 mesi, un anno - e il marito un bel giorno si sveglia e si rende conto che non tromba abbastanza, che la passione è morta, e che la cosa non gli sta affatto bene.
Ben lungi dal ricordarsi di tutti i discorsi fatti con la sua signora, non troverà di meglio che iniziare a lamentarsi con gli amici da vero macho, e voltarsi di qua e di la finchè all'orizzonte non si profilerà una collega (passatemela questa!) compiacente ansiosa di restituirlo alla sua virilità perduta.
La moglie lo scoprirà e lo butterà fuori di casa furiosa.

E tutto questo perchè quel marito - quella persona, come tante altre persone - è stato pigro, tanto pigro da non saper tenere viva la fiamma della passione, che non arde da sola se non alimentata (almeno non dopo aver superato l'adolescenza!), ma che come tutte le cose richiede impegno. Un impegno che, sommerso da mille altri impegni, non ha avuto pazienza o voglia  o interessa ad assumere, commettendo il banale ma madornale errore di credere che le cose procedano con le proprie gambe.

Le persone non diventano più giovani col passare del tempo.
Più sagge, dovrebbero, ma non più giovani.
Ed in ambito sessuale questo è evidente più che in altri ambiti. 

Relegare l'intimità al fondo dell'elenco delle priorità - come ho già avuto modo di dire varie volte - dopo il buon mangiare e buon bere (se hai mangiato troppo non si tromba), dopo il lavoro (se sei stanco della giornata, non si tromba), dopo tutti i piccoli disturbi che ognuno ogni giorno ha (se hai il raffreddore, non si tromba, se ti brucia un occhio non si tromba, se hai l'aria nella pancia non si tromba...), dopo la TV (se hai da guardare l'ultima puntata della tua serie preferita non si tromba) equivale ne più ne meno che alla fine della relazione.

Che dite, troppo pessimista?




mercoledì 20 gennaio 2016

BEL BA-DA-BUM

Dunque ieri mattina il GG stava radendosi nello splendore del suo petto nudo (!) davanti allo specchio del bagno (solo io trovo sexy un uomo che si fa la barba?) e io gli stavo dicendo non-so-piu-cosa.
Lui mi rispondeva e mi guardava, ma senza occhiali.
- Puff - mi dice - io ti guardo ma mica ti sto vedendo tanto bene........
- Oh, non ti preoccupare - rispondo - tanto son poi sempre uguale...

BUM.
BA-DA-BUM-BUM-BUM
Proprio un bel BA-DA-BUM

Ocio che arriva l'elucubrazione del martedì mattina alle 7:30 (vi avevo ben avvisati

Come sarebbe a dire "io sono sempre uguale"??
Che diamine dell'accidentaccio boia vorrebbe significare?
No no, non ci siamo.
Non voglio essere sempre uguale! Ma ci mancherebbe altro!
Ma che scherziamo?
Rinnovamento ci vuole nei rapporti, novità, ci vogliono le bollicine (nel senso del frizzante)!!!

Propio io, poi, che giusto un paio di giorni prima mi ero lasciata andare ad un pippone allucinante (e anche un po' scortese) proprio sull'argomento "rinnovarsi, annessi e connessi, in ogni ambito" davanti ad un GG un filo perplesso ed alquanto attonito... proprio io me ne esco con una cosa di questo genere?

Eh no Puffola hai toppato.
Stavolta devi proprio ammetterlo, hai toppato alla grande.

Che poi si dice... il matrimonio uccide la spontaneità, la passione... quante volte si sentono queste trite e ritrite baggianate?  No, io dico che è la pigrizia la tomba dell'amore, non il matrimonio.
La pigrizia (che diventa routine) è il principio di ogni male!

Quindi, ok.
Mi voglio rinnovare.
Essere nuova, diversa.
Essere interessante e non scontata

Essere sempre in divenire
Benissimo, perfetto.
Si accettano consigli.
Anche fuori di testa (anzi specialmente quelli)

A voi.




giovedì 7 gennaio 2016

DI COMPLETI IMBECILLI.





Ho trovato ieri questa vignetta su FB.

La trovo uno dei peggiori esempi di idiozia maschilista, di beceritudine, di cretina superficialità su cui io abbia mai dovuto posare gli occhi. E' a dire poco insultante.

Io mi sento profondamente offesa, come donna ma anche in prima persona, proprio come Andretta, dal fatto che esistano al mondo ancora persone che si beano di pensare e diffondere una tale dose di consapevole imbecillità.

Innanzitutto, mio caro deficiente, sappi che esistono al mondo matrimoni che funzionano.

Secondo, mio bel coglioncello, ci sono persone che divorziano a costo di grandi sofferenze emotive e sintetizzare quello che magari è un percorso di anni di dolore in quattro disegnini del cazzo infarciti di inutili e anacronistici luoghi comuni meriterebbe la galera.

Terzo, o mio carissimo essere umano dotato chiaramente di organi genitali esterni, la medesima illuminata ironia si potrebbe tranquillamente utilizzare al contrario, raccontando di tutti quei tuoi degnissimi pari che si trombano tutti i buchi che gli si parano davanti  accusando poi la moglie che si prende cura della casa e della famiglia in tuta da ginnastica e non in negligé alla Jenna Jameson... uccidendo così l'interesse carnale dei poveri mariti trascurati

Quarto, e forse più importante, o sommo imbecille, ci sono persone, uomini e donne, che combattono e lottano con le unghie e coi denti per far funzionare le cose a dovere, ci sono persone che profondono impegno e cura nella relazione di coppia anche a costo di fatica e compromessi, ci sono persone per le quali concetti come devozione, fedeltà, amore hanno ancora non "un" ma "il" significato più importante della vita.

Colpevolizzare sempre e solo una parte della coppia non solo è sbagliato ma è stupido, e presuppone un intelletto da mitile, una consapevolezza da proteo e una dose di presunzione da leone alfa, sono certa del tutto immotivata data la chiara pochezza di attributi.

Che la parte colpevolizzata poi sia il solito trito cliché della moglie acida che si fa bellamente gli affari propri mentre il povero marito vessato si occupa di tutto aggiunge solo il sale del maschilismo a questa minestra già rancida e marcia. Per non parlare dell'altrettanto rozzo e beota clichè altrettanto abusato della stronza divorziata che si arricchisce con gli alimenti del povero cornuto innocente. Ho varie amiche divorziate con figli e nessuna di esse naviga nell'oro. E vi rendo noto, cari maschi minorati, che i soldi non li date alla vostra ex moglie, ma ai vostri figli. O forse vorreste liberarvi anche di loro?

In poche parole, mi fai abbastanza schifo, o indegno vignettaro, e chiudo con la medesima esortazione che ho usato commentando la foto in Facebook: vergognati, imbecille.




*questo post si trova identico anche sull'Arcobeleno




giovedì 3 dicembre 2015

COMING OUT


La mia sedicenne interiore s'è incazzata.
Dice che è stufa di prendersi tutte le colpe.
Dice di ricordarmi che lei è me, solo con qualche anno anagrafico in meno (va bene... più di "qualche") e di finirla di fare la maestrina saputella.

Che devo dirvi.
Ha ragione.
Qui è il momento di fare coming out.


Non è lei quella che è descritta in questo post.
Sono io.
Ebbene si.
Sono io, sono fatta così. Sono proprio fatta così.

(... e ditelo che qui vi è partita la sigletta di Esplorando il Corpo Umano!)


Io sono una persona piuttosto passionale.
E sono una sognatrice, una romantica come si era romantici un tempo, non come oggi che il massimo consentito è smessaggiarsi melensaggini in qualche chat.

Passionale di indole, direi, più che di azioni (perchè sono anche un po' insicura, il che è un gran brutto sbattimento), ma comunque passionale.

Diciamo che mi ritrovo abbastanza in questa citazione di Olivia Pope:

Io voglio un amore struggente, difficile e devastante, che ti cambia la vita. Un amore straordinario

Certo si potrebbe obiettare che l' amore non dovrebbe essere difficile ne tantomeno devastante, ma che volete, siam donne, ci piace complicarci la vita.

E comunque Olivia Pope è una gnocca da paura innamorata del Presidente degli Stati Uniti, ci credo che è devastante e difficile! Possiamo anche parlare di altre, possiamo valutare che so: Bella Swan. Eccerto. A quella piacciono i canini lunghi, hai voglia devastarsi. Arwen Undomiel? Ah beh, lei invece voleva un mortale che si apprestava a combattere contro l'incarnazione stessa del Male. Altro che cambiarti la vita. Ultima della lista, Claire Beauchamp. Viaggi nel tempo, rivoluzioni, pericolo di morte incombente.

L'immaginario (e la letteratura)  pullula di questi personaggi disperati che sopportano le peggiori conseguenze e nonostante tutto si amano disperatamente, ostinatamente, appassionatamente, a partire da quei due che sono arrivati a rimetterci la pelle, per la stupidità delle rispettive famiglie.

Il problema della mia sedicenne interiore.... OUCH! ok ok, va bene ho capito.....
Il problema della mia sedicenne interiore e mio è che noi ci crediamo. Ci crediamo davvero che quella roba li sia tutta roba possibile. Certo lo sappiamo che non sono cose vere... ma pensiamo che potrebbero esserlo. Che una passione - e dico passione  - di quel tipo sia alla portata di tutti.

E non solo questo: la vogliamo, anche.
Ad ogni costo.

Forse la vita al giorno d'oggi alla fine è troppo facile.
Forse non essendo stati forgiati nel crogiuolo del pericolo e del coraggio (!)   siamo cresciuti rammolliti e pappemolli, e non sappiamo più desiderare davvero, volere davvero. 

Non siamo stati capaci di restare affamati e pazzi (stay hungry, stay foolish)
Siamo più come quelle persone che si siedono a tavola e mangiano perchè è ora, gradiscono il pasto, lo apprezzano, ma non hanno mai veramente veramente fame. Fame da sbranare.

Ecco, la mia sedicenne interiore mi aiuta a mantenermi affamata da sbranare.

Grazie, cara.

martedì 3 novembre 2015

LEZIONI DI SESSO

In ufficio da me sono una tra le più vecchie.
Sia come età, sia come anzianità di servizio, essendo arrivata nel 2001 quando l'azienda esisteva da solo sei mesi.


Al momento svolgo la mia preziosa opera professionale (!) in un reparto composto da ragazzi e ragazze che hanno tutti almeno una decina d'anni meno di me, nessuno sposato, nessuno con figli.


Appena la responsabile esce, vi lascio immaginare il tenore della conversazione tra i 5 maschioni alfa dell'ufficio.


La cosa buffa è che alcuni dei miei attuali colleghi li ho assunti io nel mio periodo "responsabile del personale" (in 15 anni ho fatto di tutto qui dentro tranne la contabilità e le pulizie!) e un po' questo un po' che sono più vecchietta, ogni tanto quando proprio sforano di brutto coi concetti e il linguaggio, saettano occhiate nella mia direzione con aria colpevole, come se fossi la maestra che sta per bacchettarli sulle dita. "oh, ragazzi, occhio che la Puffola ci ascolta!"


Scherzano, ovviamente, ma solo al 98%.....


Insomma com'è come non è ieri l'argomento era il solito, parlavano di non so più quale collega che secondo loro "è una che si fa legare" e robe del genere quando non mi ricordo per qual ragione sono intervenuta nella conversazione e ho inopinatamente dichiarato di essere monogama da quasi 25 anni.


E qui ho scatenato nell'ordine:
- ohhh e aaahhh di sorpresa
- occhi buttati all'indietro
- bava alla bocca
- convulsioni e crisi epilettiche
- un brutto caso di alluce valgo
- due rush cutanei pruriginosi
- alopecia e piorrea fulminanti.


Dopo vari sguardi allucinati della serie "ma come cazzo fai" e una domanda molto precisa del tipo "ma tu proprio... mai mai mai??" ho ancor più inopinatamente fatto presente agli sbarbati presenti che quando si sta con la stessa persona per tanto tempo, un po' di fantasia è d'obbligo, per mantenere vivace il rapporto che altrimenti dopo tanti anni... diventa du' palle!


Bum. E' stata la fine.
Sono comparsi fogli e matite per appunti e sguardi intenti ed interessati pronti a cogliere l'illuminato insegnamento della MILF. Sono stata salvata dalla campanella (responsabile rientrato) dal rivelare tutti i miei segreti di natura erotica, ma uno dei colleghi ci ha tenuto a specificare che mi avrebbero aspettato al varco oggi... che preparassi la lezione.



mercoledì 1 aprile 2015

RIVALUTAZIONE DI CHRISTIAN GRAY

Il film, premetto, non l'ho visto.
Mi riservo di farlo nel buio della mia alcova ad due piazze che, voglio dire......... capito no? ;-)
Naturalmente, quando sarà legalmente disponibile online.


Ma ho avuto una rivelazione, un'epifania, un bimbumbam esplosivo nel cervello riguardo al motivo del successo del signor Cinquantasfumatureditenebra.


Mica è per il sesso!
Io pensavo di si all'inizio, e magari è anche così in parte, ma non è mica li il punto della dibattuta questione. Che voglio dire, OK, le prime scene erotiche magari sono anche eccitanti, ma dopo le prime seicentoventidue, insomma... è poi sempre il solito avanti-e-indietro di cui conosciamo tutti i risvolti.


Va bene, Christian Gray è uno che scopa come si deve.
Ce ne saranno quanti al mondo? 500 milioni? E che sarà mai.
Certo magari non tutte abbiamo nel letto uno di quei 500 milioni, e certo i signori maschietti invece che storcere il naso avrebbero potuto come dire... cogliere qualche vago suggerimento (e torniamo qui) ma quella è poi un'altra questione rispetto alla trattazione odierna.


No, il successo mondiale del nostro Chris non è dovuto al sesso o almeno non solo a quello.

E' la devozione. 
Ed il bisogno.

Le 50 Sfumature non sono la storia di come questo superfigo supersexy superricco supertutto prende una donna innocente e se la tromba in tutti i modi leciti ed illeciti.
No no.


E' la storia di come un uomo con un sacco di problemi emotivi va contro la sua stessa natura per un amore che nemmeno voleva ma al quale non riesce a rinunciare.


Ecco qui.
E' questo il punto.
Che poi questo signore faccia sesso divinamente con una media di 4-5 botte al giorno, che dire....che sappia sempre esattamente cosa fare e quando farlo è fantascienza se non paranormale, ma ehi, è un romanzo, se crediamo ai vampiri e agli alieni......


Ma la devozione, oh, la devozione del povero Christian Sfumato per la sua innamorata, quella ha un che di mistico, di etereo, di assolutamente divino e paradisiaco. E' quello che ogni bambina sogna quando sogna il principe azzurro, è quello che ci immaginiamo debba succedere a Cenerentola dopo la prova della scarpetta. Un uomo talmente innamorato da pensare a noi prima di qualunque cosa, da fare di noi la prima priorità della sua vita, che piega alle nostre esigenze tutto il suo mondo, che non ha occhi (e mani, e bocca e ... altro...) che per noi.... ah! quello si che è mortalmente erotico.


Altro che bondage.