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martedì 6 dicembre 2016

SGHIGNAZZARE GENTE, SGHIGNAZZARE


Una volta ero una dura e pura sempre in sella al suo bel destriero e lancia in resta.
Se qualcosa non mi andava bene, mi alzavo in piedi e combattevo le mie battaglie (sto parlando essenzialmente di vita professionale), ci mettevo la mia faccia e anche altre parti del corpo che capitava venissero prese a calci. Non mi sono mai tirata indietro anche a costo di rimetterci del mio, altra cosa che è capitata in più di una occasione.


Ora sono cambiata.

Ho finalmente appreso una lezione che il maestro Niccolò Machiavelli tenta di insegnarmi da quando ero in terza superiore: la sottile arte del pigliare per il culo la gente senza che i destinatari si accorgano di essere presi per il culo. E' meraviglioso perchè queste persone ti guardano ammiccando pensando di esserti complici, e invece sono bersagli. Da molta soddisfazione.


Se a questo aggiungi una dose sana di salamelecchi roboanti (anche se per niente sentiti) e avrai come risultato persone che ritengono di avere preso delle decisioni mentre sei tu che li hai portati per mano esattamente dove volevi che andassero.


A questo punto mi domando: questo significa che sono diventata più saggia? più vecchia? o più stronza?


Ai poster(ior)i l'ardua sentenza.



lunedì 17 ottobre 2016

FUCK THE DIET


Stavolta devo proprio rimettermi a dieta, oh che due maroni.
Eh, diciamo che la quantità di carboidrati ed alcol dalla fine di agosto in avanti è stata decisamente eccessiva: prima le ferie, poi la stagione che si è mantenuta calda e soleggiata praticamente fino a una settimana fa ha invogliato parecchissimo allo sgarro. C'è un ottimo bar da aperitivi a 10 mt dal cancello di casa, ed una buona pizzeria ha appena aperto a 10 mt nella direzione opposta.  Mettici una amica sciacquetta come me che meglio uno spriz che andare a casa a cucinare, e metti pure che i suoi figli sono amici del mio e che la temperatura era mite... e il danno è fatto. Pizzetta? Birrino? Pronti via.


Porca di quella puttanissima miseria ladra urfida e schifida.


Non ho gran che voglia di fare sacrifici, ammettiamolo, ma comunque sono abbastanza motivata.
Solo che il momento di mettersi ufficialmetne a stecchetto di solito mi fa partire certe menate mentali da Guinnes che preferirei parecchio evitare.


E' qualcosa a cui non riesco ad abituarmi che l'apprezzamento altrui, a volte addirittura l'amore, e pertanto l'autostima, debbano passare per il peso corporeo. mi manda in bestia, non tanto il fatto che sia così in se e per se (e lo è, basta guardarsi attorno) quanto il fatto che pur odiandola... cedo alla medesima logica.
E lo faccio di nascosto da me stessa, perchè spono VERAMENTE furba... mi dico che è per la salute, per non sentirmi gonfia, per essere più attiva. Ed è vero, per l'amor di dio. Ma  quando mi specchio, mi frega assai di essere più attiva. Mi faccio schifo e voglio essere più bella, punto.

Porca vacca come mi girano.


Poi sono io che sono così con me stessa, ma non con gli altri.
Il GG, per esempio, pur restando un uomo in buona forma (per la sua età, ma questo non diteglielo), è una bella fetta più pesante di quando l'ho conosciuto, forse anche una quindicina di chili. Beh era un po' scheletrico a 20 anni, bisogna dire. Ma quando guarda la sua pancetta incipiente con aria depressa mi da persino fastidio: cosa crede, che ti ami per come appare? Sempre dando per scontato che si preoccupi del mio giudizio, e non di quello di altrui.
Ma dai, gli dico, finiscila di crucciarti, sei bello lo stesso. E lo penso, mica no. Non mi frega veramente niente se ha qualche chilo in più.
Mi piace lo stesso, forse perchè sono una donna?
Ora mi parte l'altro pippone, quello sessista, occhio.......
Perchè noi donne guardiamo col cuore, se una persona la ami non importa l'aspetto.
Invece gli uomini guardano con gli occhi e basta.
Come dice il GG, loro hanno bisogno di "stimoli visivi".
Che ovviamente fanno a cazzotti con la cellulite, #mainagioia.


Vabbè la smetto perchè quando mi piglia così male, qualcuno di voi lo ricorderà, so da dove inizio ma non so mai dove vado a finire, quindi bon.
Penso di essere l'unica scema sulla faccia della terra che applica il "doppio standard" a proprio sfavore. Pace.
Resta il fatto che sono a regime no carb, no alcol, no dolci, no carne (quello a prescindere).... e che onestamente con tutti sti "no" mi resta il dubbio se posso sgranocchiare almeno un gambo di sedzano ogni tanto.

Speriamo di scopare tanto, almeno, altrimenti mi butto da un ponte.







giovedì 8 settembre 2016

FILOSOFIA SEMISERIA DELL'UOMO PERFETTO


Un paio di giorni fa ho letto su Facebook una vignetta che recitava più o meno:


Donne! Smettetela di leggere che poi noi
 non riusciamo a reggere il confronto
coi vostri personaggi preferiti"


Si trattava chiaramente di uno scherzo, una sana risata e niente di più, ma com'è come non è è da due giorni che ci penso. Beh, ovviamente io sono tra quelle non solo che legge un sacco (Madonna, Kobo santo subito!) ma anche che si è sempre fatta prendere un sacco dai personaggi fino ad avere delle vere e proprie infatuazioni temporanee.


Heathcliff
Voglio dire.
Certi veramente non puoi amarli... per esempio, Renzo? Romeo? Ma quanto bisogna essere scemi?
Ma come non legarsi alla tragica disperazione di Jacopo Ortis, o dello stesso Leopardi? Come non amare la lieve decadenza di Mr Darcy o la lucida follia di Heathcliff? E la allegra spensieratezza di Lorenzo il Magnifico? Chi vuol esser lieto, sia, signore mie. Suvvia, siamo lieti insieme. Par quasi di vederlo!
In tempi più recenti, chi non è rimasta colpita dall'abnegazione di Severus Snape o dalla dedizione totale e dalla passione di James Fraser?


Senza contare che noi ragazze di una certa età (ma non dirò quale) ci hanno cresciute a Principi della Disney. Perchè ora si comincia un po' a ragionare, con personaggi un po' più articolati e complessi,

il Principe Filippo
(la Bella Addormentata)
anche donne forti, ma 20-30 anni fa cari miei la musica era tutta diversa! Arrivavano lancia in resta su magnifici destrieri bianchi e ti salvavano, mica cozze. Ed erano pure belli gentili e ricchi.
Quindi ognuna di noi, pure le femministe, pure quelle che io ballo da sola, ci siamo fatte giocoforza un'idea di quello che volevamo in un uomo sulla base di un campionario di carta e cellulosa totalmente distorto in un momento della nostra vita - e qui sta il punto - in cui l'unico esempio vero di maschio che conoscevamo davvero era il nostro papà, tutto bello infiorettato dal Complesso di Edipo. Non c'erano confronti, non c'era nella nostra vita un esempio che potesse farci dire eh no! qui mi stanno coglionando! riportandoci sulla giusta via. Capite, non avevamo scampo! Cioè noi non lo sapevamo che gli uomini non sono davvero così! Ci hanno fregate con tutte le scarpe!

Poi è ovvio, arriva qualcuno che scrive uno o due buoni romanzi, ti mette li un personaggio che è la summa di tutto quello che fin da bambina hai sempre pensato di desiderare in un uomo, e poi tutto insieme nello stesso uomo (non faccio nomi ma Emily e Marie Claire hanno capito) e qualche pseudointellettuale tutto Umberto Eco e Fedor Dostoevskij (ma con DYD sul comodino, ci scommetterei!) ha pure il coraggio di criticare se resti li con la bocca spalancata e le mosche che entrano!


Ma figuriamoci!


Però a quel punto... arrivano le dolenti note.
Perchè in fondo siamo spostate/fidanzate/accompagnate/trombate/friendzonate con uomini veri, mica di carta. E gli uomini veri non sono mica perfetti. Adesso lo sappiamo anche noi, grazie tante.
Quindi tu sei li che cerchi di trovare la quadra, e magari ti ci vuol del tempo, mica è una roba immediata, quando ad un bel momento vieni seppellita da tutta una serie di psicologi, terapisti, amici volenterosi, esperti di vario genere, che ti dicono no, ehhh bella mia, no no no no. Te non hai mica capito un accidente. Ma zero proprio.
Lo sai perché ci si separa? eh? eh?
Lo sai?
Perché non si riesce a conciliare la fantasia con la realtà. (Ma pensa!)
Perché non si sa superare la fase dell'idillio, quella in cui il tuo uomo vero e quello di carta coincidono, e nel momento in cui si vede la realtà bum! Disastro.
Oh cazzo, ma guarda tu, mio marito non è mica appassionato come Heathcliff! E non gli lava nemmeno gli stivali a Tom Lefroy. Diamine, persino quello stronzo bigotto di Settimo Cielo trombava la moglie una sera si e una no pure con 7 figli! E quindi??? Quindi, signor giudice, prego, quale considera una cifra adeguata per il mantenimento? 


Eh già.

E qui mi sale la parte seria del post.
A quel punto li, cosa devi fare?
Ne parlavo giusto ieri sera con una amica.
Lei molto pratica, donna diciamo "pane al pane", io più nelle nuvole, più sogni e voli pindarici.
E lei sosteneva che devi dare un taglio alle fantasie, perché tanto sono irraggiungibili, e gestire quello che hai per le mani.
Giusto, no? E' quello che dicono anche gli psicologi, esperti ecc... di prima.
Questo implica abbassare il livello delle proprie aspettative.
Che da un punto di vista pratico è giustissimo: come si diceva tempo fa, tiri giù l'asticella e vivi meglio. Ma io ancora mi domando: si tratta di saggezza? o di rinuncia?


Perché dovrebbe essere più saggio modificare i propri obiettivi, piuttosto che lavorare per raggiungerli, anche con fatica? Beh, perché magari non ha senso sbattersi per l'impossibile? Ma è davvero impossibile? E chi lo dice? Chi stabilisce cosa esiste e cosa no, cosa è possibile e cosa no, cosa puoi ottenere e cosa no? In ultima analisi, chi è che ti dice cosa devi volere?
E' un po' come se tu volessi andare in America. Risparmi, ma alla fine hai fondi solo per arrivare fino a Barcellona. Che fai? Abbassi l'asticella e vai a Barcellona oppure stai a casa e continui a risparmiare fino a quando potrai sbarcare a NY? E se qualcuno ti dice che non ce la farai mai, che è troppo costosa, e tu povero operaio cosa pensi di ottenere, che fai? Perseveri, o rinunci?
Lei, la mia amica,  da buon commerciale, dice: un obiettivo deve essere ragionevole e raggiungibile 
Si, ma sfidante, dico io. Sfidante. Altrimenti è solo piattume, e non vedrai mai l'Empire State Building.


Insomma, abbiamo discusso per una bella mezz'ora nella quale io ho preso della Pollon che vive tra le
La Puff
nuvole :-D perchè ho dichiarato senza mezzi termini che, ragionevole o no, la perfezione* E' il mio obiettivo, e che non sono propensa ad accettare niente di meno. Almeno, non passivamente, non di default. Non perché "così è la vita".

A quel punto i nostri figli hanno cominciato ad accapigliarsi e abbiamo dovuto interrompere l'incontro di wrestling, nonché le nostre filosofie.


E il dubbio, comunque, mi resta. E' più saggio Barcellona o New York?






* precisazione del giorno dopo. Quando dico PERFEZIONE intendo la perfezione nella relazione, non l'Uomo Perfetto. Questo significa essenzialmente che sono consapevole che ho il mio ruolo da giocare. Il concetto di perfezione non è univoco: ognuno ha il suo. A me piace il concetto di Olivia Pope (di Scandal, abbiate pazienza sono drogata di serie televisive):


«I don’t want normal, and easy, and simple. I want painful, difficult,
devastating, life-changing, extraordinary love.»

Anche se magari soprassiederei sul "devasting".

giovedì 4 agosto 2016

DI PRIVILEGI

Purtroppo devo rassegnarmi: da ora in poi, una consistente parte delle mie finanze dovrà essere dedicata al ripristino del colore della chioma. Ieri in ascensore - ma come cazzabubola mi è venuto in mente - ho abbassato la testa, e ho visto. Fili argentei ovunque sui miei riccioli.
Questo non è possibile, di più: non è nemmeno concepibile!
Ma quando è successa 'sta cosa?
Che poi, fossi alta 1.80 pace, chi me la vede la cima della capoccia?
Ma io sto sul metro e mezzo, praticamente se ne accorgono anche i compagni di classe del Nin!
No no, non va mica bene, non va.


Invecchiare è questo.

Quando hai 20 anni e, che so, un giorno ti fa male una spalla, sai che prima o poi ti passa e che torni come prima, e nn ci pensi più. Ma alla mia età? Quanto ti prende un acciacco più che altro la consapevolezza che ti assale è che te lo porterai dietro per sempre, nel senso che magari migliora, magari mica sempre ti fa male, ma comunque è lì, in agguato. Attende nell'ombra.
Così il mio collo incriccato può star peggio sotto l'aria condizionata e meglio al calduccio sulla spiaggia, ma sempre incriccato resta. Il mal di schiena che mi ha sorpreso lo scorso inverno regalandomi due nuovi amici migliori (Voltaren e Muscoril) ora non c'è più, ma prova a fare
un movimento un po' più così invece che cosà che subito i muscoli mi dicono "ehi, oh! che fai? Occhio neh? siam sempre qui pronti!"


Per non parlare della vista, quella è una tragedia vera.
Me ne sono accorta da qualche mese a questa parte, perchè devo allontanare le cose che leggo. Oddio che ansia! La sera specialmente, con gli occhi stanchi, un disastro totale. Intuisco quel che c'è scritto attraverso il velo di una indecente sfocatura e le forme indistinte delle lettere. Praticamente leggo per esperienza. Finchè mi basteranno le braccia bene, dopo dovrò rassegnarmi a mettermi qualcosa sul viso.  E non c'è prprio rimedio.


Ecco cos'è: invecchiare è irrimediabile.
Ma poi ci penso bene e capisco che non è il caso di lamentarsi: dopotutto è un privilegio che non a tutti è concesso.



mercoledì 20 luglio 2016

UN AMORE STRAORDINARIO

Sono sempre stata affascinata dall'amore in ogni sua forma, fin da bambina.
Nel periodo delle elementari, per me "amore" sigificava qualcosa che vedevo in tv e al cinema.
Ero vagamente consapevole che in tutte le storie che si rappresentavano sullo schermo prima o poi i due protagonisti sperimentavano "un qualchecosa" che inevitabilmente sfociava in un bacio appassionato o in una (casta, ai tempi) scena di sesso. 

L'amore per me era qualcosa che succedeva intanto che i due erano impegnati in altro, vuoi a inseguire una pietra verde, vuoi a combattere un Impero Galattico, vuoi a impedire che i nazisti entrassero in possesso di qualche sacra reliquia dai poteri esoterici.

Ad un certo punto, ma non saprei dire a che età di preciso, mi resi conto (credo in parte anche guardando i miei genitori che si sono sempre voluti bene) che l'amore non era semplicemente un aspetto della vita come mangire o dormire,  separato da tutto il resto, come mi era sembrato fin li, 
ma ne impregnava ogni aspetto. Ricordo come fosse oggi che pensai: "Ma se ti innamori e ti sposi, poi vivi con quella persona sempre, e quindi l'amore rimane sempre li, mentre fai tutto il resto"
Lasciando perdere l'ingenuità di quel "sempre", potevo avere 12-13 anni, questa fu una vera rivelazione per me, un colpo veramente grosso.
Credo che in quel momento gettai le basi di quella che sono oggi, emotivamente parlando, perchè in quel preciso fatidico momento diventai una romantica, e cominciai a fare sogni per il futuro.

E quello che ho sempre sognato da allora è un amore straordinario.
Niente altro: un amore straordinario.

Certo, ho sempre saputo di volere dei figli, un bel lavoro, qualche disponibilità economica per poter viaggiare, come penso più o meno tutti.
Per un certo periodo, affascinata dal femminismo, sperai in una carriera brillante e luminosa e mi dissi che potevo farcela da sola, che ero una donna forte, che non avevo bisogno di nessuno. Me la raccontavo, specie se considerate che ho conosciuto mio marito poco dopo aver compiuto 19 anni
Il centro, il fulcro, non è mai stata la carriera, ne la ricchezza.
Era un amore straordinario.

«Non voglio una cosa normale, facile e semplice. Voglio un amore doloroso, difficile, devastante, straordinario, che ti cambia la vita.» -cit

Non un amore ad ogni costo, no.
Non un amore malato o sbagliato.
Ma un amore pazzesco, inarrivabile, ineluttabile, inesorabile e fatale, strepitoso e indescrivibile.
Naturalmente nei miei sogni di tredicenne, il "lui" della situazione era esattamente questo: non un principe azzurro bellissimo, non un cavaliere coraggioso, non un intrepido agente segreto. Era uno qualunque, ma che mi amava esattamente così. Con urgenza, follemente. Passionale ai limiti della violenza. Uno che avrebbe rischiato la vita per avermi, che avrebbe pianto nel perdermi e che avrebbe fatto qualunque cosa per tenermi. Già. Proprio così. Utopico piuttosto e anzichenò!

Ora, beh, non ho più tredici anni, e nemmeno diciannove, ma non sono tanto cambiata, nell'essenza della questione. Solo mi domando cosa significhi "amore straordinario" nella vita vera.
Ah si, perchè viviamo nella vita vera, sapete? Eh, già. Che fregatura.
Uomini come quelli che sognavo, ne esistono?
C'è un angioletto sulla mia spalla destra che mi dice "ma dai, sono solo fantasie, riprenditi!" (riprenditi sassenach, dice, a dire il vero, lo stronzo, il che mi fa pensare che sia un dannato amico del giaguaro, ndP)
E un diavoletto sulla spalla sinistra che dice "se può essere sognato, può essere fatto"

E indovinate un po'? Sono d'accordo col diavolo.
Che sorpresa, eh?
Se può essere sognato, può essere fatto.
E questo significa che non si fa da se, ma bisogna farlo.
Bisogna dargli una manina, al destino... lui magari ci fa incontrare ma dopo sta a noi far diventare straordinario il resto della vita.


Naturalmente, in due.


Ma guarda! E io che pensavo di scrivere un post originale.



lunedì 23 maggio 2016

DI SCHIZZOFRENIE ESTETICHE

Allora vediamo... oggi sono in modalità filosofica.

Mi domandavo... ha senso per una donna "farsi bella"??
Mi spiego (o ci provo come al solito).
Io ho per esempio diverse amiche che si dichiarano femministe.
Soprattutto schierate contro la violenza contro le donne - e li non bisogna essere femministe per capire che le persone non si pestano ne si uccidono ne si minacciano, uomini o donne che siano - e contro il body shaming.

Ora io questo termine non lo conoscevo, perciò lo spiego per gli ignari come me: si tratterebbe della aberrante pratica di giudicare e/o discriminare e/o fare oggetto di scherno e dileggio una persona sulla base della sua stazza fisica. Dal chiamarlo "ciccione" al negargli per esempio un impiego o altro.

Io sono contro il body shaming.
E' ovvio, sia per una questione di generica giustizia, sia per una questione meramente egoistica essendo io sempre stata diciamo rotondetta (quando non proprio palesemente grassa). Io - e anche le mie amiche femministe, e anche tutte le donne che conosco o quasi se vogliamo essere precisi - siamo contro il body shaming e crediamo che una donna (anche un uomo ovviamente) vada apprezzato e considerato per ciò che è e non per ciò che appare.

Ottimo.
Quindi, ricordatemi: perchè stiamo sempre tutte a dieta?

Prendete me, giusto per dire.
Io sto con lo stesso uomo da 25 anni.
Mi ha vista più magra e più grassa di come sono ora, mi ha vista incinta, mi ha vista malata e vomitante, mi ha vista bionda, rossa, ramata, castana, liscia e riccia e tutte le possibili vie di mezzo, mi ha vista messa giù da gara per una serata in discoteca e in jeans stracciati e superga masticate per una scampagnata, mi ha vista truccata e struccata, vestita e nuda, mi ha vista in tutte le guise salse e maniere possibili ed immaginabili. Non dovrebbero essere queste le basi sulle quali si poggia il nostro amore coniugale, così come per parte mia me  ne frego se lui pesa 10 kg di più o ha qualche capello in meno. Giusto?

Quindi perchè, di grazia, perchè diavolo devo (dobbiamo) star li a farmi (farci) le seghe mentali davanti allo specchio? Io sono come sono, perchè mi devo preoccupare se ingrasso? Perchè devo mettere l'olio per far più belli i riccioli, la maglia che evidenzia di qua e nasconde di la, il mascara, che con gli occhi verdi scurire le ciglia fa tutta la differenza del mondo?

Dopotutto grasso è bello (abbasso il body shaming!!) e l'amore lo meritiamo per quello che siamo e non per come ci agghindiamo, no? Giusto?? GIUSTO?? E se non dovrei preoccuparmi di questa questione a riguardo del compagno della mia vita, meno che mai dovrei farlo in relazione ad estranei tipo la gente che incontro per strada, o i colleghi, no?

No.

Quindi qualcuno questa cosa me la spiega?
Perchè pressochè nessuna donna, nemmeno tra le femministe più radicali ed estreme, nemmeno quelle che ancora oggi brucerebbero il reggiseno in piazza (o magari gli attributi di qualche maschietto) accetterebbero di uscire brufolose e impataccate, ognuna cerca sempre di presentarsi al meglio, secondo i propri gusti. Teoricamente, non si dovrebbe no? Al rogo l'apparire! Ma invece qualunque cosa ci diciamo nella nostra testa, la verità è che l'apparire conta, eccome.

Dio che giramento di coglioni!


(per apprezzare meglio il mio livello di schizzofrenia, vi rendo noto che sono la stessa persona che ha scritto quel manifesto della gnocca che comapre alla sezione Marte Vs Venere  di questo blog)

venerdì 20 maggio 2016

I BUONI CONSIGLI DI HARVEY

Come direbbe Harvey Specter, è ora che io mi dia una cazzo di regolata. Due punti, uno pratico uno emotivo

Quello pratico è relativo alla svogliatezza cosmica che mi ha preso ormai alcuni mesi fa e che non mi abbandona. Io faccio una vita piuttosto normale, incasinata come tutte le mamme, ma non più di tante altre. Non sono mai stata una brava massaia, sebbene mi piacerebbe avere sempre la casa linda e pinta, la cena pronta, una torta in forno e il chiarore diffuso delle candele in sala. Detesto le faccende domestiche, odio andar a fare la spesa, mi sta sul culo pure farla online, per dire. Fino a un po' di tempo fa, gestivo. Mi dava noia, ma tiravo avanti. Da qualche tempo a questa parte sono diventata un bradipo col dna di un'ameba paramecia. Arrivo a casa dopo aver recuperato il Nin alle elementari che non ho una briciola, un'oncia di energia residua. Piatta come una pelle d'orso. Riesco ancora a tenere un minimo d'ordine (minimo nel senso di minimo sindacale intendiamoci) ma la polvere aleggia e la cesta della roba da lavare scoppia. L'apice l'ho raggiunto qualche giorno fa, ho tirato fuori un bucato e invece di piegarlo l'ho infilato in una borsa e l'ho lasciato li, per giorni, forse sperando inconsciamente che si piegasse da solo. Ieri finalmente mi sono data all'opera, ho sistemato quello e un bucato successivo, lavoro di 15 minuti in tutto, solo che mi pareva un' insormontabile montagna. Il frigorifero piange, metto insieme la cena per miracolo già da qualche giorno.
NON VA BENE!

Dal punto di vista emotivo invece ho questa tendenza ad abbozzare che mi sta creando problemi. Non so, magari non si direbbe, ma io sono una che abbozza. Sono il classico can che abbaia.
Attualmente ho un problemino.
Non sto a raccontarvi tutti i dettagli, che non è importante, ma diciamo che c'è una cosa della mia vita che non mi sta bene, un punto che non mi soddisfa. Ho provato a parlare, poi a discutere, poi ad incazzarmi, poi a essere comprensiva con chi di dovere - cioè con l'altra parte coinvolta - ma senza successo. Questo da circa un paio di anni. Intendiamoci non è una roba da morire, non è che esploderà casa mia da un giorno all'altro, ne qualche mio famigliare resterà fulminato, ne divorzierò o ammazzerò qualcuno. Ultimamente ho notato che quel problema, che non si è risolto minimamente anzi possibilmente è un po' peggiorato (ovviamente, lasciato libero di progredire....) mi sta meno a cuore. E tenete presente che si tratta di un argomento che per me è fondamentale, quindi a cuore mi stava parecchissimo. Invece vedo che negli ultimi mesi mi colpisce meno, mi infastidisce meno. Sto lasciando correre.
Perchè purtroppo io faccio così: alzo l'asticella. Mi adatto.
E qusesto se da una parte è positivo per il clima, è assolutamente negativo per tutto il resto perchè alla fine è una strategia che sicuramente rende più facile vivere, ma a lungo andare logora.
Logora sia perchè comunque non risolve, sia perchè mi domando: e un domani cosa succederà? Quando lo lascerò ingigantire al punto che diventerà grave davvero? Perchè quel giorno arriverà, sicuro come il demonio che arriverà.
Cosa farò allora?

DEVO DARMI UNA CAZZO DI REGOLATA.


martedì 17 maggio 2016

ERA INIZIATO COME UN POST SERIO....

In effetti è davvero così.
I figli ti obbligano sempre e comunque a metterti alla prova, o in discussione, o sotto esame, o come volete chiamarlo voi. Di nuovo.

Insomma... impieghi tutta l'infanzia a capire che non puoi sposare tuo papà, tutta l'adolescenza a renderti conto di chi diavolo sia quella cicciona brufolosa che ti guarda dallo specchio,  tutta la giovinezza per stabilire cosa vuoi fare da grande, e tutta la prima età adulta per iniziare a farlo.... e poi bum! arrivano i figli. Che hai voluto, ai quali ti sei preparata, che non ti hanno certo colto alla sprovvista a 16 anni senza quasi sapere che fosse successo.

Solo che tutto quello che sapevi, che credevi, in cui confidavi, di cui eri certa, su cui pontificavi... bye bye baby, sparito, non c'è più, stop basta. Certezze? Siii, a iosa. Tipo che i bambini non andrebbero mai mai mai fatti venire nel lettone per la notte. O anche che non vanno coccolati troppo altrimenti si viziano. Che da piccoli, si autoregolano. Che un NO va sempre motivato. Che uno sculaccione è il diavolo in persona.

Ma vaffanculo.

Se metti abbastanza tempo tra un figlio e il successivo, tutti quelli che ti dicevano queste cose mentre aspettavi il primo cominceranno a parlarti di co-sleeping, di dosi di latte prestabilite e del valore di un "segnale forte" (=una bella pacca sul culo) mentre aspetti il secondo.

Ma vaffanculo
(già detto?)

Perciò una povera mamma cosa deve fare?
Come diavolo fai a dare certezze ai figli quando tu stessa non ne hai?
Quanto procedi per tentativi, come se fossi una cieca che brancola nel buio e per di più coi guanti e i tappi alle orecchie, cosicchè nessun minimo piccolo insignificante indizio raggiunga i tuoi sensi e il tuo cervello?

Ecco, tutto questo per arrivare a dire che oggi voglio sfatare uno dei più radicati miti dell'educazione moderna: i no vanno motivati.

I no vanno motivati?
Ma col cavolo che vanno motivati.
I no sono no, e tanti saluti, io ti ho fatto e io ti disfo e se ti dico no è no
E vedi di non brontolare perchè se disobbedisci fili a dormire nella vasca da bagno. Punto.
Altro che spiegare, discorrere, far capire, trattare "alla pari"!
Ma quando mai? I figli sono subdoli, si approfittano. Se tu spieghi, ti considerano debole e sfruttano questa tua debolezza a loro vantaggio. Pensano che cerchi di convincere loro perchè non sei convinta tu per prima, e con un paio di domandine ben poste, zac! sei fregata, il no diventa si e tu resti li sul divano come un'ebete a crogiolarti nella tua logica e a domandarti come sia mai possibile che il tuo bambino ti abbia scucito il permesso di andre in discoteca fino alle 4 del mattino, che ha solo 9 anni!

Ragazze, donne, mamme di tutto il mondo: resistiamo!
Non facciamoci sopraffarre da quste schiere di esperti senza figli che sperimentano le loro teorie sulla nostra pelle! Il valore di un bel "no perchè no" è impareggiabile e ristabilisce subito l'ordine gerarchico, in un lampo. Provate!
Abituiamo i nostri figli fin da piccoli a questo regime, in modo che non ci colgano impreparati quando avranno l'età per contrastarci sul piano dialettico!!!

Perchè non tutto è negoziabile e questa non è una democrazia!
E' chiaro stu fattu?

martedì 5 aprile 2016

16 INSIDE AGAIN.

In giorno non meglio specificato del 1986
la (futura)Puff: mamma mamma!! settimana prossima c'è il concerto degli Spandau a San Siro! Posso andare eh eh? posso eh? posso?
la mamma: ma figuriamoci, li in mezzo a farti schiacciare ma non se ne parla nemmeno e poi chissà cosa succede con tutta quella gente che fuma e beve.....

Un altro giorno non meglio specificato del 1986
la (futura)Puff: mamma mamma!! settimana prossima c'è il concerto dei Duran a San Siro! Posso andare eh eh? posso eh? posso?
la mamma: ma figuriamoci, li in mezzo a farti schiacciare ma non se ne parla nemmeno e poi chissà cosa succede con tutta quella gente che fuma e beve.....

Altri giorni non meglio specificati tra il 1984 e il 1990
la (futura)Puff: mamma mamma!! settimana prossima c'è il concerto di XXX a San Siro! Posso andare eh eh? posso eh? posso?
la mamma: ma figuriamoci, li in mezzo a farti schiacciare ma non se ne parla nemmeno e poi chissà cosa succede con tutta quella gente che fuma e beve.....


Ma la ruota gira, oh yeah.

Ha iniziato a girare lo scorso anno, e a giugno completerà il suo giusto e doveroso percorso all' Arena Estiva di Assago. Perché le cose belle accadono a chi sa attendere, uno si siede sulla sponda del fiume ed attende soddisfazione, la speranza è l'ultima a morire, quando il gatto non c'è i topi ballano e aspetta e spera che poi si avvera. 


12-06-16

 
Bum!




venerdì 11 marzo 2016

MEMORIE A LUNGO TERMINE

Io non so perchè, giuro che davvero non lo so, ma in questo periodo sto rimuginando parecchio sul passato.
Bella bazza.

Ieri c'è stata un'occasione da nulla, chiacchierando con una mia amica si parlava di mariti, lei si lamentava del suo che è poco collaborativo, e a mo' di giustificazione aggiungeva "si però preferisco comunque così di quelli coi segretucci che occultano il cellulare".

Ecco basta una cosa da poco come questa per riattivare i miei neuroni mnemonici i quali non sanno mai dove cazzo sta il mio dannato cellulare, ma quanto ad avvenimenti di 3-4-5-6 anni fa sono sul pezzo come il capitano Flint abbarbicato al cannone prima dell'abbordaggio della Urca. Sti stronzi.

E così mi sovvengono episodi e conversazioni che per quanto innegabilmetne appartenenti al passato, ancora allungano le loro ossute scheletriche maledettissime ombre verso il presente. E parlo di un presente connesso soprattutto con la mia testa, con quello che succede dentro (e non fuori) di me ogni qualvolta uno sprazzo di ricordo si fa strada fino all'avanguardia, superando la masnada di blocchi psichici che mi sono imposta al fine di trattenerli nelle retovie.

Tutte metafore guerrafondaie, oggi.
Interessante.

La prima cosa che sento montare è la rabbia, immagino perchè è la prima che ho soppresso a suo tempo, per fini pratici e strategici. Una rabbia che sento radicata e profonda, per aver permesso ad una persona esterna, a qualcun "altro" di mentirmi e umiliarmi, di farmi sentire inadeguata, piccola ed inutile. Per aver abdicato a me stessa ed aver messo il mio benessere in mano ad altri.
Rabbia verso me stessa, oggi, per aver accettato giustificazioni, per aver creduto ad una buona fede molto dubbia, per non aver avuto i "coglioni" di fare allora quello che onestamente andava fatto.

Intendiamoci: non sono pentita. Assolutissimamente no.
Sono tuttora convinta che le mie scelte siano state quelle giuste e non le rinnego, anzi le abbraccio ogni giorno.

Ma quando il mio sguardo volge all'interno, quando sono sola con me stessa, quando bado solamente a quel che provo davvero nel nocciolo più profondo di me, beh, in quei momenti penso che avrei dovuto avere più coraggio. Che se lo avessi avuto probabilmente avrei sofferto meno, in un modo o nell'altro. Mi viene il pensiero di essere stata guidata dalla paura più che dal buon senso, dal dolore più che dalla coerenza. Mi sento spinta a dubitare, non delle scelte compiute (come ho detto, le riconfermo quotidianamente), ma delle motivazioni dietro di esse.
L'idea di avere (forse) agito per paura mi atterrisce, anche se il risultato è stato comunque positivo.

Ripenso alle cose che sono state dette e fatte e mi domando: ma come cazzo hai potuto sopportarlo? Ma cosa sei, una patetica donnetta lacrimosa?

Poi però penso che no, non sono una donnetta lacrimosa, e che se non lo sono oggi forse parte del merito è anche del lavoro su me stessa che quegli avvenimenti mi hanno spinta a fare. Sono cambiata in modi che in parte sono completamente nascosti, ho dovuto scendere a tremendi compromessi che non mi saerei mai immaginata di poter gestire, ho cambiato il mio approccio alla vita, ai sentimenti, alla famiglia, al matrimonio e all'amore. Sono diventata meno egocentrica, più consciamente comprensiva, ovvero: ho imparato a comprendere il mio prossimo in maniera attiva, in maniera consapevole - che è molto diverso sia dal giustificare e via, sia dal condannare e via.

Di questo sono lieta.

Tuttavia spesso mi sento ancora ferita e umiliata come allora.
Non ho percezione di quanto e come l'altra parte dell'equazione sia realmente cambiata rispetto agli atteggiamenti che ci hanno portato a suo tempo sull'orlo del baratro. Non so, nei fatti, se lo sia davvero. Sospetto però che ancora manchi una comprensione profonda di quanto avvenuto, dei sentimenti ad esso correlati, anche se devo ammettere che potrebbe essere soltanto una mia paranoia. Vero è che una ammissione di responsabilità non c'è mai veramente stata: quello che ho avuto sono state generiche giustificazioni e allusioni a quanto io fossi esagerata.

E poichè, così si dice, chi non comprende i propri errori è generalmente destinato a ripeterli, devo ammettere che non riesco più ad essere completamente tranquilla. E bisogna che io me ne faccia una ragione.

Alla faccia di "non posso mica pagare per tutta la vita".







martedì 8 marzo 2016

GUERRA E PACE


E' un periodo fin troppo tranquillo.
A parte i voti del Ric, che se vogliamo sono un peccato veniale, tutto procede sui propri binari, liscio liscio, senza increspature.

Che culo, direte voi.
Eggià.

Solo che a me questa tranquillità eccessiva come dire, mette un filo d'ansia. E che, vogliamo farcela mancare, l'ansia? Giammai!

Due ordini di pensieri mi salgono spontanei in queste circostanze. Il primo, breve e conciso: dove sta la
fregatura? Certo, perchè quando va tutto bene deve per forza esserci una fregatura da qualche parte no? Tipo: abbiamo avuto un inverno davvero mite, dove sta la fregatura? Che l'estate farà schifo, come minimo. Non so se sia scaramanzia, superstizione, carattere o educazione ma sta il fatto che quando le cose sembrano andare troppo bene,  io sto sempre li in attesa che mi caschi un ramo nodoso di quercia sulla testa. Beh ieri ho fatto i miei soliti controlli cardiologici e vanno benissimo dunque direi che almeno quel ramo lì lo abbiamo schivato :-)





Il secondo pensiero deriva dal fatto che io sono un mago in tempo di guerra, e una persona terribile in tempo di pace. Triste ma vero. La pace non so godermela, non c'è niente da fare. E
anche peggio: scalo le montagne in guerra, ma in tempo di pace un sassolino mi sembra un insopportabile affronto. Una scaramuccia di niente col marito, una sgridata banale ai figli sono capaci di mettermi di cattivo umore per ore. Io, che ho gestito l'ingestibile per mesi, anni a fila, cado miseramebnte davanti a un capriccetto di nulla. Anche nella postura si vede, persino mentre sto sdraiata nel letto: spalle rilassate? E che vuol dire? E così friggo, sfrigolo e rosolo come i friarielli in padella. Mi vien voglia di stortarle un filo, le cose che van così dritte, giusto per il gusto di rimetterle a posto. Almeno avrei qualcosa da fare!



E' inutile, non sono fatta per la gestione ordinaria.
In nessun campo ed ambito.
O straordinario, o niente.


mercoledì 24 febbraio 2016

AL MIO SEGNALE.......

Questo post partecipa alla rassegna "Seghe mentali, come farsele al meglio" iniziata qualche giorno fa col post sull'acqua.

Sentitevi liberi di scatenare l'inferno (Vedetta... eheheh)

Dunque vi racconto una breve conversazione avuta un paio di sere fa col GG, in macchina, mentre andavamo a una cena con amici. Parlavamo della giornata trascorsa come facciamo di solito, ci raccontiamo anche piccoli eventi privi di grandi significati cosmologici, così giusto per chiacchierare.

Ad un certo punto mi dice:
GG: ah sai, oggi mi ha chiamato quella mia amica che mi organizza le fiere
Puff: mmmmhhh si?
GG: si, mi ha detto "prima che mi chiami per dirmi che vuoi fare la prossima fiera ti avviso che non lavoro più per XXX" E allora ho chiesto "e cosa vai a fare?" e lei: "risorse umane, poi ti spiego".
Puff: Ah.

Ora li per li, ovviamente, è una qualsiasi conversazione tra persone che collaborano a livello professionale, niente da eccepire no?
Però io ho una certa memoria, un cervello funzionante ai limiti della paranoia (diciamolo) e una pancia che ogni tanto si mette a parlare. Altre volte urla.

Quindi le mie considerazioni sono le seguenti:

1) perchè me ne parli? questa persona non la conosco, non l'ho mai vista, l'ho sentita nominare tipo tre volte nella vita, perchè mi stai raccontando questa cosa? Va bene "piccoli eventi senza significati cosmologici" ma questo non rientra nemmeno nella categoria. Quale è il vero motivo per cui mi stai nominando così, di sfuggita, questa "amica"??

2) soffermiamoci appunto su questo termine, amica. Dunque questa persona organizza fiere. Quante fiere può fare un'azienda in un anno? Beh, dove il GG lavorava prima, ne ha fatta tipo 1 in due anni. Prima ancora, forse 2-3 l'anno, esagerando. Quindi diciamo che è qualcuno con cui parli circa questo numero di volte, diciamo 3 volte all'anno. Amica? Amica una persona con cui lavori e parli 3 volte l'anno? Qui i casi sono due, o non ci intendiamo sui termini (ma fidatevi, non è così, il GG non è uno che parla a vanvera) oppure i contatti sono maggiori di quelli dovuti alle fiere.

3) Questo nominare una persona "come per caso" quando apparentemente non c'entra niente è un filmino già visto. Era quel che capitava anni fa, con la famosa collega. Piazzata una volta qui e una li nel discorso, così senza dar troppo peso. Poi non so come dire, ma il modo, il tono, l'atteggiamento del viso, non si tratta di nulla che potrei razionalmente spiegare, ma ho avuto la netta impressione che fosse in imbarazzo. Certo, potrei sbagliarmi. Però...

4) 'sto giro la mia pancia si è messa a strillare come un'ossessa.

Ora.
Ho già probabilmente detto in altre occasioni che attualmente mio marito ed io stiamo davvero bene. Tolto un solo argomento di cui discutiamo ogni tanto, la situazione potrei definirla quasi idilliaca.
Ma proprio per questo mi trovo spiazzata e perplessa.
Davvero sto per cascarci dentro un'altra volta, a questo casino? Oppure sono solo io che sono troppo paranoica? Me le cerco? O mi trovano?

Ne ho parlato con lui, subito, ovviamente, e beh... nulla, praticamente non ha detto niente tranne "ma Puff, dai....". E' rimasto zitto e pensoso.

Boh. Se dicessi che non so cosa pensare mentirei, diciamo che sto cercando di non sapere cosa pensare per non pensare male.

Però sono incredibilmente rilassata.
Oserei dire che mi vien quasi da ridacchiare.

mercoledì 20 gennaio 2016

BEL BA-DA-BUM

Dunque ieri mattina il GG stava radendosi nello splendore del suo petto nudo (!) davanti allo specchio del bagno (solo io trovo sexy un uomo che si fa la barba?) e io gli stavo dicendo non-so-piu-cosa.
Lui mi rispondeva e mi guardava, ma senza occhiali.
- Puff - mi dice - io ti guardo ma mica ti sto vedendo tanto bene........
- Oh, non ti preoccupare - rispondo - tanto son poi sempre uguale...

BUM.
BA-DA-BUM-BUM-BUM
Proprio un bel BA-DA-BUM

Ocio che arriva l'elucubrazione del martedì mattina alle 7:30 (vi avevo ben avvisati

Come sarebbe a dire "io sono sempre uguale"??
Che diamine dell'accidentaccio boia vorrebbe significare?
No no, non ci siamo.
Non voglio essere sempre uguale! Ma ci mancherebbe altro!
Ma che scherziamo?
Rinnovamento ci vuole nei rapporti, novità, ci vogliono le bollicine (nel senso del frizzante)!!!

Propio io, poi, che giusto un paio di giorni prima mi ero lasciata andare ad un pippone allucinante (e anche un po' scortese) proprio sull'argomento "rinnovarsi, annessi e connessi, in ogni ambito" davanti ad un GG un filo perplesso ed alquanto attonito... proprio io me ne esco con una cosa di questo genere?

Eh no Puffola hai toppato.
Stavolta devi proprio ammetterlo, hai toppato alla grande.

Che poi si dice... il matrimonio uccide la spontaneità, la passione... quante volte si sentono queste trite e ritrite baggianate?  No, io dico che è la pigrizia la tomba dell'amore, non il matrimonio.
La pigrizia (che diventa routine) è il principio di ogni male!

Quindi, ok.
Mi voglio rinnovare.
Essere nuova, diversa.
Essere interessante e non scontata

Essere sempre in divenire
Benissimo, perfetto.
Si accettano consigli.
Anche fuori di testa (anzi specialmente quelli)

A voi.




lunedì 18 gennaio 2016

LA MIETITURA.

Sarà l'età??
Non saprei, certo che in questo ultimo periodo, tra le persone famose che muoiono, tra quelli meno famosi e tra tutte le notizie che ricevo di conoscenti cui diagnosticano mali gravi, mi sembra di essere salita su una giostra che frulla a raffica senza la possibilità di scendere.

O forse sono io che ci faccio più caso, come quando sei incinta e sembra che tutti i bambini che vedi siano affetti dalla sindrome di Down. Ovviamente non è così, è solo che sei più sensibile all'argomento.

Mi guardo allo specchio e sebbene dimostri esteticamente 10 anni di meno di quelli che ho, e sebbene il mio spirito sia quello di una adolescente in piena crisi ormonale, quello che conta in questi casi è ciò che dichiara l'Anagrafe - quella stronza.

E stando all'Anagrafe, io, mio marito, la maggior parte dei miei amici, abbiamo già scollinato abbondantemente, il giro di boa è bello e passato. Se siamo fortunati - ma molto molto molto fortunati - abbiamo dietro di noi un numero di anni ormai pari a quelli che abbiamo davanti. Ma questo appunto se siamo davvero davvero fortunati. Ma tanto.

Poi naturalmente ci sono i nostri genitori, tutto un altro discorso.

Comincio mio malgrado a fare pensieri un po' catastrofici.
Ogni tanto.
Quella che fino a qualche anno fa era magari solo una banale tosse dovuta all'inverno mi fa rizzare i peli sulle braccia. E se invece...? Se ne sentono tante....
Per non parlare dei periodici controlli per quei mali per i quali - ringraziando gli Dei - è possibile fare prevenzione. Quando sei li seduta sulla sedia e attendi il referto, lo sai che la tua vita potrebbe cambiare nel giro di 10 secondi, lo sai perchè conosci gente a cui è successo, e pregare in tutte le lingue conosciute incluso il Klingon direi che no, non semrba affatto sufficiente.
Sono solo pochi minuti di attesa, ma cavoli se pesano.

Anche se mia  mamma ha avuto vari problemi al seno, mi faccio comunque  forte del fatto che la "schiatta" femminile della famiglia è fatta di legno molto molto buono, contando un' ultracentenaria e due ultranovantenni nella mia parentela immediata; mi consolo pensando che mio padre, dopo 40 anni a due pacchetti di Marlboro al giorno, alla prova dei fatti (radiografia anni fa per un banale intervento) aveva i polmoni di un neonato.

E spero con tutta me stessa che Mr DNA abbia armi sufficientemente affilate per respingere qualunque attacco esterno alle prprie (che poi sarebbero le mie) difese.

Perchè a me, la non-esistenza, mi terrorizza, al punto da farmi dimenticare la grammatica.






giovedì 14 gennaio 2016

HO BISOGNO DI UN PROGETTO

Io ho bisogno di un progetto.
Qualcosa in cui impegnarmi, qualcosa da fare, da organizzare, da sistemare, da raddrizzare...
Qualcosa!

Non so stare li a guardare la vita che scorre come meglio le piace e ad aspettare di vedere cosa succede.
Devo agire, devo dedicarmi a qualcosa, altrimenti mi annoio!
E se mi annoio, penso.
Troppo.
E se penso troppo....finisce che mi va il cervello in pappa.

Troppe domande virtualmente irrisolvibili troppi voli pindarici vicino al sole, troppi problemi che hanno tutta l'aria di essere autogenerati - a livello logico - ma ad altissimo impatto emotivo - a livello pratico.

Quindi, 'sticazzi.

Datemi un progetto, e nessuno si farà del male.


giovedì 7 gennaio 2016

DI COMPLETI IMBECILLI.





Ho trovato ieri questa vignetta su FB.

La trovo uno dei peggiori esempi di idiozia maschilista, di beceritudine, di cretina superficialità su cui io abbia mai dovuto posare gli occhi. E' a dire poco insultante.

Io mi sento profondamente offesa, come donna ma anche in prima persona, proprio come Andretta, dal fatto che esistano al mondo ancora persone che si beano di pensare e diffondere una tale dose di consapevole imbecillità.

Innanzitutto, mio caro deficiente, sappi che esistono al mondo matrimoni che funzionano.

Secondo, mio bel coglioncello, ci sono persone che divorziano a costo di grandi sofferenze emotive e sintetizzare quello che magari è un percorso di anni di dolore in quattro disegnini del cazzo infarciti di inutili e anacronistici luoghi comuni meriterebbe la galera.

Terzo, o mio carissimo essere umano dotato chiaramente di organi genitali esterni, la medesima illuminata ironia si potrebbe tranquillamente utilizzare al contrario, raccontando di tutti quei tuoi degnissimi pari che si trombano tutti i buchi che gli si parano davanti  accusando poi la moglie che si prende cura della casa e della famiglia in tuta da ginnastica e non in negligé alla Jenna Jameson... uccidendo così l'interesse carnale dei poveri mariti trascurati

Quarto, e forse più importante, o sommo imbecille, ci sono persone, uomini e donne, che combattono e lottano con le unghie e coi denti per far funzionare le cose a dovere, ci sono persone che profondono impegno e cura nella relazione di coppia anche a costo di fatica e compromessi, ci sono persone per le quali concetti come devozione, fedeltà, amore hanno ancora non "un" ma "il" significato più importante della vita.

Colpevolizzare sempre e solo una parte della coppia non solo è sbagliato ma è stupido, e presuppone un intelletto da mitile, una consapevolezza da proteo e una dose di presunzione da leone alfa, sono certa del tutto immotivata data la chiara pochezza di attributi.

Che la parte colpevolizzata poi sia il solito trito cliché della moglie acida che si fa bellamente gli affari propri mentre il povero marito vessato si occupa di tutto aggiunge solo il sale del maschilismo a questa minestra già rancida e marcia. Per non parlare dell'altrettanto rozzo e beota clichè altrettanto abusato della stronza divorziata che si arricchisce con gli alimenti del povero cornuto innocente. Ho varie amiche divorziate con figli e nessuna di esse naviga nell'oro. E vi rendo noto, cari maschi minorati, che i soldi non li date alla vostra ex moglie, ma ai vostri figli. O forse vorreste liberarvi anche di loro?

In poche parole, mi fai abbastanza schifo, o indegno vignettaro, e chiudo con la medesima esortazione che ho usato commentando la foto in Facebook: vergognati, imbecille.




*questo post si trova identico anche sull'Arcobeleno




giovedì 3 dicembre 2015

COMING OUT


La mia sedicenne interiore s'è incazzata.
Dice che è stufa di prendersi tutte le colpe.
Dice di ricordarmi che lei è me, solo con qualche anno anagrafico in meno (va bene... più di "qualche") e di finirla di fare la maestrina saputella.

Che devo dirvi.
Ha ragione.
Qui è il momento di fare coming out.


Non è lei quella che è descritta in questo post.
Sono io.
Ebbene si.
Sono io, sono fatta così. Sono proprio fatta così.

(... e ditelo che qui vi è partita la sigletta di Esplorando il Corpo Umano!)


Io sono una persona piuttosto passionale.
E sono una sognatrice, una romantica come si era romantici un tempo, non come oggi che il massimo consentito è smessaggiarsi melensaggini in qualche chat.

Passionale di indole, direi, più che di azioni (perchè sono anche un po' insicura, il che è un gran brutto sbattimento), ma comunque passionale.

Diciamo che mi ritrovo abbastanza in questa citazione di Olivia Pope:

Io voglio un amore struggente, difficile e devastante, che ti cambia la vita. Un amore straordinario

Certo si potrebbe obiettare che l' amore non dovrebbe essere difficile ne tantomeno devastante, ma che volete, siam donne, ci piace complicarci la vita.

E comunque Olivia Pope è una gnocca da paura innamorata del Presidente degli Stati Uniti, ci credo che è devastante e difficile! Possiamo anche parlare di altre, possiamo valutare che so: Bella Swan. Eccerto. A quella piacciono i canini lunghi, hai voglia devastarsi. Arwen Undomiel? Ah beh, lei invece voleva un mortale che si apprestava a combattere contro l'incarnazione stessa del Male. Altro che cambiarti la vita. Ultima della lista, Claire Beauchamp. Viaggi nel tempo, rivoluzioni, pericolo di morte incombente.

L'immaginario (e la letteratura)  pullula di questi personaggi disperati che sopportano le peggiori conseguenze e nonostante tutto si amano disperatamente, ostinatamente, appassionatamente, a partire da quei due che sono arrivati a rimetterci la pelle, per la stupidità delle rispettive famiglie.

Il problema della mia sedicenne interiore.... OUCH! ok ok, va bene ho capito.....
Il problema della mia sedicenne interiore e mio è che noi ci crediamo. Ci crediamo davvero che quella roba li sia tutta roba possibile. Certo lo sappiamo che non sono cose vere... ma pensiamo che potrebbero esserlo. Che una passione - e dico passione  - di quel tipo sia alla portata di tutti.

E non solo questo: la vogliamo, anche.
Ad ogni costo.

Forse la vita al giorno d'oggi alla fine è troppo facile.
Forse non essendo stati forgiati nel crogiuolo del pericolo e del coraggio (!)   siamo cresciuti rammolliti e pappemolli, e non sappiamo più desiderare davvero, volere davvero. 

Non siamo stati capaci di restare affamati e pazzi (stay hungry, stay foolish)
Siamo più come quelle persone che si siedono a tavola e mangiano perchè è ora, gradiscono il pasto, lo apprezzano, ma non hanno mai veramente veramente fame. Fame da sbranare.

Ecco, la mia sedicenne interiore mi aiuta a mantenermi affamata da sbranare.

Grazie, cara.

martedì 3 novembre 2015

LEZIONI DI SESSO

In ufficio da me sono una tra le più vecchie.
Sia come età, sia come anzianità di servizio, essendo arrivata nel 2001 quando l'azienda esisteva da solo sei mesi.


Al momento svolgo la mia preziosa opera professionale (!) in un reparto composto da ragazzi e ragazze che hanno tutti almeno una decina d'anni meno di me, nessuno sposato, nessuno con figli.


Appena la responsabile esce, vi lascio immaginare il tenore della conversazione tra i 5 maschioni alfa dell'ufficio.


La cosa buffa è che alcuni dei miei attuali colleghi li ho assunti io nel mio periodo "responsabile del personale" (in 15 anni ho fatto di tutto qui dentro tranne la contabilità e le pulizie!) e un po' questo un po' che sono più vecchietta, ogni tanto quando proprio sforano di brutto coi concetti e il linguaggio, saettano occhiate nella mia direzione con aria colpevole, come se fossi la maestra che sta per bacchettarli sulle dita. "oh, ragazzi, occhio che la Puffola ci ascolta!"


Scherzano, ovviamente, ma solo al 98%.....


Insomma com'è come non è ieri l'argomento era il solito, parlavano di non so più quale collega che secondo loro "è una che si fa legare" e robe del genere quando non mi ricordo per qual ragione sono intervenuta nella conversazione e ho inopinatamente dichiarato di essere monogama da quasi 25 anni.


E qui ho scatenato nell'ordine:
- ohhh e aaahhh di sorpresa
- occhi buttati all'indietro
- bava alla bocca
- convulsioni e crisi epilettiche
- un brutto caso di alluce valgo
- due rush cutanei pruriginosi
- alopecia e piorrea fulminanti.


Dopo vari sguardi allucinati della serie "ma come cazzo fai" e una domanda molto precisa del tipo "ma tu proprio... mai mai mai??" ho ancor più inopinatamente fatto presente agli sbarbati presenti che quando si sta con la stessa persona per tanto tempo, un po' di fantasia è d'obbligo, per mantenere vivace il rapporto che altrimenti dopo tanti anni... diventa du' palle!


Bum. E' stata la fine.
Sono comparsi fogli e matite per appunti e sguardi intenti ed interessati pronti a cogliere l'illuminato insegnamento della MILF. Sono stata salvata dalla campanella (responsabile rientrato) dal rivelare tutti i miei segreti di natura erotica, ma uno dei colleghi ci ha tenuto a specificare che mi avrebbero aspettato al varco oggi... che preparassi la lezione.



lunedì 12 ottobre 2015

ILLUMINAZIONE INGEGNERISTICA



Ieri sera ho avuto un'illuminazione ingegneristica.
Non si può caricare sulle spalle delle persone più peso di quanto non ne possano portare

Banale ma vero.
Immaginate di essere capo cantiere di qualche tipo di installazione, e avete un camion di pietre da scaricare. Il vostro bocia ha una gerla sulla schiena. Voi la riempite di pietre, ma dovete stare attenti a non metterne ne troppe, ne troppo poche.


Se saranno poche, il lavoro prenderà più tempo di quello che avete a disposizione
Se saranno troppe, il vostro povero ragazzo stramazzerà schiacciato dal peso e le pietre non verranno spostate. Ed inoltre vi troverete con un assistente ingessato ed agonizzante, che non sposterà più manco un sassolino.


Non importa il fatto che voi pensiate che dovrebbe essere in grado di sostenere il peso, o che voi sareste in grado di sostenerlo. E' quello che può sostenere lui, che conta.


Similmente avviene nei rapporti.
Amici, madri, padri, fratelli, mogli, mariti.
Spesso e volentieri, siccome se qualcosa non ci piace o non ci va (le pietre), abbiamo imparato a dirlo a chiare lettere, ci sentiamo in dovere o in diritto di riversare addosso alla persona in questione una serie di rimostranze infinita, caricando le loro schiene di pesi emotivi.


A volte ci diciamo: eh, la cosa è così, ora lo faccio presente, che si attrezzi per gestirla. Ma non perdiamo tempo ad accertarci che la persona davanti a noi possa gestirla davvero. E se non può, magari anche con la buona volontà ma non può per i più svariati motivi, ci arrabbiamo e ci sentiamo delusi e abbandonati. E invece magari è colpa nostra che abbiamo esagerato il carico.


E non c'è vantaggio in questo, perché se schiacciamo una persona sotto il peso di macigni emotivi che la sua schiena non regge, non avremo raggiunto nessun risultato: le pietre non saranno spostate (= la cosa che non ci piace non cambierà) e la persona sarà annichilita sotto un peso insopportabile.


Non avrà le ossa rotte come il bocia di cantiere, ma sarà magari frustrata, arrabbiata, delusa essa stessa, oltre che magari preda del senso di inadeguatezza e di colpa.


Quindi far valere le nostre ragioni resta un sacrosanto diritto e - per mia personalissima opinione - parlare chiaro l'unico modo di far funzionare davvero qualsivoglia tipo di rapporto umano. Ma è un'operazione difficile ed assai più delicata di quanto normalmente ci piaccia pensare.


Fin qui tutto bene.
Resta solo la questione che se abbiamo da trasportare 100 kg e il nostro bocia ne riesce a portare solo una parte, la parte restante se la deve caricare il capo cantiere, se vuole che i lavori vadano avanti. Ed il capo cantiere potrebbe pensare che insomma, la gavetta l'ha già fatta, ha già scaricato la sua parte di camion, ed ora che è capo cantiere non ne avrebbe proprio voglia.


In altre parole potrebbe essere tentato di pensare "ma perché sempre io?"

lunedì 5 ottobre 2015

PERSEGUITATA - tra il serio e il faceto

Sarà il cambio di stagione.
Si dice così in questo periodo no? Hai il mal di testa, sarà il cambio di stagione. Ti senti stanca, sarà il cambio di stagione. Hai freddo, è il cambio di stagione. Hai caldo, uguale. Ti viene un callo, certo il cambio di stagione, le scarpe invernali......

Insomma in questi giorni sono perseguitata. Dal cambio di stagione? No no... anche se sicuramente è colpa sua. Il passato mi perseguita. Il presente. Ed anche il futuro.

Un casino, credetemi, quando non hai uno straccio di finestra temporale dove ripararti.

Il passato è una di quelle cose del tipo quando ti scotti con l'acqua calda dopo stai alla larga anche da quella fredda. Massima che piaceva tanto alla mia nonna. Non che ci siano gran rubinetti aperti attorno a me attualmente, anzi, si potrebbe dire che per quanto ne so l'acquedotto sia quasi prosciugato... epperò. Epperò epperò epperò. Epperò chi me lo dice che davvero i rubinetti sono tutti chiusi? Io penso che lo siano, ma le prove dove sono? E se mi sbagliassi? E se mi sbagliassi di nuovo?

Il cervello funziona come vuole lui non come vuoi tu, la maggior parte del tempo. Il massimo che puoi fare spesso e volentieri e prendere atto di quello che i tuoi neuroni ti stanno combinando ed eventualmente, se ti dice molto ma molto bene, capirne i motivi.
E dopo che li hai capiti? Bon, niente, te li ciucci lo stesso, che i neuroni non è che si possano spegnere.
Ora non vorrei scadere nell'ulteriormente banale (dopo la massima della nonna....) parlando di ferite che lacerano l'anima, di cicatrici che non si rimarginano e  tragedie del genere che non mi pare il caso, però è vero che alcune cose difficilmente se ne scivolano via quiete e silenzionse anche dopo che le hai elaborate, rimasticate, ribaltate, rivoltate e "dimenticate". Non si dimentica mai veramente, per quanto uno faccia o lo desideri (e io ho fatto, credetemi sulla parola se non volete andare a rileggere i deliranti post di qualche anno fa), perchè il corpo ha memoria, non solo il cervello. E ci sono sensazioni che uno prova a livello fisico e quelle ti fregano perchè di quelle il corpo si ricorda, oh se si ricorda. E non ci si può fare proprio niente.

Una di queste per esempio è l'allarme. Sentirsi in allarme. Sentirsi sempre costantemente all'erta, tipo cane da punta. E' una fatica immensa, ma di peggio: è una fatica inutile, che ti fa sprecare un sacco di energie. E ovviamente questo ha un impatto anche sul presente perchè insomma se hai metà delle tue energie impegnate, far fronte a tutto il resto con solo l'altra metà della scorta non è mica agevole. Finisce che combini qualche cazzata, che dimentichi magari delle cose importanti, che non sei come dovresti o meglio, come vorresti essere. Madre poco paziente, moglie spaccacoglioni, professionista svogliata e disattenta.

Ed ecco il dannato senso di inadeguatezza, strisciante, altra di quelle bestie che ti pigliano anche a livello fisico. A me, personalmente, allo stomaco. Lo strizza, non so come dire, lo comprime.
Non che questo mi dia una mano con la linea, per carità, vuoi mica!
Ma quando ci sei passato una volta, sei fottuto perchè quello riemerge, con ogni scusa, riemerge.
Dimentichi i biscotti preferiti di to figlio? Cucu, son qui.
Lasci i panni da piegare sul letto? Cucu

I compiti di tuo figlio non sono piaciuti alle maestre? Cucu
Hai preparato una zuppa di verdura insipida? Ciao, rieccomi.
Alla fine ne ho le palle talmente piene che mi corazzo, divento aggressiva e smetto di fare le cose.
Almeno non sbaglio.
Strategia vecchia - e stupida, diciamocelo - ma bisogna pur sopravvivere.
O almeno è quello che vado ripetendomi.

Quanto al futuro beh, io ho quasi 44 anni e come ho detto, gli acciacchi mi hanno raggiunta.
Attorno a me ho persone della mia età, o più giovani, che cominciano a sperimentare problemi di salute più o meno gravi e la cosa mi spaventa. Ma mi spaventa parecchio. E' definitivamente chiuso (e direi che mi è
andata anche bene, considerata l'età) il periodo della mia vita in cui tutto era possibile ed io potevo essere o diventare qualunque cosa. In cui ero immortale. Ora considero il fatto che la metà della mia vita (se mi dice bene) è alle mie spalle e che il passato è passato, è immutabile, e non torna. E il futuro si accorcia. Non ho più 16 anni inside a livello profondo, ma solo a livello superficiale, quello che mi consente ancora di divertirmi col colore dei capelli e con le magliette di Betty Boop, e che mi fa ancora apprezzare Harry Potter e gli Avengers. Ma nel profondo no, nel profondo sono cresciuta. Sono diventata grande. Bella fregatura.

Insomma, sono sotto assedio.
Ho bisogno di un progetto a cui dedicarmi.