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venerdì 24 febbraio 2017

DI GIOVANI PADRI


E' successo che un vecchio compagno di asilo del Ric è diventato papà la settimana scorsa.
Una storia di quelle che si leggono sui giornali e non ci si crede: nessuno sapeva della gravidanza, nemmeno la mammina incinta. Vi giuro che è vero, risparmio i dettagli per tutela dei due minorenni coinvolti ma credetemi: da un punto di vista medico, non è così incredibile che non si fosse accorta.


La notizia si è diffusa nel nostro paesello non vi posso spiegare le facce sconvolte, i commenti acidi, la cattiveria, i malauguri e non so più che altro. E come si fa (che, non lo sai?) e ma dai, ma non hanno testa (e no, è insito nell'età) e ma si rovinano la vita (raccontalo alla bimba sana e florida), e ma non è possibile (evidentemente ti sbagli) e via di questo passo. Uno che abbia detto "Oh toh, congratulazioni e auguri" ancora non l'ho trovato.


Allora mi sono messa a pensare alla più frequente delle reazioni, che è "si rovinano la vita".
Cosa vuol dire "rovinare la vita"? Rovinare rispetto a cosa? E' inutile: ci penso e ci ripenso ma non riesco a considerarla una tragedia, come sembrano fare praticamente tutti.
E' indubbio che un figlio a 16 anni mediamente non è quello che uno spera per se stesso o per i propri figli. Però, diceva una anziana signora che conoscevo, un fioeu l'é no una malatia.
Ora dirò qualcosa che scatenerà le ire dei più: tra tutto quello che potrebbe capitare a un adolescente e tra tutti i rischi che un adolescente può correre, quello li mi sembra ancora il meno grave ed il più gestibile.


Abbiamo l'abitudine di dire che una persona "si rovina" se prende dei binari che non sono quelli che noi abbiamo pensato o desideriamo per lui. Lo faccio anche io col Ric: se non studi ti rovini. Questo perché io ho - anche se giuro sempre di lasciarlo libero di scegliere - un progetto per lui, un programma. Ho un idea di come dovrebbe vivere e di quello che dovrebbe fare secondo me. Non sono mai stata una di quelle che i figli devono essere avvocati o dottoroni, anzi sarei stata contenta per lui anche se avesse espresso il desiderio di girare il mondo facendo l'artista di strada, ma devo ammettere che ultimamente me lo sono immaginato varie volte al Cern, con un bel camice bianco da ricercatore, possibilmente in fisica. In questo senso si: se non studia, rovina quella possibilità, che è però una mia idea, un mio desiderio, un mio progetto. Non suo. E nei miei progetti sicuramente non c'è l'idea di diventare nonna almeno per un'altra decina di anni.


Ma se capitasse? Certo un figlio ti cambia la vita, lo fa anche quando hai 30 anni, un lavoro, un compagno o una compagna stabili e lo hai cercato e desiderato. Quindi figuriamoci se  capita per caso, e per di più in una fase della vita in cui già uno fa fatica a badare a sé stesso.
Però cambiare e rovinare sono concetti molto differenti. Un figlio non ti rovina la vita, un figlio - in qualunque circostanza e a qualunque età - ti fa prendere una strada magari diversa da quella che ti eri immaginato, ma se qualcuno o qualcosa può rovinarci la vita, quello siamo solo noi stessi, in prima persona.


Come recita il detto, life is10% what happens to you, and 90% how you react to it


Se Ric avesse un figlio oggi, io non mi dispererei. Lo giuro.
Innanzitutto vorrei che si prendesse le sue giuste responsabilità. Non gli permetterei di lavarsene le mani, anche se sono al cento per cento sicura che non ci penserebbe nemmeno, a farlo. Prenderei atto della cosa, mi impegnerei per dargli una mano e cercherei di fare tutto quello che posso per renderlo il più ed il prima possibile autonomo nei confronti della sua nuova vita. Si, gli consentirei di terminare gli studi. Si, lo aiuterei. E no: non accetto critiche del tipo che se è abbastanza grande per trombare lo è anche per arrangiarsi. Tutte noi abbiamo ricevuto aiuto dalle nostre madri ed avevamo ben più di 16 anni quando abbiamo avuto il primo figlio. Perché diventi improvvisamente sbagliato che un ragazzino lo riceva, mi resta oscuro.


Sarei persino lieta, ma segretamente, perché una persona sana di mente non può mostrare contentezza davanti ad una cosa del genere, specialmente se desidera continuare ad essere considerata sana di mente. Ora che ci penso... non sarei stata disperata nemmeno se fosse capitato a me a 16 anni. Anzi. Quasi quasi mi sarebbe piaciuto. Certo ho fatto di tutto per evitarlo ma essenzialmente perché avevo paura di tornare a casa incinta. Ma ammetto di averci pensato con tenerezza in più di una occasione. Forse sono davvero matta.... ma io preferisco pensare di essere alquanto resiliente. Continuo ad essere d'accordo con quella vecchina saggia e simpatica. Che si gioisca: dopotutto un figlio non è una malattia!






martedì 24 gennaio 2017

DIPARTIRE O NON DIPARTIRE...

Prendo spunto dalla Rachele per proporvi - solo ai più coraggiosi di voi - un giochino che sembra un po' macabro ma che alla fine è piuttosto divertente.


Se per infinita sfiga del mondo intero, dipartissimo prematuramente verso gli azzurri pascoli del cielo ... come sarebbe il nostro necrologio??


Io ci ho pensato su un pochino ed ecco il mio:


E' mancata all'affetto dei suoi cari la Puffola, madre affezionata e amorevole, ma purtroppo semi-isterica e moglie devota ed appassionata. Di lei si ricordano gli improbabili tentativi culinari, l'ineluttabile disorganizzazione, l' incrollabile fiducia nel prossimo e nel futuro, e la convinzione che l'amore conta sempre e comunque più di tutto. Ci mancheranno i suoi vestiti un po' troppo colorati e scollati, i suoi capelli sempre arruffati e la sua anima infinitamente nerd. Conosceva a memoria Harry Potter e Via col Vento e non aveva mai deciso quale genere musicale preferisse.


Aspetto i vostri nei commenti :-D

giovedì 5 gennaio 2017

POST SEMISERIO SULLA FOLLIA DI CERTO FANDOM

Il 2017 non prevedo che mi porterà ad aumentare la mia età interiore.
Sixteen-inside sono e sixteen-inside conto di restare.
In qualità di adolescente interiore, frequento alcuni gruppi di fan della mia saga/serie televisiva preferita (al momento) ovvero, come tutti sanno, Outlander. Gruppi che riguardano questo argomento credo che ce ne siano qualche migliaio. Ne ho identificati due o tre che mi parevano simpatici, e uno molto serio, molto ufficiale... ma in realtà avevo cominciato a seguirli essenzialmente per tenere d'occhio i link delle puntate in streaming e le novità sulla produzione. Un mese fa una ragazza appartenente a uno di questi è "fuoriuscita" e ha creato un gruppo nuovo, invitando solo alcune (selezionatissime ahahahahah) persone. Perchè ve lo devo dire: c'è in giro della gente che sta VERAMENTE MALE, ma MOLTO MOLTO PEGGIO di me!!!!!


Noi, in questo gruppo nuovo, siamo molto (ed esclusivamente!) goliardiche, ci deliziamo nel commentare sagacemente (per non dire trucidamente) le foto dei belloni della serie, con particolare interesse alle immagini in cui compaiono in kilt, o seminudi, o magari con quel paio di pantaloncini da corsa che, diamine, tra le pieghe lasciano intuire la presenza di un Sacro Bastone di entità rilevante. Si fa per ridere, solo ed esclusivamente per ridere.


Negli altri gruppi, o almeno in alcuni di questi, invece, regna una cattiveria che non avrei mai potuto immaginare, se non l'avessi vista coi miei occhi. L'attore innanzitutto sembra venir accomunato, quando non proprio confuso, con il personaggio che interpreta e gli vengono appiccicati gli attributi televisivi. Ad esempio, Se Jamie ama Claire, allora Sam DEVE amare Cait, non c'è proprio storia. E' così e basta. Spuntano due foto dove loro ridacchiano insieme o si tengono abbracciati e bum! parte il delirio. Ho visto toto-data per il giorno del loro (immaginario, ovviamente) matrimonio e qualcuna ha addirittura combinato le foto dei due per vedere il possibile aspetto dei futuri figlioli. E fin qui, oddio, è un po' inquietante, ma siamo ancora nel tranquillo.


Peccato che però il nostro Sam abbia, a quanto pare, una morosa che non è affatto quella che le fan
più scatenate vorrebbero. E' una ragazza bionda, semi-sconosciuta, che fa l'attrice, molto molto carina, bionda, occhioni, gambe lunghe, beata lei.


Io non vi posso spiegare gli insulti che questa povera Crista (si fa per dire, ovviamente, dato il gran
manzo scozzese
bel manzo scozzese che si è trovata!) deve leggere sui social quotidianamente. Una cosa pazzesca. Qualunque cosa pubblichi (sui SUOI account di Istagram e Twitter, beninteso, non su quelli di qualcun altro) sono palate di merda sulla testa. Cose pesanti, che arrivano anche a mettere in dubbio la sua integrità di persona che, voglio dire, io non la conosco e magari è la peggio stronza del mondo, ma mica lo puoi stabilire guardando una foto di lei in casa sua che decora l'albero di natale!

Certo poi uno dice: se pubblichi, ti esponi. E' vero. Però lo facciamo tutti. Io pubblico foto che mi sbaciuzzo mio marito e tutti a farmi gli occhietti a forma di cuore. Questa pubblica foto di spalle, in lontananza, in mezzo ai fumi dei fuochi d'artificio di fine anno, di qualcuno che potrebbe, forse, con un po' di fantasia, esser il suo moroso-famoso-manzo-scozzese e prende della puttana arrivista.


C'è qualcosa che non va. Ma decisamente!


L'ultima è di ieri: compare una foto di lei sulle piste da sci.
Ci credete che qualcuno si è preso la briga di ingrandire la foto per vedere chi c'era nel riflesso degli occhiali da sole?


No ma davvero, fatevi una vita.
Fatevi una vita vostra invece di provare a vivere quella di qualcun altro, e ricordatevi che stiamo parlando di una persona, non di un personaggio televisivo, una persona che magari vi sembra di conoscere perchè lo stalkerate virtualmente dalla mattina alla sera alla ricerca di foto, notizie, gossip, ma che comunque NON è il vostro vicino di casa, è un tale - che per sua fortuna è molto figo - che non vedrete mai e non conoscerete mai di persona se non, a dir proprio che vi va di lusso, per il tempo di un autografo.


Io non so nemmeno come definirle, queste cose.
Davvero ci sono persone convinte di poter... non so, in qualche modo condizionare la vita dei propri beniamini televisivi? Pensano che la vita di un personaggio famoso appartenga ai fan e non a lui, solo perchè è famoso? Si dimenticano che è fatto di carne ed ossa e non solo di carta e cellulosa?  A questo siamo arrivati, che la vita virtuale di un divo televisivo è più importante della nostra vita reale e quotidiana? Qualcosa è andato storto, ultimamente, mi sa.


Che poi per carità, i fan pazzi ci sono sempre stati.
Vedi John Lennon, per dire.
Però ormai tutto è alla portata di tutti, tutti sanno tutto di tutti, io non mi sono mossa da Milano, ma se volessi potrei dirvi dove trascorrono le vacanze praticamente tutti gli attori che mi piacciono, ma anche musicisti, giornalisti, politici (no di questi non me ne piace nessuno!).


Quanti Mark David Chapman ci saranno in giro che attendono solo il momento giusto?

martedì 13 dicembre 2016

QUELLO CHE VORREI PER NATALE....


... non si può comprare.


Prima di tutto, caro Babbo Natale, vorrei la capacità di non soffermarmi sempre ai difetti ma di vedere pregi che nessun altro percepisce. Lo dico soprattutto in relazione a mio figlio maggiore. Sono stufa di pensare che è svogliato, che è pigro, che è arrogante, che non si impegna ecc ecc.... vorrei pensare cose belle su di lui. Vorrei percepire il buono che c'è dietro a questi difetti. Per esempio: è arrogante? Bene, significa che è sicuro di se. Questo è un pregio. E' svogliato, pigro? Forse non è svogliatezza ma desiderio di altro, forse sono sogni (se non fosse che purtroppo non è un sognatore). E' disordinato che di più non si potrebbe? Significa che è creativo. Pensa solo alla morosa? Sarà un uomo sincero e fedele.
Non ne posso più di sgridarlo, di urlare, di riprenderlo, di predicare. Non ne posso più. Sono alla frutta, davvero. Anzi, dopo la frutta. Al caffè. Al grappino dopo il caffè!! Stiamo sempre col coltello tra i denti, stiamo sempre a questionare e a discutere. Mi dico: è giusto. L'adolescenza è l'età in cui ci si DEVE scontrare contro i propri genitori, per trovare la propria via. Da un punto di vista pedagogico, lo scontro frontale è un bene. Ed è un bene che se non fa il proprio dovere fino in fondo,  trovi limiti e paletti e muri che non può superare, come accadrà presumibilmente di qui a un paio di settimane. Anche questo è educativo, va promesso e una volta promesso va mantenuto. Che si tratti di premi o punizioni, va mantenuto con calma e fermezza e autorevolezza.
See. Ciaone proprio.


Caro Babbo Natale, vorrei smettere di sentirmi sempre in colpa ed inadeguata. Vorrei guardarmi allo specchio e piacermi, dentro soprattutto, e darmi una bella pacca sulla spalla e dirmi Oh brava, ottimo lavoro. Vorrei essere sicura dei miei affetti.


Caro Babbo Natale, vorrei vivere in un mondo appassionato. Un mondo dove la passione conta. E se non c'è un mondo così, vorrei crearlo. O almeno vorrei non essere derisa se ci provo. Basterebbe. Un mondo in cui le persone fanno l'amore e non la guerra. Un mondo dove l'amore conta più dei soldi, dove la passione vale più della professione. Vorrei fare di più l'amore, e con maggior trasporto. Vorrei esser sicura di me. Vorrei chiudere tutto fuori dalla porta e tenere in casa solo la gioia, l'affetto, l'amore, la serenità. E la passione, appunto. Vorrei un mondo dove la passione è tutto.


Caro Babbo Natale, vorrei che i miei figli avessero dei sogni. Dei sogni grandi, enormi, assurdi e assolutamente non ponderati. E vorrei che ci credessero. E che ci provassero nonostante tutto. E che si scornassero con la dura realtà, cascassero a chiappe per terra e si rialzassero più caparbi e determinati di prima. Perché è solo così che si costruiscono grandi vite e si fanno grandi cose. Vorrei saperglielo insegnare.


Caro Babbo Natale, vorrei essere serena e certa delle mie scelte. Vorrei essere una di quelle mamme sempre con una torta nel forno e una di quelle mogli che accolgono i mariti in casa la sera con un sorriso, un aperitivo e la casa pulita e in ordine. Vorrei avere sempre la parola giusta per ogni occasione e vorrei non doverla dire gridando, vorrei non arrabbiarmi più, non urlare più, non sgridare più, non punire più.


Alla fine, caro Babbo Natale, cosa sto chiedendo mai?





mercoledì 23 novembre 2016

DI GG

Oggi vi ammorbo coi miei soliti vecchi problemi.
Vedo già il buon Vedetta che alza gli occhi al cielo :-)
Sappi caro mio che mi occorri in modalità Ex tredicenne oggi :-D


Dunque qualcuno di voi sa già che alcuni anni fa il GG ed io abbiamo avuto qualche problemuccio a causa di una sua (ora ex) collega.
Ovvio che non vi rispiego la rava e la fava, non preoccupatevi. Solo i fatti salienti:
1. un qualcosa c'è stato - innegabilmente
2. cosa esattamente fosse questo qualcosa non è mai stato chiarito ma io ho accettato di credere che fosse un qualcosa platonico (benchè fossero coinvolti chiaramente dei sentimenti che onestamente non andrebbero indirizzati ad una "amica")
3. abbiamo ricostruito il nostro rapporto (in anni) e ora stiamo - oserei dire - invidiabilmente bene. Quasi sempre.
4. il problema di questo qualcosa è stato certamente il qulacosa in se, ma anche la gestione "post-qualcosa" da parte sua, che ha continuato a difendere le sue posizioni sostenendo che non aveva fatto niente di male, che questa persona era una amica importante a cui non poteva rinunciare e non vedeva peraltro perchè avrebbe dovuto farlo, dal momento che non aveva fatto niente di male ecc.... sorvolando nei fatti (benchè dicesse il contrario con le parole) sulla mia sofferenza estrema ed evidente. Le mie richieste di interrompere i rapporti con lei sono stati coronati da una serie infinita di "non posso" di vario genere. Ad oggi che non sono più colleghi non so nulla di ufficiale ma sono pronta a scommettere che non abbiano smesso di sentirsi.


Il post di oggi non riguarda le mie scelte passate, che sono state fatte e pertanto immutabili.


Ora tenendo presente queste premesse, il GG ha cambiato lavoro un annetto fa e ora è a capo della filiale italiana di una azienda danese. Come tale ha effettuato e dovrà effettuare alcune assunzioni. Quando ha cominciato a fare colloqui io senza pudore ne peli sulla lingua gli ho chiaramente chiesto di non assumere una donna, perchè  non ero certa che sarei riuscita a gestire la situazione - visto il pregresso.
Ora, io lo so che è una pretesa del cazzo. Una mia amica mi ha detto che è stata una richiesta da ragazzina, e posso anche concordare che sia non proprio illuminato da parte mia cheidere una cosa del genere.

Però... però io avevo bisogno di questo, per stupido o infantile che possa sembrare. Non ho il diritto, io, di essere illogica qualche volta? Quando sono coinvolti eventi e sentimenti che a volte ancora mi aprono una voragine sotto i piedi solo a ripensarci? Non ho diritto di pestarli, quei piedi e di pretendere quello che mi serve? Devo essere sempre quella calma pacata e ragionevole? Avevo bisogno di vedere che benchè irragionevole (e non lo sono mai cazzo, non lo sono mai!!!) lui per una volta mi avrebbe assecondata, non avrebbe opposto la sua serie infinita di "non posso" e avrebbe fatto il MIO bene, che poi è il bene della famiglia. Avevo bisogno di vedere che avrebbe messo ME davanti a tutto il resto per una cazzo di volta nella vita, magari anche davanti a se stesso, davanti alla sua "integrità professionale" o alla sua etica, e che se ne sarebbe sbattuto di tutto il resto. PER ME. Avevo necessità estrema di sentire parole come "ascolta, questa è una stronzata enorme, ma se per te è così importante, va bene" Sono tua moglie, sono quella che dici che amerai per sempre. Non puoi fare questo per me? Non puoi farlo anche se non capisci e non condividi? Per me, perché sono tua moglie? Beh, ha assunto una donna, quindi, a quanto pare, NO.


Invece io ho bisogno di sentirmi al primo posto non solo quando va tutto bene ed è facile, ma anche quando è difficile, quando costa. Se mi guardo indietro, io ho fatto la mia parte, ho rinunciato alla mia carriera a un certo punto per stare di più in famiglia, ho accettato e cercato di superare determinate cose per amore suo (e dei figli naturalmente, ma principalmente suo) ho "pagato" le mie scelte con la paura, l'insicurezza, l'insonnia anche. Coi compromessi, che ho fatto con me stessa. Non è che io voglia la medaglia, sia ben chiaro: sono state scelte mie, completamente mie e non le rinnego ne le rimpiango. Però insomma mi piacerebbe che la cosa fosse reciproca. Ripeto, non nella quotidianità - in cui è veramente splendido - ma anche quando è difficile.




Tutto qui.
Non so se sia una cosa troppo difficile da fare, ma sicuramente non mi sembra difficile da capire, se uno lo vuole.
Sono veramente avvilita.

Cosa ne pensate?

lunedì 14 novembre 2016

PENZOLO.

Beh io sono un po' stanca
Molto stanca, a dirla tutta.
E non è che possa dare la colpa ad altri.
La vita con il Ric è davvero difficile.
Lui è un bravo ragazzo, ci mancherebbe, non tanto studioso, ma di base non fa nulla di cui tutte le altre mamme che conosco non si lamentino in relazione ai propri figli. Niente di cui non si lamentasse anche MIA mamma, una trentina di anni fa. Disordinato, scontroso, oppositivo. Eh. Si chiama adolescenza, e lo sappiamo tutti.
Solo che è davvero difficile. Non me lo aspettavo, così difficile.
Lui è grande, io lo vedo grande, ma a dire il vero io l'ho SEMPRE visto grande.
Non avrò sbagliato, per questo? Accecata dalla sua intelligenza e dalla maturità che dimostrava - molto maggiore dei suoi coetanei - non avrò preteso troppo bruciando delle tappe fondamentali?
Mi spiego.
Al momento le nostre interazioni si limitano quasi totalmente a comunicazioni "di servizio" dello stampo di studia, metti in ordine, aiuta tuo fratello, porta giù la spazzatura e simili
Perchè è inutile negarlo: quando torno a casa alle 16 e trovo il suo letto ancora da fare, mi sale una carogna che lo spiaccicherei contro il muro.
La sua scrivania è un campo di battaglia (come lo era la mia) e quando gli dico di riordinare mi risponde che è SUA e che ne fa quel che vuole (stesso che rispondevo io a mia mamma). Passiamo la maggior parte del tempo a discutere, se non proprio a litigare. E abbiamo perso inesorabilmente intimità, complicità e confidenza. Non che non si confidi o non mi parli se ha un problema, anche imbarazzante: lo fa, se è necessario.
Ma è proprio il quotidiano che è una battaglia continua.
Io lo faccio per lui, ovvero: perchè ritengo che sia importante che lui impari determinate cose e che diventi autonomo, ma anche cortese, volenteroso, disponibile, empatico. Tutte qualità che io vorrei vedere nell'uomo che sarà.
Ma la vera domanda è: e lui, come la vede?
Io credo che la veda esattamente al contrario, che mi consideri semplicemente un gatto attaccato ai maroni che apre bocca con il solo e unico scopo di rompergli le scatole. Forse un giorno, da adulto, capirà che non è così, ma emotivamente, dentro di se, cosa gli resterà della "me" di questi anni? Mi ricorderà come una specie di ghiacciolo anaffettivo dedito solo alla sgridata? Una presenza fastidiosa che ci si augura solo sparisca nel più breve tempo possibile? Io non voglio che mi consideri in questo modo, anche se so che in parte è inevitabile.
E soprattutto, più importante ancora: cosa conta di più, che si metta via i jeans oppure che costruisca/conservi con me un rapporto basato sull'affetto e gli abbracci piuttosto che sui rimbrotti e le punizioni?
Ecco riflettevo su questo ieri sera, e mi sono dovuta rispondere che il rapporto è più importante.
Forse ho sbagliato su questo, ho indirizzato la mia azione educativa sull'insegnare piuttosto che sul comprendere e accettare.
Ha 16 anni ma è ancora troppo presto per non abbracciarsi più o non darsi più il bacio della buonanotte.
E devo fare un bell'esame di coscienza perchè temo che in parte questo raffreddarsi delle nostre interazioni sia causa mia, del mio considerarlo più grande di quel che è e quindi di averlo iniziato a trattare da "adulto" (emotivamente) quando ancora adulto non è.
Ci sono tanti scontri che sono inevitabili, quelli sull'autonomia per esempio: gli orari di rientro serali sono un campo di battaglia per tutti, suppongo. E se alleggerissi la siutazione rassegnandomi per esempio a fare il suo letto e mettendogli a posto i vestiti? E' così importante, così irrinunciabile? Non potrei lasciar correre certe cose e concentrarmi solo su quelle veramente imprescindibili (tipo la scuola)?
Aiuterebbe il nostro rapporto? Danneggerebbe l'educazione? Gli insegnerei semplicemente a trovarsi la pappa pronta?
Poi a proposito di pappa, abbiamo anche un altro problema: l'alimentazione.
Da quando con mio marito abbiamo deciso, su sua idea, di smettere di mangiare carne e di cercare di virare verso una alimentazione più sana (pasta integrale, pane integrale, poche schifezze, tanta verdura ecc...) lui è andato a male. Rimpiange la carne, non gli piace niente di quel che preparo, non mangia verdure se non pochissimi tipi e anche quelli dietro pesante insistenza. Ogni sera alle 18 comincia la litania.. usciamo a cena? andiamo al giappo? ordiniamo la pizza? perchè sa già che non vuole mangiare quel che cucino io. E quando si siede a tavola ha sepre una faccia schifata come quella di chi sta mangiando una scodella di merda condita di vomito e vermi.
E' frustrante, vederlo sempre scontento, sempre mezzo schifato.
Mi pesa. Parecchio.
Mi pesa sapere che in un modo o nell'altro non riesco mai a farlo contento.
Cerco sempre di accontentare tutti, per mia disposizione caratteriale, ma ci sono talmente tante opzioni, talmente tante richieste diverse che finisco col non accontentare nessuno, nememno me stessa.
Sono debilitata emotivamente al punto che ci resto anche male per le stupidaggini, per esempio: ieri sera stavamo guardando tutti un film in tv prima di cena, quando mi sono alzata per andare a preparare a nessuno è venuto in mente di mettere in pausa per aspettarmi o per finire di vederlo dopo mangiato, sono semplicemente andati avanti senza badare che interessasse anche a me. Non è una cosa così importante, peraltro lo avevamo anche già visto, ma il mio pensiero in questi casi è: ma come, io mi faccio in 4 tutto il giorno e manco un minimo di gentilezza? Ci rimango male fino alle lacrime, per quanto stupido possa sembrare, perchè mi da veramente l'idea di penzolare al fondo della catena alimentare della famiglia.
Corro tutto il giorno, accompagna uno, compra all'altro, iscrivi questo, lava quello.... e francamente un minimo di apprezzamento sarebbe gradito. E'troppo, da pretendere da un sedicenne? O è normale che sia tutto dovuto?
E così il cerchio si chiude, torniamo all'inizio.
Sono veramente stanca.
Bon.

lunedì 17 ottobre 2016

FUCK THE DIET


Stavolta devo proprio rimettermi a dieta, oh che due maroni.
Eh, diciamo che la quantità di carboidrati ed alcol dalla fine di agosto in avanti è stata decisamente eccessiva: prima le ferie, poi la stagione che si è mantenuta calda e soleggiata praticamente fino a una settimana fa ha invogliato parecchissimo allo sgarro. C'è un ottimo bar da aperitivi a 10 mt dal cancello di casa, ed una buona pizzeria ha appena aperto a 10 mt nella direzione opposta.  Mettici una amica sciacquetta come me che meglio uno spriz che andare a casa a cucinare, e metti pure che i suoi figli sono amici del mio e che la temperatura era mite... e il danno è fatto. Pizzetta? Birrino? Pronti via.


Porca di quella puttanissima miseria ladra urfida e schifida.


Non ho gran che voglia di fare sacrifici, ammettiamolo, ma comunque sono abbastanza motivata.
Solo che il momento di mettersi ufficialmetne a stecchetto di solito mi fa partire certe menate mentali da Guinnes che preferirei parecchio evitare.


E' qualcosa a cui non riesco ad abituarmi che l'apprezzamento altrui, a volte addirittura l'amore, e pertanto l'autostima, debbano passare per il peso corporeo. mi manda in bestia, non tanto il fatto che sia così in se e per se (e lo è, basta guardarsi attorno) quanto il fatto che pur odiandola... cedo alla medesima logica.
E lo faccio di nascosto da me stessa, perchè spono VERAMENTE furba... mi dico che è per la salute, per non sentirmi gonfia, per essere più attiva. Ed è vero, per l'amor di dio. Ma  quando mi specchio, mi frega assai di essere più attiva. Mi faccio schifo e voglio essere più bella, punto.

Porca vacca come mi girano.


Poi sono io che sono così con me stessa, ma non con gli altri.
Il GG, per esempio, pur restando un uomo in buona forma (per la sua età, ma questo non diteglielo), è una bella fetta più pesante di quando l'ho conosciuto, forse anche una quindicina di chili. Beh era un po' scheletrico a 20 anni, bisogna dire. Ma quando guarda la sua pancetta incipiente con aria depressa mi da persino fastidio: cosa crede, che ti ami per come appare? Sempre dando per scontato che si preoccupi del mio giudizio, e non di quello di altrui.
Ma dai, gli dico, finiscila di crucciarti, sei bello lo stesso. E lo penso, mica no. Non mi frega veramente niente se ha qualche chilo in più.
Mi piace lo stesso, forse perchè sono una donna?
Ora mi parte l'altro pippone, quello sessista, occhio.......
Perchè noi donne guardiamo col cuore, se una persona la ami non importa l'aspetto.
Invece gli uomini guardano con gli occhi e basta.
Come dice il GG, loro hanno bisogno di "stimoli visivi".
Che ovviamente fanno a cazzotti con la cellulite, #mainagioia.


Vabbè la smetto perchè quando mi piglia così male, qualcuno di voi lo ricorderà, so da dove inizio ma non so mai dove vado a finire, quindi bon.
Penso di essere l'unica scema sulla faccia della terra che applica il "doppio standard" a proprio sfavore. Pace.
Resta il fatto che sono a regime no carb, no alcol, no dolci, no carne (quello a prescindere).... e che onestamente con tutti sti "no" mi resta il dubbio se posso sgranocchiare almeno un gambo di sedzano ogni tanto.

Speriamo di scopare tanto, almeno, altrimenti mi butto da un ponte.







giovedì 8 settembre 2016

FILOSOFIA SEMISERIA DELL'UOMO PERFETTO


Un paio di giorni fa ho letto su Facebook una vignetta che recitava più o meno:


Donne! Smettetela di leggere che poi noi
 non riusciamo a reggere il confronto
coi vostri personaggi preferiti"


Si trattava chiaramente di uno scherzo, una sana risata e niente di più, ma com'è come non è è da due giorni che ci penso. Beh, ovviamente io sono tra quelle non solo che legge un sacco (Madonna, Kobo santo subito!) ma anche che si è sempre fatta prendere un sacco dai personaggi fino ad avere delle vere e proprie infatuazioni temporanee.


Heathcliff
Voglio dire.
Certi veramente non puoi amarli... per esempio, Renzo? Romeo? Ma quanto bisogna essere scemi?
Ma come non legarsi alla tragica disperazione di Jacopo Ortis, o dello stesso Leopardi? Come non amare la lieve decadenza di Mr Darcy o la lucida follia di Heathcliff? E la allegra spensieratezza di Lorenzo il Magnifico? Chi vuol esser lieto, sia, signore mie. Suvvia, siamo lieti insieme. Par quasi di vederlo!
In tempi più recenti, chi non è rimasta colpita dall'abnegazione di Severus Snape o dalla dedizione totale e dalla passione di James Fraser?


Senza contare che noi ragazze di una certa età (ma non dirò quale) ci hanno cresciute a Principi della Disney. Perchè ora si comincia un po' a ragionare, con personaggi un po' più articolati e complessi,

il Principe Filippo
(la Bella Addormentata)
anche donne forti, ma 20-30 anni fa cari miei la musica era tutta diversa! Arrivavano lancia in resta su magnifici destrieri bianchi e ti salvavano, mica cozze. Ed erano pure belli gentili e ricchi.
Quindi ognuna di noi, pure le femministe, pure quelle che io ballo da sola, ci siamo fatte giocoforza un'idea di quello che volevamo in un uomo sulla base di un campionario di carta e cellulosa totalmente distorto in un momento della nostra vita - e qui sta il punto - in cui l'unico esempio vero di maschio che conoscevamo davvero era il nostro papà, tutto bello infiorettato dal Complesso di Edipo. Non c'erano confronti, non c'era nella nostra vita un esempio che potesse farci dire eh no! qui mi stanno coglionando! riportandoci sulla giusta via. Capite, non avevamo scampo! Cioè noi non lo sapevamo che gli uomini non sono davvero così! Ci hanno fregate con tutte le scarpe!

Poi è ovvio, arriva qualcuno che scrive uno o due buoni romanzi, ti mette li un personaggio che è la summa di tutto quello che fin da bambina hai sempre pensato di desiderare in un uomo, e poi tutto insieme nello stesso uomo (non faccio nomi ma Emily e Marie Claire hanno capito) e qualche pseudointellettuale tutto Umberto Eco e Fedor Dostoevskij (ma con DYD sul comodino, ci scommetterei!) ha pure il coraggio di criticare se resti li con la bocca spalancata e le mosche che entrano!


Ma figuriamoci!


Però a quel punto... arrivano le dolenti note.
Perchè in fondo siamo spostate/fidanzate/accompagnate/trombate/friendzonate con uomini veri, mica di carta. E gli uomini veri non sono mica perfetti. Adesso lo sappiamo anche noi, grazie tante.
Quindi tu sei li che cerchi di trovare la quadra, e magari ti ci vuol del tempo, mica è una roba immediata, quando ad un bel momento vieni seppellita da tutta una serie di psicologi, terapisti, amici volenterosi, esperti di vario genere, che ti dicono no, ehhh bella mia, no no no no. Te non hai mica capito un accidente. Ma zero proprio.
Lo sai perché ci si separa? eh? eh?
Lo sai?
Perché non si riesce a conciliare la fantasia con la realtà. (Ma pensa!)
Perché non si sa superare la fase dell'idillio, quella in cui il tuo uomo vero e quello di carta coincidono, e nel momento in cui si vede la realtà bum! Disastro.
Oh cazzo, ma guarda tu, mio marito non è mica appassionato come Heathcliff! E non gli lava nemmeno gli stivali a Tom Lefroy. Diamine, persino quello stronzo bigotto di Settimo Cielo trombava la moglie una sera si e una no pure con 7 figli! E quindi??? Quindi, signor giudice, prego, quale considera una cifra adeguata per il mantenimento? 


Eh già.

E qui mi sale la parte seria del post.
A quel punto li, cosa devi fare?
Ne parlavo giusto ieri sera con una amica.
Lei molto pratica, donna diciamo "pane al pane", io più nelle nuvole, più sogni e voli pindarici.
E lei sosteneva che devi dare un taglio alle fantasie, perché tanto sono irraggiungibili, e gestire quello che hai per le mani.
Giusto, no? E' quello che dicono anche gli psicologi, esperti ecc... di prima.
Questo implica abbassare il livello delle proprie aspettative.
Che da un punto di vista pratico è giustissimo: come si diceva tempo fa, tiri giù l'asticella e vivi meglio. Ma io ancora mi domando: si tratta di saggezza? o di rinuncia?


Perché dovrebbe essere più saggio modificare i propri obiettivi, piuttosto che lavorare per raggiungerli, anche con fatica? Beh, perché magari non ha senso sbattersi per l'impossibile? Ma è davvero impossibile? E chi lo dice? Chi stabilisce cosa esiste e cosa no, cosa è possibile e cosa no, cosa puoi ottenere e cosa no? In ultima analisi, chi è che ti dice cosa devi volere?
E' un po' come se tu volessi andare in America. Risparmi, ma alla fine hai fondi solo per arrivare fino a Barcellona. Che fai? Abbassi l'asticella e vai a Barcellona oppure stai a casa e continui a risparmiare fino a quando potrai sbarcare a NY? E se qualcuno ti dice che non ce la farai mai, che è troppo costosa, e tu povero operaio cosa pensi di ottenere, che fai? Perseveri, o rinunci?
Lei, la mia amica,  da buon commerciale, dice: un obiettivo deve essere ragionevole e raggiungibile 
Si, ma sfidante, dico io. Sfidante. Altrimenti è solo piattume, e non vedrai mai l'Empire State Building.


Insomma, abbiamo discusso per una bella mezz'ora nella quale io ho preso della Pollon che vive tra le
La Puff
nuvole :-D perchè ho dichiarato senza mezzi termini che, ragionevole o no, la perfezione* E' il mio obiettivo, e che non sono propensa ad accettare niente di meno. Almeno, non passivamente, non di default. Non perché "così è la vita".

A quel punto i nostri figli hanno cominciato ad accapigliarsi e abbiamo dovuto interrompere l'incontro di wrestling, nonché le nostre filosofie.


E il dubbio, comunque, mi resta. E' più saggio Barcellona o New York?






* precisazione del giorno dopo. Quando dico PERFEZIONE intendo la perfezione nella relazione, non l'Uomo Perfetto. Questo significa essenzialmente che sono consapevole che ho il mio ruolo da giocare. Il concetto di perfezione non è univoco: ognuno ha il suo. A me piace il concetto di Olivia Pope (di Scandal, abbiate pazienza sono drogata di serie televisive):


«I don’t want normal, and easy, and simple. I want painful, difficult,
devastating, life-changing, extraordinary love.»

Anche se magari soprassiederei sul "devasting".

mercoledì 10 agosto 2016

CICCIOTTELLE, KILT E LA SOCIETA' MASCHILISTA

ok, cambiamo discorso.
Ieri ho scatenato un mezzo vespaio in facebook ma vorrei comunque proporre i miei 2 centesimi di ragionamento anche qui.


L'argomento è la polemica suscitata dall'ormai famigerato titolo di QS sulle "cicciottelle" del tiro con l'arco.




Ora. Premettendo che chi mi conosce sa che sono piuttosto attiva nel tentare di arginare tutta questa mentalità becera e biacamente sessista che vuole le donne considerate soltanto per il loro aspetto fisico, così come qualunque tipo di mercificazione e discriminazione su qualunque base.... ora, dicevo, mi domando: ma non è che 'sta cosa la stiamo gestendo un po' male?
Perchè si, è indubbio: il titolo è infelice e chi l'ha pensato e/o autorizzato un coglione, e non si discute. Ma in tutto ciò, non rischiamo di fare body shaming anche noi, considerando la parola "cicciottella" come un insulto e dandole quindi noi per prime, noi "attiviste", proprio quel connotato negativo che cerchiamo in altri ambiti di scoraggiare?


No, mi si risponde, perchè questo è il solito vecchio modo di giudicare una donna - qualunque donna e qualunque siano i suoi meriti - solo in base all'aspetto fisico. Vero. Infatti ho detto: quello li è un coglione. Ma io ho il dubbio che sollevando il polverone che è stato sollevato non si sia fatto altro che dare importanza e visibilità a qualcosa che meglio sarebbe stato ignorare sdegnosamente e lasciar scemare. Anche perchè ora si che quelle povere tre atlete, che si sono fatte il mazzo per anni per raggiungere il loro risultato, saranno ricordate per quel titolo e non per le loro gesta atletiche.


L'indifferenza, la vecchia cara indifferenza, intesa non come menefreghismo di quanto ci succede intorno, ma come lo sguardo sdegnato di superiorità con cui ci si approccia agli ignoranti e si passa oltre, senza soffermarsi il tempo sufficiente per far loro credere di avere una qualche minima rilevanza nel grande disegno cosmico che tutti ci accomuna.
Altrimenti detto: non sei degno nemmeno di uno sputo, pirla.


Ciò premesso vorrei spingermi anche oltre, a rischio di strali e maledizioni, e sempre rivendicando il mio "attivismo" in argomento.
Ho scritto: questo è il solito vecchio modo di giudicare una donna (...) solo in base all'aspetto fisico
E lo ripeto: è una pratica orrenda e sessista che andrebbe in ogni modo soppressa.
Ma siamo sicuri che riguardi solo le donne?
Perchè io ho letto anche un articolo, ad esempio, sugli attributi dei nuotatori in Speedo, con tanto di foto di pacchi in primo piano ben ben evidenti, ma non ho sentito cori di protesta ne assistito a insurrezioni popolari. Qualche sorrisetto scaltro, tuttalpiù, una o due esperte valutazioni volumetriche.
Se avessero fotografato la patata della Pellegrini saremmo tutti in piazza coi forconi e le torce.


Vero è che la situazione comunque riguarda più le donne che gli uomini, è un dato di fatto che abbiamo vissuto e viviamo in una società ancora molto maschilista ma tanto per fare un esempio... a me piacciono gli uomini in kilt. Fatevi un giro sulla mia pagina Facebook. Mi piacciono, che devo dirvi. Pubblico ludicamente e con gran soddisfazione fotografie di questi manzi mezzi nudi con la gonna (e sotto presumibilmente niente) e non è che mi soffermi a pensare se siano professori con un dottorato in fisica quantistica o pionieri della cardiochirurgia.
Al limite, mi soffermo a contargli i muscoli addominali, se proprio devo.
E non sono sessista io in quel momento?
Non sto mercificando il corpo maschile per il mio bieco tornaconto?


E aggiungo: io faccio questo, ma se mio marito si azzarda a "likare" una foto di una gnocca in bikini mi riservo di dargli dello sporco maschio sciovinista e di incazzarmi come una pantera con lui, con quello che l'ha pubblicata, con tutti quelli che l'hanno commentata e con il signor Facebook che lo consente.
E non è doppio standard anche questo?


Quindi, venendo al sodo, tutto questo per dire che ci sono questioni e questioni, momenti e momenti.
Alcune volte si può farsi una risata - o rilustrarsi gli occhi - senza per questo minare le fondamenta stesse della dignità umana.


Resta che quel titolo fa cacare, e le dimissioni del direttore di QS ci stanno giusto bene.



martedì 9 agosto 2016

DI COLPE

Non so se sono io o se è cosa comune a tutte le madri, ma ho sempre avuto la sensazione di essere colpevolizzata per tutto.
Fin da quando i bambini sono piccoli, se non mangiano è colpa della mamma (come minimo il suo latte non è abbastanza nutriente), se non cacano è colpa della mamma che non li fa mangiare
bene, se si ammalano è colpa della mamma che non li copre abbastanza (o troppo), o che li manda all'asilo a contagiarsi perchè lavora, 'sta sciagurata invece che stare a casa a badare alla prole.
Quando poi entrano in comunità... addio. O il bambino è un angelo caduto giù dal cielo con tutte le ali, o ti saluto. Se hai la (s)fortuna di avere figlioli di carattere... e io ne ho due... sei fregata.
E' tutto un "eh, certo che tuo figlio......." e lo dicono come una roba brutta, come un insulto. "Tuo figlio", è sempre "tuo figlio" non Riccardo, non Lorenzo. E' la tua appendice, la tua creatura, quello che tu hai forgiato. Lo specchio delle tue colpe e carenze come genitore.


Il Ric, all'asilo, a un certo punto ha iniziato a menare tutti.
Considerando la grandissima cura con la quale è stato cresciuto (che il Nin se la sogna, poveretto) e il fatto che la prima sberla deve averla presa attorno ai 12 anni, direi che la violenza non l'aveva decisamente imparata a casa. Ciò nonostante era etichettato, e noi con lui. Hai voglia a spiegarglielo, alle maestre. Poi vieni a sapere che in realtà lui sta facendo quello che ritiene giusto: non mena indiscriminatamente, ma prende di mira i più grandi che danno fastidio ai più piccoli. Devo proteggere i più deboli, mamma. Certo che non si picchiano i bambini, ma delle motivazioni chissenefotte, colpa mia, la violenza l'aveva sicuramente appresa dalla tv, giacchè gli lasciavo guardare film altamente inopportuni, tipo Superman (per non parlare di giocare alla lotta col papà, tragedia, suo marito deve smettere signora! ma puoi?)
Questo, il secondo anno. Il primo invece le prendeva di santa ragione al punto che non voleva più andarci, all'asilo, ma nessuno mi ha mai  detto nulla di questo, dovevo saperlo da lui direttametne, salvo qualche allusione al fatto che insomma, bisogna insegnare ai bambini a difendersi, se sono deboli di carattere evidentemente è perchè a casa...


A scuola uguale: era vivace, colpa mia che non gli insegnavo la disciplina. Era distratto, colpa mia che non gli insegnavo a concentrarsi. Era svogliato, colpa mia che non gli trasmettevo il senso del dovere. Come mai non sia mai stata "colpa" mia anche che fosse intelligente, brillante, sveglio, simpatico, spiritoso e arguto, questo non saprei dirlo. Solo un insegnante, su decine che ne ha avuti, mi ha parlato di lui in questi termini, senza soffermarsi solo sui suoi difetti ma evidenziando anche i pregi. Contando la materna, ho dovuto attendere 10 anni prima che avvenisse. Quasi svengo.


Se poi quando arrivi alle scuole di grado maggiore non studia...... allora li si che si apre il cielo. I figli vanno seguiti. Ah si? Pensa non avrei detto. Il ragazzo è indisciplinato. Cioè? Tipo insulta, picchia, rovina la proprietà scolastica, è maleducato, è arrogante.... no sa... chiacchiera un po' troppo... e poi interrompe la lezione facendo battute spiritose!!! Ah niente, li allora non c'entro io, è colpa
di suo padre, è lui lo spiritosone in famiglia. Meno male, almeno questa l'ho sfangata.
Faniente che aveva una media alta e che alla fine è uscito con 9.
Era sempre in difetto per qualcosa, e io con lui.


E sapete una cosa: su questo, a un certo punto, ho ceduto. 
Ho sbagliato. Tutto, ho sbagliato. Stavolta è davvero colpa mia!
Non saprei dire esatamente quando sia successo ma direi in epoca di scuole medie. Mi sono lasciata convincere. Mi sono lasciata convincere che ci fosse qualcosa che non andava in MIO FIGLIO, la mia creatura, quello che io ho forgiato. Sono venuta meno ai miei doveri perchè non ho saputo difenderlo da chi lo considerava solo la somma dei suoi voti scolastici - cioè tutti.
E ho agito di conseguenza, HO AGITO DI CONSEGUENZA, sgridandolo, punendolo, facendo ruotare tutto attorno alla scuola. Perchè la scuola è la cosa più importante. E' vero, lo è: istruirsi è fondamentale. Ma si può essere incoraggiati a farlo, oppure incontare persone che te lo fanno odiare. E se Riccardo sprecherà il suo cervello di primissimo ordine, sarà colpa anche di queste persone, me inclusa.


E ora che la strada è tracciata, ci troviamo in questa situazione, una situazione dove lo abbiamo portato con le aspettative e le pretese che abbiamo sempre avuto su di lui, e che incrociando ora il risveglio ormonale e l'idiozia dell'età ha fatto il danno. Che forse è irreparabile.
Non gli frega niente questa è la verità. Non gli importa della scuola, non gli importa di essere promosso o bocciato. Me lo ha detto lui. Ma non lo ha fatto durante un litigio, come sfida. Lo ha detto chiaramente, candidamente, una mera presa di coscienza della situazione. Almeno è stato onesto. Quanto di questo menefreghismo è dovuto alla sua pigrizia, e quanto a tutto il resto?


Ormai non possiamo fare niente altro che provare a indicargli la via giusta.
Questo, a dire il vero, è quanto è concesso a qualunque genitore di adolescente, indipendentemente dalla strada da cui proviene. Ne parlavamo giusto l'altra sera, col papà di una amica del Ric, diciassettenne oggi. Lei, uguale a lui: poca voglia, tanto divertimento, distratta, disordinata...due materie a settembre. Un filo meno arrogantina di come si dimostra il Ric ultimamente, ma mettici anche che tra maschi e femmine un po' di differenza in questa fase c'è. Lui diceva questo: posso solo farle vedere quale è il modo giusto, poi sta a lei intraprenderlo. Noi non possiamo fare altro.


Spiegre, spiegare, spiegare sperando che qualcosa passi.
Insistere, non scoraggiarsi.
Non perdere la calma... anche se a volte è molto difficile.


E sperare in bene.



martedì 2 agosto 2016

TRIC TRAC TRIC TRAC


Giornate complicate in ufficio.
Uno dei nostri fornitori è fallito e siamo in pieno marasma.
Perchè ovviamente se un fornitore alberghiero va gambe per aria, quando vuoi che lo faccia? A fine ottobre? Sia mai! il 15 luglio, giusto per gradire, perchè altrimenti non ci divertiamo abbastanza. Quindi via, saltare i fossi per il lungo.
Oh!! Io-non-c'ho-più-l'età-cazzarola!!


Sul fronte casalingo abbiamo gestito (...) una piccola emergenza dovuta al fatto che il GG ha sbagliato a prendere le ferie e si trovava una settimana sfasato rispetto alle mie. Non che sia grave ma questa roba mi ha precipitata in un fottutisismo circolo vizioso di tristezza, rabbia, brutti ricordi nonchè una fastidiosa infestazione di fantasmi di vario genere.
Cazzi miei, va bene, mica dico di no.
Però insomma... la cosa era già successa, diversi anni fa, e lui aveva inizialmente sostenuto di essersi sbagliato. Poi messo alle strette aveva ammesso di averlo fatto apposta per "mettersi alla prova" passando del tempo solo coi figli (che potevano avere 3 e 10 anni, o 4 e 11). Ai tempi, la mia netta impressione fu (ed è ancora ripensandoci) che fosse una gran bella balla fatta e finita, e che lui avesse programmato le ferie diciamo concordandosi con qualcuno che non ero io. O magari, non volendo proprio scadere nel complottismo più bieco, anche solo che non avesse voglia di stare due settimane
con me tra i piedi.


Ora per carità è passato tanto tempo e la situazione non è la stessa di allora, però purtroppo il mio cervello è ancora lo stesso, che volete farci.

Tric trac tric trac, gira rotola rimugina e saltella, non ti scordar che la vita è bella
Tric trac tric trac, ragiona sobbalza ballonzola e zampetta, avrà mai fine questa scenetta?

Comunque ha parzialmente risolto e ora ci troviamo solo con un paio di giorni di sfasamento il che tutto sommato va bene. Dai, va bene. Ora ho da gestire gli strascichi emotivi che, ve lo sto dicendo, sono una gran rottura di palle.

venerdì 22 luglio 2016

ARIA DEPRESSA

Ieri sera mio marito mi ha detto qualcosa che mi ha lasciata di stucco.
Mi ha detto che ho sempre l'aria depressa.
Ma chi, io?
Ma davvero?
Impossibile! Io sono conosciuta per spargere gioia a piene mani attorno, sono sempre sorridente, in ufficio mi dicono che metto allegria.
Sono raramente di cattivo umore senza motivo (SPM a parte!) ma anche quando lo sono di solito cerco di sorridere lo stesso. Poi come mi basta poco per essere contenta, a volte mi basta anche poco per intristirmi, e questo è vero.

Ma insomma, ma sul serio ho l'aria depressa?
Mi sono messa a ragionarci su.


La verità è che in questo periodo non riesco a star serena.
Sono sempre preoccupata per qualcosa, arrabbiata per qualcosa, o triste per qualcosa.
In parte è dovuto al Ric, come dicevo giorni fa, e anche se devo dire che il suo comportamento sta lentamente migliorando, continua a essere fonte di tensione. Immagino che ci voglia tempo ma non sono più pessimista come due settimane fa. Cioè... non voglio dare la COLPA a Riccardo. Non lo voglio colpevolizzare per essere come è o per avere l'età che ha. Però è innegabile che abbia un impatto.


Altra parte è dovuta a un... come posso dire.
Una preoccupazione che ho circa la relazione con mio marito.
C'è un punto, una cosa, che non mi torna, che non mi fa stare serena.
Glie ne ho parlato, varie e varie volte, nel corso direi degli ultimi due anni circa - uno e mezzo via - ma purtroppo finora non sembra che io sia riuscita a fare breccia. Che sia questo? Ammetto che potrebbe, il non riuscire a trasmettere quello che penso solitamente mi mette in una disposizione
d'animo piuttosto funerea.
Poi chiaro: la sera, nel letto, accanto al marito ronfante, quando è tutto silenzio e posso sentire le mie rotelle che girano, la cosa appare più grossa di come mi sembri ora, alla luce del giorno, con un sacco di cose da fare e a cui pensare. Tuttavia la domanda è sempre quella: cosa devo fare?


Sposto di nuovo l'asticella?

mercoledì 20 luglio 2016

UN AMORE STRAORDINARIO

Sono sempre stata affascinata dall'amore in ogni sua forma, fin da bambina.
Nel periodo delle elementari, per me "amore" sigificava qualcosa che vedevo in tv e al cinema.
Ero vagamente consapevole che in tutte le storie che si rappresentavano sullo schermo prima o poi i due protagonisti sperimentavano "un qualchecosa" che inevitabilmente sfociava in un bacio appassionato o in una (casta, ai tempi) scena di sesso. 

L'amore per me era qualcosa che succedeva intanto che i due erano impegnati in altro, vuoi a inseguire una pietra verde, vuoi a combattere un Impero Galattico, vuoi a impedire che i nazisti entrassero in possesso di qualche sacra reliquia dai poteri esoterici.

Ad un certo punto, ma non saprei dire a che età di preciso, mi resi conto (credo in parte anche guardando i miei genitori che si sono sempre voluti bene) che l'amore non era semplicemente un aspetto della vita come mangire o dormire,  separato da tutto il resto, come mi era sembrato fin li, 
ma ne impregnava ogni aspetto. Ricordo come fosse oggi che pensai: "Ma se ti innamori e ti sposi, poi vivi con quella persona sempre, e quindi l'amore rimane sempre li, mentre fai tutto il resto"
Lasciando perdere l'ingenuità di quel "sempre", potevo avere 12-13 anni, questa fu una vera rivelazione per me, un colpo veramente grosso.
Credo che in quel momento gettai le basi di quella che sono oggi, emotivamente parlando, perchè in quel preciso fatidico momento diventai una romantica, e cominciai a fare sogni per il futuro.

E quello che ho sempre sognato da allora è un amore straordinario.
Niente altro: un amore straordinario.

Certo, ho sempre saputo di volere dei figli, un bel lavoro, qualche disponibilità economica per poter viaggiare, come penso più o meno tutti.
Per un certo periodo, affascinata dal femminismo, sperai in una carriera brillante e luminosa e mi dissi che potevo farcela da sola, che ero una donna forte, che non avevo bisogno di nessuno. Me la raccontavo, specie se considerate che ho conosciuto mio marito poco dopo aver compiuto 19 anni
Il centro, il fulcro, non è mai stata la carriera, ne la ricchezza.
Era un amore straordinario.

«Non voglio una cosa normale, facile e semplice. Voglio un amore doloroso, difficile, devastante, straordinario, che ti cambia la vita.» -cit

Non un amore ad ogni costo, no.
Non un amore malato o sbagliato.
Ma un amore pazzesco, inarrivabile, ineluttabile, inesorabile e fatale, strepitoso e indescrivibile.
Naturalmente nei miei sogni di tredicenne, il "lui" della situazione era esattamente questo: non un principe azzurro bellissimo, non un cavaliere coraggioso, non un intrepido agente segreto. Era uno qualunque, ma che mi amava esattamente così. Con urgenza, follemente. Passionale ai limiti della violenza. Uno che avrebbe rischiato la vita per avermi, che avrebbe pianto nel perdermi e che avrebbe fatto qualunque cosa per tenermi. Già. Proprio così. Utopico piuttosto e anzichenò!

Ora, beh, non ho più tredici anni, e nemmeno diciannove, ma non sono tanto cambiata, nell'essenza della questione. Solo mi domando cosa significhi "amore straordinario" nella vita vera.
Ah si, perchè viviamo nella vita vera, sapete? Eh, già. Che fregatura.
Uomini come quelli che sognavo, ne esistono?
C'è un angioletto sulla mia spalla destra che mi dice "ma dai, sono solo fantasie, riprenditi!" (riprenditi sassenach, dice, a dire il vero, lo stronzo, il che mi fa pensare che sia un dannato amico del giaguaro, ndP)
E un diavoletto sulla spalla sinistra che dice "se può essere sognato, può essere fatto"

E indovinate un po'? Sono d'accordo col diavolo.
Che sorpresa, eh?
Se può essere sognato, può essere fatto.
E questo significa che non si fa da se, ma bisogna farlo.
Bisogna dargli una manina, al destino... lui magari ci fa incontrare ma dopo sta a noi far diventare straordinario il resto della vita.


Naturalmente, in due.


Ma guarda! E io che pensavo di scrivere un post originale.



martedì 5 luglio 2016

RICAPITOLANDO

Quindi in buona sostanza:
Gli adolescenti hanno bisogno: di una guida, di una mano sicura, di regole chiare, ma non bisogna stargli troppo addosso.
Hanno bisogno di capire chi sono, ma entro certi limiti.
Gli vanno dati dei paletti certi, ma diamine, devono camminare con le proprie gambe
Devono essere tenuti sotto controllo, ma gli va data fiducia.
Devono crescere, ma non devono sbagliare.

Un povero adolescente, e un povero genitore, che CAZZO deve fare in, soldoni? Idee ne abbiamo? Idee pratiche, terra terra.
Beh io si, a dire il vero. L'idea ce l'ho.

Il mio ideale educativo si basa sul dialogo.
Sulle regole, si, ma condivise.
Su quello che io chiamo "generico buon senso" (sarebbe quello che mi fa pensare che un genitore può proibire la qualunque, ma che quando un figlio è fuori casa non lo vedi e alla fine ha poco senso) che poi magari è una minchiata ma io lo chiamo così lo stesso. Sul fatto che un figlio capisca quello che gli succede intorno e perchè sta succedendo. Sul fatto che partecipi alla sua propria crescita personale. Sul fatto che CI SIA una crescita personale e non solo una serie di azioni fatte perchè imposte. NON si basa, fatte le debite eccezioni, sulla coercizione. Questo significa essere liberali? Boh. Magari si.

Ad esempio per far andare Riccardo bene a scuola potrei proibirgli di vedere la morosa, potrei levargli il cellulare, potrei costringerlo a studiare (o meglio a stare alla scrivania) fino alle dieci di sera senza lasciarlo uscire. Studierebbe, se non altro perchè non avrebbe altro da fare, e probabilmente prenderebbe qualche 8 di più.

Ma cosa IMPAREREBBE realmente? A parte Storia e Geografia?
Io dico che non imparerebbe niente. Non certo l'etica dell'impegno e del lavoro, non certo a dare il meglio di se', non certo a fare il proprio dovere. Perchè non starebbe facendo il proprio dovere: starebbe solo seguendo pedissequamente degli ordini superiori, al fine di evitare ritorsioni - o ritorsioni peggiori. Sarebbe al massimo un buon soldato.
Io però non voglio questo per mio figlio - senza nulla togliere agli ex militari presenti :-D

Io desidero che mio figlio studi perchè si rende conto che quella è la via giusta, che lo faccia per se stesso e per il suo futuro, che si impegni perchè sente di doverlo fare, non perchè si trova costretto. Desidero che cresca e che diventi in grado di autodeterminarsi, oltre che di eseguire semplici sequenze di comandi.
Questo vale per lo studio, ma vale per tutto.

Vale per le sigarette: che senso avrebbe proibirgli di fumare quando può tranquillamente farlo fuori dalla mia vista? Certo che non ha il permesso di farlo, ci mancherebbe. Ma nella pratica, nella PRATICA, che senso ha proibire qualcosa che non puoi verificare? Lui dovrà smettere, dovrà capire e dovrà farlo per sua iniziativa, altrimenti non avrà ne senso, ne tantomeno successo.

Vale per la gestione del tempo: è inutile (benchè io lo abbia fatto e lo farò di nuovo per gli ovvi motivi contingenti) che io gli organizzi la giornata dandogli orari di studio e ore libere secondo quanto io ritengo che sia  necessario e auspicabile. E' lui che autonomamente deve pensare, capire, valutare e darsi una disciplina mentale adatta. Non posso dargliela io. Ovvero, posso, mica no. Risolvo il problema contingente, risolvo quei 5 minuti lì. Ma alla prossima occasione siamo daccapo.

E se non lo fa? Se non impara da solo ad autodeterminarsi, a darsi una disciplina? Se non compie una crescita personale quale io auspico? Beh, la prima conseguenza è perdere l'anno scolastico.
Siamo disposti a fargli perdere un anno per insegnargli una grossa lezione?
Cosa conta di più? Che sia promosso, o che capisca determinate cose di se' stesso e di come funziona il mondo? Alla fine una bella stangata vale più di tante parole. 
Il GG dice che si, siamo disposti. Io pure dico che lo siamo, a livello teorico, ma alla fine non ho abbastanza coraggio, e nella pratica agisco come se dicessi di no. Non mi sarei disperata se lo avessero bocciato a giugno, ma a settembre... mi sembrerebbe davvero uno smacco!

Questa è la via lunga,
E' via per la quale non ho mai punito i miei figli per un capriccio ma gli ho sempre spiegato, mille e mille volte, perchè non dovevano farlo e se ancora non capivano, li lasciavo frignare... ma sempre spiegando. Bla bla bla, la regina dei pipponi. Alla fine hanno smesso di fare i capricci, non per paura della sberla ma perchè hanno compreso che era inutile. Ci ho messo di più della media degli altri genitori? Mah, di alcuni si, di altri no. Ma sono piuttosto convinta che a 4 anni mio figlio - il Ric -  comprendesse cose che altri alla medesima età non comprendevano.

Ed è la via dei pipponi ancora oggi, che mio marito ed io ci troviamo a fare con una certa regolarità. O meglio, io faccio dei pipponi, lui tira fuori dei discorsi motivazionali con i controcazzi!

E noi pensiamo che prima o poi faremo breccia.
Magari ci vorrà un po' ma faremo breccia.


Nel frattempo, purtroppo, ho paura che dovrò cedere alla coercizione, almeno per la parte relativa allo studio estivo. Sono entrata in modalità Generale Pattinson. Non mi appartiene, ma se devo.....

Abbiamo questa tendenza, tutte noi mamme mediamente, a cercare di organizzare la vita dei nostri figli sempre al meglio... a volte è inevitabile ma io ho davvero davvero paura che continuare a farlo gli tolga la possibilità di costruirsi strumenti adeguati ad affrontare la vita.

E la Vita, la vita vera, per un adolescente, è davvero dietro l'angolo.
 
OPPURE
 
Oppure a un testina di quiz di 16 anni vanno semplicemente imposte delle cose, controllato che le faccia, indicati dei comportamenti imprescindibili e punito se non li tiene, con piglio severo e pugno di ferro. E sperare che a furia di fare le cose che gli vengono ordinate capisca come gira il mondo.
Non saprei.

mercoledì 8 giugno 2016

PORCAPUTTANA!

Il mio post di ieri era molto dal mio punto di vista di figlia.
Ed il mio punto di vista di figlia è qualcosa che ho tenuto in conto quando sono diventata mamma, ovvero mi sono sempre riproposta di ricordarmi come mi facevano sentire certe cose - quelle che non mi piacevano, ma anche quelle che mi facevano sentire umiliata o inadeguata - e di non comportarmi in quel modo coi miei figli.

Fatto bene, fatto male... chi lo sa.

Ora non vorrei far passare i miei genitori per due aguzzini dispotici.
Certo avevano le loro idee. Poi non era un me-contro-di-loro tutto il tempo, ovviametne, ma vero è pure che ci sono stati periodi di tensione. Ecco anche quelli avrei voluto poterli evitare nella mia azione educativa ma ho fallito miseramente.

Inoltre considerate che io sono cresciuta di fatto con mia nonna, in tempi in cui non si trovava posto all'asilo e i part time erano una pia illusione, oltre al fatto che alle 12.30 le elementari chiudevano e se ne riparlava il giorno dopo.
Mia nonna mi ha dato la sua casa, il suo cibo, il suo abbraccio e nn le sarò mai abbastanza grata per questo, ma se il mio severo papà è del 1936, lei era del '16.
Parliamone.
Mi ha trasmesso quello che lei aveva imparato, e purtroppo tra tante cose buone come l'onestà, la generosità, la gentilezza, il servizio, la disponibilità c'erano anche concetti di digestione un filo più difficile tipo che le donne sono un po' tutte puttane, o la mancanza di fiducia (nei miei confronti) per partito preso o il fatto che il sesso è sporco e vergognoso. Frutto dell'esser rimasta precocemente orfana, immagino, e dell'aver condotto una vita difficile almeno fino agli anni '50.

Comunque.
Quel che volevo dire è che forse in tutto ciò sono rimasta un po' troppo "figlia".
Penso ancora da figlia. Vi suona possibile?
Tutta la mia tendenza a ragionare a considerare, a valutare... la mia scarsa per non dire nulla propensione a punire... il mio essere possiblista verso i cambi di opinione, a dire si quando avevo già detto no "in considerazione del fatto che...." forse non sono il frutto di una mente elastica ed illuminata, forse non è che ho costruito il mio modo di essere madre o che ho sufficiente buon senso da sapere che non sono perfetta.

Forse è solo che sto ragionando da figlia.
Porcaputtana.







lunedì 23 maggio 2016

DI SCHIZZOFRENIE ESTETICHE

Allora vediamo... oggi sono in modalità filosofica.

Mi domandavo... ha senso per una donna "farsi bella"??
Mi spiego (o ci provo come al solito).
Io ho per esempio diverse amiche che si dichiarano femministe.
Soprattutto schierate contro la violenza contro le donne - e li non bisogna essere femministe per capire che le persone non si pestano ne si uccidono ne si minacciano, uomini o donne che siano - e contro il body shaming.

Ora io questo termine non lo conoscevo, perciò lo spiego per gli ignari come me: si tratterebbe della aberrante pratica di giudicare e/o discriminare e/o fare oggetto di scherno e dileggio una persona sulla base della sua stazza fisica. Dal chiamarlo "ciccione" al negargli per esempio un impiego o altro.

Io sono contro il body shaming.
E' ovvio, sia per una questione di generica giustizia, sia per una questione meramente egoistica essendo io sempre stata diciamo rotondetta (quando non proprio palesemente grassa). Io - e anche le mie amiche femministe, e anche tutte le donne che conosco o quasi se vogliamo essere precisi - siamo contro il body shaming e crediamo che una donna (anche un uomo ovviamente) vada apprezzato e considerato per ciò che è e non per ciò che appare.

Ottimo.
Quindi, ricordatemi: perchè stiamo sempre tutte a dieta?

Prendete me, giusto per dire.
Io sto con lo stesso uomo da 25 anni.
Mi ha vista più magra e più grassa di come sono ora, mi ha vista incinta, mi ha vista malata e vomitante, mi ha vista bionda, rossa, ramata, castana, liscia e riccia e tutte le possibili vie di mezzo, mi ha vista messa giù da gara per una serata in discoteca e in jeans stracciati e superga masticate per una scampagnata, mi ha vista truccata e struccata, vestita e nuda, mi ha vista in tutte le guise salse e maniere possibili ed immaginabili. Non dovrebbero essere queste le basi sulle quali si poggia il nostro amore coniugale, così come per parte mia me  ne frego se lui pesa 10 kg di più o ha qualche capello in meno. Giusto?

Quindi perchè, di grazia, perchè diavolo devo (dobbiamo) star li a farmi (farci) le seghe mentali davanti allo specchio? Io sono come sono, perchè mi devo preoccupare se ingrasso? Perchè devo mettere l'olio per far più belli i riccioli, la maglia che evidenzia di qua e nasconde di la, il mascara, che con gli occhi verdi scurire le ciglia fa tutta la differenza del mondo?

Dopotutto grasso è bello (abbasso il body shaming!!) e l'amore lo meritiamo per quello che siamo e non per come ci agghindiamo, no? Giusto?? GIUSTO?? E se non dovrei preoccuparmi di questa questione a riguardo del compagno della mia vita, meno che mai dovrei farlo in relazione ad estranei tipo la gente che incontro per strada, o i colleghi, no?

No.

Quindi qualcuno questa cosa me la spiega?
Perchè pressochè nessuna donna, nemmeno tra le femministe più radicali ed estreme, nemmeno quelle che ancora oggi brucerebbero il reggiseno in piazza (o magari gli attributi di qualche maschietto) accetterebbero di uscire brufolose e impataccate, ognuna cerca sempre di presentarsi al meglio, secondo i propri gusti. Teoricamente, non si dovrebbe no? Al rogo l'apparire! Ma invece qualunque cosa ci diciamo nella nostra testa, la verità è che l'apparire conta, eccome.

Dio che giramento di coglioni!


(per apprezzare meglio il mio livello di schizzofrenia, vi rendo noto che sono la stessa persona che ha scritto quel manifesto della gnocca che comapre alla sezione Marte Vs Venere  di questo blog)

martedì 17 maggio 2016

ERA INIZIATO COME UN POST SERIO....

In effetti è davvero così.
I figli ti obbligano sempre e comunque a metterti alla prova, o in discussione, o sotto esame, o come volete chiamarlo voi. Di nuovo.

Insomma... impieghi tutta l'infanzia a capire che non puoi sposare tuo papà, tutta l'adolescenza a renderti conto di chi diavolo sia quella cicciona brufolosa che ti guarda dallo specchio,  tutta la giovinezza per stabilire cosa vuoi fare da grande, e tutta la prima età adulta per iniziare a farlo.... e poi bum! arrivano i figli. Che hai voluto, ai quali ti sei preparata, che non ti hanno certo colto alla sprovvista a 16 anni senza quasi sapere che fosse successo.

Solo che tutto quello che sapevi, che credevi, in cui confidavi, di cui eri certa, su cui pontificavi... bye bye baby, sparito, non c'è più, stop basta. Certezze? Siii, a iosa. Tipo che i bambini non andrebbero mai mai mai fatti venire nel lettone per la notte. O anche che non vanno coccolati troppo altrimenti si viziano. Che da piccoli, si autoregolano. Che un NO va sempre motivato. Che uno sculaccione è il diavolo in persona.

Ma vaffanculo.

Se metti abbastanza tempo tra un figlio e il successivo, tutti quelli che ti dicevano queste cose mentre aspettavi il primo cominceranno a parlarti di co-sleeping, di dosi di latte prestabilite e del valore di un "segnale forte" (=una bella pacca sul culo) mentre aspetti il secondo.

Ma vaffanculo
(già detto?)

Perciò una povera mamma cosa deve fare?
Come diavolo fai a dare certezze ai figli quando tu stessa non ne hai?
Quanto procedi per tentativi, come se fossi una cieca che brancola nel buio e per di più coi guanti e i tappi alle orecchie, cosicchè nessun minimo piccolo insignificante indizio raggiunga i tuoi sensi e il tuo cervello?

Ecco, tutto questo per arrivare a dire che oggi voglio sfatare uno dei più radicati miti dell'educazione moderna: i no vanno motivati.

I no vanno motivati?
Ma col cavolo che vanno motivati.
I no sono no, e tanti saluti, io ti ho fatto e io ti disfo e se ti dico no è no
E vedi di non brontolare perchè se disobbedisci fili a dormire nella vasca da bagno. Punto.
Altro che spiegare, discorrere, far capire, trattare "alla pari"!
Ma quando mai? I figli sono subdoli, si approfittano. Se tu spieghi, ti considerano debole e sfruttano questa tua debolezza a loro vantaggio. Pensano che cerchi di convincere loro perchè non sei convinta tu per prima, e con un paio di domandine ben poste, zac! sei fregata, il no diventa si e tu resti li sul divano come un'ebete a crogiolarti nella tua logica e a domandarti come sia mai possibile che il tuo bambino ti abbia scucito il permesso di andre in discoteca fino alle 4 del mattino, che ha solo 9 anni!

Ragazze, donne, mamme di tutto il mondo: resistiamo!
Non facciamoci sopraffarre da quste schiere di esperti senza figli che sperimentano le loro teorie sulla nostra pelle! Il valore di un bel "no perchè no" è impareggiabile e ristabilisce subito l'ordine gerarchico, in un lampo. Provate!
Abituiamo i nostri figli fin da piccoli a questo regime, in modo che non ci colgano impreparati quando avranno l'età per contrastarci sul piano dialettico!!!

Perchè non tutto è negoziabile e questa non è una democrazia!
E' chiaro stu fattu?

venerdì 13 maggio 2016

DI RELIGIONE - part II

Bene, dire quello in cui non credo è facile.
Più difficile raccontare quello in cui credo.

Innanzitto mi associo alla differenza che è emersa nei i commenti di ieri, tra religione e spiritualità. Io no penso di essere una persona religiosa, perchè la religione prevede una struttura organizzata, con dei vertici, degli itermediari, delle regole ecc.... Penso però di avere una certa spiritualità, solo che me ne occupo, diciamo, privatamente.

Io penso che "qualcosa" al di sopra della vita terrena, esista.
Come Vedetta, mi dico... non può essere tutto qui, fine a se stesso.
Alcuni momenti mi pare ovvio e lampante.
Altri momenti mi dico invece che la ricerca di senso e significato è insita nella natura umana, fa parte di come il nostro cervello funziona, e pertanto è ovvio che siamo portati a credere in qualcosa, anche solo per tranquillizzarci. E che se è così, allora ci raccontiamo solo delle gran favole, con lo scopo di non morire di paura.
Che, voglio dire, sarebbe già uno scopo più che accettabile.
Poi però mi dico anche: ma se siamo fatti così, un motivo ci sarà, anche solo a livello puramente evolutivo. E questo motivo magari è proprio darci la possibilità di percepirlo, questo qualcosa di più grande di noi (e qui il GG direbbe: certo, l'Universo in continua espansione). E che se siamo fatti per percepirlo, magari quel qualcosa c'è davvero. Dopotutto, si perpetuano le caratteristiche che hanno una qualche utilità.

L'idea generale è quella di un cane che gira in tondo senza costrutto cercando di acchiapparsi la coda....

Credo di essere più vicina alle spiritualità antiche che a quelle moderne.
Senza andare a scomodare fate e folletti, credo nel potere insito nella natura, credo che essa sia impregnata di sacralità, di forze che possono essere percepite e incanalate per mezzo della volontà. Credo nell'istinto, che considero la manifestazione del divino dentro di noi. Credo che ognuno di noi possa raggiungere il sacro (gli Dei, il mistero, la magia... date il nome che preferite) e che ognuno lo faccia con i suoi tempi, modi e maniere.

Credo che ci sia una sorta di giustizia superiore che ci riguarda tutti... non un dio buono (o malevolo) che ci premia (o punisce) a seconda delle nostre azioni, ma credo che le nostre azioni plasmino e indirizzino il mondo circostante - anche a livello "supernaturale" - e che prima o poi, quello che hai fatto, ritorni. Non necessariamente dopo che saremo morti, ma qui, nella nostra vita. I nostri nonni lo sapevano, no? Si raccoglie quel che si semina, dice la saggezza popolare.

E credo anche che ci siano cose che non potremo mai spiegare, o che non possiamo spiegare oggi, infarciti come siamo di indifferenza, egoismo, tecnologie varie. Credo che a un certo punto della vita dell'Uomo, ci siamo allontanati dalla natura e abbiamo scelto un cammino diverso fatto di altri valori (benessere, denaro, proprietà) che ci ha allontanati da quelle forze e da quel potere che la natura possiede e che ci ha plasmati nella gioventù della nostra razza.

Non siamo più legati ai cicli naturali, al naturale muoversi delle stagioni, dei raccolti, non siamo più "legati" alla natura come un tempo. E così non la "sentiamo" più. Certo questo è anche un bene: dopotutto mediamente almeno qui in occidente, mangiamo tutti, tutti i giorni. Mangiamo carni anabolizzate, verdure geneticamnete modificate e beviamo latte liofilizzato e bibite chimiche, ma siamo sazi e floridi. Diecimila anni fa, beh. Parliamone.
Ma sono piuttosto persuasa che diecimila anni fa nessun uomo si domandasse quale è il senso della vita, perchè diecimila anni fa lo respiravano, questo senso. Lo conoscevano per istinto. Gli Dei - qualunque significato vogliate attribuire a questa parola - camminavano accanto agli Uomini.

Ora, quando dico queste cose, succede che io stessa mi prenda per pazza da sola.
Perchè io sono una donna del XXI secolo, non credo alle favole come specificato nel post di ieri, e questa cosa di antichi sciamani al centro di cerchi megalitici che evocano la forza della natura a beneficio della tribù nel giorno del solstizio beh, può andar bene per qualche bel film in costume, ma noi viviamo nel mondo vero, mica nella cellulosa.

Eppure.
Eppure ho avuto qualche singolare esperienza nella mia vita che mi porta a pensare che magari sono un po' matta, ma non proprio fuori di testa del tutto.
Ho sentito, davvero sentito fisicamente, nelle gambe nelle braccia, una presenza attorno a me in uno straordinario luogo di culto cattolico, costruito però su un antico sito druidico. Ho sentito una voce, non in senso letterale (altrimenti sarei sotto prozac!) ma una sorta di consapevolezza, come quando si forma un'idea nel cervello e tu sai che è giusta, pur non sapendo da che parte proviene.

Anni fa mi avvicinai - con scopi diciamo culturali - alla lettura dei tarocchi.
Ne posseggo un mazzo, molto bello e straordinariamente evocativo nelle immagini.
Non ho mai "studiato" la lettura dei tarocchi (ogni arcano ha un suo significato preciso, ci sono centinaia di libri che si propongono di insegnarteli) considerando più che altro queste immagini come un mezzo, un tramite attraverso cui dare voce a cose non tanto che ci vengono "rivelate" ma che sappiamo già di nostro pure senza sapere di saperle... grazie a quella scintilla che dicevo, grazie all'istinto.

Le ho usate poche volte, alcune anche un po' per scherzo, non sono certo Madame Babette col turbabnte e il tavolino che trema :-)

Ma ogni volta che sono riuscita a rilassarmi adeguatamente, fare adeguato silenzio dentro di me, e aprire la mia mente (è uno stato che per me ha un significato preciso, facilissimo da riconoscere quando mi ci trovo) ho "letto" informazioni sulla vita di chi mi stava davanti alle quali oggettivamente, per quanto io abbia cercato in ogni modo di venirne a capo in modo razionale, non avrei mai potuto avere accesso prima di quel momento. Lo dico, perchè si trattava nello specifico di persone mai viste prima, incontrate ad una festa.

State chiamando la Neuro Deliri?
Forse al vostro posto io lo farei :-)
Non sono comunque pazza al punto di credere che le carte ti dicano il futuro.
Però... non so. Sono uno strumento come un altro, che a certe condizioni possono darti la possibilità di accedere ad una conoscenza... diciamo inconscia. Questo si, lo credo. E se esiste questa "conoscensa inconscia" significa che c'è del sacro dentro di noi.
Fila il ragionamento?

Inoltre penso al fatto che tutte le religioni, in tutti i paesi, con modi diversi, hanno sempre onorato la stessa cosa: la Vita, ed i suoi principi generatori femminile e maschile.
No, non sono omofoba, tranquilli, però è chiaro che la vita si crea da maschio e femmina. Ogni tipo di religione e ogni spiritualità ha sempre onorato una Grande Madre ed il suo consorte. La Dea ed io Dio ancestrali (vedi per esempio le mitologie celtiche), Iside e Osiride, Zeus e Era ecc... persino il cristianesimo rende culto a Maria - pur avendola spogliata purtroppo di qualunque significato.  E il dio dell'antico testamento aveva una moglie, incredibile ma vero, chiamata Asherah. Addirittura è proprio scritto, nei primi passi, che Dio non era solo. Nella versione originale in aramaico, il termine poi tradotto con "Dio" è Elohim. Elohim è plurale. Il singolare è El.
Credo che questo sia stato soltanto il modo che la mente umana ha usato per classificare, per rendere comprensibile le altrimenti misteriose vie della Natura, quella forze e quel potere di cui parlavo all'inizio, che sono stati "personalizzati" per una più semplice fruizione, diciamo. Per renderle simili a noi e capirle (e non noi simili a loro)

Quanto al dove andremo dopo la morte.... chi può saperlo.
Io credo che qualcosa di noi permanga.
La nostra essenza, il nostro nocciolo, quello che "siamo" davvero e profondamente, non si perde. Anima, spirito.. fantasma.... chiamatelo col nome che vi fa meno ridere :-D
Non so se ce ne andremo in giro mantenendo una consapevolezza simile a quella che abbiamo in vita (ma ne dubito!), probabilmente avremo una "forma" del tutto inaspettata e impensabile prima di provarla... però si. Qualcosa resta. Non posso pensare al nulla assoluto, all'assenza totale, è un concetto che la mia mente rifiuta completamente, non concepisce proprio.
A volte mi dico: è facile. Ovunque andremo, sarà lo stesso che prima di nascere. Prima di nascere "non eravamo" ma la cosa non ci sconvolge più di tanto, perchè dovrebbe sconvolgerci il "non essere" dopo la morte? Dopotutto ci siamo già passati.

Ma il mio cervello si rifiuta di elaborare.
Più in la di così per il momento non sono andata.

giovedì 12 maggio 2016

DI RELIGIONE - part 1

Orbene, Vedetta e Marina hanno sollevato questioni importanti.
Vedo di rispondere per quanto mi riguarda.

Prima di tutto, io non sono atea.
Mio marito lo è, e il Ric lo segue a ruota, o così dice, ma io no.

In Italia, essere religiosi equivale a essere cattolici, non così vale per me.
Non credo infatti in Babbo Natale e alla Befana, e difficilmente potrò essere indotta oggi o domani a credere che una vergine inseminata tramite la parola di un angelo possa avere dato alla luce il Dio sulla terra, con tutto quello che ne consegue.

Ciò premesso, e anche se potrà sembrare strano, io sono una grandissima fan di Gesù.
Non del Gesù deificato, asessuato, miracolato e risorgente uscito dal consiglio di Nicea (313dC), ma dell'uomo Gesù, del rivoluzionario, dello stratega che ha cercato - almeno per come la vedo io - di ripristinare la libertà della sua terra dai conquistatori Romani, e lo ha fatto, dicono alcuni, tramite un matrimonio dinastico e fertile (tesi controversa e piuttosto dubbia) e anche come si direbbe oggi, sfruttando strategicamente a proprio vantaggio le sacre scritture ebraiche, facendole (o tendando di farle) avverare ad arte al fine di essere riconosciuto come il Messia, ovvero il liberatore, l'unto del Signore che avrebbe riportato "il regno di Dio sulla terra" ovvero avrebbe ridato la Palestina in mano agli ebrei (perchè la Palestina era uno stato confessionale come potrebbe essere l'Iran oggi, diciamo, e aveva una organizzazione politica, sociale, commerciale, che rimandava sempre e solo a Dio. Era appunto il suo regno tra gli uomini, dove si faceva sempre e solo la sua volontà anche in ambiti che oggi chiameremmo laici). Mi riferisco per esempio al passo dei Vangeli in cui prima di entrare in Gerusalemme e fare tutto quel casino coi tavoli dei cambiavalute al tempio, manda uno dei suoi apostoli a prendergli un asino per cavalcarlo, indicando esattamente dove questo asino potesse essere trovato.
Al Catechismo te la raccontano come una conoscenza miracolosa: pensate!! sapeva che ci sarebbe stato un asino!!!

Ossantocielo, miracolo, quanto può essere stato difficile imbattersi in qualche somarello nella Gerusalemme del 30 dC ??

Volendo, io dico che potrebbe avere più senso credere che l'asino fosse lasciato li apposta per Gesù (da Giuseppe d'Arimatea?),che ci fosse un accordo e che lui volesse entrare in Gerusalemme su di esso per avverare un passo dell'Antico Testamento: è scritto infatti "Ecco, Sion, viene il tuo sposo, e mite cavalca un asino".
Questo semplice atto, entrare in città a dorso di somaro, lo avrebbe fatto riconoscere come un personaggio quantomeno un po' speciale, gli avrebbe procurato del seguito.
Seguito POLITICO. Non dimentichiamo che Gesù è detto il Re degli Ebrei - e non solo dagli ebrei ma anche dai Romani - e se dimentichiamo per un attimo la sovrapposizione di significato religioso che è molto posteriore a Gesù stesso, questo avrà ben voluto dire qualcosa.

Sicuramente non penso che avesse in animo di fondare una nuova religione, ne tantomeno di farla fondare a un cittadino romano (un romano! impuro secondo tutte le leggi ebraiche, facente parte del popolo che aveva saccheggiato Gerusalemme!!) presumibilmente epilettico che, colto da un colpo di sole davanti le mura di Damasco, ha cominciato a blaterare di visioni mistiche e di apostolato. Mi riferisco a Saul di Tarso, oggi meglio noto come San Paolo.
E'mia opinione che Gesù sia stato usato, sfruttato e ucciso varie volte dopo la crocifissione da personaggi interessati non tanto al "bene delle anime" ma soltanto al potere. Questo è stato evidente fino dai primi giorni della storia della chiesa, lo è stato ancora di più durante il Medioevo quando con l'ignoranza e il terrore la chiesa ha tenuto in scacco popolazioni intere. Per non parlare delle centinaia di anni di ritardo nella conoscenza  scientifica imposte dal dogmatismo e dall'oscurantismo ecclesiastico che poco hanno a che fare con la carità e molto col potere (avete presente Ipazia, no?)

Oggi, naturalmente, le cose sono un po' cambiate anche se una patina se non di oscurantismo quanto meno di non-avanzamento si mantene ovunque in ambiti ecclesiastici. Non sto dicendo che la Chiesa sia il male, ci mancherebbe. Essa è fatta di persone e tra queste ce ne sono di meravigliose (madre Teresa) e ce ne sono di terribili (Bertone?? i pedofili??)
Non mi fido della chiesa come istituzione, come entità. Troppe magagne, troppe bugie, troppo insabbiamento, troppa poca trasparenza. Sembra una congrega massonica.

Questo, e spero di non aver offeso nessuno, in breve il mio rapporto con la religione Cattolica.

(segue)

mercoledì 11 maggio 2016

MI RITIRERO' IN TEXAS, AD INSEGNARE L'EVOLUZIONE AI CREAZIONISTI (cit)

Oggi su FB ho letto un articolo che riguarda l'Islanda.
A quanto pare a seguito di una ricerca condotta viene considerato il primo Paese praticamente ateo al mondo. Sono state fatte varie domande a tema religioso, e a quanto pare nella categoria sotto i 40 anni una percentuale vicina al 90% ha dichiarato di non credere in alcuna divinità - nonostante gli straordinari fenomeni naturali di quella terra, non ultima l'aurora boreale, che teoricamente dovrebbero avvicinare l'animo umano al mistero e all'insondabile.

Un altro dato importante: sempre nella medesima fascia di età, il 90% circa dichiara di credere al Big Bang e solo un 10% si dichiara creazionista.

Ora io non vorrei offendere nessuno, ma:

1) Credere al Big Bang? il Big Bang non è una cosa a cui si possa credere o no. Il Big Bang è una realtà scientifica. Sarebbe come non credere agli atomi, perchè non si vedono, o alla Rivoluzione Francese perchè non l'abbiamo vissuta. Ci sono le PROVE e davanti alle prove, signore e signori della giuria, non esiste spazio per il dubbio e confido che vi esprimerete come verità richiede (scusate, queste sere sto guardando Suits)

2) Creazionismo? Dico, seriamente? Davvero ci sono ancora persone (fuori dal Texas, come direbbe Sheldon Cooper) che ritengono di discendere da Adamo ed Eva? Questo è VERAMENTE scioccante!!! Persone che credono che un'entità barbuta e benevola dall'alto abbia generato il primo uomo e donna già così come siamo oggi? E che il mondo e l'universo siano stati creati in 6 giorni, perchè erano cosa buona? Vogliamo prendere davvero l'Antico Testamento per buono e la Genesi per realtà, quando ormai persino la Chiesa ammette che si tratta di racconti allegorici?

Tutti sanno che ho le mie idee in fatto di religione, ma troverei più credibile, per dire, che una popolazione aliena fosse arrivata sulla terra e avesse contribuito alla nascita della specie umana, che so... tramite l'uso di avveneristiche tecnologie genetiche. Il dott Zecharia Sitchin la pensava così, per esempio. E non era mica un pirla, nominandolo da vivo. Era uno profondo conoscitore delle culture mesopotamiche, uno dei pochissimi al mondo che sapesse leggere la scrittura cuneiforme così, come noi leggiamo l'ABC. Oddio, le sue teorie  al principio affascinanti, dopo un momentino iniziano a sembrare un po' roba da matti, ma dopotutto perchè no? Non è più incredibile di un essere supremo autogeneratosi dal nulla che soffia la vita in un tocco di fango. E poi, non penserete di essere gli unici esseri viventi esistenti in qualche fantastigliardo di trilioni di glassie vero? Il che comunque non risolverebbe l'annoso problema di come sia nata la vita, lo sposterebbe solo di qualche miliardino di anni luce. Roba da poco.

3) Esiste una roba chiamata Specola Vaticana che sarebbe l'osservatorio astronomico della Chiesa di Roma. Un posto in cui lavorano degli SCIENZIATI. Dopo un inizio un po' dogmaticamente controllato, oggi (dal 1993 per la precisone) la Specola si è dotata di un telescopio con i controattributi, e segue vari progetti in campo Cosmologico. Mi sono informata: parliamo di Teoria del Multiverso, e di Cosmologia Quantistica, che sarebbe lo studio "dell'effetto della meccanica quantistica sulla formazione dell'universo, o sulla sua evoluzione precoce, soprattutto subito dopo il Big Bang o anche durante o prima di esso"

Cioè signori rassegnatevi, non ci credono più nemmeno i preti alla creazione biblicamente detta. Sbarcate nel XXI secolo vi prego!!

Oppure rimbarcatevi sulla vostra nave madre, e tornate donde siete venuti qualche milione di anni fa, cari alieni. Grazie per quello che avete fatto per noi (cosa avete a che fare con l'estinzione dei dinosauri, eh? confessate!) ma ora preferiremmo continuare a camminare nella luce della conoscenza per conto nostro.