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lunedì 13 febbraio 2017

MI DIMETTO DA MADRE.

Oggi faccio coming out.


Il mio istinto materno è fottuto. Andato, seppellito. Mi restano solo i coglioni roteanti.
Ssono arrivata ad un punto in cui veramente dei miei figli non ne posso più. Ma mica per modo di dire.
Vorrei essere come quelle brave donnine tenere e arrendevoli che qualunque cosa capiti rispondono con un bel sorriso e una torta al cioccolato, ma non lo sono. Non lo sono, punto e basta.
Non riesco a digerire tutto semplicemente perché sono i miei figli e li amo.


Li amo, e allora?
Questo da loro dei diritti sulla mia persona?
Ma direi proprio di no.


Riccardo non ha preso nemmeno una sufficienza a scuola da dopo le vacanze natalizie, ed è passato un mese. Sembrava che ultimamente le cose fossero un po' cambiate perché mi pareva più sereno e sorridente, ci si poteva parlare un po' di più, ma la litigata impiccata di stamattina e gli ultimi due 5 che sono di oggi mi hanno aperto gli occhi: è ancora la solita merda.


Quell'altro da parte sua ha dei momenti di rabbia durante i quali perde il lume della ragione e mi augura alternativamente di cascare da un ponte, o di sdraiarmi sulle rotaie del treno ed attendere che passi. Oppure si augura di morire perché la vita con noi è un inferno, e lui è il nostro schiavo. E' un bambino? Si, e quindi? Resta uno stronzo. Piccolo, ma stronzo. E se fa brutto dirlo del proprio figlio, pazienza.


Io ne ho i coglioni pieni, basta, sono arrivata veramente al punto di rottura.
Qui le cose sono due, o me ne vado o li ammazzo. Non vedo alternative. Non li sopporto più, non ne posso più, ne uno ne l'altro. Me ne fotto che poi il piccolo viene a chiedere scusa e il grande con un abbraccio mi fa su come una cretina. Me-ne-fotto, mi avete sentito?


Ho una gran voglia di prenderli tutti e due a male parole, perché ragazzi miei, siete due piccoli coglioncelli senza arte ne parte, e bisogna che ve ne facciate una ragione, sappiatelo. Rendetevi conto. Non faccio certo il vostro bene a tenervi nascosta questa amara verità, perciò ecco qui: ve la dico chiara e tonda. Sono vostra madre ed è mio dovere dirvi anche le cose scomode. E' per il vostro bene: dovete avere chiaro chi e cosa siete. I miei mal di pancia, le mie notti insonni, tutti i pensieri che macino a cercare delle soluzioni per voi due, non ve li meritate perché non sapete che farvene. Siete contenti solo di giocare alla Play, quello piccolo, e farsi i cazzi suoi, quello grande, e il resto può andare in fumo senza che voi ve ne accorgiate.


Basta chiedere, basta ottenere: il resto non conta. Riccardo non fa niente, e dico niente, di quel che gli si richiede: non è capace nemmeno di tenere in ordine il suo cassetto delle mutande. E dire che ho smesso di fargli la servetta quando aveva 5 anni. Mi immagino come stanno messi quelli con la mammina servizievole. Lorenzo è la più adorabile delle creature finchè non lo si contraria. Ma basta una parola storta e addio, gli parte l'embolo. E dove cazzo sta scritto che devo misurare le parole in casa mia? Con un pistola di 9 anni? Impara a gestirti bellodemamma, che è ora.


Senso del dovere? Ma cos'è?
Rispetto? Ma quando?
Un minimo di decenza? Nemmeno.


E' uno schifo, fa tutto davvero molto schifo.
Io, sono al capolinea e adesso scendo.
Mi dimetto.
Che si arrangiassero.



giovedì 2 febbraio 2017

SONDAGGIO


Se ci fosse qualcosa che desiderate, ma tanto, un sacco, parecchissimo..... una cosa (non necessariamente un oggetto) che considerate magari non fondamentale ma sicuramente molto importante per la vostra vita.....
...... ma vi vergognaste a chiedere, come fareste?

martedì 24 gennaio 2017

DIPARTIRE O NON DIPARTIRE...

Prendo spunto dalla Rachele per proporvi - solo ai più coraggiosi di voi - un giochino che sembra un po' macabro ma che alla fine è piuttosto divertente.


Se per infinita sfiga del mondo intero, dipartissimo prematuramente verso gli azzurri pascoli del cielo ... come sarebbe il nostro necrologio??


Io ci ho pensato su un pochino ed ecco il mio:


E' mancata all'affetto dei suoi cari la Puffola, madre affezionata e amorevole, ma purtroppo semi-isterica e moglie devota ed appassionata. Di lei si ricordano gli improbabili tentativi culinari, l'ineluttabile disorganizzazione, l' incrollabile fiducia nel prossimo e nel futuro, e la convinzione che l'amore conta sempre e comunque più di tutto. Ci mancheranno i suoi vestiti un po' troppo colorati e scollati, i suoi capelli sempre arruffati e la sua anima infinitamente nerd. Conosceva a memoria Harry Potter e Via col Vento e non aveva mai deciso quale genere musicale preferisse.


Aspetto i vostri nei commenti :-D

martedì 13 dicembre 2016

QUELLO CHE VORREI PER NATALE....


... non si può comprare.


Prima di tutto, caro Babbo Natale, vorrei la capacità di non soffermarmi sempre ai difetti ma di vedere pregi che nessun altro percepisce. Lo dico soprattutto in relazione a mio figlio maggiore. Sono stufa di pensare che è svogliato, che è pigro, che è arrogante, che non si impegna ecc ecc.... vorrei pensare cose belle su di lui. Vorrei percepire il buono che c'è dietro a questi difetti. Per esempio: è arrogante? Bene, significa che è sicuro di se. Questo è un pregio. E' svogliato, pigro? Forse non è svogliatezza ma desiderio di altro, forse sono sogni (se non fosse che purtroppo non è un sognatore). E' disordinato che di più non si potrebbe? Significa che è creativo. Pensa solo alla morosa? Sarà un uomo sincero e fedele.
Non ne posso più di sgridarlo, di urlare, di riprenderlo, di predicare. Non ne posso più. Sono alla frutta, davvero. Anzi, dopo la frutta. Al caffè. Al grappino dopo il caffè!! Stiamo sempre col coltello tra i denti, stiamo sempre a questionare e a discutere. Mi dico: è giusto. L'adolescenza è l'età in cui ci si DEVE scontrare contro i propri genitori, per trovare la propria via. Da un punto di vista pedagogico, lo scontro frontale è un bene. Ed è un bene che se non fa il proprio dovere fino in fondo,  trovi limiti e paletti e muri che non può superare, come accadrà presumibilmente di qui a un paio di settimane. Anche questo è educativo, va promesso e una volta promesso va mantenuto. Che si tratti di premi o punizioni, va mantenuto con calma e fermezza e autorevolezza.
See. Ciaone proprio.


Caro Babbo Natale, vorrei smettere di sentirmi sempre in colpa ed inadeguata. Vorrei guardarmi allo specchio e piacermi, dentro soprattutto, e darmi una bella pacca sulla spalla e dirmi Oh brava, ottimo lavoro. Vorrei essere sicura dei miei affetti.


Caro Babbo Natale, vorrei vivere in un mondo appassionato. Un mondo dove la passione conta. E se non c'è un mondo così, vorrei crearlo. O almeno vorrei non essere derisa se ci provo. Basterebbe. Un mondo in cui le persone fanno l'amore e non la guerra. Un mondo dove l'amore conta più dei soldi, dove la passione vale più della professione. Vorrei fare di più l'amore, e con maggior trasporto. Vorrei esser sicura di me. Vorrei chiudere tutto fuori dalla porta e tenere in casa solo la gioia, l'affetto, l'amore, la serenità. E la passione, appunto. Vorrei un mondo dove la passione è tutto.


Caro Babbo Natale, vorrei che i miei figli avessero dei sogni. Dei sogni grandi, enormi, assurdi e assolutamente non ponderati. E vorrei che ci credessero. E che ci provassero nonostante tutto. E che si scornassero con la dura realtà, cascassero a chiappe per terra e si rialzassero più caparbi e determinati di prima. Perché è solo così che si costruiscono grandi vite e si fanno grandi cose. Vorrei saperglielo insegnare.


Caro Babbo Natale, vorrei essere serena e certa delle mie scelte. Vorrei essere una di quelle mamme sempre con una torta nel forno e una di quelle mogli che accolgono i mariti in casa la sera con un sorriso, un aperitivo e la casa pulita e in ordine. Vorrei avere sempre la parola giusta per ogni occasione e vorrei non doverla dire gridando, vorrei non arrabbiarmi più, non urlare più, non sgridare più, non punire più.


Alla fine, caro Babbo Natale, cosa sto chiedendo mai?





mercoledì 23 novembre 2016

DI GG

Oggi vi ammorbo coi miei soliti vecchi problemi.
Vedo già il buon Vedetta che alza gli occhi al cielo :-)
Sappi caro mio che mi occorri in modalità Ex tredicenne oggi :-D


Dunque qualcuno di voi sa già che alcuni anni fa il GG ed io abbiamo avuto qualche problemuccio a causa di una sua (ora ex) collega.
Ovvio che non vi rispiego la rava e la fava, non preoccupatevi. Solo i fatti salienti:
1. un qualcosa c'è stato - innegabilmente
2. cosa esattamente fosse questo qualcosa non è mai stato chiarito ma io ho accettato di credere che fosse un qualcosa platonico (benchè fossero coinvolti chiaramente dei sentimenti che onestamente non andrebbero indirizzati ad una "amica")
3. abbiamo ricostruito il nostro rapporto (in anni) e ora stiamo - oserei dire - invidiabilmente bene. Quasi sempre.
4. il problema di questo qualcosa è stato certamente il qulacosa in se, ma anche la gestione "post-qualcosa" da parte sua, che ha continuato a difendere le sue posizioni sostenendo che non aveva fatto niente di male, che questa persona era una amica importante a cui non poteva rinunciare e non vedeva peraltro perchè avrebbe dovuto farlo, dal momento che non aveva fatto niente di male ecc.... sorvolando nei fatti (benchè dicesse il contrario con le parole) sulla mia sofferenza estrema ed evidente. Le mie richieste di interrompere i rapporti con lei sono stati coronati da una serie infinita di "non posso" di vario genere. Ad oggi che non sono più colleghi non so nulla di ufficiale ma sono pronta a scommettere che non abbiano smesso di sentirsi.


Il post di oggi non riguarda le mie scelte passate, che sono state fatte e pertanto immutabili.


Ora tenendo presente queste premesse, il GG ha cambiato lavoro un annetto fa e ora è a capo della filiale italiana di una azienda danese. Come tale ha effettuato e dovrà effettuare alcune assunzioni. Quando ha cominciato a fare colloqui io senza pudore ne peli sulla lingua gli ho chiaramente chiesto di non assumere una donna, perchè  non ero certa che sarei riuscita a gestire la situazione - visto il pregresso.
Ora, io lo so che è una pretesa del cazzo. Una mia amica mi ha detto che è stata una richiesta da ragazzina, e posso anche concordare che sia non proprio illuminato da parte mia cheidere una cosa del genere.

Però... però io avevo bisogno di questo, per stupido o infantile che possa sembrare. Non ho il diritto, io, di essere illogica qualche volta? Quando sono coinvolti eventi e sentimenti che a volte ancora mi aprono una voragine sotto i piedi solo a ripensarci? Non ho diritto di pestarli, quei piedi e di pretendere quello che mi serve? Devo essere sempre quella calma pacata e ragionevole? Avevo bisogno di vedere che benchè irragionevole (e non lo sono mai cazzo, non lo sono mai!!!) lui per una volta mi avrebbe assecondata, non avrebbe opposto la sua serie infinita di "non posso" e avrebbe fatto il MIO bene, che poi è il bene della famiglia. Avevo bisogno di vedere che avrebbe messo ME davanti a tutto il resto per una cazzo di volta nella vita, magari anche davanti a se stesso, davanti alla sua "integrità professionale" o alla sua etica, e che se ne sarebbe sbattuto di tutto il resto. PER ME. Avevo necessità estrema di sentire parole come "ascolta, questa è una stronzata enorme, ma se per te è così importante, va bene" Sono tua moglie, sono quella che dici che amerai per sempre. Non puoi fare questo per me? Non puoi farlo anche se non capisci e non condividi? Per me, perché sono tua moglie? Beh, ha assunto una donna, quindi, a quanto pare, NO.


Invece io ho bisogno di sentirmi al primo posto non solo quando va tutto bene ed è facile, ma anche quando è difficile, quando costa. Se mi guardo indietro, io ho fatto la mia parte, ho rinunciato alla mia carriera a un certo punto per stare di più in famiglia, ho accettato e cercato di superare determinate cose per amore suo (e dei figli naturalmente, ma principalmente suo) ho "pagato" le mie scelte con la paura, l'insicurezza, l'insonnia anche. Coi compromessi, che ho fatto con me stessa. Non è che io voglia la medaglia, sia ben chiaro: sono state scelte mie, completamente mie e non le rinnego ne le rimpiango. Però insomma mi piacerebbe che la cosa fosse reciproca. Ripeto, non nella quotidianità - in cui è veramente splendido - ma anche quando è difficile.




Tutto qui.
Non so se sia una cosa troppo difficile da fare, ma sicuramente non mi sembra difficile da capire, se uno lo vuole.
Sono veramente avvilita.

Cosa ne pensate?

venerdì 18 novembre 2016

SEASON TWO


...... e meno male che in mezzo al delirio quotidiano ieri sono arrivati i DVD della seconda stagione di Outlander...  stagione che ho già visto in streaming ed in lingua originale (belli miei sarete fighi ma nun ve se po' sentì parlà!) ma della quale non ho avuto cuore di guardare il finale.


Si, esatto.
Non ho guardato il finale di stagione.
Tanto come va a finire lo so... e francamente mi son bastati i primi 5 minuti della prima puntata!!


E quindi bentornati Higlanders che rimangono tali anche nel cuore della sofisticata Versailles


Benvenuto vestito  più bello di tutti i tempi, forse persino meglio dell'abito verde di Rossella O'Hara fatto con le tende di Miz Elena




Bentornati miei cari guerrieri in gonnella e spadone (...)



Benvenuto Monsieur le Compte (fils d'un cochon!) a cui il parrucchino non rende ahimè la minima giustizia

 E un benvenuto speciale (e ben ritrovato per chi ha letto i libri) a Mastro Raymond, personaggio enigmatico e misterioso a cui la serie televisiva non da abbastanza spazio


MALtornato al redivivo BJR che forse, chissà, nel corso di questa o della prossima stagione avrà una sorta di redenzione... ma resta comunque un bastardo senza gloria...


...e benvenuti agli scheletri nell'armadio del ramo genealogico Randall, grazie ai quali renderemo un filo di giustizia al povero Frank... cornuto e mazziato...  ma almeno non figlio di.....


Ed infine bentornata bentornata bentornata Scozia, meravigliosa stupenda incantevole Scozia, magica incantata Scozia

E nell'attesa di conoscere la prossima generazione....



Un caldo, caloroso, vorrei quasi quasi dire HOT bentornato naturalmente a loro 


E si, sto messa male, sono una eterna sedicenne che ancora sogna ad occhi aperti davanti a un libro o a una bella storia. Si, mi piacciono gli uomini con la gonna, si piango davanti alla tv, si sogno la Scozia tutti i giorni (ma non per causa di Outlander) e si, vorrei danzare tra le pietre al solstizio.

No, non mi vergogno affatto
Ma proprio nemmeno un po'.

lunedì 14 novembre 2016

PENZOLO.

Beh io sono un po' stanca
Molto stanca, a dirla tutta.
E non è che possa dare la colpa ad altri.
La vita con il Ric è davvero difficile.
Lui è un bravo ragazzo, ci mancherebbe, non tanto studioso, ma di base non fa nulla di cui tutte le altre mamme che conosco non si lamentino in relazione ai propri figli. Niente di cui non si lamentasse anche MIA mamma, una trentina di anni fa. Disordinato, scontroso, oppositivo. Eh. Si chiama adolescenza, e lo sappiamo tutti.
Solo che è davvero difficile. Non me lo aspettavo, così difficile.
Lui è grande, io lo vedo grande, ma a dire il vero io l'ho SEMPRE visto grande.
Non avrò sbagliato, per questo? Accecata dalla sua intelligenza e dalla maturità che dimostrava - molto maggiore dei suoi coetanei - non avrò preteso troppo bruciando delle tappe fondamentali?
Mi spiego.
Al momento le nostre interazioni si limitano quasi totalmente a comunicazioni "di servizio" dello stampo di studia, metti in ordine, aiuta tuo fratello, porta giù la spazzatura e simili
Perchè è inutile negarlo: quando torno a casa alle 16 e trovo il suo letto ancora da fare, mi sale una carogna che lo spiaccicherei contro il muro.
La sua scrivania è un campo di battaglia (come lo era la mia) e quando gli dico di riordinare mi risponde che è SUA e che ne fa quel che vuole (stesso che rispondevo io a mia mamma). Passiamo la maggior parte del tempo a discutere, se non proprio a litigare. E abbiamo perso inesorabilmente intimità, complicità e confidenza. Non che non si confidi o non mi parli se ha un problema, anche imbarazzante: lo fa, se è necessario.
Ma è proprio il quotidiano che è una battaglia continua.
Io lo faccio per lui, ovvero: perchè ritengo che sia importante che lui impari determinate cose e che diventi autonomo, ma anche cortese, volenteroso, disponibile, empatico. Tutte qualità che io vorrei vedere nell'uomo che sarà.
Ma la vera domanda è: e lui, come la vede?
Io credo che la veda esattamente al contrario, che mi consideri semplicemente un gatto attaccato ai maroni che apre bocca con il solo e unico scopo di rompergli le scatole. Forse un giorno, da adulto, capirà che non è così, ma emotivamente, dentro di se, cosa gli resterà della "me" di questi anni? Mi ricorderà come una specie di ghiacciolo anaffettivo dedito solo alla sgridata? Una presenza fastidiosa che ci si augura solo sparisca nel più breve tempo possibile? Io non voglio che mi consideri in questo modo, anche se so che in parte è inevitabile.
E soprattutto, più importante ancora: cosa conta di più, che si metta via i jeans oppure che costruisca/conservi con me un rapporto basato sull'affetto e gli abbracci piuttosto che sui rimbrotti e le punizioni?
Ecco riflettevo su questo ieri sera, e mi sono dovuta rispondere che il rapporto è più importante.
Forse ho sbagliato su questo, ho indirizzato la mia azione educativa sull'insegnare piuttosto che sul comprendere e accettare.
Ha 16 anni ma è ancora troppo presto per non abbracciarsi più o non darsi più il bacio della buonanotte.
E devo fare un bell'esame di coscienza perchè temo che in parte questo raffreddarsi delle nostre interazioni sia causa mia, del mio considerarlo più grande di quel che è e quindi di averlo iniziato a trattare da "adulto" (emotivamente) quando ancora adulto non è.
Ci sono tanti scontri che sono inevitabili, quelli sull'autonomia per esempio: gli orari di rientro serali sono un campo di battaglia per tutti, suppongo. E se alleggerissi la siutazione rassegnandomi per esempio a fare il suo letto e mettendogli a posto i vestiti? E' così importante, così irrinunciabile? Non potrei lasciar correre certe cose e concentrarmi solo su quelle veramente imprescindibili (tipo la scuola)?
Aiuterebbe il nostro rapporto? Danneggerebbe l'educazione? Gli insegnerei semplicemente a trovarsi la pappa pronta?
Poi a proposito di pappa, abbiamo anche un altro problema: l'alimentazione.
Da quando con mio marito abbiamo deciso, su sua idea, di smettere di mangiare carne e di cercare di virare verso una alimentazione più sana (pasta integrale, pane integrale, poche schifezze, tanta verdura ecc...) lui è andato a male. Rimpiange la carne, non gli piace niente di quel che preparo, non mangia verdure se non pochissimi tipi e anche quelli dietro pesante insistenza. Ogni sera alle 18 comincia la litania.. usciamo a cena? andiamo al giappo? ordiniamo la pizza? perchè sa già che non vuole mangiare quel che cucino io. E quando si siede a tavola ha sepre una faccia schifata come quella di chi sta mangiando una scodella di merda condita di vomito e vermi.
E' frustrante, vederlo sempre scontento, sempre mezzo schifato.
Mi pesa. Parecchio.
Mi pesa sapere che in un modo o nell'altro non riesco mai a farlo contento.
Cerco sempre di accontentare tutti, per mia disposizione caratteriale, ma ci sono talmente tante opzioni, talmente tante richieste diverse che finisco col non accontentare nessuno, nememno me stessa.
Sono debilitata emotivamente al punto che ci resto anche male per le stupidaggini, per esempio: ieri sera stavamo guardando tutti un film in tv prima di cena, quando mi sono alzata per andare a preparare a nessuno è venuto in mente di mettere in pausa per aspettarmi o per finire di vederlo dopo mangiato, sono semplicemente andati avanti senza badare che interessasse anche a me. Non è una cosa così importante, peraltro lo avevamo anche già visto, ma il mio pensiero in questi casi è: ma come, io mi faccio in 4 tutto il giorno e manco un minimo di gentilezza? Ci rimango male fino alle lacrime, per quanto stupido possa sembrare, perchè mi da veramente l'idea di penzolare al fondo della catena alimentare della famiglia.
Corro tutto il giorno, accompagna uno, compra all'altro, iscrivi questo, lava quello.... e francamente un minimo di apprezzamento sarebbe gradito. E'troppo, da pretendere da un sedicenne? O è normale che sia tutto dovuto?
E così il cerchio si chiude, torniamo all'inizio.
Sono veramente stanca.
Bon.

mercoledì 21 settembre 2016

DI KOMBAT (aiuto vi prego. aiuto)


Mah, se dovessi dire di averci capito qualcosa, mentirei.
Come al solito.


Dunque il Ric ha iniziato la terza liceo
Non mi pare che abbia iniziato di rincorsa, se devo essere sincera.
Lo tengo molto sotto, e attualmente siamo nella fase che si litiga praticamente tutti i giorni perché io lo controllo e lui vuol essere lasciato in pace. Vedremo.


A giugno si parlava della possibilità - piuttosto scomoda logisticamente - di abbandonare la pratica del judo e frequentare invece una palestra di acrobatica affiancandola al suo corso di Arti Circensi. Si tratta di una bellissima palestra, molto attrezzata, per l'acrobatica, il parkour e tutte quelle discipline lì. A me spiace che lasci il judo,  ma dopotutto sono 10 anni. E sarei molto lieta che approfondisse l'acrobatica.


Ad agosto ha iniziato a dire che forse si è stufato anche di Circo (anche li, sono 8 anni) e invece la sua nuova totalizzzzzzima passione è MMA. E sticazzi. Voi lo sapete cos'è, MMA?
Ecco vi metto una foto giusto per farvi capire




Lo vedete il sangue, si?

MMA è l'acronimo di Mixed Martial Arts, ma non fatevi ingannare: non è un'arte marziale. Si tratta di kombat puro e semplice, e se per la lotta a terra si avvale di praticamente tutte tecniche di judo, nella fase in piedi del combattimento c'è box, muay thai, kiarate ecc.... praticmente si prendono a calci e pugni. Dentro una gabbia.


Sono molto felice, lo vedete come ballo sul tavolo??
Lieta proprio.


Palestre di MMA vicino casa ce ne sono un paio, una in particolare frequentabile.
Gli ho fatto presente che non sono d'accordo ma gli ho detto che lo avrei portato alla lezione di prova.
Previa soddisfazione (mia) del suo impegno scolastico.
Che per il momento ancora non c'è, quindi stiamo procrastinando.


Il discorso è che in una conversazione sull'argomento avuta un paio di giorni fa il Ric ha dichiarato palesemente che al momento MMA "è praticamene l'unica cosa che gli interessa".
Uhm. Fino a 20 gg fa era la morosa.


Domande
1) vorrà dire che il rientro di lei dopotutto non è andato bene come si pensava inizialmente?
2) essendo questa la sua (attuale) unica passione, è giusto - o è proficuo - che io gli impedisca di svilupparla sulla base dei risultati scolastici?


Io sono piuttosto convinta che gli faccia solo bene "guadagnarsi" la possibilità di andare ad allenarsi, perché penso che la parte di "mi impegno - ottengo" gli manchi un po'. Un BEL po'.
E poi sono convinta che una cosa ti appassiona di più, se fai un minimo di fatica ad ottenerla.
D'altra parte, conoscendo il mio pollo, non vorrei nemmeno che non riuscendo a ottenere quel che vuole in fretta (io sto facendo abbastanza la cagacazzi, se mi passate il francese), sprofondasse in una sorta di allegra apatia e cominciasse a sbattersene anche di quello.


Idee?



venerdì 9 settembre 2016

DI SPADATE

Ma quanto meglio sarebbe essere un Highlander?
Un bello spadone e zac zac, via teste, quando qualcuno ti fa un torto!
Mica star li a farsi tante seghe mentali, tante domande, tanti giri e circonvoluzioni.


Il concetto di vendetta era condiviso, ai tempi dei Clan,  una vita per una vita. La riparazione dei torti. Non era brutale, non era omicidio, era giustizia. Oddio magari un filo cruenta, giusto un attimo, ma di sicuro quelli sapevano sempre cosa fare e come farlo, non erano continuamente attanagliati da amletici dubbi sulla eticità del proprio comportamento. Non stavano li a chiedersi se dovevano fare una cosa piuttosto che un'altra, perché avevano un codice, e anche chi subiva la vendetta o chi doveva concedere riparazione lo condivideva. Lo considerava appropriato.


Noi persone civili siamo talmente presi dal capire se ci stiamo comportando "bene" che spesso e volentieri restiamo immobili, mentre decidiamo cosa sia meglio fare, e alla fine il momento passa e non abbiamo fatto niente. O abbiamo fatto la cosa sbagliata, tremanti e timorosi. Oppure siamo scesi a un compromesso accettabile che ha scontentato tutti, come spesso fanno i compromessi.


Il prezzo della civiltà, no?
Nessuno di noi considererebbe accettabile oggi risolvere i conflitti con la violenza.


A volte mi sveglio di notte, magari dopo un sogno astruso, e mi tornano in mente cose del mio passato, cose che sono lontane nel tempo e non hanno più impatto sulla mia vita di oggi, e in quei momenti a volte sento la sete di sangue. Sento un impulso ad agire in maniera violenta, a far volare cose fuori dalla finestra, a dar sfogo ad una rabbia o a un dolore vecchi che però non sono solo vecchi: sono in qualche modo atavici. Archetipici.


Ecco, li penso: ah, come sarebbe più semplice se accanto a me dormisse la mia spada!




Ok adesso potete chiamare la  neuro.

giovedì 8 settembre 2016

FILOSOFIA SEMISERIA DELL'UOMO PERFETTO


Un paio di giorni fa ho letto su Facebook una vignetta che recitava più o meno:


Donne! Smettetela di leggere che poi noi
 non riusciamo a reggere il confronto
coi vostri personaggi preferiti"


Si trattava chiaramente di uno scherzo, una sana risata e niente di più, ma com'è come non è è da due giorni che ci penso. Beh, ovviamente io sono tra quelle non solo che legge un sacco (Madonna, Kobo santo subito!) ma anche che si è sempre fatta prendere un sacco dai personaggi fino ad avere delle vere e proprie infatuazioni temporanee.


Heathcliff
Voglio dire.
Certi veramente non puoi amarli... per esempio, Renzo? Romeo? Ma quanto bisogna essere scemi?
Ma come non legarsi alla tragica disperazione di Jacopo Ortis, o dello stesso Leopardi? Come non amare la lieve decadenza di Mr Darcy o la lucida follia di Heathcliff? E la allegra spensieratezza di Lorenzo il Magnifico? Chi vuol esser lieto, sia, signore mie. Suvvia, siamo lieti insieme. Par quasi di vederlo!
In tempi più recenti, chi non è rimasta colpita dall'abnegazione di Severus Snape o dalla dedizione totale e dalla passione di James Fraser?


Senza contare che noi ragazze di una certa età (ma non dirò quale) ci hanno cresciute a Principi della Disney. Perchè ora si comincia un po' a ragionare, con personaggi un po' più articolati e complessi,

il Principe Filippo
(la Bella Addormentata)
anche donne forti, ma 20-30 anni fa cari miei la musica era tutta diversa! Arrivavano lancia in resta su magnifici destrieri bianchi e ti salvavano, mica cozze. Ed erano pure belli gentili e ricchi.
Quindi ognuna di noi, pure le femministe, pure quelle che io ballo da sola, ci siamo fatte giocoforza un'idea di quello che volevamo in un uomo sulla base di un campionario di carta e cellulosa totalmente distorto in un momento della nostra vita - e qui sta il punto - in cui l'unico esempio vero di maschio che conoscevamo davvero era il nostro papà, tutto bello infiorettato dal Complesso di Edipo. Non c'erano confronti, non c'era nella nostra vita un esempio che potesse farci dire eh no! qui mi stanno coglionando! riportandoci sulla giusta via. Capite, non avevamo scampo! Cioè noi non lo sapevamo che gli uomini non sono davvero così! Ci hanno fregate con tutte le scarpe!

Poi è ovvio, arriva qualcuno che scrive uno o due buoni romanzi, ti mette li un personaggio che è la summa di tutto quello che fin da bambina hai sempre pensato di desiderare in un uomo, e poi tutto insieme nello stesso uomo (non faccio nomi ma Emily e Marie Claire hanno capito) e qualche pseudointellettuale tutto Umberto Eco e Fedor Dostoevskij (ma con DYD sul comodino, ci scommetterei!) ha pure il coraggio di criticare se resti li con la bocca spalancata e le mosche che entrano!


Ma figuriamoci!


Però a quel punto... arrivano le dolenti note.
Perchè in fondo siamo spostate/fidanzate/accompagnate/trombate/friendzonate con uomini veri, mica di carta. E gli uomini veri non sono mica perfetti. Adesso lo sappiamo anche noi, grazie tante.
Quindi tu sei li che cerchi di trovare la quadra, e magari ti ci vuol del tempo, mica è una roba immediata, quando ad un bel momento vieni seppellita da tutta una serie di psicologi, terapisti, amici volenterosi, esperti di vario genere, che ti dicono no, ehhh bella mia, no no no no. Te non hai mica capito un accidente. Ma zero proprio.
Lo sai perché ci si separa? eh? eh?
Lo sai?
Perché non si riesce a conciliare la fantasia con la realtà. (Ma pensa!)
Perché non si sa superare la fase dell'idillio, quella in cui il tuo uomo vero e quello di carta coincidono, e nel momento in cui si vede la realtà bum! Disastro.
Oh cazzo, ma guarda tu, mio marito non è mica appassionato come Heathcliff! E non gli lava nemmeno gli stivali a Tom Lefroy. Diamine, persino quello stronzo bigotto di Settimo Cielo trombava la moglie una sera si e una no pure con 7 figli! E quindi??? Quindi, signor giudice, prego, quale considera una cifra adeguata per il mantenimento? 


Eh già.

E qui mi sale la parte seria del post.
A quel punto li, cosa devi fare?
Ne parlavo giusto ieri sera con una amica.
Lei molto pratica, donna diciamo "pane al pane", io più nelle nuvole, più sogni e voli pindarici.
E lei sosteneva che devi dare un taglio alle fantasie, perché tanto sono irraggiungibili, e gestire quello che hai per le mani.
Giusto, no? E' quello che dicono anche gli psicologi, esperti ecc... di prima.
Questo implica abbassare il livello delle proprie aspettative.
Che da un punto di vista pratico è giustissimo: come si diceva tempo fa, tiri giù l'asticella e vivi meglio. Ma io ancora mi domando: si tratta di saggezza? o di rinuncia?


Perché dovrebbe essere più saggio modificare i propri obiettivi, piuttosto che lavorare per raggiungerli, anche con fatica? Beh, perché magari non ha senso sbattersi per l'impossibile? Ma è davvero impossibile? E chi lo dice? Chi stabilisce cosa esiste e cosa no, cosa è possibile e cosa no, cosa puoi ottenere e cosa no? In ultima analisi, chi è che ti dice cosa devi volere?
E' un po' come se tu volessi andare in America. Risparmi, ma alla fine hai fondi solo per arrivare fino a Barcellona. Che fai? Abbassi l'asticella e vai a Barcellona oppure stai a casa e continui a risparmiare fino a quando potrai sbarcare a NY? E se qualcuno ti dice che non ce la farai mai, che è troppo costosa, e tu povero operaio cosa pensi di ottenere, che fai? Perseveri, o rinunci?
Lei, la mia amica,  da buon commerciale, dice: un obiettivo deve essere ragionevole e raggiungibile 
Si, ma sfidante, dico io. Sfidante. Altrimenti è solo piattume, e non vedrai mai l'Empire State Building.


Insomma, abbiamo discusso per una bella mezz'ora nella quale io ho preso della Pollon che vive tra le
La Puff
nuvole :-D perchè ho dichiarato senza mezzi termini che, ragionevole o no, la perfezione* E' il mio obiettivo, e che non sono propensa ad accettare niente di meno. Almeno, non passivamente, non di default. Non perché "così è la vita".

A quel punto i nostri figli hanno cominciato ad accapigliarsi e abbiamo dovuto interrompere l'incontro di wrestling, nonché le nostre filosofie.


E il dubbio, comunque, mi resta. E' più saggio Barcellona o New York?






* precisazione del giorno dopo. Quando dico PERFEZIONE intendo la perfezione nella relazione, non l'Uomo Perfetto. Questo significa essenzialmente che sono consapevole che ho il mio ruolo da giocare. Il concetto di perfezione non è univoco: ognuno ha il suo. A me piace il concetto di Olivia Pope (di Scandal, abbiate pazienza sono drogata di serie televisive):


«I don’t want normal, and easy, and simple. I want painful, difficult,
devastating, life-changing, extraordinary love.»

Anche se magari soprassiederei sul "devasting".

martedì 2 agosto 2016

TRIC TRAC TRIC TRAC


Giornate complicate in ufficio.
Uno dei nostri fornitori è fallito e siamo in pieno marasma.
Perchè ovviamente se un fornitore alberghiero va gambe per aria, quando vuoi che lo faccia? A fine ottobre? Sia mai! il 15 luglio, giusto per gradire, perchè altrimenti non ci divertiamo abbastanza. Quindi via, saltare i fossi per il lungo.
Oh!! Io-non-c'ho-più-l'età-cazzarola!!


Sul fronte casalingo abbiamo gestito (...) una piccola emergenza dovuta al fatto che il GG ha sbagliato a prendere le ferie e si trovava una settimana sfasato rispetto alle mie. Non che sia grave ma questa roba mi ha precipitata in un fottutisismo circolo vizioso di tristezza, rabbia, brutti ricordi nonchè una fastidiosa infestazione di fantasmi di vario genere.
Cazzi miei, va bene, mica dico di no.
Però insomma... la cosa era già successa, diversi anni fa, e lui aveva inizialmente sostenuto di essersi sbagliato. Poi messo alle strette aveva ammesso di averlo fatto apposta per "mettersi alla prova" passando del tempo solo coi figli (che potevano avere 3 e 10 anni, o 4 e 11). Ai tempi, la mia netta impressione fu (ed è ancora ripensandoci) che fosse una gran bella balla fatta e finita, e che lui avesse programmato le ferie diciamo concordandosi con qualcuno che non ero io. O magari, non volendo proprio scadere nel complottismo più bieco, anche solo che non avesse voglia di stare due settimane
con me tra i piedi.


Ora per carità è passato tanto tempo e la situazione non è la stessa di allora, però purtroppo il mio cervello è ancora lo stesso, che volete farci.

Tric trac tric trac, gira rotola rimugina e saltella, non ti scordar che la vita è bella
Tric trac tric trac, ragiona sobbalza ballonzola e zampetta, avrà mai fine questa scenetta?

Comunque ha parzialmente risolto e ora ci troviamo solo con un paio di giorni di sfasamento il che tutto sommato va bene. Dai, va bene. Ora ho da gestire gli strascichi emotivi che, ve lo sto dicendo, sono una gran rottura di palle.

venerdì 22 luglio 2016

ARIA DEPRESSA

Ieri sera mio marito mi ha detto qualcosa che mi ha lasciata di stucco.
Mi ha detto che ho sempre l'aria depressa.
Ma chi, io?
Ma davvero?
Impossibile! Io sono conosciuta per spargere gioia a piene mani attorno, sono sempre sorridente, in ufficio mi dicono che metto allegria.
Sono raramente di cattivo umore senza motivo (SPM a parte!) ma anche quando lo sono di solito cerco di sorridere lo stesso. Poi come mi basta poco per essere contenta, a volte mi basta anche poco per intristirmi, e questo è vero.

Ma insomma, ma sul serio ho l'aria depressa?
Mi sono messa a ragionarci su.


La verità è che in questo periodo non riesco a star serena.
Sono sempre preoccupata per qualcosa, arrabbiata per qualcosa, o triste per qualcosa.
In parte è dovuto al Ric, come dicevo giorni fa, e anche se devo dire che il suo comportamento sta lentamente migliorando, continua a essere fonte di tensione. Immagino che ci voglia tempo ma non sono più pessimista come due settimane fa. Cioè... non voglio dare la COLPA a Riccardo. Non lo voglio colpevolizzare per essere come è o per avere l'età che ha. Però è innegabile che abbia un impatto.


Altra parte è dovuta a un... come posso dire.
Una preoccupazione che ho circa la relazione con mio marito.
C'è un punto, una cosa, che non mi torna, che non mi fa stare serena.
Glie ne ho parlato, varie e varie volte, nel corso direi degli ultimi due anni circa - uno e mezzo via - ma purtroppo finora non sembra che io sia riuscita a fare breccia. Che sia questo? Ammetto che potrebbe, il non riuscire a trasmettere quello che penso solitamente mi mette in una disposizione
d'animo piuttosto funerea.
Poi chiaro: la sera, nel letto, accanto al marito ronfante, quando è tutto silenzio e posso sentire le mie rotelle che girano, la cosa appare più grossa di come mi sembri ora, alla luce del giorno, con un sacco di cose da fare e a cui pensare. Tuttavia la domanda è sempre quella: cosa devo fare?


Sposto di nuovo l'asticella?

lunedì 18 luglio 2016

NERVI TESI

Devo ammettere che la situazione complessa col Ric un po' logora.
Anche se adesso si sta comportando abbastanza bene, tranne qualche alzata di testa perché gli stiamo  addosso (posso anche capire che si inalberi a sentirsi sempre sotto controllo, ma se l'è cercata e ora se la becca tutta), credo che si respiri un'aria di generico nervosismo che non fa bene a nessuno.
Peraltro oggi è il primo giorno dell'Estate Finita del Ric. Inizia lo studio a tempo pieno per gli esami.
Significa andare da mia mamma, studiare 9-12 e 14-16 con cellulare sequestrato nelle ore di studio, non uscire nemmeno la sera tranne venerdì e sabato (come se ci fosse scuola), andare a letto presto,  alzarsi alle 7 e poi ricominciare daccapo. 


Il GG ed io non siamo sempre d'accordo sul modo di approcciare il problema, io spingo verso un maggior controllo, su tutte le cose dallo studio all'ordine nell'armadio lui - probabilmente memore anche della sua adolescenza turbolenta - in realtà è meno propenso a marcarlo così stretto come io vorrei. Lui non è stato marcato a vista da ragazzo (i miei suoceri non sono persone severe tranne su argomenti di stampo morale/religioso), ma si è saputo dare una regolata, nonostante sia passato per una rimandatura a settembre e qualche serata finita a botte in discoteca. Probabilmente pensa che Riccardo finirà per sistemarsi da solo, come ha fatto lui, ma io per il momento non sono molto ottimista su questo aspetto e credo che abbia bisogno di paletti molto solidi e molto restrittivi, almeno per un po'.


Ne scaturiscono purtroppo delle brutte litigate perché da una parte io voglio le cose fatte come dico io, perché sono anni che gestisco la situazione tutti i santi giorni,  ma ormai non ce la faccio sempre da sola ad ottenere obbedienza;  dall'altra lui (il marito intendo) si scoccia a sentirsi "dare istruzioni" da me. 


Ma del resto, l'autorità paterna è fondamentale in questa fase, così penso io e anche diversi esperti, e se manca, io la sollecito. E mi spiace, ma non chiederò scusa per questo.


Però è dura.
Da una parte Il Ric, dall'altra il GG e io in mezzo, passando per il povero Nin che alla fine fa le spese di tutto questo nervosismo ed è più irritabile anche lui, passa dalla frignata perenne all'appiccicamento perenne alle mie gonne senza darmi un momento di respiro.


Che devo fare maledizione????









venerdì 15 luglio 2016

EH OGNI TANTO MI PIGLIA COSI'

Eggià.
Per me scrivere è sempre stata fonte di incommensurabile salvezza.
Quando ero ragazzina avevo dei quadernetti per i pensieri e le piccole poesie che mi venivano in mente, o anche per le frasi che leggevo in giro e trovavo in qualche modo congruenti con la mia vita.
In seguito, le Smemoranda la fecero da padrone per anni.
Poi, dopo un periodo "buio" - intendo senza scrivere - apporodai a Splinder, e quando Splinder defunse, a Blogger.


Scrivere è anche un hobby per me, non solo una necessità.
Anni fa sviluppai la passione di riscrivere cose già trite e ritrite cambiandone il punto di vista. Cominciai in grande, modificando i Vangeli (!), poi soprattutto favole. In seguito cominciai a aggiungere pezzi a libri che mi erano piaciuti. Oggi mi diletto anche di serie televisive famose :-)


Tutto questo per dire che si, sono attualmente in quella fase lì... e perciò sto scrivendo alcune personalissime reinterpretazioni.


Un paio le ho pubblicate, qualcos'altro magari verrà.
Non lo faccio per autocompiacimento o per ricevere complimenti a tutti i costi.
Anzi, se vi fanno schifo e me lo dite, almeno aggiusto il tiro :-D


Le pubblico essenzialmente per essere sicura di averle tutte in un unico posto, in attesa che questo diventi il genere letterario più di moda di tutti i tempi e io possa rispolverare quegli scritti e diventare finalmente ricca e famosa.











mercoledì 6 luglio 2016

FINALE

Tre è il numero perfetto e di solito i miei post pesi vanno in trilogia :-) perciò tranquilli: è l'ultimo.
Volevo innanzitutto ringraziare tutti voi per i vostri interventi che sono stati egualmente illuminanti e fonte di riflessione ed ispirazione.

Quello che ho capito, leggendo voi e altrove, ed anche ricordando i miei adorati testi di psicologia sociale della famiglia:

Ogni Adolescente è a se'

Gli stessi metodi non valgono per tutti gli Adolescenti, ne per lo stesso Adolescente in tutti i momenti (ne per lo stesso Adolescente di 30 secondi in 30 secondi per dirla tutta)

Gli Adolescenti devono staccarsi dalla famiglia per trovare la propria identità separata (per farla breve) e lo fanno tramite una dose a volte imbarazzante di oppositività che può sfociare in comportamenti anche dannosi per la salute (sigarette, Maria, girare in moto in 4 senza casco, saltar giù dal tetto dei garage...) o per i progetti di vita (andare male a scuola, abbandonare lo sport...)

Gli Adolescenti sperimentano una vita emotiva piuttosto variabile che passa molto velocemente dall'euforia e il senso di onnipotenza allo svaccamento più nero e tetro senza apparente motivo

Questo non implica un problema psicologico dell'Adolescente ne' una tara caratteriale che si protrarrà in futuro.

Tuttavia se vedi un Adolesente camminare su un cornicione, è sempre bene farlo scendere, anche con le cattive maniere.

Per un Adolescente le cose che contano principalmente sono qui-e-ora, non dando alcuna importanza al futuro. Nello specifico la vita gira essenzialmente attorno agli amici, e alla scoperta del sesso (pensato o praticato, da soli o in compagnia)

Quanto ai genitori.... vademecum spiccio: resistere, resistere, resistere.

1) Non avere aspettative, non fare paragoni
2) Rispettare gli stati d'animo "ormonali" del sedicenne di turno
3) Adattare i propri comportamenti ai singoli momenti
4) Comprendere, spiegare, parlare
5) Comprendere, spiegare, parlare
6) Comprendere, spiegare, parlare
7) Non essere giudicanti
8) Non essere giudicanti
9) Non essere giudicanti
E se non funziona
10) Una buona dose di maniere forti non ha mai ammazzato nessuno.
11) Una buona dose di maniere forti non ha mai ammazzato nessuno.
12) Una buona dose di maniere forti non ha mai ammazzato nessuno.

Che dite? Ci siamo?

martedì 5 luglio 2016

RICAPITOLANDO

Quindi in buona sostanza:
Gli adolescenti hanno bisogno: di una guida, di una mano sicura, di regole chiare, ma non bisogna stargli troppo addosso.
Hanno bisogno di capire chi sono, ma entro certi limiti.
Gli vanno dati dei paletti certi, ma diamine, devono camminare con le proprie gambe
Devono essere tenuti sotto controllo, ma gli va data fiducia.
Devono crescere, ma non devono sbagliare.

Un povero adolescente, e un povero genitore, che CAZZO deve fare in, soldoni? Idee ne abbiamo? Idee pratiche, terra terra.
Beh io si, a dire il vero. L'idea ce l'ho.

Il mio ideale educativo si basa sul dialogo.
Sulle regole, si, ma condivise.
Su quello che io chiamo "generico buon senso" (sarebbe quello che mi fa pensare che un genitore può proibire la qualunque, ma che quando un figlio è fuori casa non lo vedi e alla fine ha poco senso) che poi magari è una minchiata ma io lo chiamo così lo stesso. Sul fatto che un figlio capisca quello che gli succede intorno e perchè sta succedendo. Sul fatto che partecipi alla sua propria crescita personale. Sul fatto che CI SIA una crescita personale e non solo una serie di azioni fatte perchè imposte. NON si basa, fatte le debite eccezioni, sulla coercizione. Questo significa essere liberali? Boh. Magari si.

Ad esempio per far andare Riccardo bene a scuola potrei proibirgli di vedere la morosa, potrei levargli il cellulare, potrei costringerlo a studiare (o meglio a stare alla scrivania) fino alle dieci di sera senza lasciarlo uscire. Studierebbe, se non altro perchè non avrebbe altro da fare, e probabilmente prenderebbe qualche 8 di più.

Ma cosa IMPAREREBBE realmente? A parte Storia e Geografia?
Io dico che non imparerebbe niente. Non certo l'etica dell'impegno e del lavoro, non certo a dare il meglio di se', non certo a fare il proprio dovere. Perchè non starebbe facendo il proprio dovere: starebbe solo seguendo pedissequamente degli ordini superiori, al fine di evitare ritorsioni - o ritorsioni peggiori. Sarebbe al massimo un buon soldato.
Io però non voglio questo per mio figlio - senza nulla togliere agli ex militari presenti :-D

Io desidero che mio figlio studi perchè si rende conto che quella è la via giusta, che lo faccia per se stesso e per il suo futuro, che si impegni perchè sente di doverlo fare, non perchè si trova costretto. Desidero che cresca e che diventi in grado di autodeterminarsi, oltre che di eseguire semplici sequenze di comandi.
Questo vale per lo studio, ma vale per tutto.

Vale per le sigarette: che senso avrebbe proibirgli di fumare quando può tranquillamente farlo fuori dalla mia vista? Certo che non ha il permesso di farlo, ci mancherebbe. Ma nella pratica, nella PRATICA, che senso ha proibire qualcosa che non puoi verificare? Lui dovrà smettere, dovrà capire e dovrà farlo per sua iniziativa, altrimenti non avrà ne senso, ne tantomeno successo.

Vale per la gestione del tempo: è inutile (benchè io lo abbia fatto e lo farò di nuovo per gli ovvi motivi contingenti) che io gli organizzi la giornata dandogli orari di studio e ore libere secondo quanto io ritengo che sia  necessario e auspicabile. E' lui che autonomamente deve pensare, capire, valutare e darsi una disciplina mentale adatta. Non posso dargliela io. Ovvero, posso, mica no. Risolvo il problema contingente, risolvo quei 5 minuti lì. Ma alla prossima occasione siamo daccapo.

E se non lo fa? Se non impara da solo ad autodeterminarsi, a darsi una disciplina? Se non compie una crescita personale quale io auspico? Beh, la prima conseguenza è perdere l'anno scolastico.
Siamo disposti a fargli perdere un anno per insegnargli una grossa lezione?
Cosa conta di più? Che sia promosso, o che capisca determinate cose di se' stesso e di come funziona il mondo? Alla fine una bella stangata vale più di tante parole. 
Il GG dice che si, siamo disposti. Io pure dico che lo siamo, a livello teorico, ma alla fine non ho abbastanza coraggio, e nella pratica agisco come se dicessi di no. Non mi sarei disperata se lo avessero bocciato a giugno, ma a settembre... mi sembrerebbe davvero uno smacco!

Questa è la via lunga,
E' via per la quale non ho mai punito i miei figli per un capriccio ma gli ho sempre spiegato, mille e mille volte, perchè non dovevano farlo e se ancora non capivano, li lasciavo frignare... ma sempre spiegando. Bla bla bla, la regina dei pipponi. Alla fine hanno smesso di fare i capricci, non per paura della sberla ma perchè hanno compreso che era inutile. Ci ho messo di più della media degli altri genitori? Mah, di alcuni si, di altri no. Ma sono piuttosto convinta che a 4 anni mio figlio - il Ric -  comprendesse cose che altri alla medesima età non comprendevano.

Ed è la via dei pipponi ancora oggi, che mio marito ed io ci troviamo a fare con una certa regolarità. O meglio, io faccio dei pipponi, lui tira fuori dei discorsi motivazionali con i controcazzi!

E noi pensiamo che prima o poi faremo breccia.
Magari ci vorrà un po' ma faremo breccia.


Nel frattempo, purtroppo, ho paura che dovrò cedere alla coercizione, almeno per la parte relativa allo studio estivo. Sono entrata in modalità Generale Pattinson. Non mi appartiene, ma se devo.....

Abbiamo questa tendenza, tutte noi mamme mediamente, a cercare di organizzare la vita dei nostri figli sempre al meglio... a volte è inevitabile ma io ho davvero davvero paura che continuare a farlo gli tolga la possibilità di costruirsi strumenti adeguati ad affrontare la vita.

E la Vita, la vita vera, per un adolescente, è davvero dietro l'angolo.
 
OPPURE
 
Oppure a un testina di quiz di 16 anni vanno semplicemente imposte delle cose, controllato che le faccia, indicati dei comportamenti imprescindibili e punito se non li tiene, con piglio severo e pugno di ferro. E sperare che a furia di fare le cose che gli vengono ordinate capisca come gira il mondo.
Non saprei.

lunedì 23 maggio 2016

DI SCHIZZOFRENIE ESTETICHE

Allora vediamo... oggi sono in modalità filosofica.

Mi domandavo... ha senso per una donna "farsi bella"??
Mi spiego (o ci provo come al solito).
Io ho per esempio diverse amiche che si dichiarano femministe.
Soprattutto schierate contro la violenza contro le donne - e li non bisogna essere femministe per capire che le persone non si pestano ne si uccidono ne si minacciano, uomini o donne che siano - e contro il body shaming.

Ora io questo termine non lo conoscevo, perciò lo spiego per gli ignari come me: si tratterebbe della aberrante pratica di giudicare e/o discriminare e/o fare oggetto di scherno e dileggio una persona sulla base della sua stazza fisica. Dal chiamarlo "ciccione" al negargli per esempio un impiego o altro.

Io sono contro il body shaming.
E' ovvio, sia per una questione di generica giustizia, sia per una questione meramente egoistica essendo io sempre stata diciamo rotondetta (quando non proprio palesemente grassa). Io - e anche le mie amiche femministe, e anche tutte le donne che conosco o quasi se vogliamo essere precisi - siamo contro il body shaming e crediamo che una donna (anche un uomo ovviamente) vada apprezzato e considerato per ciò che è e non per ciò che appare.

Ottimo.
Quindi, ricordatemi: perchè stiamo sempre tutte a dieta?

Prendete me, giusto per dire.
Io sto con lo stesso uomo da 25 anni.
Mi ha vista più magra e più grassa di come sono ora, mi ha vista incinta, mi ha vista malata e vomitante, mi ha vista bionda, rossa, ramata, castana, liscia e riccia e tutte le possibili vie di mezzo, mi ha vista messa giù da gara per una serata in discoteca e in jeans stracciati e superga masticate per una scampagnata, mi ha vista truccata e struccata, vestita e nuda, mi ha vista in tutte le guise salse e maniere possibili ed immaginabili. Non dovrebbero essere queste le basi sulle quali si poggia il nostro amore coniugale, così come per parte mia me  ne frego se lui pesa 10 kg di più o ha qualche capello in meno. Giusto?

Quindi perchè, di grazia, perchè diavolo devo (dobbiamo) star li a farmi (farci) le seghe mentali davanti allo specchio? Io sono come sono, perchè mi devo preoccupare se ingrasso? Perchè devo mettere l'olio per far più belli i riccioli, la maglia che evidenzia di qua e nasconde di la, il mascara, che con gli occhi verdi scurire le ciglia fa tutta la differenza del mondo?

Dopotutto grasso è bello (abbasso il body shaming!!) e l'amore lo meritiamo per quello che siamo e non per come ci agghindiamo, no? Giusto?? GIUSTO?? E se non dovrei preoccuparmi di questa questione a riguardo del compagno della mia vita, meno che mai dovrei farlo in relazione ad estranei tipo la gente che incontro per strada, o i colleghi, no?

No.

Quindi qualcuno questa cosa me la spiega?
Perchè pressochè nessuna donna, nemmeno tra le femministe più radicali ed estreme, nemmeno quelle che ancora oggi brucerebbero il reggiseno in piazza (o magari gli attributi di qualche maschietto) accetterebbero di uscire brufolose e impataccate, ognuna cerca sempre di presentarsi al meglio, secondo i propri gusti. Teoricamente, non si dovrebbe no? Al rogo l'apparire! Ma invece qualunque cosa ci diciamo nella nostra testa, la verità è che l'apparire conta, eccome.

Dio che giramento di coglioni!


(per apprezzare meglio il mio livello di schizzofrenia, vi rendo noto che sono la stessa persona che ha scritto quel manifesto della gnocca che comapre alla sezione Marte Vs Venere  di questo blog)

venerdì 13 maggio 2016

DI RELIGIONE - part II

Bene, dire quello in cui non credo è facile.
Più difficile raccontare quello in cui credo.

Innanzitto mi associo alla differenza che è emersa nei i commenti di ieri, tra religione e spiritualità. Io no penso di essere una persona religiosa, perchè la religione prevede una struttura organizzata, con dei vertici, degli itermediari, delle regole ecc.... Penso però di avere una certa spiritualità, solo che me ne occupo, diciamo, privatamente.

Io penso che "qualcosa" al di sopra della vita terrena, esista.
Come Vedetta, mi dico... non può essere tutto qui, fine a se stesso.
Alcuni momenti mi pare ovvio e lampante.
Altri momenti mi dico invece che la ricerca di senso e significato è insita nella natura umana, fa parte di come il nostro cervello funziona, e pertanto è ovvio che siamo portati a credere in qualcosa, anche solo per tranquillizzarci. E che se è così, allora ci raccontiamo solo delle gran favole, con lo scopo di non morire di paura.
Che, voglio dire, sarebbe già uno scopo più che accettabile.
Poi però mi dico anche: ma se siamo fatti così, un motivo ci sarà, anche solo a livello puramente evolutivo. E questo motivo magari è proprio darci la possibilità di percepirlo, questo qualcosa di più grande di noi (e qui il GG direbbe: certo, l'Universo in continua espansione). E che se siamo fatti per percepirlo, magari quel qualcosa c'è davvero. Dopotutto, si perpetuano le caratteristiche che hanno una qualche utilità.

L'idea generale è quella di un cane che gira in tondo senza costrutto cercando di acchiapparsi la coda....

Credo di essere più vicina alle spiritualità antiche che a quelle moderne.
Senza andare a scomodare fate e folletti, credo nel potere insito nella natura, credo che essa sia impregnata di sacralità, di forze che possono essere percepite e incanalate per mezzo della volontà. Credo nell'istinto, che considero la manifestazione del divino dentro di noi. Credo che ognuno di noi possa raggiungere il sacro (gli Dei, il mistero, la magia... date il nome che preferite) e che ognuno lo faccia con i suoi tempi, modi e maniere.

Credo che ci sia una sorta di giustizia superiore che ci riguarda tutti... non un dio buono (o malevolo) che ci premia (o punisce) a seconda delle nostre azioni, ma credo che le nostre azioni plasmino e indirizzino il mondo circostante - anche a livello "supernaturale" - e che prima o poi, quello che hai fatto, ritorni. Non necessariamente dopo che saremo morti, ma qui, nella nostra vita. I nostri nonni lo sapevano, no? Si raccoglie quel che si semina, dice la saggezza popolare.

E credo anche che ci siano cose che non potremo mai spiegare, o che non possiamo spiegare oggi, infarciti come siamo di indifferenza, egoismo, tecnologie varie. Credo che a un certo punto della vita dell'Uomo, ci siamo allontanati dalla natura e abbiamo scelto un cammino diverso fatto di altri valori (benessere, denaro, proprietà) che ci ha allontanati da quelle forze e da quel potere che la natura possiede e che ci ha plasmati nella gioventù della nostra razza.

Non siamo più legati ai cicli naturali, al naturale muoversi delle stagioni, dei raccolti, non siamo più "legati" alla natura come un tempo. E così non la "sentiamo" più. Certo questo è anche un bene: dopotutto mediamente almeno qui in occidente, mangiamo tutti, tutti i giorni. Mangiamo carni anabolizzate, verdure geneticamnete modificate e beviamo latte liofilizzato e bibite chimiche, ma siamo sazi e floridi. Diecimila anni fa, beh. Parliamone.
Ma sono piuttosto persuasa che diecimila anni fa nessun uomo si domandasse quale è il senso della vita, perchè diecimila anni fa lo respiravano, questo senso. Lo conoscevano per istinto. Gli Dei - qualunque significato vogliate attribuire a questa parola - camminavano accanto agli Uomini.

Ora, quando dico queste cose, succede che io stessa mi prenda per pazza da sola.
Perchè io sono una donna del XXI secolo, non credo alle favole come specificato nel post di ieri, e questa cosa di antichi sciamani al centro di cerchi megalitici che evocano la forza della natura a beneficio della tribù nel giorno del solstizio beh, può andar bene per qualche bel film in costume, ma noi viviamo nel mondo vero, mica nella cellulosa.

Eppure.
Eppure ho avuto qualche singolare esperienza nella mia vita che mi porta a pensare che magari sono un po' matta, ma non proprio fuori di testa del tutto.
Ho sentito, davvero sentito fisicamente, nelle gambe nelle braccia, una presenza attorno a me in uno straordinario luogo di culto cattolico, costruito però su un antico sito druidico. Ho sentito una voce, non in senso letterale (altrimenti sarei sotto prozac!) ma una sorta di consapevolezza, come quando si forma un'idea nel cervello e tu sai che è giusta, pur non sapendo da che parte proviene.

Anni fa mi avvicinai - con scopi diciamo culturali - alla lettura dei tarocchi.
Ne posseggo un mazzo, molto bello e straordinariamente evocativo nelle immagini.
Non ho mai "studiato" la lettura dei tarocchi (ogni arcano ha un suo significato preciso, ci sono centinaia di libri che si propongono di insegnarteli) considerando più che altro queste immagini come un mezzo, un tramite attraverso cui dare voce a cose non tanto che ci vengono "rivelate" ma che sappiamo già di nostro pure senza sapere di saperle... grazie a quella scintilla che dicevo, grazie all'istinto.

Le ho usate poche volte, alcune anche un po' per scherzo, non sono certo Madame Babette col turbabnte e il tavolino che trema :-)

Ma ogni volta che sono riuscita a rilassarmi adeguatamente, fare adeguato silenzio dentro di me, e aprire la mia mente (è uno stato che per me ha un significato preciso, facilissimo da riconoscere quando mi ci trovo) ho "letto" informazioni sulla vita di chi mi stava davanti alle quali oggettivamente, per quanto io abbia cercato in ogni modo di venirne a capo in modo razionale, non avrei mai potuto avere accesso prima di quel momento. Lo dico, perchè si trattava nello specifico di persone mai viste prima, incontrate ad una festa.

State chiamando la Neuro Deliri?
Forse al vostro posto io lo farei :-)
Non sono comunque pazza al punto di credere che le carte ti dicano il futuro.
Però... non so. Sono uno strumento come un altro, che a certe condizioni possono darti la possibilità di accedere ad una conoscenza... diciamo inconscia. Questo si, lo credo. E se esiste questa "conoscensa inconscia" significa che c'è del sacro dentro di noi.
Fila il ragionamento?

Inoltre penso al fatto che tutte le religioni, in tutti i paesi, con modi diversi, hanno sempre onorato la stessa cosa: la Vita, ed i suoi principi generatori femminile e maschile.
No, non sono omofoba, tranquilli, però è chiaro che la vita si crea da maschio e femmina. Ogni tipo di religione e ogni spiritualità ha sempre onorato una Grande Madre ed il suo consorte. La Dea ed io Dio ancestrali (vedi per esempio le mitologie celtiche), Iside e Osiride, Zeus e Era ecc... persino il cristianesimo rende culto a Maria - pur avendola spogliata purtroppo di qualunque significato.  E il dio dell'antico testamento aveva una moglie, incredibile ma vero, chiamata Asherah. Addirittura è proprio scritto, nei primi passi, che Dio non era solo. Nella versione originale in aramaico, il termine poi tradotto con "Dio" è Elohim. Elohim è plurale. Il singolare è El.
Credo che questo sia stato soltanto il modo che la mente umana ha usato per classificare, per rendere comprensibile le altrimenti misteriose vie della Natura, quella forze e quel potere di cui parlavo all'inizio, che sono stati "personalizzati" per una più semplice fruizione, diciamo. Per renderle simili a noi e capirle (e non noi simili a loro)

Quanto al dove andremo dopo la morte.... chi può saperlo.
Io credo che qualcosa di noi permanga.
La nostra essenza, il nostro nocciolo, quello che "siamo" davvero e profondamente, non si perde. Anima, spirito.. fantasma.... chiamatelo col nome che vi fa meno ridere :-D
Non so se ce ne andremo in giro mantenendo una consapevolezza simile a quella che abbiamo in vita (ma ne dubito!), probabilmente avremo una "forma" del tutto inaspettata e impensabile prima di provarla... però si. Qualcosa resta. Non posso pensare al nulla assoluto, all'assenza totale, è un concetto che la mia mente rifiuta completamente, non concepisce proprio.
A volte mi dico: è facile. Ovunque andremo, sarà lo stesso che prima di nascere. Prima di nascere "non eravamo" ma la cosa non ci sconvolge più di tanto, perchè dovrebbe sconvolgerci il "non essere" dopo la morte? Dopotutto ci siamo già passati.

Ma il mio cervello si rifiuta di elaborare.
Più in la di così per il momento non sono andata.

venerdì 29 aprile 2016

#LESEGHEMENTALIDELLAPUFF

A seguito delle precedenti esternazioni.... la riflessione giunge spontanea.
Questo post non fa più parte del tema del mese delle StorMoms, ma del personale programmino di seghe mentali della Puffola.
Un giorno mi inventerò un logo e un # e lo farò diventare virale :-D
Stay tuned.

Orbene, eravamo arrivati ad "arrangiati".
Arrangiati mi piace, arrangiati è bello, arrangiati è nostro amico.
Arrangiati vuol dire "ehi! non sono mica sempre qui a pulirti il culo (francesismo caro al Leopardi) ad un bel momento bisogna che tu impari a pulirtelo da te"

Questo può avere vari significati alle diverse età e se vogliamo con un bambino è più facile, perchè le richieste a cui puoi rispondere arrangiati sono di natura squisitamente pratica: dal mangiare da solo (1-2 anni) al "maaaaaaamma non trovo i calzini" (dai 3 ai 99 anni). Se mio figlio ha un cassetto pieno di calzini e non li trova, non mi sento per niente in colpa nel rispondergli "sono lì, se non li trovi ARRANGIATI vai a piedi nudi"
Vi pare?

Altro discorso è quando le richieste - e intendo le richieste educative, i bisogni educativi - si fanno meno pratici e più emotivi. Questo ovviamente con l'avanzare dell'età (quando i calzini non li trovano lo stesso ma almeno hanno il buon gusto di non strillartelo da una stanza all'altra).

Partiamo dall'esempio: Il Ric.
Il Ric sta facendo il coglione con la scuola, e questo oramai lo sanno anche i muri.
E' in grossi guai, un giorno sembra volerne uscire il giorno dopo sembra sbattersene altamente i sacrosanti. Ha studiato forte (espressione cara a Christian Gray) per un'interrogazione negli scorsi giorni e ha avuto un buon risultato, ma domani ha un compito in classe e pare che improvvisamente abbia "smesso di capire" che se non studia prende 4 e rovina anche il buon risultato di ieri.

Ora per come sono fatta io, il mio primo istinto sarebbe il famoso "arrangiati"
No, il primo è ammazzarlo, arrangiati è il secondo.
Arrangiati che vuol dire: ti ho spiegato, ti ho parlato, abbiamo discusso, ti ho incoraggiato, ti ho punito e non è servito, ti sei messo ugualmente nei casini, mo' ti gestisci e se ti costa l'estate o l'anno affari tuoi.

Benissimo, no?
Corerente.

Ma.
Ma come la mettiamo col fatto che gli adolescenti vanno guidati?
Col fatto che hanno bisogno di un riferimento, di paletti saldi e di qualcuno che gli dia una direzione?
Guidati come, guidati dove?
Guidati esattamente cosa vuol dire?
Arrangiati e guidati non vanno mica daccordo.
Quand'è che smetto di guidare e inizio ad arrangiarlo?

Se io lo chiudo in casa, gli levo il cellulare e lo guardo a vista mentre studia, lo sto guidando o sto levando io le sue castagne dal fuoco obbligandolo per forza di cose a fare quello che in autonomia non farebbe? E se anche fosse il secondo caso, avendo lui solo 15 anni, non sarebbe comunque in certo qual modo giusto farlo?

E se al contrario gli dico che mi sono rotta di corrergli dietro, lo sto educando ad assumersi la responsabilità delle sue azioni o lo sto abbandonando a se stesso nel momento in cui ha più bisogno di me?

Dove sta il confine?

Idee?












venerdì 11 marzo 2016

MEMORIE A LUNGO TERMINE

Io non so perchè, giuro che davvero non lo so, ma in questo periodo sto rimuginando parecchio sul passato.
Bella bazza.

Ieri c'è stata un'occasione da nulla, chiacchierando con una mia amica si parlava di mariti, lei si lamentava del suo che è poco collaborativo, e a mo' di giustificazione aggiungeva "si però preferisco comunque così di quelli coi segretucci che occultano il cellulare".

Ecco basta una cosa da poco come questa per riattivare i miei neuroni mnemonici i quali non sanno mai dove cazzo sta il mio dannato cellulare, ma quanto ad avvenimenti di 3-4-5-6 anni fa sono sul pezzo come il capitano Flint abbarbicato al cannone prima dell'abbordaggio della Urca. Sti stronzi.

E così mi sovvengono episodi e conversazioni che per quanto innegabilmetne appartenenti al passato, ancora allungano le loro ossute scheletriche maledettissime ombre verso il presente. E parlo di un presente connesso soprattutto con la mia testa, con quello che succede dentro (e non fuori) di me ogni qualvolta uno sprazzo di ricordo si fa strada fino all'avanguardia, superando la masnada di blocchi psichici che mi sono imposta al fine di trattenerli nelle retovie.

Tutte metafore guerrafondaie, oggi.
Interessante.

La prima cosa che sento montare è la rabbia, immagino perchè è la prima che ho soppresso a suo tempo, per fini pratici e strategici. Una rabbia che sento radicata e profonda, per aver permesso ad una persona esterna, a qualcun "altro" di mentirmi e umiliarmi, di farmi sentire inadeguata, piccola ed inutile. Per aver abdicato a me stessa ed aver messo il mio benessere in mano ad altri.
Rabbia verso me stessa, oggi, per aver accettato giustificazioni, per aver creduto ad una buona fede molto dubbia, per non aver avuto i "coglioni" di fare allora quello che onestamente andava fatto.

Intendiamoci: non sono pentita. Assolutissimamente no.
Sono tuttora convinta che le mie scelte siano state quelle giuste e non le rinnego, anzi le abbraccio ogni giorno.

Ma quando il mio sguardo volge all'interno, quando sono sola con me stessa, quando bado solamente a quel che provo davvero nel nocciolo più profondo di me, beh, in quei momenti penso che avrei dovuto avere più coraggio. Che se lo avessi avuto probabilmente avrei sofferto meno, in un modo o nell'altro. Mi viene il pensiero di essere stata guidata dalla paura più che dal buon senso, dal dolore più che dalla coerenza. Mi sento spinta a dubitare, non delle scelte compiute (come ho detto, le riconfermo quotidianamente), ma delle motivazioni dietro di esse.
L'idea di avere (forse) agito per paura mi atterrisce, anche se il risultato è stato comunque positivo.

Ripenso alle cose che sono state dette e fatte e mi domando: ma come cazzo hai potuto sopportarlo? Ma cosa sei, una patetica donnetta lacrimosa?

Poi però penso che no, non sono una donnetta lacrimosa, e che se non lo sono oggi forse parte del merito è anche del lavoro su me stessa che quegli avvenimenti mi hanno spinta a fare. Sono cambiata in modi che in parte sono completamente nascosti, ho dovuto scendere a tremendi compromessi che non mi saerei mai immaginata di poter gestire, ho cambiato il mio approccio alla vita, ai sentimenti, alla famiglia, al matrimonio e all'amore. Sono diventata meno egocentrica, più consciamente comprensiva, ovvero: ho imparato a comprendere il mio prossimo in maniera attiva, in maniera consapevole - che è molto diverso sia dal giustificare e via, sia dal condannare e via.

Di questo sono lieta.

Tuttavia spesso mi sento ancora ferita e umiliata come allora.
Non ho percezione di quanto e come l'altra parte dell'equazione sia realmente cambiata rispetto agli atteggiamenti che ci hanno portato a suo tempo sull'orlo del baratro. Non so, nei fatti, se lo sia davvero. Sospetto però che ancora manchi una comprensione profonda di quanto avvenuto, dei sentimenti ad esso correlati, anche se devo ammettere che potrebbe essere soltanto una mia paranoia. Vero è che una ammissione di responsabilità non c'è mai veramente stata: quello che ho avuto sono state generiche giustificazioni e allusioni a quanto io fossi esagerata.

E poichè, così si dice, chi non comprende i propri errori è generalmente destinato a ripeterli, devo ammettere che non riesco più ad essere completamente tranquilla. E bisogna che io me ne faccia una ragione.

Alla faccia di "non posso mica pagare per tutta la vita".