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mercoledì 8 novembre 2017

DI RECIDIVE

Cosa ci fa una lumaca sul giornale? Striscia la Notizia!

Perchè uno sputo stava sulle scale?? Perché saliva!

Queste sono solo un paio delle chicche che Lore porta a casa dall'allenamento della Scuola di Circo. E' prassi che la lezione cominci con cinque minuti di chiacchiere in cui ci si raccontano anche le barzellette. Fin dai tempi del Ric, il che significa un bel 10 anni fa. La cosa allucinante è quando iniziano a venirsene fuori con "ci sono un italiano, un inglese e un francese..." e soprattutto lei, la sola e l'unica, la meravigliosa ed irripetibile... la barzelletta del Fantasma Formaggino.

Gesù!
Tra questo e Facebook che mi ricorda che nel 1984 è uscito il Tempo delle Mele in questi giorni mi sento vecchia quanto Matusalemme. Vi basti sapere che l'unica cosa che ogni mattina si sveglia veramente bene ultimamente è la cervicale!

Vabbé, diciamo che è colpa dell'arrivo dell'inverno e andiamo oltre.

Vecchia o non vecchia, sabato sera sicuramente sarà per me l'occasione di saltare i fossi per il lungo.
Infatti, da buona recidiva quale sono, ho organizzato... no, rifo. 
Infatti, da buona recidiva quale sono, sono stata praticamente costretta (meglio) ad organizzare un pigiama party. Oh yeah. Lore ha invitato "tutti i maschi della classe + Matilde, perché lei dice che che vuole essere un maschio e alla fine mi spiaceva non invitarla" Non fa una piega. 

Saranno 6 in tutto, Lore incluso.
Per quanti tra voi pesano ingenuamente (come feci io la prima volta) "che cosa vuoi che sia, non sei capace di tenere a bada 6 pisolini da niente?", qui trovate la mia prima esperienza in argomento. Notate la data: ero incinta di 6 mesi.

Una passeggiata di salute.


venerdì 3 novembre 2017

A VOLTE RITORNANO... E RITORNANO... E RITORNANO


Lo so lo so: periodicamente arrivo con un post intitolato così, le cose girano per un po' e poi di nuovo il buio. Che ci devo fare. Sto impicciatissima!!


Allora, vediamo... non ci si sente da maggio eh? Gesù!
Bene vediamo... aggiornamento rapido.


IL RIC: da maggio ad oggi, ha recuperato il disagio scolastico passando bene i due esami che alla fine ha beccato a settembre, ed ha ricominciato l'anno scolastico decisamente con un'altra marcia. Non che sia la perfezione, ma sta studiando fin dal primo giorno ed è un bel miglioramento. Anche il suo umore adolescenzial-ormonale devo dire che si sta dando una regolata. Ha ancora i suoi momenti bui, ma il trend è positivo. La storia con la morosa molto più grande è giunta al capolinea verso l'inizio di giugno, senza troppi patemi. Al momento è libero e bello. Per l'evoluzione fisica, vi rimando alle foto che metterò tra breve sulla banda laterale sinistra e che sia chiaro: inserisco solo ed esclusivamente per Vedettone nostro, nel caso passi ancora di qua ogni tanto, che così si rilassa sull'abbigliamento degli adolescenti debosciati del giorno d'oggi. Ciao Vedetta, come stai?


IL LO: com'è che lo chiamavo? Lo? Lollo? Scheggia? E' passato talmente tanto tempo che non mi ricordo più quale soprannome avevo scelto dopo la data di scadenza di "Nin". Che madre degenere. Comunque, ha cominciato con discreto successo la quinta elementare e io sto qui che penso a come renderlo adatto alle medie nel breve volgere di qualche mese. Non so che dire. Continuo a vederlo talmente patatone tenerone piccirillo che non riesco a capacitarmi. La sua carriera rugbistica continua, quest'anno ha cambiato categoria e si trova di nuovo ad essere uno dei "piccoli" della squadra di Under 12 che comprende bambini di 10 e 11 anni. E non solo come età: abbiamo dei piloni undicenni dalla corporatura decisamente fuori scala, tipo 165 cm x 65 kg... considerando che il Lo è 142 x 37 kg... placcali, tu, quei giganti li... infatti all'inizio della stagione era un po' intimorito. Ora va meglio: abbiamo comprato la maglia con le protezioni (del tutto inutile se non per questioni psicologiche) e inizia a buttarsi un po' di più. Per chi se ne intende, l'allenatore aveva pensato di farlo giocare con il numero 13, per chi non se ne intende, spiegazione qui


IL GG: il marito sta bene. Giusto ieri mi diceva che inizia a sentirsi vecchio perché ha messo su un po' di pancia e ha perso qualche capello (giusto due o tre...) ma per quanto mi riguarda lui sarà sempre giovane. Lo so lo so, vi vengono le carie ai denti a sentire queste sviolinate, ma che ci posso fare. Non sono il tipo che da peso ai cambiamenti fisici. Vorrei poter dire lo stesso di lui.. ma quella li è un'altra storia. E comunque è una storia abbastanza a lieto fine.


BRO E ARWEN: e chi è che sta meglio di loro?


IL MIO NUOVO PROGETTO: ed eccoci. Ricordate che mesi e mesi fa, avevo pubblicato due o tre post con degli scritti riguardanti una storia ambientata ai tempi dei vichinghi? Si chiamava Gente del Nord e c'è la pagina li su in alto, con qualche info a riguardo (che verrà presto riaggiornata). Bene. Sono lieta di informarvi che quelle poche pagine a furia di dai e dai, sono diventate un romanzo vero e proprio. Già. Anzi, due a dire il vero, perché alla fine era troppo lungo per pubblicarlo tutto insieme e ho deciso di dividerlo. Al momento sono in fase di editing, e spero entro Natale di potervi dire che è presente su Amazon, pronto per essere acquistato e letto. Così sapete cosa mettere sotto l'albero (ahahah). Si intitola Viking Chronicles. Beh, che dire. E' stata ed è un'esperienza straordinaria. Ho conosciuto persone simpaticissime. Ho scoperto cose pazzesche sull'auto-publishing e sul delirio promozionale che ci sta dietro se vuoi che qualcuno legga il tuo libro. Praticamente ad oggi non faccio altro in qualunque momento libero io mi ritrovi. Lo considero un hobby, e se i lettori si divertiranno a leggerlo 1/4 di quello che mi sono divertita io a scriverlo, avrò avuto un successo straordinario.


E con questo passo e chiudo.
Spero di risentirvi, spero che qualcuno passi ancora di qua ogni tanto giusto per dare un occhiata anche dopo tanto tempo, e spero di ritrovare da ora in avanti la possibilità di tornare ad abitare questa casa con un po' di costanza


Baci.

giovedì 30 marzo 2017

COSE CHE UNA MAMMA FA ANCHE A MENO DI SAPERE

Ieri ho accompagnato il Ric a fare shopping per la gara di sabato.
In questi mesi, non aveva mai chiesto che gli acquistassi un abbigliamento idoneo agli allenamenti di MMA: ha sempre usato pantaloncini e magliette che aveva, col risultato che non in palestra, ma in gara faceva un po' l'effetto di un pugile che salisse sul ring con i bermuda hawaiiani da spiaggia.
Sabato, dovendo combattere al CAMPIONATO DEL MONDO (no scusate il maiuscolo, ma capite anche voi....) voleva giustamente avere un aspetto idoneo (= figo)


Siamo andati in un negozio specializzato, molto grande, dove in esposizione ci sono solo i modelli ma bisogna chiedere le taglie alla commessa al banco. Due magliette, un paio di pantaloncini e... mamma, una conchiglia. La mia è tutta rotta. Chiede alla commessa e lei glie ne da una da provare. Andiamo verso i camerini.
Due minuti dopo spunta fuori la capoccetta dalla tenda del camerino e mi dice: mamma, santocielo, mi escono i cogl**** ehm, è un po' piccola... puoi chiedere tu la misura più grande che mi vergogno?


Eh. Pensa io...


Vado al banco dove un tipo sta comprando delle katane, attendo il mio turno, consegno la tellina e domando.


- Scusami, dice che è un po' piccola...
- Ok - risponde quella - ti do una L


Il tipo delle katane, un trentenne piacente mai visto prima di quel momento, mi guarda ammiccando, mi da di gomito come se fossimo vecchi amici e mi dice "eeehhhhhh" come a voler significare che sono una donna fortunata se sto comprando una conchiglia per un uomo che calza una large.  Ho evitato di dirgli che l'uomo in questione non ha ancora 17 anni ed è mio figlio, ma credo di essere diventata rosso fragola e mi sono fiondata con la taglia giusta verso il camerino.


Ecco.
Sinceramente, la misura del pacco di mio figlio era una informazione senza la quale avrei agevolmente proseguito la mia vita senza traumi. 

venerdì 24 febbraio 2017

DI GIOVANI PADRI


E' successo che un vecchio compagno di asilo del Ric è diventato papà la settimana scorsa.
Una storia di quelle che si leggono sui giornali e non ci si crede: nessuno sapeva della gravidanza, nemmeno la mammina incinta. Vi giuro che è vero, risparmio i dettagli per tutela dei due minorenni coinvolti ma credetemi: da un punto di vista medico, non è così incredibile che non si fosse accorta.


La notizia si è diffusa nel nostro paesello non vi posso spiegare le facce sconvolte, i commenti acidi, la cattiveria, i malauguri e non so più che altro. E come si fa (che, non lo sai?) e ma dai, ma non hanno testa (e no, è insito nell'età) e ma si rovinano la vita (raccontalo alla bimba sana e florida), e ma non è possibile (evidentemente ti sbagli) e via di questo passo. Uno che abbia detto "Oh toh, congratulazioni e auguri" ancora non l'ho trovato.


Allora mi sono messa a pensare alla più frequente delle reazioni, che è "si rovinano la vita".
Cosa vuol dire "rovinare la vita"? Rovinare rispetto a cosa? E' inutile: ci penso e ci ripenso ma non riesco a considerarla una tragedia, come sembrano fare praticamente tutti.
E' indubbio che un figlio a 16 anni mediamente non è quello che uno spera per se stesso o per i propri figli. Però, diceva una anziana signora che conoscevo, un fioeu l'é no una malatia.
Ora dirò qualcosa che scatenerà le ire dei più: tra tutto quello che potrebbe capitare a un adolescente e tra tutti i rischi che un adolescente può correre, quello li mi sembra ancora il meno grave ed il più gestibile.


Abbiamo l'abitudine di dire che una persona "si rovina" se prende dei binari che non sono quelli che noi abbiamo pensato o desideriamo per lui. Lo faccio anche io col Ric: se non studi ti rovini. Questo perché io ho - anche se giuro sempre di lasciarlo libero di scegliere - un progetto per lui, un programma. Ho un idea di come dovrebbe vivere e di quello che dovrebbe fare secondo me. Non sono mai stata una di quelle che i figli devono essere avvocati o dottoroni, anzi sarei stata contenta per lui anche se avesse espresso il desiderio di girare il mondo facendo l'artista di strada, ma devo ammettere che ultimamente me lo sono immaginato varie volte al Cern, con un bel camice bianco da ricercatore, possibilmente in fisica. In questo senso si: se non studia, rovina quella possibilità, che è però una mia idea, un mio desiderio, un mio progetto. Non suo. E nei miei progetti sicuramente non c'è l'idea di diventare nonna almeno per un'altra decina di anni.


Ma se capitasse? Certo un figlio ti cambia la vita, lo fa anche quando hai 30 anni, un lavoro, un compagno o una compagna stabili e lo hai cercato e desiderato. Quindi figuriamoci se  capita per caso, e per di più in una fase della vita in cui già uno fa fatica a badare a sé stesso.
Però cambiare e rovinare sono concetti molto differenti. Un figlio non ti rovina la vita, un figlio - in qualunque circostanza e a qualunque età - ti fa prendere una strada magari diversa da quella che ti eri immaginato, ma se qualcuno o qualcosa può rovinarci la vita, quello siamo solo noi stessi, in prima persona.


Come recita il detto, life is10% what happens to you, and 90% how you react to it


Se Ric avesse un figlio oggi, io non mi dispererei. Lo giuro.
Innanzitutto vorrei che si prendesse le sue giuste responsabilità. Non gli permetterei di lavarsene le mani, anche se sono al cento per cento sicura che non ci penserebbe nemmeno, a farlo. Prenderei atto della cosa, mi impegnerei per dargli una mano e cercherei di fare tutto quello che posso per renderlo il più ed il prima possibile autonomo nei confronti della sua nuova vita. Si, gli consentirei di terminare gli studi. Si, lo aiuterei. E no: non accetto critiche del tipo che se è abbastanza grande per trombare lo è anche per arrangiarsi. Tutte noi abbiamo ricevuto aiuto dalle nostre madri ed avevamo ben più di 16 anni quando abbiamo avuto il primo figlio. Perché diventi improvvisamente sbagliato che un ragazzino lo riceva, mi resta oscuro.


Sarei persino lieta, ma segretamente, perché una persona sana di mente non può mostrare contentezza davanti ad una cosa del genere, specialmente se desidera continuare ad essere considerata sana di mente. Ora che ci penso... non sarei stata disperata nemmeno se fosse capitato a me a 16 anni. Anzi. Quasi quasi mi sarebbe piaciuto. Certo ho fatto di tutto per evitarlo ma essenzialmente perché avevo paura di tornare a casa incinta. Ma ammetto di averci pensato con tenerezza in più di una occasione. Forse sono davvero matta.... ma io preferisco pensare di essere alquanto resiliente. Continuo ad essere d'accordo con quella vecchina saggia e simpatica. Che si gioisca: dopotutto un figlio non è una malattia!






lunedì 20 febbraio 2017

E' UFFICIALE.

Ok è ufficiale.
Ieri abbiamo prenotato i voli per Edimburgo.


Oddio che emozione!


Sentendomi un pochino in colpa (ma poco eh?) nei confronti dei figli, mi sono assicurata che a loro andasse bene non partecipare al viaggio. Il Ric mi ha guardata come se fossi pazza :-D dichiarando che avrebbe preferito di gran lunga stare a casa 4 gg da solo (cosa che non farà: andrà a dormire regolarmente dalla nonna) e il Nin si è scandalizzato all'idea di avere 4 giorni di scuola da recuperare (ovvero da fare a casa quello che fanno a scuola durante la sua assenza + tenersi in pari con le lezioni del giorno) e ha dichiarato con convinzione che non ci pensa nemmeno, a perdere tutti quei giorni, che poi deve lavorare il doppio.


Perciò sapete che c'è??


BYE BYE BABIES, parto col marito e tanti saluti, 3 giorni pieni pieni (+ viaggio) di disintossicazione dalla vita quotidiana non possono che essere una manna dal cielo!! Specialmente perché saremo in ferie anche nei 2-3 giorni precedenti e nei 2-3 successivi al viaggio. La perfezione.


Ora non mi resta che mettere la mani sulla più figherrima guida di Edimburgo, perfezionare il piano d'azione (il che significa ottimizzare i tempi visto che voglio vedere anche qualche cosetta fuori dalla città...) e prenotare un albergo che soddisfi la mia follia, e che probabilmente sarà uno di questi tre:








... lo so lo so, sono una pazza nerd sedicenneinside senza speranza.


Pace :-)




martedì 14 febbraio 2017

CRONACA DI UN WEEKEND ANNUNCIATO

Vabbè che vi devo dire.
Alla fine non mi sono mica dimessa.
Come dice mio marito, la carogna mi passa abbastanza in fretta, faccio fuoco e fiamme per un po' ma l'eruzione finisce sempre piuttosto velocemente. Fino alla prossima, ovviamente.


Sabato siamo stati a Roma per Italia-Irlanda del #6Nazioni di rugby.
Che dire, il rugby è sempre una gran festa. Siamo partiti in 16 dalla Stazione Centrale all'indecentissimo orario delle 7.15 del mattino per arrivare poco dopo le 10. Entrando in stazione, ci accoglie questo cartello:




e già li capisci che sarà un bel weekend. I ragazzi rigorosamente in divisa e i genitori - o la maggior parte -  con la felpa della società, abbiamo invaso la capitale insieme a altre decine di migliaia di tifosi,  chi in maglia verde e cappello da leprechaun, chi nei colori delle proprie squadre. Alcuni tifosi irlandesi erano travestiti da San Patrizio, coi cappelli da vescovo in testa e il mantello verde trifoglio, e facevano abbastanza ridere :-)


Ci siamo concessi un lauto pasto a base di arancini di riso, pizze, focacce e birra in un posticino vicino allo stadio Flaminio e poi siamo partiti a piedi alla volta dell'Olimpico. Come, che strada abbiamo fatto? E che ne so... abbiamo seguito la folla!!! I bambini (pardon, gli atleti) erano piuttosto sovreccitati, ma comunque sportivamente abbiamo comprato una sciarpa anche coi colori degli avversasri.





SUL VISO LA BANDIERA ITALIANA
E IL SIMBOLO DELL'IRLANDA
Allo stadio è stato un vero dramma. Gli irlandesi ci hanno rifilato una batosta di quelle storiche, la partita non è stata nemmeno malvagia fino a un certo punto, diciamo che segnavano praticamente solo loro ma almeno glie la facevamo sudare, la meta.... ma a una ventina di minuti dalla fine i nostri ragazzi in azzurro sono defunti. O per stanchezza o per depressione, hanno completamente perso qualunque tipo di mordente. E' finita 10-63. Una débâcle! Questo non ha impedito comunque ai nostri prodi Lupetti di ingaggiare battaglia a suon di passaggi con un gruppo di tifosi irlandesi che hanno scaturito un pallone da rugby da non so dove proprio all'uscita dello stadio,  dimostrando così se ce ne fosse bisogno che le tifoserie avversarie non sono il nemico e che il rugby è uno sport (bestiale) giocato da gentiluomini.
Il giorno successivo ci siamo concessi quattro passi in città in attesa dell'ora di ripartire per le nebbie della bassa padana, passando da Piazza di Spagna, Fontana di Trevi, Fori, Colosseo. E un giro in via Condotti, in un orario in cui i negozi erano ancora tutti chiusi ma tanto anche se fossero stati aperti non sarebbe cambiato un bel niente.

Il discorso qui si complica, perché a un certo punto siamo entrati in un negozio di cianfrusaglieria varia, di quelli che vendono piccoli complementi per il bagno, la cucina ecc... tutti belli colorati e di design. C'erano in esposizione degli occhiali pre-graduati come quelli che si trovano in farmacia, e ne ho inforcati un paio per provarli soltanto perché erano carini. Avevo in mano una scatolina di un acquisto che avevo appena effettuato, e mi sono accorta che... ecco. Come posso dire. Le scritte sulla scatolina erano molto piccoline e.... con gli occhiali le leggevo perfettamente. Senza, un fico secco. E così... che devo dirvi. Li ho comprati. Perché esiste una gran differenza tra essere giovanili ed essere giovani.


lunedì 13 febbraio 2017

MI DIMETTO DA MADRE.

Oggi faccio coming out.


Il mio istinto materno è fottuto. Andato, seppellito. Mi restano solo i coglioni roteanti.
Ssono arrivata ad un punto in cui veramente dei miei figli non ne posso più. Ma mica per modo di dire.
Vorrei essere come quelle brave donnine tenere e arrendevoli che qualunque cosa capiti rispondono con un bel sorriso e una torta al cioccolato, ma non lo sono. Non lo sono, punto e basta.
Non riesco a digerire tutto semplicemente perché sono i miei figli e li amo.


Li amo, e allora?
Questo da loro dei diritti sulla mia persona?
Ma direi proprio di no.


Riccardo non ha preso nemmeno una sufficienza a scuola da dopo le vacanze natalizie, ed è passato un mese. Sembrava che ultimamente le cose fossero un po' cambiate perché mi pareva più sereno e sorridente, ci si poteva parlare un po' di più, ma la litigata impiccata di stamattina e gli ultimi due 5 che sono di oggi mi hanno aperto gli occhi: è ancora la solita merda.


Quell'altro da parte sua ha dei momenti di rabbia durante i quali perde il lume della ragione e mi augura alternativamente di cascare da un ponte, o di sdraiarmi sulle rotaie del treno ed attendere che passi. Oppure si augura di morire perché la vita con noi è un inferno, e lui è il nostro schiavo. E' un bambino? Si, e quindi? Resta uno stronzo. Piccolo, ma stronzo. E se fa brutto dirlo del proprio figlio, pazienza.


Io ne ho i coglioni pieni, basta, sono arrivata veramente al punto di rottura.
Qui le cose sono due, o me ne vado o li ammazzo. Non vedo alternative. Non li sopporto più, non ne posso più, ne uno ne l'altro. Me ne fotto che poi il piccolo viene a chiedere scusa e il grande con un abbraccio mi fa su come una cretina. Me-ne-fotto, mi avete sentito?


Ho una gran voglia di prenderli tutti e due a male parole, perché ragazzi miei, siete due piccoli coglioncelli senza arte ne parte, e bisogna che ve ne facciate una ragione, sappiatelo. Rendetevi conto. Non faccio certo il vostro bene a tenervi nascosta questa amara verità, perciò ecco qui: ve la dico chiara e tonda. Sono vostra madre ed è mio dovere dirvi anche le cose scomode. E' per il vostro bene: dovete avere chiaro chi e cosa siete. I miei mal di pancia, le mie notti insonni, tutti i pensieri che macino a cercare delle soluzioni per voi due, non ve li meritate perché non sapete che farvene. Siete contenti solo di giocare alla Play, quello piccolo, e farsi i cazzi suoi, quello grande, e il resto può andare in fumo senza che voi ve ne accorgiate.


Basta chiedere, basta ottenere: il resto non conta. Riccardo non fa niente, e dico niente, di quel che gli si richiede: non è capace nemmeno di tenere in ordine il suo cassetto delle mutande. E dire che ho smesso di fargli la servetta quando aveva 5 anni. Mi immagino come stanno messi quelli con la mammina servizievole. Lorenzo è la più adorabile delle creature finchè non lo si contraria. Ma basta una parola storta e addio, gli parte l'embolo. E dove cazzo sta scritto che devo misurare le parole in casa mia? Con un pistola di 9 anni? Impara a gestirti bellodemamma, che è ora.


Senso del dovere? Ma cos'è?
Rispetto? Ma quando?
Un minimo di decenza? Nemmeno.


E' uno schifo, fa tutto davvero molto schifo.
Io, sono al capolinea e adesso scendo.
Mi dimetto.
Che si arrangiassero.



giovedì 9 febbraio 2017

DI NINNOLI RABBIOSI

Dunque, il Nin (cui prima o poi cambierò soprannome che ormai è passatello) è un bambino allegro e solare la maggior parte del tempo, ma ha un piccolo - ma piccolo neh? - problemino caratteriale. E' estremamente collerico. Ma tanto, parecchio. E' incazzoso di default.

Lo direste mai di questa faccia??   -->
Eppure.


Ora lasciamo perdere i discorsi sulla genetica e sull'educazione, perché è chiaro che i genitori sono gli stessi rispetto al Ric e la pedagogia, insomma, molto simile... sta di fatto che lui così infiammabile ci è proprio nato. Quando era piccolo, tipo 6-8 mesi, se lo contrariavo partiva di capoccia e mi tirava una testata sul naso. Bon, fine. Hai capito o no che non sono d'accordo?


Crescendo ha affinato la tecnica: dalla capoccia alle mani. I primi anni di cortile sono stati un po' difficili, perché non appena qualcuno lo spingeva o lo sgambettava giocando, o vinceva una gara, o per qualunque motivo anche banale entrava in rotta di collisione con lui... basta, gli vedevi proprio calare il buio negli occhi, ed erano botte da orbi. Perché era sempre convinto che lo facessero apposta. E quindi si vendicava.


Di li è cominciato il lungo lavoro di sedazione di questo istinto omicida, passando per i classicissimi conta fino a 10 e fai un bel respiro profondo per arrivare ad un più originale (e autobiografico) tu fai finta che la rabbia sia il tuo avversario che scappa con la palla: placcala.


Insomma risultati alterni, ci sono stati grossi miglioramenti ma la perfezione come si sa non è di questo mondo. Quando gli scappa una incazzatura di troppo viene da me contrito "Mamma lo sai che ho problemi con la gestione della rabbia"... Sic.


Lunedì pomeriggio era in cortile con due compagni di classe. Giocavano proprio sotto le mie finestre, io ero in doccia quando il Ric, la cui scrivania è proprio davanti alla finestra suddetta, mi avvisa che lo sente piangere. Apro, mi spenzolo.
- Nin, tutto bene?
- No mi sono fatto male!
- Ok vuoi salire?
- No.
- Bene allora non è grave, ti aspetto alle sei.


Baci abbracci e fine del problema.


Ieri la mamma di uno degli altri due bambini mi ha fatto il resoconto dei fatti (così come riportato da suo figlio, il piccolo G.)
Dunque pare che G abbia involontariamente fatto uno sgambetto al Nin giocando a palla e che il Nin appunto sia caduto sbucciandosi un ginocchio. Il povero G, che conosce il Nin da anni (e si è pure preso le sue più di una volta) era tutto dispiaciuto e continuava a scusarsi dicendo di non averlo fatto apposta.


Il Nin, una roccia.
Si è alzato, si è messo dritto come un fuso con le mani lungo i fianchi, i pugni e gli occhi chiusi, sciorinando una sorta di mantra.
- Giaco.... voglio menarti ma non ti meno... voglio menarti ma  non ti meno... voglio menarti ma non ti meno...
- No ma davvero scusa, non l'ho...
- Allontanati. Voglio menarti ma non ti meno... non mi venire vicino altrimenti ti pesto. Allontanati. Voglio menarti ma non ti meno.....


Due minuti così.
Poi hanno ricominciato a giocare come se nulla fosse (per fortuna al Nin come gli monta, gli si smonta in un lampo)


Il piccolo G era molto ammirato dal suo nuovo autocontrollo (e secondo me anche parecchio sollevato)




DI HIGHLANDS (FORSE) MANCATE.

Il viaggio della mia vita è il tour della Scozia.
E' qualcosa che desidero fare fin da bambina.
Natura selvaggia ed antichi castelli mi attirano come se fosse la mia "vera casa", sensazione che sperimentavo anche rispetto all'Inghilterra quando la frequentavo assiduamente, da giovane.


La mia - amichevolmente sfottuta - passione per gli uomini dai capelli rossi e possibilmente in gonna non può essere  casuale: devo avere del sangue celta nelle vene, per forza. Avrò passato la mia precedente vita nelle Highalnds come moglie di un laird? O magari come sguattera di cucina in una fattoria nei pressi di Inverness?? (oddio moglie di laird suona meglio!)


Comunque... com'è come non è questo era l'anno del viaggio. Ne parlo da non so più quanto. Il marito è d'accordo. Ho chiesto le ferie per dopo Pasqua. Ho elaborato il tour e praticamente so già quasi dove andare a dormire.


E quindi quale è il problema?
Beh ce ne sono almeno due.
Primo, le ferie non sono ancora state autorizzate.
Secondo, questo è un viaggio che vorrei fare senza figli. Non solo perché sono posti molto "romantici" ma anche perché come dicevo è il viaggio della mia vita, e sarò stronza ma tirarmi dietro uno col muso e l'altro che si lamenta che è stanco... anche no.  Ma dubito che troverò da sistemare il Nin per il tempo necessario... si perché il mio giro prevede sia la zona di Edimburgo (Doune, Midhope, Blackness, oltre naturalmente alla città) sia la zona di Inverness (Loch Ness e Uquart, Fort William, Glenfinnan, Culloden) passando per il parco nazionale ed una distilleria di whisky o due, e non si può fare in meno di una settimana. 


Quindi. Le soluzioni che posso vedere sono soltanto due.
1) riduco il giro alla sola Edimburgo e dintorni, 4 giorni e 3 notti, ad aprile e magari così il Nin lo sistemo. Ma non si può più parlare di Highlands.
2) Lo faccio tutto, ma quest'estate. Coi figli.


Altre soluzioni non me ne vengono in mente.
Sempre che riesca a partire del tutto.
Ieri ho portato a casa il mio itinerario tutto fatto per bene, giorno per giorno e visita per visita, coi chilometri da percorrere e tutto quanto. Mio marito, che dice di aver voglia quanto me di fare questo viaggio, non l'ha nemmeno guardato.


Che devo dirvi. Al momento non mi sento tanto ottimista.





giovedì 2 febbraio 2017

SONDAGGIO


Se ci fosse qualcosa che desiderate, ma tanto, un sacco, parecchissimo..... una cosa (non necessariamente un oggetto) che considerate magari non fondamentale ma sicuramente molto importante per la vostra vita.....
...... ma vi vergognaste a chiedere, come fareste?

mercoledì 25 gennaio 2017

DI NATALE, BEFANE E TATTOO


Spiego un attimo, perché ci tengo, a seguito ultimo commento del nostro Vedettone su questo post.


Dunque il Ric al momento ha tre tatuaggi.
Gli ho consigliato ora di darsi una calmata (lui ne farebbe due all'anno, uno per il compleanno e uno per Natale) perché un tatuaggio è qualcosa che deve avere un significato per la vita, ci sono persone che tatuano nomi (come lui) o date significative ecc.... e quindi non è bello che entro i 20 anni abbia esaurito i posti tatuabili.... eventualmente volesse imprimere qualche avvenimento futuro importante.


Al momento ne ha tre:
il nome di suo fratello sul braccio
la parola "entanglement" sulla pancia
ed ora, un lupo sul tricipite destro.


No, non gli ho impedito di farlo a causa della débâcle scolastica perché sono sempre stata convinta che Natale deve restare Natale. Non ho mai approvato i genitori che dicono a un bambino che se fanno i cattivi Babbo Natale non arriva. Quanto può essere cattivo un bambino? magari non obbedisce volentieri? magari fa qualche capriccio? Eh sant'Iddio, sono bambini. Li punisci (e io lo faccio!) quando l'episodio avviene e per l'amor del cielo lasciagli tranquillo il Natale!!!! Lo aspettano  tutto l'anno, voglio dire, quanto devono essere cattivi per rovinarglielo? Ora lo so che Ric non è più un bambino da un bel pezzo, ma mi sono mantenuta fedele a questa linea.


Conosco una persona che ha un bambino di 3 anni che è un santo. Ma un santo vero. Educato, carino, simpatico, non rogna, non brontola. Quest'estate siamo andati una sera a cena insieme, e il bimbo  è stato educato e composto a tavola. Certo ogni tanto scendeva dalla sua sedia e veniva a interagire col Nin, ma non ha disturbato nessuno, non ha scorrazzato, non ha gridato, insomma... un modello. La sua mamma alla fine della cena non gli ha comprato il gelato perché si era comportato male (non avrebbe dovuto alzarsi per niente). Questa stessa mamma ha messo nella calza della befana alcune caramelle e del carbone, e poi lo ha sbandierato ai quattro venti con frasi tipo "ehhh si, è arrivato anche il carbone perché sei stato monello, vero?" Vi devo spiegare il visino avvilito?


Ecco a me queste cose agghiacciano davvero. Mi spiace dirlo perché questa mamma è una persona di famiglia, però sul serio... come fai? Con un figlio così, poi, nemmeno avessi dato alla luce Attila l'Unno (e ce ne sono, eh, mica no!). Diciamo che un pochino me lo aspettavo, fin da quando ha partorito, giacchè è stata giorni e giorni senza fare o ricevere telefonate (di congratulazioni, mica di lavoro) perché, sai, ha partorito, è stanca, non può parlare. E qui, vi devo spiegare il mio visino basito?


E quindi niente.
Il Ric ha subito la sua punizione (non uscire, non allenarsi, niente morosa, niente capodanno) ma non sono stati intaccati i regali di Natale. Quindi, si è tatuato.









venerdì 13 gennaio 2017

RITORNO ALLA NORMALITA'

Sono stata un po' assente ultimamente, ma sto seguendo un altro progettino di cui alcuni di voi sono già parzialmente al corrente, e che mi ha assorbito più tempo del previsto.
Soprattutto perché non pensavo di portarlo avanti, in realtà.
Ma, come direbbe mio figlio, mi sono presa bene.


La prima settimana di vita  normale dopo le vacanze è trascorsa senza particolari scossoni. Il GG in trasferta danese ha complicato un po' le cose con la sua assenza, ma chi sono io per lamentarmi?


A Riccardo è stato dato l'ultimatum definitivo: o rimedi tutte le materie che hai entro il tempo a disposizione per il recupero (mediamente entro fine mese) o il 1 di febbraio ti aspetta il tornio. E non voglio più occuparmi della cosa. Che facesse quello che preferisce. Dice che rimedia. Però è anche vero che lo dice sempre. Ha visto la morosa un paio di volte ma non ha ancora ripreso gli allenamenti.


Il Nin invece ha ripreso sia rugby che circo, e devo ammettere che con questo freddo vederlo uscire di casa in pantaloncini è un tantino strano. Ieri sera mi ha telefonato il suo allenatore di rugby, un omone gigantesco dal nome sconosciuto che tutti chiamano Baffo. "Senti, lo so che tuo figlio è un guerriero vikingo - mi ha detto - ma stasera fammi la cortesia mettigli un paio di pantaloni lunghi che col terreno gelato se placca si scortica le ginocchia". Mi pare ragionevole.
Mi sono anche un (bel) po arrabbiata con il resto della squadra perché nella prima settimana ci siamo allenati in 3. Tutti gli altri (pseudo?) malati. Ora è vero che c'è in giro l'influenza e tutti i soliti malanni di stagione, ma vi pare possibile che siano malati in 10 su 13? A me, francamente, no. Qualcuno va bene, ma così, no. Altrimenti sarebbero 5 su 15 anche a scuola o a circo, no? Il discorso è che li spaventa il freddo. E anche che tanti, e io penso soprattutto genitori, non hanno capito che se frequenti uno sport di squadra hai una responsabilità anche nei confronti dei compagni: se tu non vai, tutti i tuoi compagni ne risentono. Lo stesso vale per le partite: se la squadra si presenta in 5/6 atleti (si gioca in 8) ne risentono tutti. E invece c'é sempre qualcuno che aveva altri impegni cazzi e mazzi.


NON VA BENE!


E nello svolgimento delle mie ufficiali funzioni di accompagnatrice (!!) ho intenzione di metterlo bene bene in chiaro alla prima occasione. Certo, non appena li vedo... e se va così mi sa che andiamo ad aprile.


Vabbè.
Per il resto tutto bene, il ritorno alla routine è sempre in qualche modo piacevole, come un riscivolare nella normalità... tranne per il fatto che, naturalmente, sono a dieta stretta.

















venerdì 16 dicembre 2016

DI DELIRI GRANGENIESCHI

Le conversazioni dell'ultimo minuto.


Puff all GG:
- Amore quando il Nin va a letto facciamo un po' di shopping in Amazon?
- Dobbiamo proprio? Non possiamo farlo domani?
- Ehmmmm... no, vorrei che arrivassero per natale è già tardi
- Vabbè ma perchè dobbiamo farlo assieme
- Perchìè tu hai l'account Prime
- E fattelo anche tu, no?
- Si beh, ce l'hai già tu, è vero che costa una cazzata però perchè pagare due volte?
- Eh insomma... è anche questione di autonomia................


Vabbè.
Mi faccio il mio account prime, e procedo con i miei acquisti.
Alle 21.30 il Nin va a dormire.


GG alla Puff:
- Allora, adesso facciamo shopping?
- No, ho fatto.
- Come hai fatto?
- Ho seguito il tuo consiglio mi sono fatta l'account e ho risolto.
- Ma come! IO VOLEVO CHE LO FACESSIMO INSIEME!! TI AVEVO GIA' DETTO DI SI!!!!
- .......................................

Per la cronaca alla fine non mi ha detto mica tanto bene, comunque.
Ho preso il Cacciavite Sonico dell' undicesimo Dottor Who per il Nin, ma arriva dopo Natale.
Ho preso una maglia di Conor McGregor per il Ric, ma arriva dopo Natale
L'unica cosa che arriva prima di Natale è una maglia da nerd (Agents of Shield) presa estemporaneamente per il GG chenemmenoselameriterebbe.

martedì 13 dicembre 2016

QUELLO CHE VORREI PER NATALE....


... non si può comprare.


Prima di tutto, caro Babbo Natale, vorrei la capacità di non soffermarmi sempre ai difetti ma di vedere pregi che nessun altro percepisce. Lo dico soprattutto in relazione a mio figlio maggiore. Sono stufa di pensare che è svogliato, che è pigro, che è arrogante, che non si impegna ecc ecc.... vorrei pensare cose belle su di lui. Vorrei percepire il buono che c'è dietro a questi difetti. Per esempio: è arrogante? Bene, significa che è sicuro di se. Questo è un pregio. E' svogliato, pigro? Forse non è svogliatezza ma desiderio di altro, forse sono sogni (se non fosse che purtroppo non è un sognatore). E' disordinato che di più non si potrebbe? Significa che è creativo. Pensa solo alla morosa? Sarà un uomo sincero e fedele.
Non ne posso più di sgridarlo, di urlare, di riprenderlo, di predicare. Non ne posso più. Sono alla frutta, davvero. Anzi, dopo la frutta. Al caffè. Al grappino dopo il caffè!! Stiamo sempre col coltello tra i denti, stiamo sempre a questionare e a discutere. Mi dico: è giusto. L'adolescenza è l'età in cui ci si DEVE scontrare contro i propri genitori, per trovare la propria via. Da un punto di vista pedagogico, lo scontro frontale è un bene. Ed è un bene che se non fa il proprio dovere fino in fondo,  trovi limiti e paletti e muri che non può superare, come accadrà presumibilmente di qui a un paio di settimane. Anche questo è educativo, va promesso e una volta promesso va mantenuto. Che si tratti di premi o punizioni, va mantenuto con calma e fermezza e autorevolezza.
See. Ciaone proprio.


Caro Babbo Natale, vorrei smettere di sentirmi sempre in colpa ed inadeguata. Vorrei guardarmi allo specchio e piacermi, dentro soprattutto, e darmi una bella pacca sulla spalla e dirmi Oh brava, ottimo lavoro. Vorrei essere sicura dei miei affetti.


Caro Babbo Natale, vorrei vivere in un mondo appassionato. Un mondo dove la passione conta. E se non c'è un mondo così, vorrei crearlo. O almeno vorrei non essere derisa se ci provo. Basterebbe. Un mondo in cui le persone fanno l'amore e non la guerra. Un mondo dove l'amore conta più dei soldi, dove la passione vale più della professione. Vorrei fare di più l'amore, e con maggior trasporto. Vorrei esser sicura di me. Vorrei chiudere tutto fuori dalla porta e tenere in casa solo la gioia, l'affetto, l'amore, la serenità. E la passione, appunto. Vorrei un mondo dove la passione è tutto.


Caro Babbo Natale, vorrei che i miei figli avessero dei sogni. Dei sogni grandi, enormi, assurdi e assolutamente non ponderati. E vorrei che ci credessero. E che ci provassero nonostante tutto. E che si scornassero con la dura realtà, cascassero a chiappe per terra e si rialzassero più caparbi e determinati di prima. Perché è solo così che si costruiscono grandi vite e si fanno grandi cose. Vorrei saperglielo insegnare.


Caro Babbo Natale, vorrei essere serena e certa delle mie scelte. Vorrei essere una di quelle mamme sempre con una torta nel forno e una di quelle mogli che accolgono i mariti in casa la sera con un sorriso, un aperitivo e la casa pulita e in ordine. Vorrei avere sempre la parola giusta per ogni occasione e vorrei non doverla dire gridando, vorrei non arrabbiarmi più, non urlare più, non sgridare più, non punire più.


Alla fine, caro Babbo Natale, cosa sto chiedendo mai?





martedì 6 dicembre 2016

SGHIGNAZZARE GENTE, SGHIGNAZZARE


Una volta ero una dura e pura sempre in sella al suo bel destriero e lancia in resta.
Se qualcosa non mi andava bene, mi alzavo in piedi e combattevo le mie battaglie (sto parlando essenzialmente di vita professionale), ci mettevo la mia faccia e anche altre parti del corpo che capitava venissero prese a calci. Non mi sono mai tirata indietro anche a costo di rimetterci del mio, altra cosa che è capitata in più di una occasione.


Ora sono cambiata.

Ho finalmente appreso una lezione che il maestro Niccolò Machiavelli tenta di insegnarmi da quando ero in terza superiore: la sottile arte del pigliare per il culo la gente senza che i destinatari si accorgano di essere presi per il culo. E' meraviglioso perchè queste persone ti guardano ammiccando pensando di esserti complici, e invece sono bersagli. Da molta soddisfazione.


Se a questo aggiungi una dose sana di salamelecchi roboanti (anche se per niente sentiti) e avrai come risultato persone che ritengono di avere preso delle decisioni mentre sei tu che li hai portati per mano esattamente dove volevi che andassero.


A questo punto mi domando: questo significa che sono diventata più saggia? più vecchia? o più stronza?


Ai poster(ior)i l'ardua sentenza.



martedì 22 novembre 2016

APPARECCHIATO


E' fatta, il Ric da ieri ha l'apparecchio ai denti.


Si tratta di un apparecchio di "nuova concezione", completamente invisibile (non scherzo) che dovrà tenere per un paio di anni circa, qualcosa meno. Con l'adolescenza, evidentemente si sono modificati i lineamenti del viso e i denti si sono incasinati di brutto. Era inevitabile e anche un po' urgente.


Il problema principale al momento è il seguente: come dicevo qualche post fa, lui a scuola mangia parecchio. Ora non potrà più perché non può mettersi in bocca altro che acqua, e se mangia deve togliere l'ambaradan e dopo lavarsi accuratamente i denti. A scuola non ne ha il tempo. Perciò ieri mi ha comunicato la sua idea di procedere da stamattina in avanti con una "colazione salata".


Per colazione salata, lui intende un pasto vero e proprio, per evitare che gli venga fame a metà mattina. Stamattina non eravamo organizzati, e si è fatto pane e formaggio. Ma lui mi parlava anche di uova, salmone, pastasciutta...... insomma un pasto. Salvo poi mandarmi un messaggio al cambio dell'ora delle 10 per dirmi "porca put...... ho fame!"


Ma si, via, complichiamocela ancora un po' la vita!
Faccio fatica a star dietro alle cene nel delirio culinario di casa mia, figuriamoci ora che devo pensare pure alla colazione del Ric.


Eh vabbè....


PS: si accettano suggerimenti per il menu!





venerdì 18 novembre 2016

SEASON TWO


...... e meno male che in mezzo al delirio quotidiano ieri sono arrivati i DVD della seconda stagione di Outlander...  stagione che ho già visto in streaming ed in lingua originale (belli miei sarete fighi ma nun ve se po' sentì parlà!) ma della quale non ho avuto cuore di guardare il finale.


Si, esatto.
Non ho guardato il finale di stagione.
Tanto come va a finire lo so... e francamente mi son bastati i primi 5 minuti della prima puntata!!


E quindi bentornati Higlanders che rimangono tali anche nel cuore della sofisticata Versailles


Benvenuto vestito  più bello di tutti i tempi, forse persino meglio dell'abito verde di Rossella O'Hara fatto con le tende di Miz Elena




Bentornati miei cari guerrieri in gonnella e spadone (...)



Benvenuto Monsieur le Compte (fils d'un cochon!) a cui il parrucchino non rende ahimè la minima giustizia

 E un benvenuto speciale (e ben ritrovato per chi ha letto i libri) a Mastro Raymond, personaggio enigmatico e misterioso a cui la serie televisiva non da abbastanza spazio


MALtornato al redivivo BJR che forse, chissà, nel corso di questa o della prossima stagione avrà una sorta di redenzione... ma resta comunque un bastardo senza gloria...


...e benvenuti agli scheletri nell'armadio del ramo genealogico Randall, grazie ai quali renderemo un filo di giustizia al povero Frank... cornuto e mazziato...  ma almeno non figlio di.....


Ed infine bentornata bentornata bentornata Scozia, meravigliosa stupenda incantevole Scozia, magica incantata Scozia

E nell'attesa di conoscere la prossima generazione....



Un caldo, caloroso, vorrei quasi quasi dire HOT bentornato naturalmente a loro 


E si, sto messa male, sono una eterna sedicenne che ancora sogna ad occhi aperti davanti a un libro o a una bella storia. Si, mi piacciono gli uomini con la gonna, si piango davanti alla tv, si sogno la Scozia tutti i giorni (ma non per causa di Outlander) e si, vorrei danzare tra le pietre al solstizio.

No, non mi vergogno affatto
Ma proprio nemmeno un po'.

mercoledì 9 novembre 2016

INDECISIONE

Oggi non so di cosa parlare.


Un saluto al professor Veronesi?
Dopotutto la sua quadrantectomia ha salvato mia mamma. Due volte.


La cronistoria della svomitazzata tipo Esorcista che ieri il Ric ha fatto in piena metropolitana?
Glie lo dico sempre che la cocacola gelata non si beve!


O forse due parole sul nuovo presidente degli Stati Uniti?
Il risveglio stamattina è stato pregno di iniziale incredulità. Poi mi sono ricordata che al peggio non c'è mai fine e ho capito che è tutto vero.


Nell'indecisione, dirò l'unica cosa positiva che mi viene in mente in questa mattinata che oso definire catartica: almeno, nessuno ci sfotterà più per Berlusconi.



venerdì 28 ottobre 2016

GESTIONE DELLA RABBIA

Ieri pomeriggio bello soleggiato, all'uscita della scuola ci siamo fermati in cortile dove alcune mamme con figli al seguito avevano avuto la medesima idea.
Sedute sul muretto chiacchieranti, guardiamo - distrattamente, diciamolo - i figlioli giocare a ce l'hai. Durante un inseguimento, il Nin spinge o sgambetta (non saprei dire) per errore un amichetto caloroso che girava in maniche corte, il quale casca rovinosamente sul cemento. Apriti o cielo. Urla e strepiti e pianti e lacrime tipo cartone giapponese, zampilli d'acqua fuori dagli occhi come se fosse stato operato a cuore aperto senza anestesia. Il piccolo G è un attore nato, e si offende subito!


Mi avvicino, il bimbo era in cortile senza la mamma, e verifico che nemmeno una minima sbucciatura si era prodotta sul gomito che il piccolo G (piccolo per modo di dire, è il doppio del Nin) si teneva ostinatamente stretto al petto. Il Nin si scusa dichiarando di non averlo fatto apposta, io sedo un momemtino gli animi - sottolineando che a correre capita pure di inciampare e a giocare a ce l'hai capita pure di spintonarsi e non facciamone una tragedia, grazie - e i giochi ricominciano.

Due minuti dopo, G e il Nin giocavano con dei giornalini pubblicitari arrotolati presi dalla portineria. Ad un certo punto, per errore, il G fa un movimento strano e il giornaletto arrotolato gli sfugge di mano, colpendo il Nin nella zona dello stomaco. Apriti o cielo, parte seconda. Il Nin piegato in due dal dolore (cioè, un giornaletto di carta lanciato da un bambino di 9 anni e atterrato su un Nin equipaggiato con maglia, felpa e smanicato..... capite quanto male potrà avergli fatto....) urla e piange e strepita e, soprattutto, si arrabbia. Dopodichè parte il delirio. Se il G è uno che si offende, il Nin è la sua ennesima potenza. Grida furibonde, l'onta reclamava di essere lavata nel sangue. Perchè anche lui non lo aveva fatto apposta prima, e il G ha fatto tante scene, e quindi ora era il suo turno di vendicarsi. A nulla sono valse le mie blandizie. Alla fine il G si è beccato una debole pacchetta sulla spalla col giornalino arrotolato medesimo e l'abbiamo dichiarata pari e patta.

Recupero il mio rabbioso figliolo che intanto berciava "noooo io oggi non ci vado a rugbyyyyyyyyyyy sono troppo arrabbiatoooooooo" (ma che c'azzecca?) e salgo in casa. Siccome ho deciso per un approccio diverso dal solito per gestire queste situazioni di eccessi di rabbia, mi siedo e lo prendo sulle ginocchia parlandogli con calma. Lo induco a smettere di piangere, è già qualcosa, poi cerco di fargli capire l'assurdità della situazione. Quando scema la parte esplosiva dell'arrabbiatura, diventa piuttosto ragionevole. Lui sa, si rende conto, di avere un "problema con la gestione della rabbia" come dice lui. la verità è che nei primi minuti davvero gli si annebbia il cervello. Non riesco a farlo ragionare. Così dopo avergli spiegato con calma (chiaramente per la milionesima volta) il concetto di "piccolo incidente che può capitare giocando" sono passata al dirgli che la rabbia è un sentimento lecito, che arrabbiarsi è normale, che lui ha assolutamente tutti i diritti di farlo, ma che non deve farsi dominare dalla rabbia. Che è lui che deve dominare lei, e non il contrario. Metafora rugbistica: fai finta che la rabbia sia il tuo avversario che scappa con la palla, tu cosa fai? Lo placco. Bravo, quindi fai lo stesso: placca la rabbia, mettila a terra e siediti sopra la sua schiena. Non lasciarla vincere. Mamma, non ce la posso fare. Oh figurati se non ce la puoi fare, hai placcato il L. in allenamento, no?? Beh, si (compiaciuto). E quindi se puoi placcare lui, non c'è niente che tu non possa fare. Placca la rabbia.


Mah. Li per li mi pare di aver fatto breccia, tanto che si è vestito per il rugby e si è regolarmente allenato nonostante giurasse e spergiurasse di non volerne sapere niente.
Il punto è come ricordargli questo bel ragionamento durante i prossimi 5 minuti esplosivi che capiteranno.

Per dovere di cronaca, L. è un nuovo compagno di squadra, 9 anni, 152 cm x 60 kg (almeno)
Il Nin 137 cm x 32 kg
E lo placca.

martedì 18 ottobre 2016

CAZZARO


Oggi volevo fare un post leggero dopo il pippone di ieri, ma ho un po' le balle in giostra.
(dichiaro apertamente di esser in SPM).


L'inconsapevolezza di mio figlio Ric mi stupisce sempre.
Inconsapevolezza di tutto: del mondo, delle persone che lo circondano, di se stesso.
A volte mi domando cosa gli passi per quella testolina brillante che tiene in naftalina col solo scopo di separar le orecchie.


Dunque. Esempi dalla vita quotidiana recente.
Lui, lo sapete, ha frequentato un dojo per 10 anni (cintura marrone di judo) e per quasi altrettanti la scuola di arti circensi, ora entrambe abbandonate a favore di MMA. Eh vabbè son scelte.


La palestra di judo, oltre che arti marziali e fitness vari, ha anche una sezione di danza, gestita dalla figlia del Maestro, una ragazza giovane ma molto brava, ballerina classica di professione. Un paio di settimane fa lei gli ha chiesto, al Ric, di passare in ufficio perché ha una proposta da fargli: le serve un qualcuno che insegni un pochino di acrobatica alle ragazze del corso di hip-hop. Dietro compenso.
Secondo voi, è andato a sentire di cosa si tratta?


Ieri sono passata in palestra per parlare col maestro di questioni relative al certificato medico di cui qualche post fa, e lui mi ha chiesto di dire a Ric che è INVITATO al corso di danze caraibiche del mercoledì alle 20:30 (specifico l'orario per dire che non impatterebbe lo studio), aggratisse, perché ha tante ragazze iscritte ma pochi maschi e non riesce a far le coppie per farli ballare. Gli offrirebbe il corso in cambio del favore di aiutarlo a risolvere il problema. Ma figurati, non ho voglia.


Senza contare che se n'è andato dalla scuola di Circo senza praticamente nemmeno salutare l'insegnante, che lo conosce da quando aveva 7 anni.


Prima considerazione: le persone non si trattano così. Dove sei cresciuto, in un porcile che non sai essere nemmeno gentile il minimo sindacale per non fare una figura di merda? Un pochino di cortesia, un filo di gratitudine magari? Troppa roba?


Seconda considerazione: le opportunità, caro mio, non ti verranno a bussare alla spalla per sempre. Se non cogli quelle che ti si presentano, ben presto non te ne si presenteranno più.


Terza considerazione: dal momento che non sai cosa fare della tua vita e che per il momento le uniche cose che conosci sono le arti marziali e l'acrobatica, non pensi che "restare un minimo nel giro" possa essere, oltre che bello, giusto, piacevole, gratificante, cortese, anche in certo qual modo utile, un domani dovessi desiderare, che so, un lavoretto di qualche ora mentre finisci gli studi?


Troppo difficile?
Pretendo troppo quando penso che dovrebbe arrivarci, a 16 anni? O quantomeno comprendere quando qualcuno glie lo spiega?


O è "solo" la "normale" apatia dell'età? Che speriamo non diventi permanente?